Giuseppe da Leonessa

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San Giuseppe da Leonessa
I santi cappuccini Giuseppe da Leonessa (seduto) e Fedele da Sigmaringen in un dipinto di Giambattista Tiepolo
I santi cappuccini Giuseppe da Leonessa (seduto) e Fedele da Sigmaringen in un dipinto di Giambattista Tiepolo

Sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini

Nascita Leonessa, 8 gennaio 1556
Morte Amatrice, 4 febbraio 1612
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 22 giugno 1737
Canonizzazione 29 giugno 1746
Ricorrenza 4 febbraio
Patrono di Missioni

Giuseppe da Leonessa, al secolo Eufranio Desideri (Leonessa, 8 gennaio 1556Amatrice, 4 febbraio 1612), fu un religioso italiano appartenuto all'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. È stato proclamato santo da papa Benedetto XIV nel 1746.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Entrò nell'ordine dei francescani cappuccini ad Assisi il 3 gennaio del 1572 ed il 24 settembre del 1580 venne ordinato sacerdote ad Amelia: nel 1587 ottenne da papa Sisto V il permesso di recarsi a Costantinopoli per assistere i cristiani fatti prigionieri. Per aver svolto opera di evangelizzazione tra i turchi (cercò anche di convertire il sultano Murad III) fu arrestato e torturato.

Valente predicatore, ritornato in Italia svolse intenso apostolato fra il popolo in numerosi villaggi dell'Abruzzo e dell'Umbria (tra cui Otricoli dove predicò nella Quaresima del 1601 e 1609 operando alcuni miracoli), promuovendo anche numerose opere di assistenza.

Il culto[modifica | modifica wikitesto]

Papa Clemente XII lo beatificò il 22 giugno 1737 e venne canonizzato il 29 giugno 1746 da papa Benedetto XIV.

È stato proclamato patrono delle missioni in Turchia il 12 gennaio 1952 da papa Pio XII.

Il Martirologio Romano fissa per la memoria di san Giuseppe da Leonessa la data del 4 febbraio.

Il miracolo per la canonizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Ai fini della canonizzazione la Chiesa cattolica ritiene necessario un secondo miracolo, dopo quello richiesto per la beatificazione: nel caso del beato Giuseppe da Leonessa, ha ritenuto miracolosi due casi, uno dei quali, avvenuto nel 1739, riguarda Giuseppe Dionisi.

Nel luglio del 1737, a Leonessa, la signora Clara Cricchi Dionisi diede alla luce il quarto figlio, cui fu dato il nome Giuseppe. Fu subito chiaro però che il bambino, nella metà inferiore del corpo, non aveva ossa: il fatto fu appurato dal chirurgo Ercolano Ercolani e, sette mesi dopo, dal figlio di questi, Giacinto, pure chirurgo, che "torse le membra, le attorcigliò, le piegò e le appallottolò come un fazzoletto"[1], riconoscendo l'inesistenza di un qualunque rimedio medico.

La madre cominciò allora a pregare il beato Giuseppe senza però ottenere risultati, finché la Domenica di Pasqua del 1739, spinta dalla disperazione, lasciò il bambino sull'altare della chiesa di Leonessa, dove era custodito il corpo del beato. Richiamata dal pianto del piccolo e tornata sui suoi passi, si accorse che il figlio "poggiava i piedi sui gradini dell'altare e si teneva eretto da solo"[2]. L'improvvisa guarigione fu constatata anche dal citato dottor Giacinto Ercolani che, insieme ad altri testimoni, depose al processo di canonizzazione, tenutosi nel 1743, attestando che il bambino presentava, dopo la guarigione, una struttura ossea normale, prima del tutto inesistente nella parte inferiore del corpo[3].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Armando Pavese, Guarigioni miracolose in tutte le religioni, Piemme, 2005, p. 163
  2. ^ A. Pavese, opera citata, ibidem
  3. ^ A. Pavese, op. cit., p. 164

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Maria Guglielmi. S. Giuseppe da Leonessa predicatore cappuccino in Otricoli. Appunti e memorie, Roma, Tipografia arte e lavoro, 1919.
  • Giuseppe Chiaretti, Archivio Leonessano. Documenti riguardanti la vita e il culto di s. Giuseppe da Leonessa, Istituto Storico Cappuccino, Roma 1965, pp. XIII - 620.
  • Giuseppe Chiaretti, Profilo cronistorico di san Giuseppe da Leonessa, in Leonessa e il suo santo, 18/2 (1981), pp. 1-42.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN67340181 · ISNI: (EN0000 0000 6121 4943