Giuseppe Miraglia (nave)

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Giuseppe Miraglia
Foto ufficiale RNGiuseppe Miraglia.jpg
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipo Nave appoggio idrovolanti
Cantiere Regio Arsenale della Spezia
Impostata 5 marzo 1921
Varata 20 dicembre 1923
Entrata in servizio 1º novembre 1927
Radiata 15 luglio 1950
Destino finale smantellata nel 1950
Caratteristiche generali
Dislocamento scarico: 4.507 t
Normale: 5.400 t
Pieno carico: 5.913
Lunghezza 121,22 m
Larghezza 14,99 m
massima 17 m
Pescaggio 5,82 m
Ponte di volo lunghezza 211,6 m per 25,2 m
altezza sul mare: 23 metrim
Propulsione 8 caldaie Yarrow a tubi d'acqua, 2 gruppi di turbine a vapore con riduttore tipo Parsons, 2 eliche a tre pale, Potenza: 16.700 CV
Velocità 21 nodi
Equipaggio
  • 16 ufficiali
  • 40 sottufficiali
  • 240 sottocapi e comuni
Armamento
Artiglieria
Corazzatura 70 mm (verticale)
80 mm (orizzontaleorr)
Mezzi aerei * 2 catapulte "Gagnotto" a prora e poppa
  • 2 aviorimesse per 6 e 5 aerei ad ali ripiegate (tot. 11 idrovolanti)

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La nave appoggio idrovolanti Giuseppe Miraglia venne costruita come traghetto per le Ferrovie dello Stato con il nome di Città di Messina, ma dopo essere stata varata il 20 dicembre 1923, venne presa la decisione d'incorporarla nella Regia Marina per fornire supporto logistico agli idrovolanti in dotazione alle navi da battaglia ed agli incrociatori. Il suo compito era quello di nave officina per l'assistenza e riparazione degli aerei e nel contempo di appoggio per trasportarli nelle squadre navali.

In precedenza nella Regia Marina lo stesso ruolo era stato svolto prima in maniera molto limitata dall'incrociatore protetto Elba adattato a nave appoggio, e soprattutto dalla Europa

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I lavori di trasformazione iniziarono il 24 gennaio 1925 e mentre era in fase di allestimento, varie cause, tra cui le abbondanti piogge e la sfavorevole distribuzione dei pesi a bordo, causarono l’inclinamento della nave e l’affondamento. L'incidente mostrava chiaramente le lacune delle fasi progettuali nella stabilità. I lavori di recupero avvennero sotto la direzione del generale del genio Umberto Pugliese e la nave entrò in servizio il 1° novembre 1927,[1] ricevendo la Bandiera di combattimento il 23 giugno 1929. Madrina della cerimonia fu la contessa Elena Miraglia Mazzarini, madre dell'aviatore della Regia Marina, caduto il 21 dicembre 1915, del quale la nave portava il nome, e al quale il poeta Gabriele D'Annunzio, suo amico, aveva dedicato ben sessanta pagine del suo poema Notturno.

Il Re.2000 Catapultabile (MM.8281) sulla catapulta del Giuseppe Miraglia pronto per il decollo, maggio 1942

La nave era dotata di due aviorimesse, una a poppa che poteva contenere sei idrovolanti Macchi M.18AR con le ali ripiegate e uno a prora, che poteva ospitare cinque velivoli dello stesso tipo. Compresi quelli in coperta, la nave poteva trasportare, a seconda dei modelli, circa venti aerei, per il cui lancio erano state installate due catapulte del tipo Gagnotto. La nave era anche in grado di posare in mare e recuperare gli idrovolanti. Per la posa in mare dei velivoli vi era installata, in corrispondenza della mezzeria, due grandi portelloni laterali apribili e, sotto il cielo dell'hangar, una rotaia, lungo la quale scorreva una gru a bandiera che si prolungava per nove metri fuoribordo, mentre per il recupero degli idrovolanti quando la nave era in navigazione veniva utilizzato un telone, che sarebbe stato rimosso nel 1937 in seguito all'entrata in servizio degli idrovolanti IMAM Ro.43. La nave venne usata anche per il trasporto di personale e per quello di materiali.

Dopo essere stata utilizzata durante la guerra d'Etiopia per il trasporto velivoli per l'Africa Orientale, venne successivamente impiegata durante la guerra civile spagnola.

Durante il secondo conflitto mondiale dopo essere uscita illesa dalla notte di Taranto venne impiegata nel Mediterraneo.

In seguito alle vicende armistiziali da Venezia si consegnò agli alleati con il resto della flotta a Malta, che raggiunse con la corazzata Giulio Cesare sotto la scorta di un idrovolante antisommergibile CANT Z.506[2], dove venne impiegata come base appoggio per i sommergibilisti italiani.

Al termine del conflitto venne utilizzata per il rimpatrio dei prigionieri italiani dall’Egitto e dall’Algeria e di civili dalla Libia e dal Dodecaneso e successivamente venne ormeggiata a Taranto, dove venne utilizzata in un primo momento come nave-caserma per gli equipaggi delle motosiluranti e poi come nave-officina, prima di essere disarmata e definitivamente radiata il 15 luglio 1950.[1]

Immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Enrico Cernuschi e Vincent P. O'Hara, Warship 2007, in John Jordan (2007), Annapolis, MD, Naval Institute Press, 2007, p. 64, ISBN 978-1844860418.
  2. ^ Massimo Infante, Julius Bogatsvo e Max Polo, Vita e morte del soldato italiano nella guerra senza fortuna - La marina italiana di fronte all'armistizio, vol. XV, a cura di Jean Baudin, Ginevra, FERNI, 1973, pp. 51-66.

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