Giuseppe Massarenti

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«Quando si parla di Giuseppe Massarenti si parla di Molinella: un nome che è all'ordine del giorno non solo d'Italia, essendo stato in alcuni momenti anche all'ordine del giorno dell'Europa. Massarenti era l'espressione di Molinella, come Molinella era la sintesi dell'opera di Massarenti.»

(Mario Longhena durante la commemorazione di Massarenti avvenuta in Parlamento il 31 marzo 1950)

Giuseppe Massarenti (Molinella, 8 aprile 1867Molinella, 31 marzo 1950) è stato un politico e sindacalista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato da Petronio Massarenti e Celestina Andrini ebbe umili origini e, rimasto orfano ben presto, intraprese grazie ad uno zio gli studi di farmacia conseguendo la laurea nel 1893. Durante il periodo universitario entrò in contatto con Andrea Costa, che lo spronò ad un'azione in favore dei braccianti e dei mezzadri del bolognese.

Nel 1892 promosse la costituzione della sezione socialista del suo paese, e fondò pure la Lega di resistenza, che raccoglieva le istanze dei braccianti e dei lavoratori rurali. Sempre in quella stagione prese parte a Genova alla costituente del PSI, ricevendo l'incarico di fondare una rete di cooperative e braccianti, rete che rese le valli emiliane ricche di colture come riso, grano, e canapa.

Il 17 marzo 1911 fu iniziato in Massoneria nella Loggia Otto agosto di Bologna, e il 10 luglio 1912 divenne Maestro massone[1].

La Statua di Massarenti a Molinella

Il suo costante impegno politico lo portò a diventare sindaco di Molinella nel 1906, carica che ricoprì per ben due volte, salvo abbandonarla in entrambi i casi. La prima volta nel 1914 a seguito di una violenta repressione dello stato contro delle rivendicazioni mezzadrili; a fronte di alcuni morti, vistosi additare come fomentatore dei disordini, fu costretto a rifugiarsi a San Marino, dove si difese dalle colonne di un settimanale socialista. La seconda nell'immediato primo dopoguerra quando, dopo che si fu opposto alla repressione per le mancate iscrizioni al sindacato fascista, le squadracce fasciste alimentate dagli agrari lo tormentarono fino a far cessare le sue attività; a Roma Massarenti subì un arresto nel 1926 con condanna due anni e mezzo di confino prorogato per altri 5 anni; nuovamente arrestato nel 1937, fu stavolta internato in un ospedale psichiatrico romano e poté tornare a Molinella solo dopo la fine della guerra morendo nel suo paese di origine nel marzo del 1950. Anna Kuliscioff, in una lettera a Filippo Turati su tali accadimenti, mette in risalto la figura di Massarenti, sottolineandone una fede cristiana tale da sfiorare l'ascetismo.

Nell'Italia liberata, Massarenti non volle più prendere parte alla vita politica, ormai infiacchito e minato nel fisico oltre che nel morale. Oltre a Molinella, anche Casalecchio di Reno, Bologna, Genova, Milano, Montesilvano e Parma gli hanno dedicato vie e piazze.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Erasmo ed., Roma, 2005, p. 182.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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