Giuseppe La Masa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Giuseppe La Masa
Storia dei Mille p068.jpg
30/11/1819 – 29/3/1881
Nato aTrabia
Morto aRoma
voci di militari presenti su Wikipedia
Giuseppe La Masa

Deputato del Regno d'Italia
Durata mandato 18 febbraio 1861 –
2 novembre 1870
Legislature VIII, IX, X
Gruppo
parlamentare
Sinistra storica
Collegio Termini Imerese
Sito istituzionale

Dati generali
Professione Militare di carriera

Giuseppe La Masa (Trabia, 30 novembre 1819Roma, 29 marzo 1881) è stato un patriota, politico e militare italiano.

A lui fu intitolato un omonimo cacciatorpediniere della Regia Marina.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Repubblicano, Giuseppe La Masa dopo gli studi a Palermo fu presto esiliato nel 1844 per motivi politici. Vi ritornò nel 1847-48 per partecipare alla rivoluzione siciliana. Qui capeggiò con Rosolino Pilo l'insurrezione palermitana del 12 gennaio 1848, fu uno dei protagonisti militari del regime liberale installato in Sicilia fino al maggio 1849 come capo di stato maggiore dell'esercito costituzionale[1].

Rioccupata l'isola dai borboni visse in esilio a Malta, Parigi e Torino. Nel 1853 si distaccò dalle posizioni repubblicane, e nel 1859 si avvicinò ai moderati siciliani in esilio guidati da Vincenzo Fardella.[2] Recatosi in Toscana, durante il Governo Provvisorio Toscano, ne fu espulso da Bettino Ricasoli per le sue posizioni unitarie.

La Masa guida i suoi volontari nel maggio 1860 a Palermo

Partecipò così attivamente alla Spedizione dei Mille, occupandosi soprattutto del coordinamento dei volontari siciliani (chiamati picciotti), in particolare durante l'insurrezione di Palermo. Nominato generale da Garibaldi, fu al comando della brigata Sicula, sostituito a fine ottobre da Giovanni Corrao[3]. Non seguì infatti Garibaldi sul continente. Dopo l'Unità fu inserito col grado di maggior generale nei ruoli del Regio esercito.[4]

Fu poi deputato alla Camera nelle file della sinistra storica. Eletto nel 1861 deputato nel collegio di Termini nell'ottava, nona e decima legislatura, restò in parlamento fino al 1870[5], schierandosi all'opposizione.

Sposò la contessa Felicita Bevilacqua e con la sua eredità fu fondata la fondazione Bevilacqua-La Masa.

Il monumento a La Masa in piazza Marina a Palermo

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • I popoli del Regno delle Due Sicilie, (1847)
  • Documenti della rivoluzione siciliana del 1847-49 (3 voll.) (1850)
  • Della guerra insurrezionale in Italia (1856)
  • Alcuni fatti e documenti della rivoluzione dell'Italia meridionale del 1860 (1861)

Della guerra insurrezionale[modifica | modifica wikitesto]

Delle sue numerose opere si ricorda Della guerra insurrezionale in Italia tendente a conquistare la nazionalità. Nell'opera, il La Masa si proponeva di dare forma organica ad un progetto insurrezionale che portasse alla conquista definitiva dell'Unità Nazionale, partendo da considerazioni geografiche secondo le quali la conformazione del territorio montuoso e accidentato italiano avrebbe favorito «la guerra delle bande e dei comuni armati».

Dall'analisi delle sommosse poi, si poneva il problema della guerra vera e propria, cioè come sconfiggere l'esercito invasore in una battaglia campale. L'autore indicava quindi come di fondamentale importanza la "milizia cittadina", necessaria per l'istruzione militare di tutto il popolo, ed il Consiglio Centrale degli Stati Insorti, quale strumento di controllo del Consiglio ministeriale del Re di Sardegna, qualora questi avesse deciso di appoggiare l'insurrezione.

Infine poneva diverse considerazioni di carattere tattico sulla conduzione della guerriglia e sull'organizzazione dell'esercito, fra cui un commento a Della guerra difensiva in Italia di Cesare Balbo, un testo inedito di Riccardo Ceroni Progetto per costituire in istato di difesa permanente le città del Lombardo-Veneto e dei ducati che si conquisteranno sull'invasore austriaco e due capitoli del Generale Dufour sull'attacco e difesa di un villaggio e di una cascina.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia commemorativa dei Mille di Marsala - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia commemorativa dei Mille di Marsala
«Ai prodi cui fu duce Garibaldi»
— Palermo, 21 giugno 1860

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Angelo Coppola, La vita di Giuseppe La Masa nella storia del Risorgimento italiano, Palermo, Tip. Nazionale, 1919.
  • Federico De Maria, Giuseppe La Masa, Urbino, R. Istituto d'Arte del Libro, 1939.
  • Giacomo Oddo Bonafede, Cenno storico politico-militare sul generale G. La Masa e documenti correlativi, Verona, Stab. tip. G. Franchini, 1879.
  • Pasquale Sinesio, Giuseppe La Masa e il Risorgimento italiano, Caltanissetta, Lussografica, 2000, ISBN 88-8243-043-X.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN32046149 · ISNI (EN0000 0000 7972 9486 · SBN IT\ICCU\RAVV\038906 · LCCN (ENn2003017952 · GND (DE124989268 · BNF (FRcb12211052g (data) · BAV ADV10884331 · CERL cnp00583688