Giuseppe La Farina (cacciatorpediniere)

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Giuseppe La Farina
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tipocacciatorpediniere (1919-1929)
torpediniera (1929-1941)
ClasseLa Masa
ProprietàFlag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regia Marina
CostruttoriOdero
CantiereCantiere navale di Sestri Ponente, Sestri Ponente
Impostazione29 dicembre 1917
Varo12 marzo 1919
Entrata in servizio19 marzo 1919
Destino finalesaltata su mine il 4 maggio 1941
Caratteristiche generali
Dislocamentonormale 840 t
a pieno carico 875 t
Lunghezza73,5 m
Larghezza7,3 m
Pescaggiom
Propulsione4 caldaie
2 turbine a vapore
potenza 16.000 HP
2 eliche
Velocità30 nodi (56 km/h)
Autonomia2230 miglia a 13 nodi
Equipaggio99 tra ufficiali, sottufficiali e marinai
Armamento
Artiglieria4 pezzi da 102/45 mm
2 pezzi da 76/40 mm
Siluri4 tubi lanciasiluri da 450 mm
Note
dati riferiti all'entrata in servizio

dati presi da Warships 1900-1950 e Marina Militare

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Il Giuseppe La Farina è stato un cacciatorpediniere (e successivamente una torpediniera) della Regia Marina.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Impostato durante la prima guerra mondiale, nel novembre 1917, entrò in servizio solo nel marzo 1919, a conflitto ormai concluso[1].

Nella sera del 30 agosto 1923, durante la crisi di Corfù, il La Farina fece parte – insieme ai cacciatorpediniere Cascino, Montanari, Medici e Carini, alle corazzate Cesare e Cavour, agli incrociatori corazzati San Giorgio e San Marco, alle torpediniere 50 OS e 53 AS, ai MAS 401, 404, 406 e 408 ed ai sommergibili Provana e Barbarigo – della squadra che bombardò ed occupò l’isola in questione[2].

Nel 1929 la nave fu declassata a torpediniera[1].

Il 10 giugno 1940 la La Farina faceva parte della V Squadriglia Cacciatorpediniere di base a Messina, che formava insieme alle vecchie unità Schiaffino, Dezza ed Abba ed al cacciasommergibili Albatros.

Durante il secondo conflitto mondiale la nave fu adibita a scorte sulle rotte libiche[3].

Il 2 novembre 1940 salpò da Tripoli di scorta ai piroscafi Pallade e Snia Amba, ma il 4 novembre quest'ultimo fu silurato e danneggiato dal sommergibile HMS Tetrarch al largo di Bengasi[4].

Tra il 1940 ed il 1941 l'unità fu sottoposta a lavori di modifica che videro la rimozione di due cannoni da 102 mm, la sostituzione dei pezzi da 76 mm con 6 mitragliere da 20 mm e l'eliminazione di due tubi lanciasiluri da 450 mm[1].

Dal 18 al 21 aprile 1941 la nave scortò da Palermo a Tripoli, insieme alle torpediniere Mosto, Calliope, Climene ed Orione (queste ultime due aggregatesi in seguito) un convoglio composto dai piroscafi Isarco, Nicolò Odero e Maddalena Odero e dalle navi cisterna, aggiuntesi in un secondo tempo, Luisiano ed Alberto Fassio[5].

Il 3 maggio 1941 la La Farina salpò da Tripoli per scortare a Trapani la nave cisterna Luisiano, ma l'indomani, alle 5.30, nei pressi delle secche di Kerkennah, la torpediniera urtò una mina[3][6] e, spezzata in due in corrispondenza del fumaiolo centrale, affondò in meno di due minuti, nel punto 34°35' N e 11°50' E.

In tutto la nave aveva effettuato 35 missioni di scorta e 12 antisommergibile.

Note[modifica | modifica wikitesto]

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