Giuseppe Capponi

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Giuseppe Capponi (Cagliari, 1893Napoli, 1936) è stato un architetto e scenografo italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Palazzina Nebbiosi in Lungotevere Arnaldo da Brescia a Roma 1927

Morto prematuramente in circostanze drammatiche, si distinse per la sua rivendicazione di una maggiore autonomia dell'artista nei confronti delle esigenze della società del suo tempo, che invece indicava come prioritario il soddisfacimento del lavoro di gruppo.[1]

Fece parte del Movimento Italiano Architettura Razionale, il MIAR, sin dalle sue origini, e prese parte sia alla prima sia alla seconda Esposizione Italiana del movimento, avvenute nel 1928 e nel 1931.

Capponi seguì un'evoluzione che lo condusse verso un modello europeo ed una visione razionalista, come evidenziarono la palazzina Nebbiosi sul Lungotevere Arnaldo da Brescia (1928), l'Istituto di Botanica nella Città Universitaria romana (1935).[2]

Le influenze furono innescate sia dalle spinte neobarocche di quegli anni sia dal movimento "novecentista" capitanato da Aschieri, che cercò di imboccare una strada alternativa a quella prefissata dai razionalisti e dai tradizionalisti.[1]

Istituto di Botanica di Roma 1935

L'Istituto di Botanica, in particolar modo, si caratterizzò per le finestre a nastro e per i moduli centrali ampiamente vetrati, dimostrando come l'indirizzo di protesta e di innovazione promosso da Capponi si risolse, talvolta, in una accettazione dei canoni razionalisti.[1]

Capponi si è anche interessato al cinema, con la realizzazione delle scenografie per La voce lontana di Guido Brignone (1933) e per La signora di tutti di Max Ophüls (1934).[3]

Il suo archivio è conservato presso l'Accademia nazionale di San Luca a Roma.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Motivi di architettura ischiana, in "Architettura e Arti Decorative", luglio 1927, pp. 481–494 [1][collegamento interrotto]
  • Architettura e Accademia a Capri: il "Rosario" di Edwin Cerio, in "Architettura e Arti Decorative", dicembre 1929, pp. 177–188 [2][collegamento interrotto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c le muse, III, Novara, De Agostini, 1964, p. 75.
  2. ^ Giuseppe Capponi, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato il 16 giugno 2018.
  3. ^ M. Carrera, Giuseppe Capponi architetto cinematografico: le scenografie per "La signora di tutti" di Max Ophüls, in "Sapienza razionalista. L'architettura degli anni '30 nella Città Universitaria", Roma 2013, pp. 47-57

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • C. Valle, La Sede del Circolo Germanico a Roma dell'Ingegnere Giuseppe Capponi, in "Architettura e Arti Decorative", gennaio 1929, pp. 236–240 [3][collegamento interrotto]
  • R. Papini, Casa Guold in Roma architettata da Giuseppe Capponi, in "Domus", dicembre 1929, pp. 24–27
  • G. Ponti, Palazzina al Lungotevere Arnaldo da Brescia in Roma architettata da Giuseppe Capponi, in "Domus", gennaio 1931, pp. 15–34
  • Plinio Marconi, I recenti sviluppi dell'architettura italiana in rapporto alle loro origini, in "Architettura e Arti Decorative", Fasc. XV, novembre 1931, pp. 788–791 [4][collegamento interrotto]
  • Un nuovo architetto: G. Capponi, in "Il Lavoro", 5 gennaio 1933
  • A. Clementi, Razionalismo e Novecento nell'opera di Giuseppe Capponi, Roma 1974
  • Paolo Cortese e Isabella Sacco, Giuseppe Capponi (1893-1936), Roma 1991
  • I. Mitrano, Giuseppe Capponi: l'Istituto di Botanica e Chimica Farmaceutica, un esempio di architettura razionale nella Città Universitaria, in "Sapienza razionalista. L'architettura degli anni '30 nella Città Universitaria", Roma 2013, pp. 33–45
  • M. Carrera, Giuseppe Capponi architetto cinematografico: le scenografie per "La signora di tutti" di Max Ophüls, in "Sapienza razionalista. L'architettura degli anni '30 nella Città Universitaria", Roma 2013, pp. 47–57

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN37174668 · ISNI (EN0000 0000 6628 887X · LCCN (ENnr92023983 · BNF (FRcb14643882p (data) · ULAN (EN500032208 · WorldCat Identities (ENnr92-023983