Giuseppe Canella

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Naviglio preso dal ponte di San Marco in Milano, 1834 Collezioni d'arte della Fondazione Cariplo
Veduta del lago di Como, (1847) Collezioni d'arte della Fondazione Cariplo

Giuseppe Canella (Verona, 1788Firenze, 1847) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Riceve i primi rudimenti della formazione artistica da suo padre Giovanni, architetto, frescante e scenografo; per il resto, Giuseppe Canella è da considerare un autodidatta. Si dedica, nei primi anni di attività, alla realizzazione di scenografie per teatri di Verona e alla decorazione pittorica, ad affresco, di residenze nobiliari, a Verona e a Mantova.

Forse influenzato da Pietro Ronzoni, paesista di fama internazionale e attivo a Verona, si orienta verso la pittura del paesaggio. Intorno al 1815, un breve soggiorno a Venezia gli permette di studiare i vedutisti veneti e veneziani del Settecento. Compie anche viaggi nei Paesi Bassi, alla scoperta dei pittori di paesaggio olandesi del Seicento. Ne trasse ispirazione per una pittura dal vero, un po' statica nelle sue precisazioni scenografiche, ma di bella luminosità e spesso ben timbrata di colore.[1]

Esordisce all'Esposizione di belle arti di Brera, nel 1818, presentando tele con vedute. Intraprende poi un lungo viaggio di studio che lo porta in Spagna e in Francia, e si ferma a Parigi per dieci lunghi anni.

Nel 1831 invia all'Esposizione dell'Accademia di Brera tredici tele con paesaggi che riscuotono il favore del pubblico, anche grazie alla notorietà raggiunta da Canella in Francia, per la sua costante presenza ai Salons di Parigi. Luigi Filippo d’Orleans gli conferisce una medaglia d'oro nel 1830.

Nel 1832 Canella rientra a Milano, dove Ferdinando I d'Austria lo ha scelto come accademico di Brera. Si dedica alla realizzazione di vedute cittadine, caratterizzate da un interesse per la vita contemporanea e da una resa atmosferica larga e ariosa, con piccole figure fatte con pochi trattiː queste sue vedute sono in competizione con quelle di Giovanni Migliara.

Dal 1835 torna in prevalenza al paesaggio, scegliendo scorci di campagna lombarda e ambienti lacustri. S'interessa anche ad aspetti più poveri e umili, in linea con le istanze moraleggianti di derivazione manzoniana. Compie un viaggio di studio a Roma e a Napoli, nel biennio 1838-1839.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marco Valsecchi,  p. 300.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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