Giuseppe Blanc

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Giuseppe Blanc ritratto negli anni precedenti la Grande Guerra

Giuseppe Blanc (Bardonecchia, 11 aprile 1886Santa Margherita Ligure, 7 dicembre 1969) è stato un compositore italiano. È ricordato per la composizione dell'inno goliardico Il commiato (1909), su testo di Nino Oxilia, che in seguito fu adattata in canzone, Giovinezza, divenuta poi inno degli Arditi e del Fascismo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Di Giuseppe Blanc scriveva Asvero Gravelli[1] che era stato uno

«sbadigliatore infaticabile sui banchi dell'Università, ma allievo intelligente ed assiduo del Liceo Musicale, ove studiò armonia e contrappunto; giovane montanaro, piemontese, biondo, e "ben piantato"... sapeva suonare tutti gli strumenti, dalla fisarmonica al violino, forsennato capo-banda durante le scorrerie notturne per la città addormentata...»

Dopo la laurea in giurisprudenza, conseguita a Torino per volontà del padre[2], Blanc poté dedicarsi alla sua passione - la musica - e studiò nel capoluogo piemontese con il compositore Giovanni Bolzoni e fu poi allievo di Walter Braunfels a Monaco di Baviera[3]. Si quindi arruolò come ufficiale alpino e con questo incarico fu combattente nella Grande Guerra[4].

Nel 1909 - prima di divenire un compositore professionista e affermato scrisse una canzone goliardica sul testo del poeta e commediografo Nino Oxilia, suo compagno di studi presso l'A.T.U. (Associazione Torinese Universitaria)[5]. La canzonetta - dal titolo Giovinezza o Il commiato, riscosse notevole successo, prima fra i goliardi torinesi - che ne stamparono 150 copie a loro spese[6] - poi durante un raduno di ufficiali alpini per un corso di sciatore, al quale partecipò anche Blanc. Il musicista la eseguì a mensa, insegnandola al coro dei suoi commilitoni, che l'apprezzarono moltissimo, elevandola a loro inno[7]. Durante la prima guerra mondiale sulle sue note diversi autori scrissero altri testi e la canzone conobbe vasta diffusione fra le truppe, in particolare fra gli Arditi[8].

La grande diffusione del canto - prima in guerra, poi durante l'Impresa di Fiume e fra gli squadristi - spinse un certo Marcello Manni - futurista[9], figlio di un editore fiorentino e a sua volta autore dilettante - a pubblicare la versione degli Arditi come una sua creazione originale, spingendo Blanc ad un'azione legale, senza successo. Con l'avvento del Fascismo, nel 1924 Blanc adì al Direttorio del PNF che - per diretto intervento di Mussolini - impose all'editore Manni di ripubblicare il foglio volante della canzone con l'indicazione di Blanc come autore e "G. Castoldi" (pseudonimo di Manni) come "arrangiatore". Contestualmente il Direttorio affidava a Blanc l'orchestrazione di una nuova versione trionfale dell'Inno - su testo di Salvator Gotta - che sarebbe divenuta l'inno ufficiale del partito - e s'impegnava a dar la più ampia diffusione alle altre opere del musicista, come per esempio Balilla!. Nel 1928 - infine - con la creazione della SIAE, fu stabilito per Blanc un compenso una tantum di 30 mila lire dell'epoca, da attingersi alle imposte sul repertorio anonimo[10].

Lo spartito dell'inno Giovinezza

L'anno precedente lo scoppio del conflitto europeo compose la musica dell'operetta Festa dei fiori - su libretto sempre di Oxilia[11] - presentata per la prima volta al pubblico nel gennaio del 1913 dalla compagnia Vecla-Vannutelli, al teatro Eliseo di Roma, ottenendo un notevole successo[12]. Perfino il severo critico musicale Domenico Oliva scrisse di Blanc come di "un'autentica rivelazione della musica"[6].

Con l'avvento del Fascismo il genere dell'operetta risultò inviso a Mussolini[13], e Blanc cercò nuovi sbocchi alla sua attività musicale. Blanc ebbe comunque un'attività di composizione prolifica e considerata di una certa qualità[13], non esente tuttavia da alti e bassi stilistici[13]. Curò anche la composizione della colonna sonora del film Addio, giovinezza! di Ferdinando Maria Poggioli (1940)[14]. Il film era la riduzione cinematografica dell'omonima commedia musicale scritta nel 1911 assieme a Nino Oxilia[15].

Nel dopoguerra Blanc si chiuse nel silenzio e fu dimenticato da tutti[6]. Singolarmente, nel 1960 la sua composizione di epoca fascista (1930) Inno della Somalia Italiana divenne l'inno nazionale dell'ex colonia, dopo averne cambiato il testo scritto - anch'esso - da Bravetta[16] con Soomaaliyeey toosoo di Ali Mire Awale.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla ben nota Festa dei fiori e alla celebre Giovinezza, Blanc fu autore dell'operetta Fiançailles, della pantomima Le statuette di Chelsea, de Il convegno dei morti ("visione tragica", su libretto di Salvator Gotta, datato 1923) e - sempre su testi del medesimo autore - de La valle degli eroi (1931 al Teatro Regio di Torino diretta da Franco Ghione)[3].

Fu uno dei più prolifici autori di canzoni e inni fascisti. Fra questi - oltre Giovinezza, nella versione "trionfale", ufficialmente assunta dal Partito Fascista, su testo di Salvator Gotta - si ricordano Balilla! ("Fischia il sasso" - 1923), Bimbe d'Italia!, di cui fu autore anche del testo. A partire dagli anni Venti del XX secolo iniziò una proficua collaborazione col poeta Vittorio Emanuele Bravetta, sui cui testi scrisse le musiche dell''Inno degli universitari fascisti ("Siamo fiaccole di vita" - 1927), dell'Inno dei Giovani Fascisti ("Fuoco di Vesta", 1927), della Marcia delle Legioni, dell'inno il Decennale (1932), Etiopia (1936), Inno dell'Italia imperiale, Inno Mediterraneo, Adesso viene il bello (1940). Sul testo del poeta futurista Auro d'Alba invece scrisse nel 1935 l'inno Preghiera del Milite[17].

Fra le opere non legate al regime fascista, si ricorda soprattutto il valzer Malombra[18], che fece parte della colonna sonora del film Addio giovinezza! del 1940, diretto da Ferdinando Maria Poggioli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Gravelli, I canti della Rivoluzione, p. 53
  2. ^ W. Fiorentino, L'Operetta italiana, pp. 95 e ss.
  3. ^ a b De Marzi, I canti del fascismo, capitolo introduttivo
  4. ^ De Marzi, cit.
  5. ^ http://www.tosondoro.org/canti/G.doc[collegamento interrotto]
  6. ^ a b c W. Fiorentino, ibidem
  7. ^ A. Gravelli, I canti della Rivoluzione, citato anche in A. Savona, V. Straniero, I canti del fascismo, pp. 59-60
  8. ^ Ibidem.
  9. ^ Cfr. la voce corrispondente sul Dizionario del Futurismo, di Ezio Godoli, Vallecchi, Firenze, 2001
  10. ^ Su tutta la vicenda, cfr. i documenti conservati all'Archivio Centrale dello Stato, Mostra della Rivoluzione Fascista, busta 58, fascicolo 129
  11. ^ G. Savona, V. Straniero, I canti del fascismo, p. 61
  12. ^ Secondo De Marzi, Blanc "divenne notissimo alle genti" grazie all'operetta Festa dei fiori, la cui musica "ebbe ottime accoglienze". Cfr. De Marzi, I canti del fascismo, saggio introduttivo
  13. ^ a b c Ibidem
  14. ^ cfr. Enciclopedia del Cinema in Piemonte[collegamento interrotto]
  15. ^ [1][collegamento interrotto]
  16. ^ W. Fiorentino, ibidem. Inoltre [2] nonché Biografia su Internet Movie Database
  17. ^ Per i testi di queste canzoni cfr. fra gli altri Francesco Sapori, Canti della Patria, op. cit.
  18. ^ W. Fiorentino, ibidem, nonché[collegamento interrotto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Cesare Caravaglios, I canti delle trincee, Ufficio Storico dello SME, Roma 1935 (Anno XIII).
  • Giacomo De Marzi, I canti del fascismo, Fratelli Frilli Editori, Genova, 2004, ISBN 88-7563-046-1
  • Waldimaro Fiorentino, L'Operetta italiana, Edizioni Catinaccio Bolzano, Bolzano, 2006
  • Asvero Gravelli, I canti della Rivoluzione, Nuova Europa, Roma, 1926 (Anno IV)
  • Francesco Sapori, Canti della Patria, Ed. Giudici, Clisoni, 1941 (Anno XIX)
  • Virgilio A. Savona, Michele L. Straniero, Canti dell'Italia Fascista, Garzanti, Milano 1979.
  • Virgilio A. Savona, Michele L. Straniero, Canti della Grande Guerra, Garzanti, Milano 1981.

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