Giulio Bonfiglio

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Giulio Bonfiglio

Presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana
Durata mandato 3 luglio 1951 –
20 marzo 1955
Predecessore Ettore Cipolla
Successore Giuseppe La Loggia

Dati generali
Partito politico DC

Giulio Bonfiglio (Agrigento, 11 maggio 1896Agrigento, 24 dicembre 1958) è stato un politico e militare italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Avvocato, allievo del giurista Roberto De Ruggiero, durante la prima guerra mondiale si comportò valorosamente e fu insignito della Medaglia d'argento al valor militare e di quella di bronzo. Fu poi presidente dell'Associazione combattenti e reduci della provincia agrigentina, oltre che presidente del consiglio d'amministrazione dell'Ospedale civile di Agrigento.

Entrato nella vita politica accanto a Giovanni Guarino Amella e alla sua Democrazia sociale, subì le prime angherie fasciste.[1] Nel 1924 si candidò alla Camera dei deputati per il Partito Popolare sfiorando l'elezione. Con l'affermarsi del fascismo e il forzato scioglimento del PPI (5 novembre 1926), seguì l'esempio dell'amico Amella defilandosi dalla politica attiva e tornando a dedicarsi alla professione forense.

Nel secondo dopoguerra aderì alla Democrazia Cristiana militando nella corrente di "destra" capeggiata da Gaetano Di Leo. Nel 1951 venne eletto deputato all'Assemblea regionale siciliana nel collegio di Agrigento, ottenendo la carica di presidente dell'assemblea grazie a un accordo con il Movimento Sociale Italiano.[2] Rieletto deputato regionale nel 1955, fu assessore all'Industria e poi al Lavoro.[3] Morì improvvisamente la vigilia di Natale del 1958. Il suo testimone politico fu preso dal figlio Angelo Bonfiglio.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
Medaglia di bronzo al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia di bronzo al valor militare

Dedicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bonfiglio fu aggredito ai primi di marzo del 1923 dai fascisti che assaltarono la tipografia in cui si stampava il giornale dei demosociali Il Fuoco (dai ricordi di Giovanni Guarino Amella sul sito Canicattì Mia[collegamento interrotto]).
  2. ^ L'accordo vide anche la nomina del deputato missino Vincenzo Marinese alla vicepresidenza (dal sito della Fondazione Cipriani[collegamento interrotto]).
  3. ^ La maggior parte delle notizie biografiche contenute in questa voce sono tratte dalla scheda di Giulio Bonfiglio sul sito ARS Assemblea Regionale Siciliana.