Gitti Europa

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Gitti Europa
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Stato Italia Italia
Forma societaria Società a responsabilità limitata
Fondazione 1989 a Milano
Fondata da Giovanni Tritto
Chiusura 1995 (fallimento)
Sede principale Milano
Settore Editoria
Fatturato 2,5 miliardi di (1993)

La Gitti Europa è stata una casa editrice italiana. Nata come Gitti Editore, venne fondata a Milano nel 1989 da Giovanni Tritto.

« Gitti vuole capovolgere la logica editoriale che costringe gli autori a scrivere libri per il mercato e non per la circolazione delle idee. »
(Luigi Amendola, La Repubblica - Mercurio)
« L'editore Gitti ha avviato un'operazione intelligente e provocatoria: pubblicare libri anonimi. »
(Valerio Magrelli, Il Messaggero)

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La Gitti nacque tra la fine del 1989 e l'inizio del 1990, con una prima sede nella periferia est milanese. Lavorarono insieme, già da una decina di anni prima della fondazione, Giovanni Tritto, imprenditore residente a Milano, nonché ideatore e finanziatore unico dell'impresa; Mimmo Cervellino, poeta e scrittore di Como; Vito Riviello, poeta e scrittore residente a Roma; Vincenzo Guarracino, docente in lettere residente a Como. I primi tre erano originari della provincia di Potenza, mentre Guarracino viene dalla provincia di Salerno.

L'obiettivo portato avanti fu quello di voler riprendere in mano la gestione della scrittura in Italia, in contrasto con la dominante letteratura-spettacolo[1], dove il rapporto con lo scrittore era basato e determinato dal mercato e non dal testo, dalla scrittura, dal contenuto. L'iniziativa fu subito pubblicizzata sui maggiori quotidiani e riviste italiane e anche in televisione ne parlarono, ottenendo ampi consensi da tutta la penisola: ciò creò molto fervore pieno di aspettative e in pochi mesi i tavoli della Gitti si ritrovarono pieni di oltre 400 manoscritti, fra romanzi, racconti, diari, poesie, saggi e trattati.

Ma i problemi che la casa editrice dovette affrontare non furono pochi. La sua attività fu variamente boicottata innanzitutto dai distributori, che non avevano alcun interesse nel diffondere libri a bassa tiratura. I primi approcci furono tanto deludenti da indurre Tritto ad una clamorosa protesta pubblica, mediante lo sciopero della fame, durata più giorni in piazza della Scala a Milano. Ne parlò tutta la stampa nazionale e si gettarono le basi per un pubblico convegno sui problemi della piccola editoria e sui problemi pratici relativi all'attuazione del dettato costituzionale sulla libertà di stampa[senza fonte].

Nel maggio del 1991, Gitti Europa partecipò al Salone Internazionale del Libro, dove presentò il suo terzo volume Caro Gitti ti scrivo..., una selezione delle mille e cinquecento lettere di adesione ricevute dalla casa editrice, curata da Luigi Amendola e Daniela Rampa. Nel giugno dello stesso anno Gitti partecipò alla Fiera del libro di Francoforte e a quella di Madrid. In tali occasioni Gitti intraprese collaborazioni e interscambi, in una joint venture, con editori esteri.
La Gitti Europa fallì per la mancanza di un fondo monetario adeguato[senza fonte] attorno al 1995.

La proposta della Gitti Europa: l'anonimo in copertina[modifica | modifica wikitesto]

La Gitti intendeva presentarsi come un'editrice nuova ed originale nell'ampio panorama dell'editoria italiana. Nascendo con la piena consapevolezza di voler dare dignità alla scrittura, la Gitti puntava la sua strategia su un'editoria di qualità.[senza fonte] Lo slogan pubblicitario Cerchiamo scrittori, non polli d'allevamento e l'idea (brevettata in Italia e all'estero)[senza fonte] di pubblicare i libri in maniera rigorosamente anonima, procurò un ampio consenso. Il meccanismo era semplicissimo: i testi venivano spediti ad un notaio di fiducia della casa editrice, il quale li consegnava all'editore contrassegnati dallo pseudonimo prescelto dall'autore.[2] In tale maniera, un comitato di lettura (che era composto da alcuni tra gli intellettuali italiani, tra cui Edoardo Sanguineti, Vincenzo Consolo, Roberto Roversi, Gilberto Finzi) avrebbe valutato il testo esclusivamente in base al suo valore letterario. In caso di pubblicazione, l'autore era obbligato a conservare l'anonimato per quattro anni (in realtà questo periodo fu successivamente dimezzato e poi ridotto ancora ad un solo anno).

« Scovare e mettere in corso uno scrittore non è complicato, se si vuole, da parte degli editori importanti. Lo si suggestiona a scrivere nel modo o sugli argomenti che si crede abbiano presa sul pubblico. Poi lo si appoggia, promuovendolo fino a fargli toccare la notorietà. A successo ottenuto le strutture editoriali lucrano, lasciandogli spesso solo gli spiccioli. Questo rapporto può esaltare l'aspetto finanziario dell'operazione, ma certo taglia le gambe alla scrittura vincolandola alle norme. Mentre scrivere è, e dovrebbe continuare a essere, soprattutto una scelta di libertà. Allora, se volete essere o rimanere scrittori liberi, se rifiutate la logica di questo mercato vi mettiamo a disposizione tre collane (narrativa, poesia, saggistica) chiedendovi però - come nostra formula editoriale - di restare anonimi per 2 anni. Cancelliamo l'immagine e ci affidiamo soltanto alla sorpresa del testo. Saranno naturalmente tutelati i diritti d'autore.

Tutti sono invitati: vecchi e nuovi famosi o ancora oscuri. Lavoreremo insieme per riprendere nelle mani la gestione della scrittura. Un rigoroso Comitato di lettura selezionerà le reti per catturare i pesci con le squame d'oro. »

(Cerchiamo scrittori, non polli d'allevamento[3])

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi anonimi[modifica | modifica wikitesto]

Repechage[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ articolo di Anna Sergi, L'anonimo in copertina scommette sul successo, sul Corriere della Sera del 10 febbraio 1990.
  2. ^ articolo di Liana Messina su Elle n.5, maggio 1990
  3. ^ documento pubblicitario della Gitti, 1990

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna Sergi, L'anonimo in copertina scommette sul successo, "Corriere della Sera", 10 febbraio 1990.
  • Gilberto Finzi, L'esercito dei senza nome, "Corriere della Sera", 16 giugno 1991
  • Luigi Amendola, Cercansi autori ma tutti anonimi, "La Repubblica", inserto "Mercurio", 27 gennaio 1990.
  • Pubblico romanzi, meglio se anonimi, "La Repubblica", 5 giugno 1991.
  • Valerio Magrelli, L'autore perde il testo ma non la testa, "Il Messaggero", 4 marzo 1991.
  • Mirella Serri, Scrittore cercasi purché pseudonimo, "L'Espresso", 21 gennaio 1990.
  • Sabrina Barbieri, Scrittori senza un nome, "Il Giornale", 11 novembre 1991.
  • Giovanni Cerruti, Editore alleverebbe scrittori anonimi, "La Stampa", inserto "Tuttolibri", 6 gennaio 1990.
  • Marcello Figuccio, Quarta edizione del Salone del Libro-Consensi alla Gitti Editore, "Il Giornale di Borgo Vanchiglia", giugno 1991.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]