Girolimoni, il mostro di Roma

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Girolimoni, il mostro di Roma
Girolimoni, il mostro di Roma.JPG
Nino Manfredi e Guido Leontini in una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 1972
Durata 125 min
Genere drammatico
Regia Damiano Damiani
Soggetto Damiano Damiani, Fulvio Gicca Palli, Enrico Ribulsi
Sceneggiatura Damiano Damiani, Fulvio Gicca Palli, Enrico Ribulsi
Produttore Bruno Todini
Fotografia Marcello Gatti
Montaggio Nino Baragli
Musiche Riz Ortolani
Scenografia Umberto Turco
Costumi Mario Ambrosino
Interpreti e personaggi

Girolimoni, il mostro di Roma è un film del 1972 diretto da Damiano Damiani ed interpretato da Nino Manfredi, basato su vicende realmente accadute. Narra la vicenda di Gino Girolimoni, vittima di un grave errore giudiziario, ingiustamente accusato di pedofilia e violenza sessuale.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Un assassino si aggira per Roma tra il 1924 e il 1928 uccidendo bambine. Gino Girolimoni, un fotografo, viene arrestato con grande clamore dei giornali, poi scarcerato di nascosto per mancanza di prove.

Ambientazione storica[modifica | modifica wikitesto]

Ritratti di giornale raffiguranti Gino Girolimoni

Il fatto dell'arresto di Girolimoni accadde veramente, sotto la dittatura di Benito Mussolini, il quale volle anche lui occuparsi del caso, fornendo una personale squadra di ricerca. Le testimonianze di allora dichiaravano che l'assassino di Roma si fosse ucciso con del veleno, dopo aver ucciso le sue vittime, tuttavia la polizia non ci credette. Infatti il fotografo Gino Girolimoni venne arrestato nel 1927 con l'accusa di omicidio volontario.

Tuttavia le prove certe che confermavano l'accusa erano inesistenti e si pensò in un secondo tempo che Girolimoni fosse innocente e che non c'entrasse nulla con i delitti. E in verità Gino Girolimoni era veramente estraneo alla catena di omicidi, ma la procura di allora volle tacere il fatto per non subire uno scandalo.

Pochi mesi dopo l'arresto, Girolimoni fu rilasciato per mancanza di prove, ma il popolo e la stampa continuavano a ritenere che lui fosse stato l'artefice di tutti quegli omicidi. Il commissario Giuseppe Dosi volle riaprire un caso per confermare in modo chiaro l'innocenza assoluta di Girolimoni. Girolimoni, rimesso in libertà, vide la sua vita distrutta e fino alla sua morte avvenuta nel 1961 rimase per molti il "mostro di Roma".

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