Girifai

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Girifai
Girifai – BandieraGirifai - Stemma
Dati amministrativi
Nome completoFranca di Jirifai
Nome ufficialeFranca di Jirifai[senza fonte]
Lingue parlatelatino, sardo logudorese, catalano[1]
CapitaleAbbazia di San Giovanni Battista (Thorpeia)[senza fonte]
Politica
Forma di StatoSignoria laico-ecclesiastica
Forma di governoBalivato abbaziale e Priorato civile, governati da un Balivo (alto funzionario laico titolare del potere politico) e da un Abate mitrato (governante di un territorio sottratto alla giurisdizione episcopale)
NascitaSecolo XI[2]
CausaCessione da parte del giudice di Gallura Costantino III de Lacon-Gunale[3]
FineSecolo XIII: occupazione militare della Repubblica di Pisa e sovranità limitata della Franca fino al XIV secolo[4]
CausaAnnessione da parte degli aragonesi (metà del XIV secolo)
Territorio e popolazione
Bacino geograficoSardegna centro-orientale
Territorio originaleAnsa fluviale tra il fiume Cedrino, il rio Sologo e il Monte Ortobene.
Massima estensione440 km² nel secolo XII
Popolazione1.500 abitanti nel 1200
Economia
ValutaDenaro franco[5]
RisorseProdotti agricoli, allevamento (soprattutto cavalli)
Commerci conRepubblica di Genova, Repubblica di Siena, Contea di Provenza, Regno di Aragona, Stato Pontificio
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Classi socialiClero, nobili, contadini, pastori
Evoluzione storica
Preceduto daGallo del Giudicato di Gallura.svg Giudicato di Gallura
Succeduto daRepubblica di Pisa

Girifai è la denominazione medioevale di una "zona affrancata extragiudicale", un'enclave, presente nella Sardegna centro-orientale, caratterizzata da autonomia politico-amministrativa e tributaria rispetto al giudicato di Gallura che in origine ne comprendeva i territori, nella curatoria di Galtellì[6].

Questo territorio veniva denominato anche Salt di Jurifai[7] (leggasi Giurifai) o di Jirifai. Le due denominazioni presentano assonanze con odierni toponimi come Durithai a Loculi[8], Ghirivai (oggi pronunciato 'Iriai) a Dorgali e Ghiriai a Galtellì.

Era collocata nell'ansa del fiume Cedrino e dell'affluente di sinistra Sologo, chiusa a occidente dal monte Ortobene (Nuoro) e da capo Montesanto (Dorgali) a oriente, con uno sbocco marittimo nella parte centrale del golfo di Orosei (Cala Gonone).

L'esistenza del Salto[9] di Girifai si concentrò in un'epoca oscura della storia sarda ed europea e, per questo, le sue vicende storiche sono di difficile ricostruzione.

Nel Salto si insediarono i benedettini e i cistercensi (nella seconda metà del XII secolo), probabilmente nei monasteri di Santa Maria di Gultudolfe e di San Giovanni, detto di "Su Lillu" (del Giglio), il quale dipendeva dal monastero di San Giovanni dell'isola del Giglio, collegato all'abbazia di San Giovanni a Orbetello[senza fonte], a loro volta emanazione del cenobio cistercense di Aquas Salvias o abbazia delle Tre Fontane di Roma dedicata a sant'Anastasio Persiano.

Su Lillu viene trascritto dalle fonti medioevali come: Ossillili o Su Lilli o Offilo[Offilò era un villaggio scomparso in territorio di Posada.]o Ossilo. Il Pirodda sostiene che il Monastero di San Giovanni "Su Lillu" (a "S'Eremu" a Dorgali) era una precettoria templare[10].

La Franca di Jirifai[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio della Franca (chiamato anche Salto di Jirifai) era posto al limite di quell'unica parte dell'isola dove confluivano geograficamente i confini dei quattro giudicati sardi (Arborea, Cagliari, Gallura e Torres). Il primo documento scritto risale ad un periodo compreso tra la fine dell'XI secolo e l'inizio del XII[2]. Si tratta di rogiti notarili[11] che registrano, nel 1060), due successive cessioni del Salt di Jirifai a favore dei monasteri di Santa Maria di Gultudofe e di San Giovanni "Su Lillu" ad opera del giudice di Gallura Costantino III de Lacon-Gunale (1146-1170).[3] La Franca era un'unità territoriale preesistente, probabilmente il frutto di accordi diplomatici internazionali volti ad impedire che vasti possedimenti sardi e la stessa Sardegna tornassero nell'orbita religiosa bizantina (cioè alla Chiesa greco-ortodossa ed all'Impero d'Oriente)[12].

Dal punto di vista giuridico si caratterizzò per avere una sovranità congiunta statuale ed ecclesiale. La sua estensione stimata era di circa 170 km² (oltre ad alcune enclavi dorgalesi con cui arrivava a circa 270 km²)[13]. Essa era ubicata nell'attuale provincia di Nuoro ed in particolare toccava le terre degli odierni comuni di Dorgali, Galtellì, Irgoli, Loculi, Oliena, Orgosolo, Nuoro e di Lollove[Dove si evince questo? Tutti i testi che trattano le ville del Giudicato di Gallura situano i centri abitati di Jirifai nella Baronia di Orosei e Posada]. Quest'ultimo villaggio, chiamato Loy, è un vero e proprio retaggio medioevale dell'epoca in cui esistette il Girifai[senza fonte].

Dalle carte medioevali si evince che la Franca rimase politicamente autonoma fino al XIII secolo, quando fu occupata dalle truppe del giudice di Gallura Lamberto Visconti, pisano e sposo di Elena de Lacon[senza fonte]. L'esistenza della Franca è strettamente connessa al monastero di San Giovanni "Su Lillu", collocato a Thorpeia e venne citato per l'ultima volta nelle collettorie pontificie del 1341 sotto la voce Santu Juanni Portu Nonu, nome riferito in tutta probabilità allo scalo marittimo di Cala Gonone (allora Port'è'Onone).

Confini e origini[modifica | modifica wikitesto]

I confini della Franca variarono nel tempo. Seguiva uno sviluppo geografico allungato su una direttrice ovest-est lungo l'asse di congiunzione del centro abitato di Nuoro con il paese di Dorgali. Il nucleo principale era ricompreso in una vastissima ansa fluviale formata dal rio Sologo e dal fiume Cedrino, chiusa ad ovest dal monte Ortobene. La Franca infatti aveva come confini il corso del rio Sologo dalla località Marreri-Isalle fino alla confluenza del suddetto torrenre con il Cedrino e dal corso di questo dalla confluenza con il Sologo fino controcorrente al ponte di Badu 'e Chercu.

In particolare il confine ad ovest era una linea che dal ponte sul Cedrino chiamato Badu 'e chercu (Strada Provinciale 38 tratto Oliena Nuoro), dove c'era il guado che da Santa Maria della Misericordia di Dule (Nothule nel Medioevo) e Locoe conduceva a Santa Maria di Gortobè (Goltofè o Gortofè nel Medioevo) sull'Ortobene, seguiva poi le pendici del monte medesimo, conduceva al borgo di Gortobè (Fonte Santu Milianu)[14], e da qui la linea proseguiva fino alla località di Marreri-Isalle dove si ricongiungeva al corso del rio Sologo ora chiamato riu Lucula. Nel salto era ricompreso il paese di Lollove.

Il termine Girifai potrebbe derivare da due cambi di direzione (jiri in volgare medioevale) che coinvolgono questa vasta ansa del fiume Cedrino.

Girifai ricomprendeva a est anche le borgate di Thorpeia e di Gonarium, presso Castrum (o Corte), oggi Dorgalile borgate di Thorpeia e di Gonarium, presso Castrum (o Corte), oggi Dorgali[Il Panedda, l'Alberti, il Pirodda e il Livi collocano Thorpeia a Torpè. Quali fonti per dire che stava a Dorgali?], enclavi che non avevano continuità con il corpo principale del salto ecclesiale di “Jirifai” ed erano collocate al di là del Cedrino collegate allo scalo marittimo di San Giovanni Portu Nonu (lido del Nuraghe di Sa Pischina), presso l'attuale territorio dorgalese.[15]. Sempre al di là del Cedrino, a sud, i centri di Orgosolo e di Oliena contribuivano con le terre del paese di Locoe[In realtà si tratta di Locoe di Galtellì] e Nothule (Dule). Nothule era una precedente dizione o una frazione di Locoe paese non più esistente dal 1810[1810? Fonte? Locoe venne abbandonato a fine Seicento]. Comunque la Franca può essere stata più estesa ed essendo proprio al confine di tre regni giudicali può aver subito nel tempo delle modifiche cosiddette a fisarmonica a seconda degli accordi e delle concessioni agli ordini monastici. È pertanto possibile che l'intero territorio di Dorgali, dalla sponda destra del Cedrino fino al mare, comprendendo anche il Montesanto ed i piccoli borghi rurali ora scomparsi[16], possano aver fatto parte del Salto. A Dorgali la tradizione riporta la presenza degli Cavalieri Ospitalieri (antoniti e lazzariti)[17] che possedevano un ospedale, un lazzaretto, un romitorio[18] ecc. e che avevano provveduto alle fortificazioni di "Castro" o "Corte". Anche tutta o gran parte della giurisdizione del comune di Nuoro può aver fatto parte di Jirifai ricomprendendo oltreché il borgo di Gortobè, poi Seuna[senza fonte], anche quello di Nugor (che in origine coincideva quasi interamente con il solo quartiere di San Pietro[senza fonte]), con gli altri abitati rurali sparsi nel suo territorio. Se anche Galtellì, Irgoli e Loculi possano aver contribuito con proprie pertinenze territoriali alla franca, oltre alla chiesa della Madonna di Gonare in agro di Sarule e di Orani ed alla chiesa dedicata a sant'Anastasio Persiano ad Olzai, non vi sono certezze. Se così fosse si potrebbe considerare un territorio esteso per oltre 400 km².

Tre monasteri importanti[modifica | modifica wikitesto]

Girifai: croce cistercense patente luminescente di san Lamberto di Liegi di Gonare, secolo XV. Al centro della croce è rappresentata una luce raggiante. (Dorgali)

I monasteri locali più importanti erano tre. Uno era il monastero di Santa Maria di Gultudofe[19] detto anche Gultuove o Gortove(ne) presso il monte Ortobene di Nuoro. Era collocato probabilmente nell'area sottostante la borgata Farcana dove vi è la fontana "de Prade" (dei padri/frati).[20] il paesino di Gortove(ne) era nelle vicinanze della fonte di Milianu[Gultudolfe confinava con Siniscola, come faceva a essere sull'Ortobene? Cfr. Artizzu, Liber Fondachi.], da san Mamiliano vescovo di Palermo, cui era dedicata la parrocchia[senza fonte].

Il secondo era la Precettoria o monastero di San Giovanni Battista "Su Lillu"[21] (Il Giglio) annesso al borgo di Santa Maria Magdalena Thorpeiae[senza fonte], che si ritiene["si ritiene" non è enciclopedico. Fonte?] fosse situato presso la zona "S'Eremu" in via Dante a Dorgali[22].

Il terzo era il monastero di Santa Maria e di Sant'Angelo di Gonarium[23] (adesso rione di Gonare in via Gonare a Dorgali), detta anche di Corte o di Castro dal nome del centro più importante limitrofo a Gonare (Castro o Corte di Dorgali, oggi quartiere di Sa Serra-Sa Porta).

Questi monasteri tenevano contatti marittimi, con la navigazione sottocosta, con Bonifacio (dove era presente un monastero benedettino) e con le isole dell'arcipelago toscano e di Ponza. I traffici da Girifai partivano per il monastero madre di San Giovanni dell'isola del Giglio e di Orbetello servendosi dell'ausilio logistico del vicino porto di San Giovanni Portu Nonu (l'attuale Cala Gonone)[Il panedda colloca S. G. di Portunonu a S. Giovanni di Posada] e dei vascelli degli ordini ospedalieri e facendo rotta sottocosta verso la Corsica e l'arcipelago toscano. Di fatto questi tre monasteri erano i centri propulsivi della Franca. Nel territorio del salto ecclesiale erano presenti anche altri piccoli cenobi[24].

I centri scomparsi[modifica | modifica wikitesto]

La valle del Cedrino vista dal monte Ortobene

Thorpeia fu la sede politico-amministrativa della Franca[senza fonte]. Citata in un atto di cessione del salto alla repubblica di Pisa nel XII secolo[25], essa era sede dell'abbazia vescovile di San Giovanni Battista "Su Lillu"[senza fonte], Il Giglio. La potestà vescovile abbaziale è forse all'origine di quel el Bisbat de Dorgaly (in catalano "il vescovado di Dorgali"), citato dall'Alberti quando parla della chiesa di San Nicola e San Sebastiano a Thorpeia. Nel borgo si ritiene fosse presente la forza militare degli Cavalieri Ospitalieri.

In epoca medioevale anche la Sardegna era caratterizzata da una miriade di piccoli borghi rurali che nascevano e terminavano la propria esistenza in modo del tutto correlato alle contingenze legate alle incursioni moresche, alle epidemie o all'assimilazione da parte di centri via via più importanti. I borghi erano:

Oltre a pertinenze presso Loculi (Gardoco oggi Gardosu) e forse Irgoli. Visto che il barone Vescovo, come si vedrà in seguito, detiene tra gli altri titoli anche quello di barone di Lodè è probabile che quest'ultimo paese abbia fatto parte di Girifai costituendo di fatto un'enclave del salto ecclesiale.

Una buona parte di questi paeselli scomparve nella seconda metà del secolo XIV in concomitanza con l'inizio della dominazione aragonese per via del peggioramento delle condizioni generali (soprattutto fiscali) ed all'assimilazione da parte dei centri che si rafforzavano demograficamente, come avvenne nel caso di Dorgali e Nuoro.

In quest'area del Girifai un vero e proprio retaggio del periodo medioevale da visitare è il villaggio di Lollove (26 abitanti nel 2009) l'unico tra i piccoli centri del Girifai ad aver varcato l'epoca moderna senza scomparire o senza essere assorbito da un centro limitrofo più grande.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Gonario II di Torres.

In quest'area soggiornò nel VII secolo d.C. san Mamiliano.[26] L'area geografica di Jirifai era già appartenuta agli ordini monastici della Chiesa orientale.[27]. Quest'ultima, dopo la separazione (1054), con la reciproca scomunica intercorsa tra il Papa ed il primate di Bisanzio, fu sostituita dalla Chiesa Latina con l'abbandono della Sardegna da parte degli ordini monastici greci (studiti, basiliani ecc.), esautorati dalla Riforma gregoriana. I giudici di Gallura, locali capi di Stato, allora si posero il problema di riassegnare queste terre ad ordini monastici latini. Pertanto la franca cistercense di Jirifai fu costituita con atti di cessione statuali emanati successivamente dai giudici stessi. Nel secolo XII un atto[28] fu siglato dall'allora giudice di Gallura Costantino III de Lacon per la cessione in amministrazione extraterritoriale di un vasto territorio ai cistercensi[29]. Questi monaci diedero vita alle locali filiazioni del monastero cistercense di San Giovanni Battista dell'Isola del Giglio (in sardo Santu Juanni Su Lillu mal trascritto nella documentazione giudicale in Su Lili, Solliali, Ossillilli, Offilo ecc.) e di Orbetello in Toscana[30].

L'atto istitutivo della donazione di Jirifai fu confermato con successivi atti giudicali di ampliamento territoriale. Al salto di Jirifai e quindi al centro di Sant'Angelo e Santa Maria di Gonarium (o Corte) e di San Giovanni Battista di Thorpeia è legata la vicenda storica del giudice Gonario II di Torres che, nella seconda metà del XII secolo, tenne i contatti con i cistercensi laziali servendosi forse di quelli della Franca o Salto di Jirifai, oramai già sotto il giogo politico pisano. Questi monaci dalle caratteristiche vesti bianche, praticavano il precetto del lavoro manuale ed erano legati agli ordini cavallereschi impegnati nelle Crociate: (Templari, Giovanniti, Antoniti, di questi ultimi si segnala l'attività nel territorio assieme ai Lazzariti).

Questa presenza cavalleresca consentì a Gonario II di salpare per la Terra Santa con una nave forse templare che, proprio dal golfo di Orosei, lo condusse a Gerusalemme. Nell'abbazia delle Tre Fontane (dedicata a sant'Anastasio Persiano) a Roma e in quella di Montecassino riuscì ad attivare uno stretto contatto con san Bernardo di Chiaravalle. Al rientro dal viaggio in Palestina sempre nel golfo di Orosei, Gonario rischiò di fare naufragio. Esso si appellò alla Vergine e gli apparve miracolosamente in visione un monte che gli servì per orientarsi verso la terra ferma, salvandosi da morte certa. In quel monte (Monte Gonare a Orani/Sarule), secondo tradizione, Gonario II fondò come riconoscimento della grazia ricevuta il santuario della Madonna di Gonare. Gonario si ritirò anni dopo come monaco nel monastero cistercense di Chiaravalle in Francia.

L'ostilità pisana[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Pontes a Galtellì

Tornando alle vicende locali dei cistercensi occorre ricordare che la ghibellina Pisa guardava sempre più con preoccupazione all'autonomia e al potere politico di queste abbazie pontificie che interferivano con i propri interessi nel Lazio settentrionale, nell'arcipelago Toscano e in Sardegna. Infatti nella zona franca di Jirifai i pisani non avevano il monopolio esclusivo dei commerci in quanto questi intercorrevano anche con Genova, con gli Ospedalieri di San Giovanni, con la Provenza, con vascelli di singoli mercanti ecc. ed era interesse della classe politica giudicale avere ambiti di libero scambio svincolati dalla predominanza pisana con la presenza di altre potenze marinare. Inoltre questa area dei monasteri serviva anche come zona di cuscinetto tra i giudicati ed i cenobi stessi: potevano essere chiamati per dirimere controversie o per fare da intermediari con le potenze straniere.

Il primo atto della repubblica di Pisa utile a ridimensionare la Franca di Jirifai fu di precludere il collegamento diretto con il golfo di Orosei controllandone l'accesso al locale porto (Portu Nonu) e obbligò il giudice di Gallura di revocare la cessione ai cistercensi di Thorpeia S'Armulanza e Miridai che passò sotto lo stretto controllo dei pisani per il tramite dell'Opera di Santa Maria di Pisa.

Successivamente le truppe pisane nel XIII secolo finirono con l'occupare militarmente le terre di queste abbazie annullando il loro potere politico. La Franca perse la sua autonomia politica. I beni fondiari di Jirifai vennero comunque riconosciuti da Pisa come proprietà della Chiesa ed in particolare del vescovo di Galtellì che, grazie a queste estese proprietà, ebbe il rango di barone. Analogamente nell'isola del Giglio i pisani acconsentirono a che le terre dell'abbazia passassero agli Aldobrandeschi. Nella Sardegna centro-orientale Pisa aveva creato il vescovado di Galtellì suffraganeo dell'arcivescovo di Pisa per ragioni di mero controllo politico sulla Chiesa locale.

Nella seconda metà del Duecento il monastero di San Giovanni "Su Lillu" (in questo caso la scrittura medioevale è stata interpretata come "Offilo"), seppur sotto stretto controllo politico pisano, è segnalato come sede di Precettoria templare. Questo significa che erano comunque presenti per tutto il Duecento i cistercensi, i monaci, affiancati dalla forza militare, gli ordini ospedalieri. Il porto di questo monastero, quello di San Giovanni Portu Nonu, viene citato nei versamenti delle collettorie pontificie del 1341. In questo periodo le pertinenze templari, anche quelle di Jirifai, erano già passate all'Ordine di Malta. L'area ecclesiale, descritta nell'atto costitutivo del salto di Jirifai, risultava ancora presente in parte nel XVI secolo quanto fu nuovamente perimetrata dalla Chiesa una parte del Salto di Jurifai, appartenente al vescovado di Galtellì, fusosi con Cagliari, chiamata “Biriddo” e poi successivamente quando queste aree ecclesiali furono cedute nel XVII secolo ai gesuiti[31]. Con l'abbrogazione di quest'ordine nel XVIII secolo alcune aree ecclesiali furono messe all'asta, altre finirono comunque per essere trasformate nel 1800 in ademprivi che, ancora oggi, sono presenti come aree pubbliche gravate da uso civico, come le paludi di "Biriddo", "Dorrisolo", "Mannolitto", "Porcarzos", il "monte Ortobene" ecc. e altre, sempre pubbliche, ma senza uso civico "Isalle-Orrule", "Prunetta".

Aspetti particolari[modifica | modifica wikitesto]

Status giuridico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Giudicato di Gallura.
Chiesa di San Lucifero vescovo: l'altare si trovava nel borgo di Thorpeia
Resti del palazzetto del balivo (Dorgali, via Cagliari)

La cessione del giudice di Gallura come contenuto giuridico era ben diversa da quelle che in genere venivano effettuate dai sovrani sardi a favore degli enti monastici non tanto per via dell'extraterritorialità ma per il fatto che si trattava di un'alienazione dello Stato locale (giudicato di Gallura) ad un'entità politica tradizionalmente alleata dei sardi (quello dei Franchi che creò il patrimonio delle Tre Fontane). Infatti il monastero di San Giovanni del Giglio era ricompreso in una giurisdizione politica indipendente, e quindi non si trattava esclusivamente di una competenza religiosa. Intatti il "Giglio" era parte integrante dell'abbazia cistercense, "nullius dioeceseos", delle Tre Fontane, o di Aquas Salvias, o di Sant'Anastasio Persiano, a Roma che allora era una realtà dotata di autonomia amministrativa dallo Stato Pontificio. La giurisdizione politica delle Tre Fontane (Ponza, Orbetello, Argentario, Ansedonia, isola del Giglio e Giannutri, Montalto di Castro, Castro, Manoppello e i territori ultramarini "per 100 miglia e più e cioè la Sardegna" ecc.) costituiva un vero e proprio Stato, era molto vasta, e si era formata con il riconoscimento pontificio dell'atto istitutivo della giurisdizione statale delle Tre Fontane da parte dell'imperatore Carlo Magno. Quest'atto risale all'803, era una ricompensa del miracolo compiuto dalle reliquie di sant'Anastasio, custodite dalla stessa abbazia, che condotte dai monaci delle Tre Fontane sul campo di battaglia, fecero ottenere al sovrano una grande e schiacciante vittoria militare sui longobardi ad Ansedonia. Quest'abbazia e le sue dipendenze avevano la giurisdizione (politica, giudiziaria, fiscale) sui residenti che venivano così esentati dagli obblighi fiscali in genere dovuti allo Stato giudicale (giornate di corvé). Pertanto questi abitanti non erano soggetti alla giurisdizione dello Stato locale (a Jirifai, il giudicato di Gallura). La repubblica di Pisa, che tra l'altro si era conquistata il protettorato sul regno di Gallura, non si rassegnava ad avere un'altra realtà statale estranea al limite del suo stesso territorio sia in Sardegna che sulla terraferma (Toscana meridionale, arcipelago toscano e sud della Gallura) ed iniziò ad avversare non solo gli interessi dei rivali storici, i genovesi, ma anche quelli di questa abbazia "nullius dioeceseos". Sicuramente le vicende legate al controllo dei beni di questa abbazia legata strettamente agli interessi della Chiesa, o con Bonifacio VIII alla sua stessa famiglia, in concorrenza con la repubblica di Pisa fu una delle cause poco conosciute che spinsero proprio il Papa a progettare l'espulsione di Pisa dalla Sardegna, dall'arcipelago toscano, dal sud della Toscana e dal nord del Lazio. Il pontefice si risolse a dare l'assenso in funzione antipisana e antighibellina alla conquista della Sardegna, delle isole toscane, di Bonifacio in Corsica da parte degli aragonesi. Lo Stato Pontificio si preparava ad espellere Pisa dal nord del Lazio nell'area di Castro con l'ausilio dei Farnese. Si crearono, in questi ambiti, dopo tale decisione, a partire dal 1321, gli Stati aragonesi del "Regnum Sardiniae et Corsica" (per soli 70 anni) e dei "Presidi" nell'arcipelago toscano e fu costituito poi nel nord del Lazio il ducato di Castro che ricomprendeva i beni di Montalto di Castro già appartenuti alle Tre Fontane. Nella prima metà del Seicento Castro fu rasa al suolo per ordine papale, il ducato fu soppresso, e i suoi beni passarono nel Patrimonio di san Pietro, persona giuridica dello Stato Pontificio, utilizzato da quest'ultimo per gestire in modo non diretto il nord del Lazio (Tuscia).

Oggi giuridicamente le terre già appartenute a Jirifai rappresentano un bene monastico dinastico, in quanto non soggetto nel tempo a cambio di proprietà[32]. Allo Stato non è possibile la trascrizione a suo carico di beni di questo tipo in quanto sono stati riconosciuti dalla legge come usi civici non usucapibili di origine abbaziale che restano in perpetuum patrimonio dei discendenti degli ex conversi stabiliti nel territorio. Questo a maggior ragione per il fatto che questa abbazia aveva una peculiarità politica che la differenziava dalle altre. L'altro erede, nominale, è, per i beni ospedalieri di Jirifai, l'Ordine di Malta[33], per i beni ecclesiali di Jirifai il barone vescovo di Nuoro[34] e i monasteri cistercensi (trappisti) presenti localmente (Nuoro e Dorgali).[35]. Oggi lo Stato italiano è sovrano sul territorio della Franca. Una menzione spetta al ruolo avuto dal Regno Franco (oggi Stato Francese) che funse da tutore dell'ambito ecclesiale in cui era ricompresa la Franca di Jirifai. La duplice sovranità statale (balivo) ed ecclesiastica (abate mitrato) fu garantita dal potere giudicale.

Ogni monastero di Jirifai era legato ad una sua propria area di pertinenza amministrativa costituita dalla comunità o pieve dove l'organizzazione comunitaria sortiva dall'interfaccia del potere ecclesiale con i locali capifamiglia. I capifamiglia, in genere conversi, componenti di tutti i nuclei abitati, ogni tre anni si convocavano in riunione plenaria e designavano una terna di persone che si alternavano rivestendo l'incarico annuale del priore. Questi si affiancava al potere abbaziale ed aveva come primo compito, oltre alle ordinarie incombenze, quello di organizzare la ricorrenza annuale.

Il potere giudicale a partire dal secolo XII veniva gradualmente sostituito anche formalmente dalla repubblica di Pisa che abolì l'autonomia di queste abbazie (lo stesso avvenne nell'isola del Giglio dove nella metà del Duecento scomparve il locale monastero). Con Pisa i beni dell'anbazia vescovile "nullius dioeceseos" passarono prima al barone vescovo di Galtellì nel XIII secolo, poi dopo alcuni secoli al barone vescovo di Nuoro alla fine del XVIII secolo. I sudditi divennero così soggetti allo Stato e non più all'Abbazia "Nullius".

Oggi esiste una corrente di opinione locale, rappresentata nei social network, che intende istituire una "Zona Franca" alla produzione ed alla vendita nello stesso ambito territoriale dell'antica Franca cistercense extragiudicale utilizzando gli strumenti legali offerti dalle norme statali italiane e dell'Unione Europea.

Temporalmente l'ultima organizzazione della Franca di Girifai presente nella zona medesima fino al 1341 con struttura statale fu l'Ordine di San Giovanni di Rodi e Malta che nel continente italiano ereditò i beni templari. Sarebbe più plausibile prendere in considerazione l'eredità dei militensi.

Stendardo[modifica | modifica wikitesto]

San Lamberto di Liegi (Santu Lumbertu), secolo XV: in mano non teneva il pastorale del vescovo ma la lancia del suo martirio

La moneta locale nominale fu il denaro franco. I cistercensi san Roberto di Molesme e san Bernardo di Chiaravalle infatti avevano il loro riferimento in Francia. Quest'unità di misura era anche il retaggio della presenza della flotta franca che nel IX secolo aveva concorso con la politica degli Abbasidi di Baghdad (avversi agli arabi andalusi di Museto), in funzione antibizantina e in alleanza con lo Stato della Chiesa, a preservare la Sardegna come Stato neutrale. Infatti nell'area di Jirifai nel Medioevo circolavano anche le monete arabe frutto del commercio con la Siria e con Baghdad. Il cosiddetto franco locale era una semplice unità di misura monetaria. La dizione "francu" è rimasta in uso in Sardegna fino a tempi recenti. Occorre dire che in epoca medievale, vista la posizione geografica marittima baricentrica dell'isola di Sardegna nel Mediterraneo, non c'era convenienza a coniare monete, pertanto ne circolavano alcune europee che non andavano fuori corso. Nel giudicato di Gallura e in Sardegna, dato che in quel periodo non esisteva una zecca dello Stato. Tutte le monete straniere venivano soppesate e valutate in termini di corrispondenti franchi nominali.

Nell'iconografia medioevale lo stendardo dei cistercensi, e quindi anche di quelli di Girifai, è comunemente rappresentato come una grande croce cistercense rossa. Era una croce patente e scorciata (detta di Mantova) ma con le braccia terminanti a foggia di coda di rondine. Il giglio bianco di san Giovanni Battista[36] ricorre ancora come simbolo nell'oreficeria locale negli orecchini e nelle spille ed è detto in sardo "su lizu de Santu Juanni".

Originale è la croce patente cistercense e luminescente rappresentata sulla mitra del simulacro di san Lamberto di Liegi di Gonare. Si tratta della croce attraversata da una luce abbagliante apparsa per miracolo a sant'Uberto, allievo di san Lamberto, tra le corna di un cervo mentre si accingeva ad abbatterlo, facendolo desistere.

L'inno più diffuso in Sardegna e a Girifai è Deus Ti salvet Maria cantato durante la festa di Gonare (o Natività della Madonna il 7 e 8 di settembre). In Europa esisteva un inno non prosato dedicato a Carlo Magno[37].

A san Giovanni infatti era dedicato il locale monastero a Dorgali[38]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fino all'XI secolo era diffuso ancora il protosardo arvareshu.[senza fonte]
  2. ^ a b Panedda, p. 50
  3. ^ a b Carta Raspi, p. 276
  4. ^ È del 1341 l'ultima citazione nelle collettorie pontificie di San Giovanni Portu Nonu.
  5. ^ Il franco fu coniato per la prima volta nel 1360
  6. ^ Panedda, p. 49
  7. ^ Nel sito www.regione.sardegna.it - sardegnacultura - si possono visionare diverse carte medioevali [Medievali? Sul sito le carte partono dal '500. specificare quali, perché nessuna indica il salto]che indicano la dicitura Salt Jirifai o di Jurifai. È ricorrente da parte degli storici la definizione di Salto Ecclesiale di Girifai (sigla: S.E.G.)
  8. ^ Francesca Chessa, Loculi : storia e sviluppo di un territorio, 1997.
  9. ^ In Sardegna il Saltus generalmente era un terreno di tipo latifondistico lasciato incolto per il libero pascolo o per la gestione forestale.
  10. ^ Gianfranco Pirodda, Alcuni elementi per la identificazione sul territorio degli insediamenti dei Templari, in Quaderni Bolotanesi, nº 26, 2000, p. 189.
  11. ^ Il contenuto è riportato integralmente nel libro di Francesca Chessa Loculi e nel testo di Alberto Boscolo La Sardegna Bizantina e Giudicale
  12. ^ Mohamed M. Bazama Declino di una grande e ricca Sardegna, Edes
  13. ^ Pietro Fanciulli - Archivio abbaziale di Orbetello. Ex Abbazia "Nullius" delle Tre Fontane - Laurum
  14. ^ L'Ortobene si deduce dalla linea che univa Notule (Dule a Oliena) con Gultudofe passando per il guado di "Badu de Cherchi" presso il villaggio "Su Crastu" raggiunte seguendo controcorrente il corso di "Su Rivu Mannu", il Cedrino.
  15. ^ Portu Nono, secondo l'archivista della Diocesi di Nuoro Rettore Marcello che scrisse una monografia sul Vescovado di Galtellì, era proprio a Cala Gonone. Inoltre che l'Ecclesia Galtellinsis Sanctae Mariae Magdalenae Thorpeiae con le località di "S'Armulantha" (Santo Stefano a Mulattai) e "Miriai" (San Pantaleo e Nostra Signora degli Angeli a Mariscai e Iriai), citate dall'Alberti nella prima edizione del vescovado di Galtellì, fosse a Dorgali lo testimonia il fatto che l'unica chiesa di Santa Maria Maddalena di Torpeia la più vicina a Galtelli e con le campagne adiacenti dotate di chiese che portano questi nomi sia proprio a Dorgali. Il borgo di Thorpeia (oggi i rioni di "Gorito" e di "Sa Chejedda de Unu", in Via Eleonora, e di "Sa Chejedda de Duos", in Via Goito) coincideva con il quartiere collocato sulla sponda sinistra del rio di San Giovanni Battista a Dorgali, oggi corso Umberto perché il torrente fu ricoperto nel 1870. Qui vi era l'antica parrocchia nella chiesa scomparsa dei Santi Sebastiano e Nicola in piazza del Monumento. Infatti san Sebastiano è ancora compatrono di Dorgali. Il nome Thorpeia ha origine dal verbo latino "torpesco", privo di mezzi, ed è riferito alla condizione servile della popolazione medioevale in quanto dedita alle operazioni agricole a favore del locale monastero di San Giovanni Battista "Su Lillu", ubicato in via Dante a "S'Eremu" in "Sa Chejedda de Duos". Le Thorpeie, in Gallura ce ne erano tre: Torpee de S'Iscra de Garteddi, Torpè posadinu e Thorpeia a Dorgali. Erano tutte popolazioni collocate extra muros dei centri più importanti (Galtellì, Posada, Castro di Dorgali e cioè Sa Serra-Sa Porta) proprio perché la popolazione era sottomessa nei confronti dell'abbazia nulliuse non erano sudditi giudicali
  16. ^ Siffiline, Scopeta, Ortomurcato-Sos Mucarzos, Corache-Oroviddo, Nurachi, Agugeda-Cucché e Villademuro-Muru
  17. ^ A Dorgali è stato trovato il sigillo del locale priore del lazzaretto presente nel XIII secolo, padre Tibaldo. Si trattava di un templare colpito dalla lebbra e spostato all'ordine di San lazzaro. Nel Bollettino Archeologico Sardo quando si parla di questo religioso soldato si dice che fondò gli ospedali di Oristano, Bosa. Orosei e Dorgali. I templari sardi dipendevano giuridicamente dalla Lombardia. San Giovanni "Su Lillu" (qui citato come Offilo) viene descritto dallo studioso Pirodda come una precettoria templare. Nel quartiere di Sant'Antonio a Sa Serra-Sa Porta a Dorgali è molto viva la memoria del locale ospedale, Hospitalis Sancti Antoni, ubicato in via Venezia, del quale esiste un sigillo. La vicina chiesa all'Ospedale delle Grazie con le porte murate sui lati nord e sud e la facciata ad ovest secondo G.P. Pirodda a pag. 189 di Quaderni Bolotanesi N°26 del 2000 testimoniano una struttura propria dell'architettura delle chiese dei templari appartenenti agli ordini ospitalieri. In ultimo l'ospedale fu gestito da frati minori francescani alcantarini: "Franciscanos Alcantarinos de la Provincia Religiosa de Alicante (dalla quale dipendeva quest'ordine religioso in Sardegna) del Monasterio de San Pascual de Bayon (il cui simulacro è nella chiesa delle Grazie) y de la Virgen de Orito (alla quale fu dedicata in periodo spagnolo la chiesa di Itria nel rione di Gorito). Gli eredi dei templari sardi, soppressi nel 1312 come nel resto d'Europa, sono proprio i francescani. Cfr. il paragrafo i sigilli in Dorgali Wikipedia
  18. ^ Il lazzaretto era in via Sa Lepora (La lebbra in sardo), come riporta il Casalis Angius in "Statistica degli Stati Sardi". Il romitorio era collocato in via del Pellegrino la cui denominazione ricorda ancora la destinazione dell'isolato. L'ospedale era in via Venezia dove l'isolato viene ancora chiamato "S'Ospidale". Gli ordini ospedalieri erano posizionati dentro il Castro di Dorgali, oggi Sa Serra - Sa Porta
  19. ^ Il paese di Gultudofe viene citato nella cessione del 1060 e ricorre nella documentazione pisana, Liber Fondachi del 1317 e nelle collettorie pontificie del XIV secolo
  20. ^ La toponomastica, la tradizione orale e la presenza di conci porta a ritenere che il monastero fosse ubicato in questo sito.
  21. ^ Ricorre nelle fonti medioevali con il nome di san Giovanni "Sulliali", "Sollilli","Ossillili", "Offilo" che per l'autorevole storico medioevale monsignor Ottorino Alberti sarebbero solo delle scorrette trascrizioni dei manoscritti medioevali che riporterebbero il termine "Su Lillu", il Giglio in lingua sardo
  22. ^ Erano collocate a Dorgali presso via Dante, in via Goito, Sa Chejedda de Duos, che era la Curtis del monastero di San Giovanni Battista "Su Lillu". Sa Chejedda de unu invece era situata sempre a Dorgali in via Eleonora ed era la Curtis della Ecclesia galtellinensis de Thorpeia e cioè la chiesa dei santi Lucifero Vescovo e Maria Maddalena. A proposito della dedicazione a san Lucifero di questa chiesa occorre dire che questi, a pagina 162 del libro "Il Vangelo Esoterico di San Giovanni", editore Bastogi e autore Paul Le Cour, viene riferito alla tradizione franca e templare come un altro nome di san Giovanni Evangelista (a pg. 170 dello stesso libro su lillu da lys, giglio, starebbe per luce). Nel rione del quartiere di questa chiesa sgorgava il rio di San Giovanni. Sa Chejedda in logudorese antico, che non aveva il rotacismo della l, infatti conservava la l, e che non pronunciava il cr in cresia, introdotto successivamente con gli spagnoli, era la chiesetta, che oggi si pronuncia cresiedda, quindi chejedda significava proprio chiesetta che era quella della Maddalena di Torpeia. Infatti questa fu restaurata nel 1645 ma risale all'alto Medioevo: la parte posteriore e l'abside sono molto più antiche e dimostrano che in questo periodo la chiesa era la metà in lunghezza dell'attuale ed era appunto più piccola. Fino a poco tempo fa era presente un crocifisso del 1400 prelevato per il restauro e ancora non restituito. Il monastero di san Giovanni "Su Lillu" ha dato il nome al rio che separava Thorpeia (quartieri di Gorito e di Sas Chejeddas) da Castro (Sa Serra-Sa Porta). Il rio oggi scorre sotto Corso Umberto a Dorgali. Il simulacro di san Giovanni Battista "Su Lillu", quando il monastero fu abolito in periodo spagnolo, fu traslato dall'altra parte del rio a Castro o Corte nelle chiesa di Sant'Andrea e Marco come riportato negli esaustivi regesti parrocchiali di Santa Caterina, redatti nel XVII secolo dal notaio Sebastiano Mele. La grotta di questo eremo di via Dante che, secondo i vecchi, veniva usato dai monaci per pregare è ancora presente dentro un'abitazione privata (casa Fancello e casa Gisellu, oggi Mundula. in via Dante). Gianfranco Pirodda in "Quaderni Bolotanesi nº26" del 1999 tratta della presenza templare nel giudicato di Arborea: "segni della presenza templare nel giudicato di Arborea", relazione nel Convegno Militum Xristi. Questo studioso parla di una precettoria templare sulla costa orientale della Sardegna, quella di San Giovanni di Offilo che sarebbe da identificarsi con San Giovanni "Su Lillu"
  23. ^ Gonarium è il nome di un centro medioevale, che aveva importanti rapporti commerciali con Bonifacio, di cui non si conosce l'ubicazione, citato dal Panedda nel libro Il Giudicato di Gallura. Era probabilmente il borgo di Gonare, o Gonnari termine desueto, Dorgali dove era presente un monastero benedettino cistercense del quale esistono ancora i resti, per esempio restano le tracce murarie del tabernacolo, in una vecchia abitazione (casa Barandilla), retrostante la chiesa di Sant'Angelo di Gonare, ed è presente ancora la memoria storica degli anziani. In via Gonare si trovava anche la chiesa dei Santi Cecilia e Lamberto di Liegi cistercense (Santu Lumbertu), oggi scomparsa come risulta dagli antichi regesti parrocchiali di Sebastiano Mele. A Gonare è presente oggi il monastero Trappista, sempre benedettino, nella chiesa di Santa Lucia. Gonare era una curtis confinante con il borgo di Castro, che oggi sarebbe presso i quartieri di Sa Serra (la cinta muraria) e Sa Porta (la porta delle mura) di Dorgali. Non è da escludere che il monastero in questione fosse proprio quello di Sant'Angelo di "Porcarzos" che confinava con la chiesa di Santa Maria Maddalena di Thorpeia. Gonare secondo la documentazione citata dal Panedda confinava con Corache che poteva essere ubicato in località Oroviddo dove oggi esistono le chiese di San Giovanni Crisostomo e di Valverde (già dell'Annunciazione), e potrebbe essere proprio il paese di Corevoca citato affiancato a Dorgali nel 1341nell'atto di presentazione delle terre fatto a Madrid dal feudatario aragonese Gerardo de Torrents al Sovrano Aragonese, oppure potrebbe essere a Golloi, vicinissimo a Gonare, dove per il Pisanu ("Storia di Dorgali") esisteva un paese e un luogo di culto dedicato a san Pietro. Gonarium confinava anche con Nurachi, località Nurachi, dove oggi esiste la chiesa della Trinità di Nurachi, "Su Babbu Mannu". A Dorgali sono state trovate delle lance longobarde in località Paule Marra (dati forniti dalla Soprintendenza Archeologica) che potevano provenire solo dalla vicina Corsica occupata da questo popolo germanico (i longobardi non erano presenti in Sardegna) con il quale, secondo il linguista Blasco Ferrer, i dorgalesi commerciavano cavalli la qual cosa secondo lo stesso scrittore spiega la presenza a Dorgali di alcuni termini di origine germanica anche nell'allevamento dei cavalli: istunda, trappa, jumpare ecc. Alle monache trappiste locali (monastero di Santa Lucia a Dorgali) gli allevatori locali chiedono ancora oggi la medaglia di San Benedetto per proteggere le giumente (per esempio quando partoriscono) probabilmente perché uno dei commerci più floridi effettuato poi dai cistercensi era proprio quello dei cavalli con Bonifacio e con la Corsica. I cavalli costituivano un componente fondamentale per gli eserciti di allora. I privati non potevano commerciarli in prima persona ma avevano l'obbligo di appoggiarsi allo Stato o ai monasteri convenzionati che detenevano l'esclusiva di queste transazioni. Avevano un valore commerciale considerevole. L'interesse per i cavalli dorgalesi da parte della Corsica, occupata prima dai longobardi e poi dai franchi (leali alleati dei sardi a cavallo dell'XI secolo, come testimoniano i resoconti del libro di Bazama citato e quello di Paba sulla Repubblica Teocratica Sarda) che cacciarono via dalla Corsica i longobardi, era soprattutto un interesse squisitamente militare che veniva curato anche dai locali monasteri. I cavalli venivano trasbordati attraverso le Bocche di Bonifacio per la Corsica, ma potevano esse condotti fino alla terra ferma. Infatti occorre ricordare che l'isola di Capraia, sulla costa toscana, popolata fino all'Ottocento da corsi, e facente parte della repubblica di Genova e non del granducato di Toscana, fino a tutto il Settecento, è assai vicina alla Corsica, e qui c'era il vero ponte tra il continente, la Corsica e la Sardegna. Curiosa la coincidenza della presenza anche in quest'isola di un importante monastero. In pratica, prima di Pisa nell'XI secolo, questi monasteri benedettini erano titolari anche di delicate licenze su attività sensibili per la sicurezza nazionale.
  24. ^ Santa Felicita di Vithe (del Rio Sa Vithe) nelle località limitrofe di Vittitai e di Filitta in regione Isalle sulla sponda destra (dando le spalle alla sorgente) del rio Sologo. Santa Anastasia (o Anastasio?) di Marraiano e cioè Marra è Janas in località Paule Marras in regione Iloghe dizione modernizzata dell'antica Paule Marra, senza la s, (marra in sardo antico significa palude, per esempio, i paesi di Mara, Maracalagonis ecc. hanno questa origine. Forse è una deformazione di bala che in sardo antico significa acqua da cui alabarzu o balabarzu, abbeveratoio, balatuli, fusto d'acqua, e cioè agrifoglio per gli abitanti di sa Chejedda de Unu, la antica Thorpeia a Dorgali, mentre per Dorgali è su'olosti) riportata nel catasto De Candia e citata così anche da alcuni anziani dorgalesi (la confusione è stata ingenerata dai topografi per via della vicinanza di un'antica costruzione casa Marras). Vicino a Paule Marras esiste la località "su muristene" che tradotta in italiano corrisponde a monastero. Potevano anche esistere altri piccoli cenobi: Sant'Andrea di Corte (confuso a volte in Lata come sostiene il Boscolo) in località Corte, in regione Isalle, o a Dorgali dove esisteva una chiesa di Sant'Andrea in piazza Su Cucuru (dedicata anche a san Marco) a Castro (o Corte) e cioè gli attuali quartieri dorgalesi di Sa Porta-Sa Serra (quest'ultimo termine è la terra parola toscana che significa cinta muraria, la t e la s nel sardo medioevale erano intercambiabili, come Thiniscole-Siniscola, Thorralba-Sorralba, Tinnia-Sinnia e cioè Sinnai ecc. ecc. cfr. a pagina 181 del testo di Francesco Artizzu La Sardegna Pisana e Genovese Chiarella Sassari che spiega molto bene il termine terra come borgo fortificato. Anche a Giglio castello si parla di terra per il borgo fortificato. Quindi il termine a Dorgali può essere stato introdotto anche dai cistercensi di san Giovanni del Giglio e di Orbetello nell'XII secolo.
  25. ^ Codex Diplomaticus, vol. I, doc. XXIII, p. 195. L'atto in questione è una donazione da parte del giudice Ittoccorre de Gunale all'Opera della Primaziale di Pisa, nel 1117.
  26. ^ Non si può escludere che avesse proprio l'incarico abbaziale cfr. pagina 2 del libro di P. Michele Marinelli, "San Mamiliano Monaco Vescovo di Palermo", Pontificia Universitas Lateranensis
  27. ^ La maggior parte degli storici dell'Alto Medioevo, a cominciare dal Boscolo, sono concordi nel ritenere che questi vasti salti ceduti a partire dall'XI secolo agli ordini monastici latini fossero appartenuti a religiosi di rito orientale che li avevano abbandonati dopo lo Scisma d'Oriente
  28. ^ L'atto, secondo il Tronci, è conservato nell'Archivio Capitolare di Pisa, e viene fatto risalire al 1160, è firmato dal giudice di Gallura Costantino III de Lacon-Gunale. Nel documento si descrive il salto di Girifai ceduto al monastero di San Giovanni "Su Lillu" e a "Santa Maria di Gultudofe". Le due versioni dell'atto, trascritte dal Tola (che lo riprende dagli Annali di Pisa) e dal Solmi, sono riportate nel libro dell'architetto Francesca Chessa "Loculi", anche se non è condivisibile l'ubicazione a Loculi del Salto e del paese di Goltofe; infatti, l'autrice colloca il salto di Veruli in territorio di Loculi in località Vilighiruju, trascurando che dalle Collettorie Pontifficie si evince chiaramente che Veruri corrisponde con Nuruli, che era situato in territorio di Oliena (Panedda, p. 494). Il caso del paese di gadu è solo omonimia toponomastica quella qui riportata in realtà il paese è quello di gadu-Giumpattu a Oliena[Qui dove?]. Il salto era molto più esteso ed era compreso tra Su Rivu Mannu, il Cedrino, e Su Rivu de Sa Vithe il Sologo da cui la località ancora esistente di Vittitai. Nel libro dell'Alberti, prima versione[Anno? Prima versione non significa nulla], il vescovado di Galtellì ritroviamo la trascrizione di un documento in catalano del confine di un salto che era quello di "Biriddo", in agro di Dorgali, che come si deduce dalle località citate è una porzione dell'antico Salto di Girifai ancora ecclesiale nel 1500. Tali proprietà, come si evince dal libro di Putzu sui gesuiti nel nuorese, passarono ai gesuiti.
  29. ^ I santi cistercensi presenti nell'area della Franca di Jurifai: Natività della Madonna o Gonare, san Lamberto di Liegi, sant'Anastasio Persiano, san Mamiliano vescovo, sant'Eusebia Abadessa, san Mauro vescovo, san Bernardo di Chiaravalle, sant'Amatore di Auxerre, riportati nei Regesti parrocchiali in spagnolo della chiesa di Santa Caterina di orgali e redatti dal notaio Sebastiano Mele dimostrano il ricordo dell'antica tradizione cistercense. San Giovanni "Su Lillu" era il nome preso dalla casa madre che era quello dell'Isola del Giglio e di Orbetello. La chiesa di Santa Maria de Turris, oggi santu Cristos a Galtellì, la ritroviamo nei testi dello storico Massimo Rassu come monastero cistercense che era collegato a quello dorgalese di Gonare dove oggi le monache trappiste del locale monastero sono le eredi dell'antico monastero cistercense della chiesa dei santi Cecilia e san Lamberto, in via Gonare, e della chiesa di Sant'Angelo di "Porcarzos" e della Natività della Madonna, o Gonare, in piazza Gonare, protettrice dei cistercensi. Di san lamberto di Liegi, vescovo, che nel simulacro non riporta il pastorale ma una lancia, quella del suo martirio, è presente a Dorgali in località Sagosta l'eremo
  30. ^ oggi nell'isola del Giglio le località dove erano collocate le pertinenze del monastero sono la campagna di “La Bredici” e la “fortezza aldobrandesca” a Giglio Castello collegata all'abbazia di San Giovanni Orbetello e queste ultime alle Tre Fontane). Nel territorio di Jirifai era presente anche il monastero cistercense di San Felice di Vada (comune di Rosignano Marittimo)
  31. ^ Nel libro di Ottorino Alberti, "Il Vescovado di Galtellì", prima edizione, si riporta un documento in lingua catalana dove si descrive la perimetrazione avvenuta nel XVI secolo del Salto ecclesiale di Biriddo interno al perimetro di Girifai. Questo salto con quello di Iloghe e di Pranos, tutti ricompresi in Girifai, sono tra i titoli baronali del vescovo di Galtellì prima e di Nuoro poi, ereditati dall'antica Abbazia "Nullius". Come risulta dall'inventario dei beni gesuitici dorgalesi riportato nel libro di Putzu i Gesuiti Nel nuorese tanti di questi beni abbaziali passarono proprio ai gesuiti che li detennero fino al loro sciogliemneto avvenuto nel secondo decennio dell'Ottocento. Questi beni furono poi messi all'asta o in alcuni casi occupati dai locali o trascritti come beni ademprivili e quindi gravati da uso civico
  32. ^ La legge Regionale 12 del 1994 stabilisce che i beni pubblici gravati da uso civico di origine comunitaria o abbaziale restino di proprietà e nella piena disponibilità dei cittadini residenti discendenti degli abitanti originari e che questi beni non possano essere trascritti ad altro proprietario sia esso anche pubblico (Stato)
  33. ^ Tutti i beni templari e quindi anche quelli della precettoria di san Giovanni di "Su Lillu" nel XIV secolo passarono in Italia e quindi anche nei territori della repubblica di Pisa all'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme o di Malta
  34. ^ Le chiese urbane e campestri, le abitazioni di servizio e le loro pertinenze dislocate a Girifai sono state trasferite nel patrimonio vescovile. Il vescovo di Nuoro ha ereditato il titolo di barone di Biriddo, (con l'accento sulla ò!), Pranos (collocato presso i centri medioevali di Nurulis-Orrule e presso Thurcali o Cartagine Sulcos oggi Nuraghe Mannu), Santu Marine (il salto ubicato sulla sponda sinistra del Sologo a Gardosu già borgo di Gardoco) e anche Iloghe (questo salto non è citato nei titoli ma va giustamente attribuito stando agli esperti di araldica perché faceva parte di Girifai con il canonicato di San Pietro per Biriddo e per Iloghe. Il canonicato era uno di quelli presenti nell'antica diocesi di Galtellì creata dai pisani. Però in origine anch'esso era parte dell'Abbazia "nullius"), di queste terre abbaziali di Girifai. Il vescovo, grazie a questo retaggio, possiede le qualifiche di barone (vedasi a proposito a pag. 242 del libro di Dionigi Scanu "Donna Francesca Zatrillas", La Biblioteca della Nuova Sardegna
  35. ^ In particolare nel borgo di Gonare a Dorgali si trova il monastero annesso alla chiesa di Santa Lucia denominato "Ente Benedettine Mater Unitatis" costituito da benedettine trappiste la cui dedicazione è riferita alla beata suor Maria Gabriella Sagheddu di Dorgali. Le monache custodiscono gli antichissimi simulacri di san Lamberto di Liegi, il cui culto fu introdotto dai cistercensi, e di santa Cecilia. Queste sculture sono state traslate dalla chiesa scomparsa dei santi Cecilia e Lamberto di Liegi, che era ubicata in via Gonare, alla vicina chiesa di Santa Lucia. Le statue dei suddetti santi e la chiesa di Santa Lucia nonché le sue pertinenze provengono dal preesistente monastero di Sant'Angelo e Santa Maria di Gonare
  36. ^ La più famosa lode a san Giovanni Battista è stata attribuita a Paolo Diacono storico e mentore di Carlo Magno (Ut quaeant laxis/Resonare fibris/Mira gestorum/Famuli tuorum/Salve polluti/Labii reatum/Sancte Johannes). Fonte A. Boscolo
  37. ^ Il Gran Carlo Magno con musica del compositore catalano E. M. Bons
  38. ^ Dorgali compare per la prima volta nel 1347 nell'atto di presentazione di Gerardo de Torrents del suo feudo al sovrano aragonese. Prima esisteva sicuramente una, o più popolazioni, sulla stessa area urbana ma la topografica ufficiale è probabile che la citasse con altre denominazioni. Infatti nel XIII secolo Dorgali era presumibilmente costituita da tre piccoli borghi che insistevano nell'attuale cerchia urbana del paese: Gonarium, Torpeia e Castrum citati nella documentazione del periodo. I primi due paeselli facevano parte della Franca di Girifai in quanto rispettivamente una corte e un villaggio monastico. Castro come si è detto era separato da Torpeia da un torrente (il rio di San Giovanni Battista). Lo stesso succedeva tra Castro e Gonare con il rio di Sa Lepora (già del Castro). Alcune immagini descrivono cosa resti architettonicamente di quest'antica e oscura eredità ormai dimenticata.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]