Giovanni Volpi (arcivescovo)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Giovanni Volpi
arcivescovo della Chiesa cattolica
Giovanni Volpi.JPG
Template-Archbishop.svg
 
Incarichi ricoperti
 
Nato28 gennaio 1860 a Lucca
Nominato vescovo15 agosto 1897 da papa Leone XIII
Consacrato vescovo4 settembre 1897 dall'arcivescovo Nicola Ghilardi
Elevato arcivescovo3 luglio 1919 da papa Benedetto XV
Deceduto19 giugno 1931 (71 anni) a Roma
 

Giovanni Volpi (Lucca, 27 gennaio 1860Roma, 19 giugno 1931) è stato un arcivescovo cattolico e saggista italiano, dichiarato servo di Dio[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Lucca da ricca famiglia. Il nonno era il prof. Paolo Volpi, medico, botanico e direttore dell'orto botanico dell'Università di Lucca. Entrò nel seminario arcivescovile di San Martino e, già prima di essere ordinato sacerdote, ebbe l'opportunità di insegnare,[2] come seminarista esterno, la dottrina cristiana nella scuola serale dei Santi Maurizio e Lazzaro, collocata nella parrocchia di San Frediano. Celebrò la sua prima messa nella chiesa di Santa Maria della Rosa il 4 giugno 1882.

Fu incaricato dell'insegnamento di storia ecclesiastica nel seminario decanale di San Michele in Foro; venne poi nominato segretario arcivescovile, poi segretario della congregazione sinodale e quindi esaminatore sinodale. Svolse anche la funzione di segretario della sacra visita, accompagnando l'arcivescovo nelle visite apostoliche. Fondò la scuola degli artigianelli nella città di Lucca.

Il papa Leone XIII lo elesse decano di San Michele in Foro all'età di 34 anni. La carica di decano conferiva il diritto di tenere pontificali e di nominare titolari delle quattro parrocchie lucchesi soggette al Decanato. La giurisdizione decanale comprendeva anche un seminario su cui l'arcivescovo di Lucca aveva giurisdizione ridotta e parziale. Il decano era inoltre protonotario apostolico.

Il 29 luglio 1897 fu eletto vescovo titolare di Dionisiade e cominciò a svolgere la funzione di vescovo ausiliare dell'allora arcivescovo di Lucca, monsignor Nicola Ghilardi, vecchio ed infermo.

Fu in quegli anni confessore spirituale di Santa Gemma Galgani[3]. Ebbe sulla donna varie perplessità ed esitazioni di giudizio e anche dopo aver ricevuto il parere negativo di alcuni medici non sciolse mai in modo chiaro i propri dubbi. Solo in occasione dei processi di canonizzazione ammise di essere stato troppo dubbioso e dichiarò che la Galgani era "un'anima privilegiata". Fu anche confessore della beata Elena Guerra.[4] Negli ultimi anni del suo ministero a Lucca il Volpi si espresse pubblicamente sulla corretta condotta politica dei cattolici. Un suo scritto del 1902, Ciò che ho detto sulla democrazia cristiana in occasione di alcune premiazioni, gli valse numerose critiche anche di parte cattolica.[5]

Pio X lo nominò vescovo di Arezzo il 14 novembre 1904, e l'ingresso in diocesi avvenne nel settembre successivo. L'attività pastorale di mons. Volpi fu intensa ma creò vari contrasti sia nel mondo cattolico, per il suo modo di agire e per la sua opera contro il Modernismo teologico, sia negli ambienti di ideologia laicista, anche a causa delle sue dure prese di posizione contro la massoneria. Durante la prima guerra mondiale in alcuni ambienti politici di Arezzo Volpi venne anche definito come un austriacante. Nel 1917 Benedetto XV inviò nella diocesi un amministratore apostolico e nell'aprile del 1919 lo rimosse dalla diocesi.[2][6] Pio XI lo elevò ad arcivescovo titolare di Antiochia di Pisidia nominandolo anche canonico di Santa Maria Maggiore a Roma.

Morì a Roma nel 1931. Nel 1941, per iniziativa dei padri domenicani e di fedeli e sacerdoti della diocesi di Arezzo, si aprì il processo di beatificazione. A conclusione della prima fase di beatificazione, fu proclamato servo di Dio. La beatificazione non è stata poi proseguita.

Sepolto originariamente nell'oratorio degli Angeli Custodi, nel 2000 le sue spoglie sono state traslate nel santuario di Santa Gemma Galgani in Lucca.[4]

Archivio[modifica | modifica wikitesto]

L'archivio Giovanni Volpi[7] conservato presso il Palazzo vescovile di Arezzo[8] durante l’episcopato dello stesso, venne trasferito a Lucca nel 1918 ed affidato al sacerdote don Angelo Gragnani, che dopo la morte di Giovanni Volpi, lo depositò presso l’Archivio del Capitolo della cattedrale di Lucca. Nel 1933 il fondo fu riconsegnato alla curia vescovile di Arezzo[9], dove è tuttora conservato. Un’ampia raccolta di scritti e documenti di Giovanni Volpi, in originale o in copia, è conservata presso la Cancelleria della Sacra Congregazione per le Cause dei Santi della Città del Vaticano[10] in relazione al processo di canonizzazione di Giovanni Volpi, avviato nel 1950.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Matteo Civitali artista del rinascimento cristiano, ed. Baroni, Lucca, anno 1893.[11]
  • Per la prima comunione del giovinetto conte Carlo Sardi, ed. Giusti, Lucca, anno 1896.[11]
  • Ciò che ho detto Sulla democrazia cristiana in occasione di alcune premiazioni, Tip. Lib. e Cart. Baroni, Lucca, anno 1902.[11]
  • Una parola sull'elemosina, Tip. lib. e cart. Baroni, Lucca, anno 1904.[11]
  • Il risveglio cattolico. Numero speciale in onore di s. e. rev.ma mons. Giovanni Volpi, vescovo di Arezzo, Il Risveglio Cattolico, Arezzo, anno 1905.[11]
  • La comunione frequente e quotidiana: al venerabile clero ed al popolo della Città e Diocesi di Arezzo, per la Quaresima del millenovecentonove, ed. Bellotti, Arezzo, anno 1909.[11]
  • Il S. Cuore di Gesù e le sue promesse: al venerabile clero ed al popolo della Città e Diocesi di Arezzo per la Quaresima del Millenovecentododici, ed. Bellotti, Arezzo, anno 1912.[11]
  • Maria nostra gloria e nostro conforto: al venerabile clero ed al popolo della Città e Diocesi di Arezzo per la Quaresima del Millenovecentotredici e indizione della terza visita pastorale, ed. Bellotti, anno 1913.[11]
  • Colla Chiesa e col Papa: al venerabile clero ed al popolo della città e diocesi di Arezzo per la S. Quaresima del Millenovecentosedici, ed. Beucci, Arezzo, anno 1916.[11]
  • Io regnerò, ed. Beucci, Arezzo, anno 1917.[11]

Genealogia episcopale e successione apostolica[modifica | modifica wikitesto]

La genealogia episcopale è:

La successione apostolica è:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ http://www.santiebeati.it/dettaglio/96644
  2. ^ a b Volpi Giovanni, su Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 29 gennaio 2018.
  3. ^ http://www.hotelvillavolpi.com/default.asp?ID=153&LG=IT
  4. ^ a b Mons. Volpi riposa in S. Gemma Traslata nel santuario la salma del fondatore degli Artigianelli, su ricerca.gelocal.it, Il Tirreno, 10 dicembre 2000. URL consultato il 24 ottobre 2016.
  5. ^ La Civiltà cattolica, volume 7 - 18; pagina 585; La Civiltà Cattolica, anno 1902, vedi Google books
  6. ^ Sodalitum, n.4 Luglio 2007, pagina 25
  7. ^ Fondo Volpi Giovanni, su SIUSA Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche. URL consultato il 24 gennaio 2018.
  8. ^ Diocesi di Arezzo - Cortona -Sansepolcro, su diocesiarezzo.it. URL consultato il 24 gennaio 2018.
  9. ^ Diocesi di Arezzo -Cortona - Sansepolcro. Archivio Diocesano, su diocesiarezzo.it. URL consultato il 24 gennaio 2018.
  10. ^ Cancelleria della Sacra Congregazione per le Cause dei Santi della Città del Vaticano, su vatican.va. URL consultato il 24 gennaio 2018.
  11. ^ a b c d e f g h i j Risultati della ricerca di 'au:Volpi, Giovanni,' su www.worldcat.org

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Silvano Pieri, Mons. Giovanni Volpi, vescovo di Arezzo tra modernismo e nazionalismo, in "Protagonisti del novecento aretino", Firenze 2004, pp. 103–141.
  • Angelo Tafi, Il Servo di dio Mons. Giovanni Volpi (1860-1931), Arezzo, 1981.
  • Alfonso Cenni,Il vescovo del S. Cuore, Mons. Giovanni Volpi, Lucca, 1962.
  • Volpi Giovanni, su Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche.
  • M. A. CONFORTI, Un vescovo santo : Mons. Giovanni Volpi 1860-1931, Torino : L.I.C.E., 1936.
  • Luigi ZANZI, S. E. mons. Giovanni Volpi : Arcivescovo titolare di Antiochia di Pisidia, Roma : Tipografia della Madre di Dio, 1932.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Vescovo titolare di Dionisiade Successore BishopCoA PioM.svg
Ludwik Feliks Zdanowicz 15 agosto 1897 - 14 novembre 1904 Giuseppe Maria Aldanesi
Predecessore Vescovo di Arezzo Successore BishopCoA PioM.svg
Donnino Donnini 14 novembre 1904 - 3 luglio 1919 Emanuele Mignone
Predecessore Arcivescovo titolare di Antiochia di Pisidia Successore Archbishop CoA PioM.svg
Charles-François Turinaz 3 luglio 1919 - 19 giugno 1931 Gustavo Matteoni
Controllo di autoritàVIAF (EN51681085 · ISNI (EN0000 0001 1026 6126 · SBN MILV184533 · BAV 495/92048 · BNF (FRcb107475306 (data) · WorldCat Identities (ENviaf-51681085