Giovanni Vici

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Beato Giovanni Vici
Beato Giovanni Vici da Stroncone.JPG
 
NascitaStroncone, 1350 c.
MorteLucera, 8 maggio 1418
Venerato daChiesa cattolica
Ricorrenza8 maggio
Attributiabito francescano, Vangelo, Cuore

Beato Giovanni Vici (Stroncone, 1350 c. – Lucera, 8 maggio 1418) è stato un religioso italiano, appartenente all'Ordine dei Frati minori osservanti.

Venerato dalla Chiesa cattolica, la sua memoria liturgica viene celebrata l'8 maggio, anniversario della morte.

I suoi resti sono venerati nella chiesa del SS. Salvatore di Lucera.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Stroncone, in Umbria, Giovanni entrò nel 1373 nell'Ordine Francescano dei Frati minori, e venne accolto nell’Eremo di Stroncone dal Beato Paoluccio Trinci da Foligno, padre del movimento dell’Osservanza.

Con l'aggiunta di altri conventi al movimenti degli osservanti, il Trinci nominò come suoi commissari Francesco da Fabriano (per la provincia picena) e Giovanni da Stroncone (per la Tuscia). L'insediamento del Vici come commissario coincise con un periodo di espansione della riforma dell'Osservanza, che vide raddoppiare i conventi (passati da undici a ventidue). Tale successo è dovuto sicuramente al tipo di vita dei frati laici zoccolanti: povertà evangelica e vita eremitica alla ricerca di un ritorno alla semplicità della regola francescana primitiva. Frate laico, non ci sono pervenuti scritti di Giovanni, a cui comunque viene dato l'appellativo di predicatore.

Nel 1399 Giovanni fondò a Fiesole il noviziato che maggiormente illustra i primordi dell'Osservanza; qui Bernardino da Siena ricoprirà l'incarico di guardiano. A Fiesolo, fra i novizi, ebbe il nipote Antonio Vici da Stroncone (oggi beato) e Tommaso Bellacci (che gli succederà nella carica di commissario).

Alla morte di Paoluccio Trinci (1391), Giovanni prese la direzione della piccola famiglia degli osservanti, in qualità di commissario in tre province (umbra, toscana e romana) mentre in quella picena continuò ad esserlo Francesco da Fabriano fino alla morte nel 1415, quando divenne commissario lo stesso Giovanni.

Il 23 marzo 1403 Giovanni ottiene da Bonifacio IX la facoltà di fondare due nuovi conventi (San Bartolomeo di Marano a Foligno e quello di Capriola in Toscana). Nel 1407 fu nominato da Gregorio XII vicario generale per le province di Toscana, Bologna e S. Antonio, con la facoltà di fondare cinque conventi (S. Giuliano dell'Aquila, S. Andrea di Chieti, S. Cristoforo di Penne e S. Giovanni Battista di Roccamontepiano). Eresse inoltre altri tre conventi nel 1416: uno ad Ascoli Piceno, uno a Nocera Inferiore e il terzo a Firenze.

Sotto la sua guida, nel 1415, passò agli osservanti Alberto da Sarteano, dopo un decennio di vita religiosa, e l'anno successivo professarono Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca: sotto l'influsso di questi personaggi gli osservanti, pur mantenendo uno stile di vita eremitico, si aprirono agli studi e all'apostolato della predicazione[1].

Per far conoscere l'Osservanza, Giovanni si recò nella provincia di Sant'Angelo, in Puglia, insieme con Tommaso Bellacci. Qui fondò tra il 1407 e il 1418 il convento di Lucera dedicato al SS. Salvatore, con annessa chiesa, probabilmente sulle fondamenta di una chiesa così denominata sin dall'Alto Medioevo.

Presso le rovine di Castel Fiorentino (borgo non lontano da Lucera dove morì nel 1250 Federico II), rinvenne due lastre di pietra che fece reimpiegare nella Basilica Cattedrale e nella Chiesa del SS. Salvatore di Lucera come lastre per l'altare.

Chiaro per virtù, miracoli e spirito di profezia, morì a Lucera nel convento di SS. Salvatore l’8 maggio 1418 e venne sepolto prima nel coro e poi sotto l'altare maggiore.

Nell'ispezione del sepolcro del 1710, furono trovati integri il cuore e le ossa.

Il 1º luglio 1970 i resti del beato vennero murati in un pilastro a destra della stessa navata, dove ancora oggi riposano e vengono venerati dai fedeli.

Nel 2017, al beato Giovanni Vici viene intitolata la piazza antistante il convento e la chiesa del SS. Salvatore a Lucera.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ C. Schmitt, DIP, vol. VI (1980), col. 1024

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]