Giovanni Sartori (politologo)

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Giovanni Sartori

Giovanni Sartori (Firenze, 13 maggio 1924) è un politologo e sociologo italiano. È considerato uno dei massimi esperti di scienza politica a livello internazionale[1][2] e il più importante scienziato politico italiano[3]. In Italia si deve a lui la nascita della scienza politica come disciplina accademica[4]. Autore di fondamentali volumi tradotti in una molteplicità di lingue, Sartori ha scritto di democrazia, di partiti e di sistemi di partito, di teoria politica e di analisi comparata, di ingegneria costituzionale[3]. È stato insignito di otto lauree honoris causa e nel 2005 ha ricevuto il prestigioso Premio Principe delle Asturie, considerato il Nobel delle scienze sociali[2]. Dal 1979 al 1994 ha ricoperto la prestigiosa cattedra[5] Albert Schweitzer Professor in the Humanities alla Columbia University ed è professore emerito di Scienza politica all'Università di Firenze[6][7]. È editorialista per il Corriere della Sera[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

È nato a Firenze, figlio unico di Dante Sartori ed Emilia Quentin[8]. Ha frequentato il liceo classico conseguendo la maturità nel giugno 1942[8]. Si iscrisse alla Facoltà di Scienze Politiche Cesare Alfieri dell'Università di Firenze (dove si laureò nel 1946), ma venne chiamato alle armi nel settembre del 1943 dalla RSI e passò un anno e mezzo nascosto in una stanza[8]. In quel periodo lesse tutti i libri che riuscì a procurarsi: Croce, Gentile, Hegel, Kant; queste letture costituirono la base dei suoi successivi corsi universitari di Storia della Filosofia Moderna, materia che insegnò come professore incaricato del "Cesare Alfieri" tra il 1950 e il 1956[8]. Nel 1956 passò all'insegnamento di Scienza della Politica, una nuova materia appena inserita nello statuto della Facoltà fiorentina. Materia che ha insegnato, prima come incaricato (1956-63) e poi come professore ordinario (1966-76) sino a quando lasciò l'Università di Firenze[8]. In quegli anni Sartori non poteva contare su un concorso nella disciplina che era il solo a insegnare. Dovette cercare una entrata laterale, e così si presentò nel 1963 al primo concorso di Sociologia indetto in Italia, entrando al secondo posto nella terna. Subito chiamato a Firenze alla cattedra di Sociologia applicata insegnò la materia per tre anni come professore straordinario (1963-66), per poi tornare come ordinario alla Scienza della Politica. Nel frattempo aveva conseguito la libera docenza in Storia della Filosofia Moderna (1954), e poco dopo di Dottrina dello Stato (1955)[8]. Fu anche Preside della Facoltà di Scienze Politiche di Firenze nel triennio "rivoluzionario" 1969-1971. In quel periodo riuscì a far funzionare la sua Facoltà con voti, esami e lezioni regolari: il che gli meritò ancora da giovane, nel 1971, la Medaglia d'oro per meriti culturali ed educativi del Presidente della Repubblica[8][9].

Tra i suoi allievi e assistenti, durante gli anni di insegnamento a Firenze, si annoverano Stefano Passigli, Gianfranco Pasquino, Domenico Fisichella e Giuliano Urbani[10]. Ha ricevuto la carica di Albert Schweitzer Professor in the Humanities alla Columbia University (USA) dal 1979 al 1994.

Nel 1971 fonda la Rivista italiana di scienza politica, di cui resta direttore fino al 2004, quando ne cede la proprietà alla Società italiana di scienza politica.

Dall'inizio degli anni novanta è editorialista de Il Corriere della Sera, con il quale aveva già collaborato durante la direzione di Giovanni Spadolini (1968-1972).

Dal 2002 fa parte dei garanti dell'associazione Libertà e Giustizia, dalla quale si è dimesso nel 2005, in polemica con l'intenzione (poi ritirata) di Carlo De Benedetti, promotore dell'associazione, di aprire a Silvio Berlusconi un fondo d'investimento da lui progettato.

Sartori può essere oggi considerato uno dei principali autori nel campo della Teoria della Democrazia, dei sistemi di partito e dell'ingegneria costituzionale nel mondo accademico internazionale.

È stato sposato con la nobildonna Giovanna di San Giuliano, e, dall'autunno 2008, è stato fidanzato con l'artista italiana Isabella Gherardi, con la quale si è unito a nozze nell'ottobre del 2013.

Dal 12 maggio 2016 gli è dedicata una sala nella biblioteca del Senato, alla quale ha donato un importante fondo librario[11].

Teoria dei sistemi partitici[modifica | modifica wikitesto]

Molto importante è la sua teoria riguardante la classificazione dei sistemi partitici. Tale classificazione si basa sulla differenza tra il formato del sistema partitico e la meccanica funzionale. Non sempre ad un dato formato partitico corrisponde l'equivalente meccanica. Quest'ultima può essere dei seguenti tipi:

Non democratici
  • Sistema a partito unico: un sistema di eliminazione "totalitaria" delle opposizioni. Si pensi alla Germania nazista o all'Unione Sovietica comunista.
  • Sistema a partito egemonico: un sistema di eliminazione "autoritaria" delle opposizioni. Si pensi all'Italia fascista.
Democratici
  • Sistema a partito predominante: un partito domina lo scenario ininterrottamente.
  • Pluralismo semplice / bipartitismo: due partiti si alternano al potere. La competizione tende a essere centripeta, ove si presume che vi sia il maggior numero di elettori fluttuanti.
  • Pluralismo moderato / multipartitismo limitato: il numero dei partiti rilevanti non deve essere superiore a cinque. Due coalizioni si alternano al potere.
  • Pluralismo polarizzato / multipartitismo estremo: numero di partiti superiore a cinque. un centro stabilmente al governo e una doppia opposizione – destra e sinistra – presenza di partiti con caratteri antisistemici. Tendenza centrifuga.
  • Multipartitismo segmentato: numero di partiti superiore a cinque, ma con un basso livello di polarizzazione ideologica.
  • Atomizzazione: numerosi partiti con poche preferenze.

Per determinare il livello di pluralismo partitico, ovvero per “contare i partiti che contano” (G. Pasquino), Sartori individua due possibili criteri di rilevanza, legati alla meccanica della costruzione delle coalizioni:

  • potenziale di coalizione – cioè la capacità di un partito di formare coalizioni e la sua utilità all'interno della compagine governativa. Anche partiti piccoli secondo il criterio numerico possono essere rilevanti e talvolta addirittura indispensabile per la formazione di coalizioni governative.
  • potenziale di intimidazione / ricatto – alcuni partiti possono non essere mai inclusi nelle coalizioni governative, ma avere un ruolo centrale grazie alla disponibilità di voti, di rappresentanza di interessi, di seggi parlamentari in misura tale da poter condizionare il funzionamento delle coalizioni governative, incidendo sulle attività e sulle politiche della coalizione, o perfino del sistema politico in toto.

Questi due criteri si affiancano ad altri criteri di conteggio utilizzati nella teoria dei sistemi di partito:

  • criterio di rilevanza numerica, proposto da Maurice Duverger
  • criterio di rilevanza percentuale, proposto da Laakso e Taagepera, che fa riferimento alla percentuale di voti ottenuta dai partiti e che esprime nell'indice omonimo (Indice di Laakso-Taagepera) il livello complessivo di frammentazione del sistema partitico.

Voto "disgiunto"[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni politiche del 2008 ha proposto di adottare uno schema di voto impropriamente denominato "disgiunto" in segno di protesta contro la legge elettorale (legge Calderoli) e contro l'impossibilità di esprimere preferenze nominali. Ha suggerito di votare alla Camera per il principale partito di centro-destra (PdL) e al Senato per quello di centro-sinistra (PD). Scindendo il voto in due opposte preferenze riteneva di poter influenzare il risultato elettorale attribuendo una camera alla destra e una alla sinistra. Nessuno dei due candidati premier avrebbe potuto governare non avendo la maggioranza in entrambe le camere. I due schieramenti si sarebbero dovuti accordare necessariamente ai fini della formazione di un governo tecnico (transitorio) che sarebbe stato costretto a modificare la legge elettorale. Tale risultato sarebbe stato realizzato anche se solo avessero aderito gli aventi diritto al voto che in genere si astengono (non votando o lasciando scheda bianca o nulla). [12]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Da Hegel a Marx. La dissoluzione della filosofia hegeliana, Firenze, Università degli Studi, 1951.
  • Etica e libertà in Kant, Firenze, Università degli Studi, 1953.
  • La filosofia pratica di Benedetto Croce, Firenze, Università degli Studi, 1955.
  • Croce etico-politico e filosofo della libertà, Firenze, Università degli Studi, 1956.
  • Democrazia e definizioni, Bologna, Il Mulino, 1957; 1969.
  • Questioni di metodo in scienza politica, Firenze, Università degli Studi, 1959.
  • Il Parlamento italiano. 1946-1963, ricerca diretta da, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1963.
  • Partiti e sistemi di partito. Corso di scienza politica. A. acc. 1964-1965, Firenze, Università degli Studi, 1965.
  • Stato e politica nel pensiero di Benedetto Croce, Napoli, Morano, 1966.
  • Antologia di scienza politica, a cura di, Bologna, Il Mulino, 1970.
  • Correnti, frazionismo e fazioni nei partiti politici italiani, a cura di, Bologna, Il Mulino, 1973.
  • Parties and Party Systems. A framework for analysis, Cambridge, Cambridge University Press, 1976. ISBN 0-521-29106-2.
  • Il cittadino totale. Partecipazione, eguaglianza e libertà nelle democrazie d'oggi, Torino, Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi, 1977.
  • La politica. Logica e metodo in scienze sociali, Milano, SugarCo, 1979.
  • Teoria dei partiti e caso italiano, Milano, SugarCo, 1982.
  • Elementi di teoria politica, Bologna, Il Mulino, 1987. ISBN 88-15-01252-4; 1990. ISBN 88-15-02503-0; 1995. ISBN 88-15-09081-9.
  • The Theory of Democracy Revisited, 2 voll., Chatham, N.J., Chatham House, 1987. ISBN 0-934540-49-7.
I, The contemporary debate
II, The classical issues
I, Croce filosofo pratico e la crisi dell'etica
II, Croce etico-politico e filosofo della libertà

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'oro ai benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro ai benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte
— 1971[13]
Premio Principe delle Asturie per le scienze sociali (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Premio Principe delle Asturie per le scienze sociali (Spagna)
— 2005

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

È stato nominato Dottore Honoris Causa da:

Nel 1999 è stato nominato comendador della Ordem do Cruzeiro do Sul dal presidente della Repubblica Federale del Brasile, nel 2005 ha ricevuto il premio Principe delle Asturie per le scienze sociali dalla Fundación Príncipe de Asturias, e nel 2015, a Roma, è stato decorato dal presidente messicano Enrique Peña Nieto dell'Ordine dell'Aquila azteca.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Organized Sections | APSA
  2. ^ a b c Dino Messina, Salviamo la costituzione italiana: Il tema che dominerà la nuova stagione politica, Bompiani, ISBN 9788858705612. URL consultato il 23 febbraio 2016.
  3. ^ a b Gianfranco Pasquino, La scienza politica di Giovanni Sartori, Il mulino, 1° gennaio 2005, ISBN 9788815103079. URL consultato il 23 febbraio 2016.
  4. ^ Stefano Passigli, La politica come scienza: scritti in onore di Giovanni Sartori, Passigli, 1° gennaio 2015, ISBN 9788836814893. URL consultato il 23 febbraio 2016.
  5. ^ SARTORI, Giovanni, su www.treccani.it. URL consultato il 24 febbraio 2016.
  6. ^ Giovanni Sartori, Mala costituzione e altri malanni, Laterza, 1° gennaio 2006, ISBN 9788842079149. URL consultato il 23 febbraio 2016.
  7. ^ Biografia - Giovanni Sartori, su Giovanni Sartori. URL consultato il 23 febbraio 2016.
  8. ^ a b c d e f g Dario Antiseri e Silvano Tagliagambe, Storia della filosofia -: Filosofi italiani contemporanei, Bompiani, ISBN 9788858762417. URL consultato il 23 febbraio 2016.
  9. ^ Segretariato generale della Presidenza della Repubblica - Servizio sistemi informatici - reparto web, Onorificenze - Dettaglio del conferimento, su www.quirinale.it. URL consultato il 24 febbraio 2016.
  10. ^ Il grande vecchio e i suoi moschettieri, Repubblica, 14 novembre 1995
  11. ^ http://www.pietrograsso.org/inaugurazione-della-sala-giovanni-sartori/
  12. ^ Voto di sfiducia costruttivo Corriere della Sera
  13. ^ http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=8658

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