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Giovanni IV d'Etiopia

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Giovanni IV d'Etiopia
Imperatore d'Etiopia
In carica1871 
1889
Incoronazione1872
PredecessoreTeclè Ghiorghìs II
SuccessoreMenelik II
Nome completoLij Kassay Mercha
Altri titoliLeone della Tribù di Giuda, Re di Sion, Re dei Re dell'Etiopia ed Eletto di Dio
NascitaAdua, 11 luglio 1837
MorteMetemma, 10 marzo 1889 (51 anni)
DinastiaSalomonica (Ramo tigrino)
PadreDejazmatch Mercha
MadreSilass Dimtsu

Giovanni IV (in ge'ez e in amarico "ዮሐንስ ፬ኛ" Yōhānnis, anche Yohannes o Johannes, noto anche come deggiasmac Cassa; Adua, 11 luglio 1837Metemma, 10 marzo 1889) fu imperatore d'Etiopia dal 1871 al 1889.

Come il suo predecessore Teclè Ghiorghìs II, Giovanni desiderava riunificare i vari staterelli, più o meno indipendenti, che costituivano l'impero etiopico sotto un unico governo. Si dovette però scontrare a sud, con le mire di Menelik, re dello Scioa, che ambiva al trono imperiale, mentre l'Egitto premeva sui confini settentrionali e orientali alla ricerca di espansioni territoriali.

Nel 1876 con un esercito di 200.000 abissini, Giovanni annientò gli egiziani e pose fine alle loro ambizioni sull'Etiopia, confinandoli sulla costa. Decise invece di non accettare la battaglia con Menelik, preferendo scontrarsi con i Dervisci a Metemma, presso il confine con il Sudan, dove trovò la morte nel marzo del 1889. Fu durante il suo regno che gli Italiani presero possesso in Eritrea della città portuale di Massaua, allontanandovi la guarnigione egiziana presente, ponendo le basi della loro Colonia eritrea.[1][2][3]

Figlio di Mercha, lo "sciùm" del Tembien, e di sua moglie uoizerò Silass Dimtsu (Amata Selassie) di Inderta, il deggiasmac Cassa avrebbe potuto proclamarsi appartenente alla Dinastia Salomonica. Cassa poteva anche dichiarare la sua discendenza salomonica, in modo più indiretto, tramite la famiglia di suo padre (i Tembien), oltre che attraverso un nesso femminile alla dinastia. Inoltre, Dimtsu di Inderta, padre di Amata Selassie, apparteneva alla famiglia, che, verso la fine del Settecento ed i primi dell'Ottocento, aveva mantenuto la signoria sulla regione del Tigrè, mentre sua madre discendeva dalla dinastia degli sciùm di Agamé. La madre di Mercha, prima dama di Tembien era anche pronipote di Suhul Mikael. Il Tigrè in quegli anni includeva la maggior parte di quello che oggi è lo Stato indipendente dell'Eritrea, oltre alla suddetta regione etiope del Tigrè.

Azione politica

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Il deggiasmac Cassa era un nemico acerrimo dell'Imperatore Teodoro II, e fornì assistenza logistica e politica alla spedizione britannica giunta nel 1868 per sconfiggere Teodoro II. In segno di riconoscenza, i britannici fornirono al deggiasmac Cassa una notevole quantità di armi da fuoco moderne in seguito al loro ritorno in patria, successivo alla loro grande vittoria a Magdala. Questo diede al Cassa la possibilità di controllare la provincia del Tigrè, divenendo uno dei tre più potenti principi etiopi,[4] ognuno di quali aspirava a diventare unico governatore, dal momento che tutti si dicevano discendenti di Re Salomone. La rivalità di Cassa con gli uagsciùm era complicata dal fatto che la sorella del deggiasmac Cassa, Dinqinesh Mercha, era sposata con l'uagsciùm Gobasiè. Solo 5 anni prima, l'uagsciùm Gobasiè aveva ricoperto un ruolo militare decisivo nella sconfitta dei rivali del deggiasmac Cassa, per farlo diventare il signore del Tigrè. La loro recente rivalità sfociò su un piano di vendetta personale.[5]

Nel 1868, l'uagsciùm Gobasiè si proclamò imperatore con il nome di Teclè Ghiorghìs II a Soqota, nel distretto di Uàg. Dal momento che l'abunà[6] era morto da poco, non c'era nessuno per incoronare il nuovo imperatore col sacro rito tradizionale. In uno sforzo mirato a far riconoscere il suo titolo da Cassa, Teclè Ghiorghìs concesse a suo cognato il titolo di "Reese Masafint", "Re-ese Mekwanint", o "primo tra i nobili". Il deggiasmac Cassa prontamente cominciò ad usare il titolo, ma ancora non riconobbe le aspirazioni di Teclè Ghiorghìs al trono e si rifiutò di omaggiarlo come Re.

Imperatore d'Etiopia Giovanni IV.

[1][2][3]

Teclè Ghiorghìs represse con successo le ribellioni di ras Wolde Maryam di Begemender e Fares Ali di Yejju. Giovanni, tuttavia, si rifiutò di riconoscere il nuovo metropolita abunà Atnatewos II inviato da Alessandria nel giugno 1869 e lo mantenne nel suo dominio.[7] Tuttavia, Teclè Ghiorghìs non si lasciò ingannare e capì rapidamente le intenzioni di Yohannes. Pur avendo un esercito molto più numeroso, Teclè Ghiorghìs non disponeva delle armi moderne di Giovanni. Inoltre le sue truppe includevano molti soldati del Tigrè e temeva un loro cambio di campo a favore di Giovanni.[8] Pertanto, Teclè Ghiorghìs cercò la collaborazione di Menelik per consolidare un vantaggio puramente numerico. Tuttavia, il negus di Scioa si rifiutò di unirsi alla lotta, preferendo vedere i due grandi signori della guerra confrontarsi e stancarsi a vicenda.[8]

Azione militare

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Allora Teclè Ghiorghìs fece nel 1871 la prima mossa, attraversando in forze il fiume Takazze, in guerra contro Cassa, grazie all'addestramento che l'esploratore britannico John Kirkham aveva dato alle sue truppe. Il deggiasmac Cassa incontrò le forze superiori dell'Imperatore vicino ad Adua l'11 luglio 1871, catturando e deponendo Teclè Ghiorghìs, che venne confinato a Enda Abba Selma, nel Tembien, dove sarebbe morto due anni dopo.

Incoronazione e proclamazione imperiale ad Axum

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Da tempo Cassa si preparava per il giorno dell'incoronazione, avendo raccolto fondi per pagare il Patriarcato Copto di Alessandria affinché nominasse un nuovo arcivescovo reggente a capo della Chiesa etiope. L'abunà Atnatewos II incoronò Cassa Imperatore in Axum il 12 gennaio 1872. Cassa prese il nome ed il titolo di Imperatore Giovanni IV, Re di Sion e Re dei Re dell'Etiopia, diventando il primo Imperatore incoronato in quella città storica dal tempo di Fasilide nel 1632. Il ras Adal di Goggiam presto si sottomise a Giovanni e lo riconobbe come Imperatore, venendo ricompensato con il titolo di Negus del Goggiam, con il nuovo titolo di Tekle Haymanot. Durante il suo regno, Giovanni fu coinvolto in una serie di conflitti militari lungo le frontiere settentrionali. Il primo venne causato dal chedivè Isma'il Pasha d'Egitto, il quale cercò di portare l'intero bacino del Nilo sotto il suo controllo.

Gli Egiziani cercarono di istigare Menelik di Scioa contro l'Imperatore, ma si guadagnarono l'inimicizia di Menelik marciando dal porto di Zeila e occupando la città-stato di Harrar l'11 ottobre 1875. Sia Menelik che Giovanni consideravano Harrar come una provincia etiopica ribelle.[1][2][3]

Battaglie di Gundat e Gura

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Le due armate, la mattina del 16 novembre 1875, si scontrarono a Gundat, anche detta Guda-gude. Gli Egiziani furono indotti a marciare in una valle stretta con pareti ripide, e vennero letteralmente spazzati via dai cecchini etiopici appostati sui monti intorno alla valle. In pratica l'intera forza egiziana, insieme ai suoi numerosi ufficiali di origine europea o nordamericana, fu distrutta.

Le notizie di questa disastrosa sconfitta non vennero fatte circolare in Egitto, per evitare di minare il governo del Chedivè. Venne composto un nuovo nucleo combattente egiziano, armato per tentare di vendicare la sconfitta di Gundat. Gli egiziani, tra il 7 e il 9 marzo 1876, furono di nuovo sconfitti nella battaglia di Gura, dove gli Etiopi vennero condotti di nuovo dall'Imperatore e dal suo generale, l'abile (futuro) ras Alula Engida. A questa vittoria seguì, il 20 marzo 1878, la sottomissione di Menelik a Giovanni, che in cambio riconobbe il diritto ereditario di Menelik al titolo di re di Scioa e lo reincoronò il 26 marzo 1878.[1][2] Giovanni colse l'occasione per legare più strettamente a sé Menelik, organizzando il matrimonio della figlia di Menelik, Zeuditu (futura imperatrice d'Etiopia a pieno titolo), con il suo stesso figlio ed erede, Ras Araya Selassie.[9] Vincitore della guerra egiziano-etiope e indiscusso Negus Negesti, nel 1878 Giovanni raggiunse l'apice del suo regno. (Vedi Titoli nobiliari etiopici).

L'imperatore Giovanni più tardi, nel 1878, convocò anche un concilio generale della Chiesa etiope a Boru Meda, che pose fine alla disputa teologica in corso nella chiesa locale; a cristiani, musulmani e pagani furono concessi rispettivamente due, tre e cinque anni per conformarsi alle decisioni del concilio. Ai non cristiani fu proibito di partecipare al governo, a meno che non si convertissero e non fossero battezzati; ai musulmani furono concessi tre mesi, mentre i pagani dovettero convertirsi immediatamente al cristianesimo. "Avendo concluso che Wollo valeva una messa", come afferma ironicamente Harold Marcus, il suo servitore Ras Mohammed di Wollo disobbedì alle norme fiscali, rifiutandosi lui e l'intera Wollo di pagare le tasse al governo, cosa che l'imperatore Giovanni aveva scoperto essere una cospirazione con i turchi dell'Impero Ottomano a causa della sua affiliazione musulmana. Ras Mohammed fu portato al cospetto dell'imperatore Giovanni e accusato della sua cospirazione per aiutare i colonizzatori musulmani e abbattere l'impero giudaico-cristiano. Ras Mohammed si schierava con i Musulmani Affiliati della Turchia. Dopo aver incontrato re Giovanni e aver appreso che se avesse aiutato i turchi, alla fine lui e il resto dell'Etiopia sarebbero diventati schiavi del mondo arabo/musulmano. Ras Mohammed scelse quindi di convertirsi al cristianesimo per poi ereditare il nome cristiano (in seguito Negus) di Michele di Wollo e l'imperatore gli fece da padrino al battesimo. Al nuovo convertito fu data in moglie l'altra figlia di Menelik, Shewarega Menelik. Giovanni fece un ulteriore passo avanti e fece pressioni su Menelik affinché espellesse tutti i missionari cattolici romani da Scioa.[10] Tuttavia, questa volta, invece di un singolo arcivescovo, aveva richiesto che il patriarca Cirillo ne inviasse quattro sia per servire il gran numero di cristiani presenti in Etiopia sia per coprire le più remote regioni dell'Impero. I nuovi vescovi giunsero nel 1881. Erano guidati dall'abunà Petros come arcivescovo, l'abunà Matewos per Scioa, l'abunà Luqas per Goggiam e l'abunà Marqos per Gondar. L'abunà Marqos morì poco dopo il suo arrivo, quindi la sua diocesi fu inclusa in quella dell'abunà Loqas. Fu la prima volta che il Patriarcato Copto di Alessandria aveva assegnato 4 vescovi per l'Etiopia.[11]

Battaglie dell'Impero Etiopico contro il Sudan

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Ritratto etiopico dell'Imperatore Giovanni IV.

Quando Muhammad Ahmad si proclamò Mahdi, conducendo il Sudan ad una lunga e violenta rivolta, i suoi seguaci espulsero le guarnigioni egiziane dal Sudan, isolandole in luoghi come Suakin ed altri avamposti nel sud. Giovanni accettò la richiesta dell'Impero britannico di permettere ai soldati egiziani l'evacuazione attraverso l'Etiopia, con l'accordo che gli Inglesi avrebbero sostenuto le rivendicazioni etiopiche su porti importanti come Massaua sul Mar Rosso per poter far transitare armi e munizioni, nell'eventualità che l'Egitto avesse dovuto ritirarsi dall'area. Ciò venne formalizzato da un trattato firmato ad Adua, noto come trattato di Hewett.

Questo causò l'ira dei seguaci del Mahdi contro l'Etiopia: ma il ras Alula sconfisse una loro armata nella battaglia di Kufit, il 23 settembre 1885. Allo stesso tempo, il Regno d'Italia prese il controllo del porto di Massaua, frustrando le attese degli Etiopi e facendo infuriare Giovanni. Questi cercò di intraprendere trattative con gli Italiani, in modo da potersi concentrare nella problematica lotta ai seguaci del Mahdi, anche se il ras Alula comandò di persona l'attacco contro le unità italiane che si trovavano nelle mal definite frontiere tra i due imperi. I problemi interni peggiorarono quando sia il negus di Goggiam sia il negus di Scioa si ribellarono contro Giovanni e l'Imperatore dovette distrarre le sue truppe dalla lenta penetrazione italiana per affrontare la ribellione dei suoi vassalli. Giovanni represse con brutalità la ribellione del Goggiam, ma prima che potesse colpire Scioa giunsero notizie del saccheggio di Gondar da parte delle forze del Mahdi, che avevano anche bruciato le chiese più sacre. L'Imperatore diresse allora le sue truppe verso nord, dalla provincia di Goggiam verso la frontiera col Sudan, per fronteggiare le armate del Mahdi.[1][2][3]

Morte di Giovanni IV, l'occupazione italiana dell'Eritrea

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La vita di Giovanni IV giunge alla fine mentre fronteggia l'invasione dei seguaci del successore di Muhammad Ahmad, Abdallahi ibn Muhammad, nella battaglia di Metemma del 9 marzo del 1889. Mortalmente colpito da un cecchino durante la battaglia, venne portato nella sua tenda, dove riconobbe suo nipote, il ras Mangascià, come figlio naturale, e lo nominò erede[12]. Morì poche ore dopo. Anche se l'armata etiopica aveva quasi annientato i nemici in questa battaglia, la notizia della morte del loro capo li demoralizzò e permise alle forze del Mahdi di contrattaccare, sbaragliando le file etiopi e catturando il corpo dell'Imperatore, in seguito trasportato nella capitale sudanese di Omdurman, dove la sua testa venne esposta, infilzata su un'alabarda.

Le ribellioni del Tigrè

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Anche se alcuni nobili del Tigrè, comandati dal ras Alula, tentarono di promuovere le rivendicazioni imperiali del figlio di Giovanni, il Ras Mangascià Giovanni, molti dei parenti del monarca negli opposti schieramenti di Indarta e Tembien si ribellarono apertamente al Mangascià. Il Tigrè venne sconvolto dalle ribellioni di parenti dell'Imperatore contro Mangascià e dalle lotte tra di essi. Menelik di Scioa approfittò dei disordini nel Tigrè e, dopo aver aperto la strada all'occupazione italiana di Hamasien, Serai e Akale Guzai, distretti rimasti fedeli a Giovanni IV, si proclamò Imperatore d'Etiopia con il nome di Menelik II.[1][2][3]

L'occupazione italiana dell'Eritrea

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La morte di Giovanni IV ridusse l'influenza dei tigrini nel governo, consentendo la conquista da parte dell'Italia di ulteriori distretti, che condussero alla creazione della Colonia eritrea, anche se in seguito l'Imperatore Menelik II sconfisse l'Italia nella battaglia di Adua. La nobiltà tigrina poté conservare parte della sua influenza presso la corte imperiale di Menelik e successori, anche se non allo stesso livello dell'epoca di Giovanni IV. I discendenti di Giovanni governarono sul Tigrè come principi ereditari fino al colpo di stato del 1974 e soltanto la caduta della monarchia nel 1975 pose fine al loro governo. Esistono due linee di discendenza da Giovanni IV: una attraverso il figlio più anziano, il ras Araya Selassie, per mezzo di suo figlio, il ras Gugsa Araya, e la seconda, attraverso il ras Mangascià Giovanni. Giovanni IV viene ancora ricordato in Etiopia come un gran patriota e martire del suo paese e della fede cristiana. Lo si ricorda anche in Eritrea, dove gli venne dedicato l'aeroporto Giovanni IV. I musulmani lo ricordano con astio, per l'intolleranza verso la loro fede, l'oppressione dei loro diritti, oltre alle modalità autoritarie con cui tentò di convertirli.

  1. 1 2 3 4 5 6 haileselassie.net, http://www.haileselassie.net/category/emperor-yohannes-iv/.
  2. 1 2 3 4 5 6 treccani.it, http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-iv-imperatore-d-etiopia_(Dizionario-di-Storia)/.
  3. 1 2 3 4 5 books.google.it, https://books.google.it/books?id=DtIRbpUNp_oC&pg=PA49&lpg=PA49&dq=yohannes+iv&source=bl&ots=38V69mZGsd&sig=qCOMEaIuK2pfMtq8DNz4VUuD0W0&hl=de&sa=X&ved=0ahUKEwiCxaiqjtzRAhWErxoKHbPTDmc4ChDoAQheMA4#v=onepage&q=yohannes%20iv&f=false.
  4. Gli altri erano : l'uagsciùm Gobasiè di Lasta e Uàg, futuro imperatore Teclè Ghiorghìs II, e Sahle Mariàm re dello Scioa, in seguito Imperatore Menelik II.
  5. books.google.it, https://books.google.it/books?id=WU92d6sB8JAC&pg=PA431&lpg=PA431&dq=yohannes+iv&source=bl&ots=gObSLQQeea&sig=PjyJm-Xjc9OH9KWrRNPAb7ji0D0&hl=de&sa=X&ved=0ahUKEwjGj935jtzRAhWF5xoKHQ6SA5E4HhDoAQgZMAA#v=onepage&q=yohannes%20iv&f=false.
  6. Capo della Chiesa ortodossa etiope.
  7. Paul B. Henze, Yohannes IV and Menelik II: The Empire Restored, Expanded, and Defended, in Layers of Time: A History of Ethiopia, New York, Palgrave, 2000, pp. 146, ISBN 0-312-22719-1.
  8. 1 2 Harold G. Marcus, The Life and Times of Menelik II: Ethiopia 1844–1913, Lawrenceville, Red Sea Press, 1995, pp. 34, ISBN 1-56902-010-8.
  9. (EN) 01. The Reign of Emperor Yohannes IV, su Together We Learn - Ethiopia. URL consultato il 4 ottobre 2009.
  10. Harold G. Marcus, The Life and Times of Menelik II: Ethiopia 1844–1913, Lawrenceville, Red Sea Press, 1995, pp. 57–59, ISBN 1-56902-010-8.
  11. Ethiopian Treasures - Emperor Yohannes IV, Battle of Metema - Ethiopia, su www.ethiopiantreasures.co.uk. URL consultato il 10 settembre 2025.
  12. Il figlio più anziano Araya Selassie era morto pochi anni prima.
  • David Levering Lewis, Pawns of Pawns, in The Race to Fashoda, New York: Weidenfeld and Nicolson, 1987. ISBN 1-55584-058-2
  • Angelo Del Boca, Gli italiani in Africa Orientale: 1. Dall'Unità alla Marcia su Roma, Oscar Storia Arnoldo Mondadori Editore, 1992. ISBN 88-04-46946-3
  • Harold G. Marcus, The Life and Times of Menelik II: Ethiopia 1844–1913, Lawrenceville: Red Sea Press, 1995. ISBN 1-56902-010-8.
  • Paul B. Henze, Yohannes IV and Menelik II: The Empire Restored, Expanded, and Defended, in Layers of Time: A History of Ethiopia, New York: Palgrave, 2000. ISBN 0-312-22719-1

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Predecessore Imperatore d'Etiopia Successore
Teclè Ghiorghìs II 1871 - 1889 Menelik II
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