Giovanni D'Orlandi

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Giovanni D'Orlandi (Alessandria d'Egitto, 1º ottobre 1917Atene, 25 settembre 1973) è stato un diplomatico italiano.

L'ambasciatore D'Orlandi (a sinistra)

Ambasciatore di grande esperienza, in buona sintonia con il ministro Amintore Fanfani[1] e fervente cattolico, insegnò presso l'Università Johns Hopkins di Baltimora. Tra i suoi alunni vi fu Mario Sica che ritrovò più tardi come collaboratore a Saigon.

Carriera diplomatica[modifica | modifica wikitesto]

Laureatosi in giurisprudenza a Roma nel 1939, è poi entrato nella carriera diplomatica l'anno successivo nel 1940.

All'inizio della Seconda guerra mondiale fu fatto prigioniero dagli inglesi mentre era su un mercantile che venne intercettato. Venne internato in India fino alla fine del conflitto, dal 1940 al 1946.

Finita la guerra rientrò in Italia dove prestò servizio presso il Ministero degli Esteri a partire dal 1948.

Nel 1950 è prima Vice console ad Agen in Francia e poi viene trasferito alla Rappresentanza Permanente presso l'O.E.C.E dove presiede il C.O.C.O.M. nella capitale francese. Tale incarico durerà fino al 1957.

Nel 1958 è Capo di Gabinetto del Ministro delle Partecipazioni Statali. A partire dall'anno successivo (1959) è capo dell'ufficio Sud Est asiatico della Direzione Generale degli Affari Politici fino al 1962.

Ambasciatore italiano a Saigon dal 17 luglio 1962 al 4 aprile 1967, svolse un ruolo di primissimo piano[senza fonte] nei 3 tentativi di pace italiani alla Guerra del Vietnam[2] tra il 1965 ed il 1968; in tale vicenda Giovanni D'Orlandi ebbe come stretto collaboratore l'allora giovane Mario Sica. Sacerdoti vietnamiti, o missionari come don Mario Acquistapace, e diplomatici come il Delegato apostolico monsignor Salvatore Asta, che D’Orlandi ha conosciuto al suo arrivo a Saigon, diventarono suoi amici fidati e consiglieri.[3].

D'Orlandi ammirava l'opera del nunzio apostolico avversa alla identificazione fra Chiesa vietnamita e il regime del cattolico Ngô Đình Diệm.[4] Allo stesso tempo, era per una soluzione che stabilizzasse il regime di Diem per arginare il Comunismo;[1]

Anche il Vaticano aveva dato mandato a Mons. Asta affinchè favorisse la cosiddetta soluzione Diem senza Nhu,[4] con il previsto allontanamento del fratello Nhu dal potere, come era anche nei piani americani. Su tali avvenimenti è stato pubblicato postumo il diario di D'Orlandi.[3]

La grande professionalità di D'Orlandi fu apprezzatissima dai politici sudvietnamiti e dagli stessi americani (tra questi vi fu Henry Cabot Lodge, grande suo estimatore); l'ambasciatore italiano fu un punto di riferimento in più circostanze.

Rientrato a Roma per motivi di salute, servì poi come Ispettore Generale del Ministero degli Affari Esteri e degli Uffici all'estero fino al novembre 1968 quando divenne ambasciatore italiano in Grecia ad Atene. Tale incarico durò fino alla sua morte, avvenuta il 25 settembre 1973 per una malattia del sangue contratta durante la Seconda guerra mondiale allorchè era prigioniero degli alleati in India,[3] e peggiorata durante il suo soggiorno a Saigon.

Una significativa descrizione di D'Orlandi è stata fatta da Mario Sica[5]: " Per D'Orlandi la diplomazia era un mestiere che richiedeva un'alta professionalità, fatta soprattutto di attenzione alle piccole cose, ai dettagli apparentemente formali, burocratici o senza importanza, in cui però il bravo diplomatico sa scoprire talora uno spunto d'azione o di valutazione politica."

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni D'Orlandi, Diario vietnamita, 1962-1968, Roma, Edizione Trentagiorni Società cooperativa, 2006.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b James Hershberg, Marigold: The Lost Chance for Peace in Vietnam, Washington D.C., e Stanford, Woodrow Wilson Center e Stanford University Press, 2012.
  2. ^ Missione La Pira; Operazione Marigold; Operazione Killy.
  3. ^ a b c 30Giorni | Diario vietnamita, 1962-1968. (di Giovanni D'Orlandi)
  4. ^ a b Elisa Giunipero, Il contributo italiano alla pace in Vietnam, Milano, Educatt, 2012.
  5. ^ Descrizione fatta a pag 17 del libro: Mario Sica, Marigold non fiorì. Il contributo italiano alla pace in Vietnam, Firenze, Ponte alle Grazie, 1991.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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