Giovanni Antonio Fontana

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Giovanni Fontana (Cabbio, 2 ottobre 1738Penne, 1803) è stato un architetto italiano operante in Abruzzo nella seconda metà del Settecento.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato nella terra di Cabbio - nel Canton Ticino in Svizzera, già Diocesi di Como - nel 1738 da Sebastiano e Maria Margherita Fontana, visse l'infanzia e la giovinezza nel piccolo paese ticinese dove imparò l'arte del progettista.

Prima del 1767 giunse a Penne in Abruzzo dove si sposò con Marianna Di Giovacchino alias Grelli (Penne, 19-02-1745 - Penne, 1804); a partire dall'anno successivo operò in tutto il territorio abruzzese in qualità di "mastro fabbricatore e perito nell'arte di stimare ed apprezzare le fabbriche". A lui si deve la facciata di Colleromano di Penne, realizzata nel 1792; un disegno (del 1786) della facciata della Cattedrale di Lanciano, mai messo in opera (però nel 1785 corresse gli errori dei disegni di Carlo Fantoni); il disegno della chiesa madre di Orsogna del 1780 messo in opera da lui stesso e proseguito poi nel 1810 dal pennese Aniello Francia con alcune innovazioni; progetto di riattamento di San Cetteo in Pescara nel 1783; spaccato della Chiesa parrocchiale di Civitaretenga; eresse il nuovo seminario di Penne, voluto dal vescovo Calcagnini nel 1793; progettò la Chiesa di Santa Maria degli Angeli in Bisenti e un ponte sul fiume Fino; a lui si deve infine la facciata della Chiesa di Santa Maria in Platea di Campli (1793).

I "Fratelli Fontana", capimassa briganti[modifica | modifica wikitesto]

Mastre Giuvannène (come veniva chiamato a Penne e in Abruzzo) e sua moglie Marianna ebbero otto figli:

  • Carlo, nato a Penne il 3 febbraio 1772, sposato a Tortoreto con Petronilla Barchese e deportato dai francesi nel febbraio 1806;
  • Maria Domenica;
  • Antonia, nata a Penne il 23-11-1774, sposata con il sindaco di Bisenti Francesco Valente e qui morta il 18-03-1848; dai cinque figli di Francesco Valente e di Antonia discende la quasi totalità della famiglia Valente di Bisenti;
  • Giuseppe, nato a Penne il 28-05-1776, marito di Maria Pentima e fucilato a Teramo il 04-12-1806 nel piazzale della Madonna delle Grazie;
  • Maria Maddalena, nata a Penne il 10-04-1778;
  • Giustino, nato a Penne il 12-05-1781 e morto a Teramo il 25-06-1799 durante una congiura contro la famiglia Marini (i Renneluni);
  • Domenico, nato a Penne il 09-01-1785 e fucilato insieme a Giuseppe;
  • Alba, nata a Penne il 16-02-1787.

Giovanni Antonio Fontana è stato anche un capomassa brigante. Infatti egli era altresì noto, insieme ai suoi figli Carlo, Domenico, Giuseppe e Giustino (i cosiddetti "fratelli Fontana") per aver preso possesso della città di Teramo il primo maggio del 1799 dopo che essa era stata liberata dall'invasore francese ad opera della banda del prete De Donatis. La vicenda dei fratelli Fontana è narrata sia dallo storico Niccola Palma che dal sacerdote contemporaneo Carlo Januarii. Partiti da Penne alla volta di Teramo, giunsero avendo al seguito centinaia di rivoltosi alle porte del capoluogo, dove il figlio Carlo sfidò il De Donatis puntandogli contro un cannone posto in corso San Giorgio; fu per l'intermediazione di un civile di Teramo che il De Donatis ebbe salva la vita. [1]. La banda del sacerdote brigante, molto più numerosa di quella dei fratelli Fontana, si ritirò dalla città. Una volta divenuti i padroni di Teramo i fratelli Fontana la governarono per mesi fino all'arrivo del generale Rodio, sottomettendo anche i componenti della locale famiglia Marini in seguito a una congiura nella quale morì Giustino. Noti per la loro audacia e ferocia, ritornarono in auge nel 1806, durante la seconda venuta francese, ma la sorte che subirono stavolta fu diversa. Carlo fu deportato dopo aver esortato invano i fratelli ad accogliere i francesi e di lui non si ebbero più notizie. Gli altri si rifugiarono a Bolognano presso un amico fidato ma vennero presto scoperti. Condannati a morte, Domenico e Giuseppe vennero quindi fucilati a Teramo insieme al cognato Antonio Pentima, loro complice. Nel frattempo di Giovanni Antonio si persero le tracce, probabilmente morì nel 1803.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'episodio è citato - tra gli altri - anche dallo storico Niccola Palma nella sua opera sulla diocesi di Teramo Storia ecclesiastica e civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli: detta dagli antichi praetutium, ne' bassi tempi Aprutium oggi città di Teramo e diocesi Aprutina. Che contiene gli avvenimenti dal 1530 al 1830 (Volume 3, ed. Angeletti, 1833). Il figlio Giuseppe non viene qui chiamato per nome, ma solo col soprannome L'Occupante, in contrapposizione al Generale dei Colli che era invece il De Donatis. Lo Januarii invece riporta nomi e cognomi dei fratelli Fontana; una ricerca più approfondita viene effettuata dallo scrittore Luigi Coppa-Zuccari nella sua opera L'invasione francese negli Abruzzi (1798-1815) (Roma, Tipografia Consorzio Nazionale, 1939).

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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