Giovanni Antonio Bianchini

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Giovanni Antonio Bianchini (Venezia, circa 1522Venezia, circa 1588) è stato un architetto italiano, ma soprattutto, assieme al padre Vincenzo Bianchini, uno dei più importanti esponenti di una famiglia di mosaicisti attivi a Venezia nel XVI secolo[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa di San Geminiano, dettaglio da un'incisione di Dionisio Moretti (1790-1834)

Giovanni Antonio Bianchini nacque a Venezia intorno al 1522, figlio di Vincenzo, e nipote di Domenico, entrambi mosaicisti.[2][3]

Insieme al padre e allo zio, Giovanni Antonio Bianchini è considerato un mosaicista aderente al manierismo, che tradusse con grande capacità i cartoni dei pittori come Francesco Salviati.[2]

Le prime notizie riguardanti Giovanni Antonio Bianchini lo indicarono attivo come mosaicista nella basilica di San Marco a Venezia tra il 1542 e il 1552, dove collaborò con il padre Vincenzo e con il pittore e mosaicista Giovanni Demio per una grandiosa composizione a mosaico, raffigurante l'Albero genealogico della Vergine, collocata nella parete di fondo del transetto, nella basilica di San Marco.[2]

Nel 1556 fu accolto tra i maestri del mosaico in San Marco,[2] e l'anno seguente realizzò due opere autonome, accanto all'Albero genealogico della Vergine, raffiguranti San Pigasio e San Esaudino.[1]

Negli stessi anni ultimò anche altre opere riguardanti i santi, che però non sono rintracciabili con certezza. Invece sicuramente suoi furono il Giobbe e il San Geremia nel sottarco interno verso la crociera,[2] oltre che una decorazione di fiori e frutta collocata nei pressi dell'altare di San Giovanni Evangelista (circa 1559-1563).[2][4]

Nel 1563 Giovanni Antonio Bianchini partecipò, assieme al padre Vincenzo e allo zio Domenico, ad un concorso per mosaicisti indetto dalla Procuratia di San Marco, nel quale risultò secondo,[2] e la sua opera, un San Gerolamo, è conservata presso la sagrestia della basilica, accanto a quella dello zio.[2]

Nello stesso anno, Giovanni Antonio Bianchini si impegnò, con gli altri familiari, nel processo intentato contro i fratelli Zuccato, accusati di poca correttezza tecnica, cioè di aver utilizzato il pennello per mosaici al posto delle tessere.[2][5] Questa vicenda interessò talmente la scrittrice francese George Sand, durante un suo soggiorno veneziano, da scrivere un romanzo dedicato all'argomento, intitolato Les maîtres mosaïstes (1837).[5]

Le ultime informazioni riguardanti la carriera artistica di Giovanni Antonio Bianchini risalirono al 1564, quando ultimò i lavori sopra l'altare di San Giovanni Evangelista; mentre le ultime informazioni su Bianchini furono relative ad un pagamento ricevuto il 7 maggio 1568.[2]

Come architetto progettò nel 1566 la chiesa di San Geminiano, costruita da Jacopo Sansovino.[2]

L'attività dei maestri come Giovanni Antonio Bianchini si rivelò molto importante nell'ambito dell'arte musiva veneziana del XVI secolo;[1] nonostante la perfezione tecnica dell'opera, il mosaico in quell'epoca, terminò di essere un'arte indipendente, e passò alle dipendenze della pittura:[1] il mosaicista diventò un esecutore, spesso meccanico, nel realizzare i disegni dei pittori.[1]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Mosaici[modifica | modifica wikitesto]

  • Albero genealogico della Vergine, transetto della basilica di San Marco a Venezia (1552);
  • San Pigasio, transetto della basilica di San Marco a Venezia (1557);
  • Sant'Esaudino, transetto della basilica di San Marco a Venezia (1557);
  • San Geremia, sottarco interno verso la crociera della basilica di San Marco a Venezia (circa 1559-1563);
  • Decorazione di fiori e frutta, nei pressi dell'altare di San Giovanni Evangelista della basilica di San Marco a Venezia (circa 1559-1563);
  • San Gerolamo, presso la sagrestia della basilica di San Marco a Venezia (1563).

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa di San Geminiano a Venezia (1566).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Bianchini Giovanni Antonio, in le muse, II, Novara, De Agostini, 1964, p. 244.
  2. ^ a b c d e f g h i j k Bianchini, Vincenzo, in Dizionario biografico degli italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 12 giugno 2019.
  3. ^ Bianchini Domenico detto Rossetto, su dizionariobiograficodeifriulani.it. URL consultato il 12 giugno 2019.
  4. ^ Venezia, Volume 7, su books.google.it. URL consultato il 12 giugno 2019.
  5. ^ a b I maestri mosaicisti (PDF), su medianaonis.it. URL consultato il 12 giugno 2019.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Boschini, Le ricche minere..., Venezia, 1674.
  • Bianchini, in Enciclopedia Italiana, VI, p. 869.
  • Renato De Fusco, Mille anni d'architettura in Europa, Bari, Laterza, 1999, ISBN 978-88-420-4295-2.
  • G. Lorenzetti, Venezia e il suo estuario, Roma, 1963.
  • R. Pallucchini, Le giovinezza del Tintoretto, Milano, 1950.
  • A. Pasini, Guide..: de St. Mare, Schio, 1888, p. 9, 119.
  • Nikolaus Pevsner, John Fleming e Hugh Honour, Dizionario di architettura, Torino, Einaudi, 2005.
  • (FR) P. Saccardo, Les mosaiques de St. Mare…, Venezia, 1896.
  • L. Tanfani Centofanti, Notizie di artisti…, Pisa, 1898.
  • (DE) U. Thieme e F. Becker, Bianchini Vincenzo, in Künstler-Lexikon, III, Lipsia, 1950, p. 588.
  • G. Vasari e (a cura di) G. Milanesi, Le Vite..., VII, Firenze, 1881.
  • V. Vercelloni, Dizionario enciclopedico di architettura e urbanistica, Roma, 1969.
  • David Watkin, Storia dell'architettura occidentale, Bologna, 1990.
  • A. M. Zanetti, Della pittura veneziana, Venezia, 1771.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]