Giovanni Ansaldo (imprenditore)

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Ritratto di Giovanni Ansaldo del 1853

Giovanni Ansaldo (Genova, 1815Genova, 12 maggio 1859[1]) è stato un imprenditore, ingegnere, architetto e accademico italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Ansaldo - conosciuto anche come Gio. Ansaldo - nel 1837 termina gli studi di scuola secondaria, successivamente si distingue negli studi universitari laureandosi prima in ingegneria civile nel 1840 e poi in ingegneria idraulica nel 1841.[2]

Dopo la laurea, lavora come architetto per alcune famiglie nobili genovesi, progettando e costruendo ville in Riviera, si interessa all'edilizia religiosa e collabora con l'amministrazione comunale, in diverse commissioni urbanistiche.

Lascia la professione dopo il matrimonio con Giuditta Muratori, figlia di un imprenditore tessile: grazie alla ricca dote della moglie può dedicarsi alla carriera accademica e, dopo avere ottenuto la libera docenza nel 1847 e l'incarico universitario per l'insegnamento di geometria descrittiva, nel giugno del 1850 è nominato professore di analisi infinitesimale all'Università di Genova, dove si afferma come esponente di spicco del movimento liberale moderato nell'ambito della cultura della seconda metà dell'Ottocento.[2]

Nel 1846 è membro della Società economica di manifatture e commercio, fondata per organizzare l'VIII congresso degli scienziati italiani, tenutosi a Genova nel settembre dello stesso anno.[2]

Guidò la cattedra di Meccanica applicata alle arti, uno degli insegnamenti basilari della scuola tecnica serale per formare operai qualificati, aperta nel novembre 1847, e assunse ancora molto giovane la responsabilità e la guida organizzativa di una fabbrica da poco fallita, la Taylor & Prandi, che peraltro era stata una delle maggiori del nord Italia.

Eletto nel Consiglio comunale, sostenne la fondazione a Genova di un istituto tecnico navale e diresse una Commissione ministeriale per il riordinamento delle scuole di nautica e di navigazione; nel 1851 fu chiamato dal Ministro dei Lavori pubblici a far parte del Consiglio speciale per le strade ferrate.

Fondazione dell'azienda Giovanni Ansaldo e Co.[modifica | modifica wikitesto]

Lettera manoscritta di Giovanni Ansaldo per B. Gandolfo, 1853.

Tra il 1852 ed il 1853 nasce la Giovanni Ansaldo e Co. società in accomandita semplice, di cui Ansaldo è socio ed accomandatario e che fu una pietra miliare nella storia del lavoro industriale nel capoluogo ligure. In seguito alla deludente esperienza della Taylor & Prandi, il Governo decide nel 1852 la cessione dello stabilimento meccanico di Sampierdarena – considerato ancora strategico per lo sviluppo industriale dello Stato – all'impresa di Ansaldo, il quale, grazie alle proprie conoscenze con personaggi politici di livello europeo, riuscì ad acquisire via via importanti commesse all'interno della nuova industria metalmeccanica.[2]

Dal 1853 Giovanni Ansaldo affianca quindi alla sua attività accademica e di studioso quella di direttore dell'impianto per le produzioni meccaniche.

Lo stabilimento meccanico è negli anni Cinquanta una delle più grandi imprese dello Stato, con una forza lavoro che cresce da 200 operai nel 1853 a più di 750 nel 1857 ma, nonostante la produzione di locomotive risulti soddisfacente – grazie alle commesse statali –, non si realizza lo sviluppo atteso nelle costruzioni marittime, mentre stenta a definirsi un'adeguata organizzazione e specializzazione produttiva; anche i conti economici dell'impresa presentano utili modesti a fronte di un crescente indebitamento verso la Banca nazionale, rinnovato grazie all'aiuto del Direttore dell'istituto Carlo Bombrini. L'attivismo di Ansaldo – che resta uno studioso, profondo conoscitore di tecnologie – non appare sostenuto da competenze organizzative adeguate; dissidi tra i soci minano presto anche gli equilibri societari e alla fine del decennio Cinquanta si apre per l'impresa una fase di crisi, che desta la preoccupazione dello stesso governo sabaudo: prima che il governo decida il passaggio dello stabilimento meccanico a un altro imprenditore, Giovanni Ansaldo muore, nell'aprile del 1859.

La direzione della Giovanni Ansaldo e Co. passa a Luigi Orlando (fino al 1866), ma le prospettive della società, seppure sostenute temporaneamente dalle commesse della Seconda guerra d'indipendenza, restano alquanto incerte. Soltanto a partire dai primi anni Ottanta l'andamento dell'azienda migliora, grazie a un flusso consistente di commesse statali.[2]

Archivio[modifica | modifica wikitesto]

La documentazione relativa all'attività dell'Ansaldo dalla sua fondazione nel 1853 fino al 2002 è conservata presso la Fondazione Ansaldo - Archivio economico delle imprese liguri, nel fondo Ansaldo[3], che raccoglie la documentazione dell'omonima azienda e di quelle ad essa in vario modo collegate.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Ansaldo: documenti, foto e citazioni nell'Enciclopedia Treccani.
  2. ^ a b c d e Giovanni Ansaldo, su SAN - Portale degli archivi d'impresa.
  3. ^ Ansaldo, su Sistema informativo unificato delle Soprintendenze archivistiche.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Doria, Ansaldo. l'impresa e lo stato, Milano, Franco Angeli, 1989, ISBN 88-204-3613-2.
  • E. Gazzo, I cento anni dell'Ansaldo 1853 1953. Prefazione di Federico Chessa, Genova, Industria Grafica, 1953.
  • V. Castronovo (a cura di), Storia dell'Ansaldo, 1. Le origini. 1853 - 1882, in Storia dell'impresa. Grandi opere, vol. 1, Bari - Roma, Laterza, 1994, p. 298, ISBN 88-420-4557-8.

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