Giorgio III del Regno Unito

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Giorgio III
Allan Ramsay - King George III in coronation robes - Google Art Project.jpg
Ritratto ufficiale di re Giorgio III (Allan Ramsay).
Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
Re di Hannover[1]
Stemma
In carica 1º gennaio 1801 -
29 gennaio 1820
Successore Giorgio IV[2]
Re di Gran Bretagna e d'Irlanda,
elettore di Hannover[3]
In carica 25 ottobre 1760 -
31 dicembre 1800
Incoronazione 22 settembre 1761
Predecessore Giorgio II
Nome completo George William Frederick
Trattamento Maestà
Altri titoli principe elettore di Hannover,
re di Corsica,
signore di Man,
capo supremo della Chiesa d'Inghilterra
Nascita St. James's Square, Londra, 4 giugno 1738
Morte Castello di Windsor, Berkshire, 29 gennaio 1820 (81 anni)
Sepoltura 16 febbraio 1820
Luogo di sepoltura Saint George's Chapel, Castello di Windsor
Casa reale Hannover
Padre Federico di Hannover
Madre Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg
Consorte Carlotta di Meclemburgo-Strelitz
Figli re Giorgio IV
principe Federico Augusto
re Guglielmo IV
regina Carlotta
principe Edoardo Augusto
principessa Augusta Sofia
principessa Elisabetta
re Ernesto Augusto I
principe Augusto Federico
principe Adolfo
principessa Maria
principessa Sofia
principe Ottavio
principe Alfredo
principessa Amelia
Religione anglicanesimo
Firma George III Signature.svg

Giorgio Guglielmo Federico di Hannover (Londra, 4 giugno 1738Windsor, 29 gennaio 1820) fu re di Gran Bretagna e re d'Irlanda dal 25 ottobre 1760 al 1º gennaio 1801 e da quella data sovrano del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda; fu anche duca di Brunswick-Lüneburg, principe elettore di Hannover, che divenne un regno il 12 ottobre 1814, e re di Corsica dal 17 giugno 1794 al 15 ottobre 1796.

Fu il terzo sovrano in terra britannica della casa di Hannover, ma il primo ad essere nato in Inghilterra e ad usare l'inglese come lingua madre. Durante il suo lungo regno, il terzo in assoluto nella storia britannica, si verificarono eventi epocali per la storia dell'Inghilterra e di tutto il Regno: l'inizio della rivoluzione industriale, la guerra d'indipendenza degli Stati Uniti e le guerre napoleoniche. Inoltre Giorgio III fu il primo sovrano del Regno Unito.

Nel 1765 cominciò a dare segni di squilibrio mentale che si aggravarono col passare degli anni. Sull'origine della sua follia sono state avanzate diverse ipotesi: alcuni hanno ritenuto che potesse essere una conseguenza della porfiria, una malattia ereditaria del sangue; secondo il divulgatore scientifico canadese Joe Schwarcz, sintomi simili a quelli della porfiria possono dipendere dall'avvelenamento da piombo che, secondo lui, il re avrebbe potuto contrarre mangiando crauti cucinati in pentole di piombo.[4] Altri studi effettuati su campioni di capelli del re, pubblicati nel 2005, hanno riscontrato un'alta concentrazione di arsenico, ammettendo l'ipotesi di un'intossicazione da arsenico all'origine dei disturbi[5]. Dopo il definitivo crollo psichico del 1811, il figlio maggiore del re, Giorgio Augusto Federico, principe di Galles, governò come principe reggente fino alla morte del padre.

Indice

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia e l'educazione[modifica | modifica wikitesto]

Un dipinto del 1749 che mostra Giorgio (al centro) col fratello Edoardo, Duca di York ed Albany, ed il loro tutore, Francis Ayscough, poi Decano della Cattedrale di Bristol.

Il futuro Giorgio III nacque a Norfolk House a Londra il 4 giugno 1738, primo figlio maschio del principe di Galles Federico di Hannover e di Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg[6]. Poiché il principe Giorgio nacque prematuramente, temendo che non sopravvivesse fu battezzato in quello stesso giorno dal Vescovo di Oxford Thomas Secker[7]. Fu, poi, di nuovo battezzato pubblicamente a Norfolk House il 4 luglio 1738 dallo stesso prelato, e suoi padrini furono il re di Svezia, il duca di Sassonia-Gotha e la regina di Prussia[8]. La famiglia in cui Giorgio venne al mondo non era delle più felici: Il nonno, re Giorgio II, ed il padre, principe di Galles, non erano in buoni rapporti[9], a causa delle diverse personalità e dei ruoli politici che assunsero nella vita britannica. Al contrario, il futuro Giorgio III ebbe un profondo rapporto con il padre Federico, il quale si dimostrava molto liberale nei confronti dei figli, spingendoli a sviluppare le loro inclinazioni naturali[10]. Prova di questa libertà pedagogica fu il permesso accordato dai genitori di far partecipare i figli come attori a delle recite teatrali che si tenevano a Leicester House[11]. Nonostante la libertà concessa dai genitori, i figli della coppia furono educati con un preciso programma di studio elaborato dal matematico George Lewsi Scott, loro precettore. Il futuro sovrano britannico fu educato secondo rigidi principi anglicani e ricevette un'ottima formazione umanistica (latino, greco e letteratura), linguistica e scientifica[12], distinguendosi per capacità d'apprendimento e ingegno. Tra le sue passioni vi era anche l'astronomia, tanto da avere anche da monarca un osservatorio privato[13].

Erede al trono[modifica | modifica wikitesto]

Il 1751 fu un anno molto doloroso per Giorgio[11]: il padre Federico, dopo poche settimane d'agonia, morì nel mese di marzo per un'Infezione al ginocchio, contratta in seguito ad un incidente mentre si divertiva giocando a tennis[14]. In seguito alla morte del principe di Galles, Giorgio II decise di interessarsi a quel nipote cui non aveva mai prestato particolarmente attenzione, nominandolo prima duca di Edimburgo e poi, il 19 aprile, legittimo erede al trono con il titolo di principe di Galles[11].

Giorgio, Principe di Galles, in un ritratto del 1751

Il dodicenne Giorgio fu separato dalla madre e si trasferì, per qualche tempo, a Kensington Palace presso il nonno[15] e, sempre nel medesimo anno, fu affidato ad una nuova serie di precettori: lo whig Lord Harcourt fu nominato suo governante, affiancato in questo compito da Thomas Hartyer, vescovo di Norwich[16]. i due nuovi precettori, non graditi al giovane erede al trono, furono sostituiti nel 1752 dal vescovo di Peterborough[17] e, nel 1756, al momento della maggiore età di Giorgio, lo scozzese tory Lord Bute fu nominato quale nuovo suo precettore da parte del nonno Giorgio II[18], persona che risultò estremamente gradita al giovane principe per il carattere affabile e la cordialità[19]. In questi anni, il sovrano cercò di separare Giorgio dalla madre, in quanto temeva che il giovane potesse essere influenzato dalla nuora che era sempre rimasta ostile nei confronti dell'anziano suocero[20]. Il principe di Galles, tuttavia, rifiutò le offerte del nonno di trasferirsi in una diversa residenza, in quanto non voleva rattristare la madre[21].

Sempre in questi anni nacque un pettegolezzo riguardo la vita del principe Giorgio, rinomato per la sua serietà e per la sua profonda religiosità: il legame sentimentale che lo unì ad una quacchera, Hannah Lightfoot (1730-1759), con la quale avrebbe, secondo alcune voci, in segreto contratto matrimonio e avuto vari figli[21]. La relazione con il principe, però, non è supportata da alcun materiale cartaceo, rendendo così poco veritiera la presunta relazione con la Lightfoot[22].

Il regno (1760-1820)[modifica | modifica wikitesto]

Ascesa al trono e matrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Alla morte del nonno Giorgio II, avvenuta il 25 ottobre 1760, divenne contemporaneamente re di Gran Bretagna e re d'Irlanda . Per rassicurare il popolo della sua "matrice" britannica prese le distanze dalle sue origini tedesche; nel primo discorso al Parlamento dichiarò: «Nato e cresciuto in questo paese mi vanto di essere un britannico»[21].

In gioventù ebbe una grande passione amorosa per una quacchera di nome Hannah Lightfoot, da cui si mormora abbia avuto diversi figli. Essendo un re doveva però sposare una donna di sangue reale e si innamorò della bellissima Sarah Lennox, figlia del Charles Lennox, III duca di Richmond e discendente diretta del re Carlo II d'Inghilterra. Ma la madre, consigliata da Lord Bute, non approvò la sua scelta, temendo che il forte carattere della donna lo plagiasse sottraendolo alla sua influenza[21]. Alla fine fu combinato il matrimonio con la diciassettenne duchessa Sofia Carlotta di Mecleburgo-Strelitz, che sbarcò in Inghilterra pochi giorni prima del matrimonio. Durante il primo incontro Giorgio, che non l'aveva mai vista prima, si dimostrò palesemente deluso dalla giovane[21], ma in seguito imparò ad amarla. Il matrimonio, celebrato il 7 settembre del 1761 dall'arcivescovo di Canterbury Thomas Secker[23], durò più di cinquant'anni e, al contrario di molti altri governanti dell'epoca, Giorgio III non ebbe mai un'amante, divenendo in tal modo il simbolo nazionale della virtù domestica[24].

I primi anni di regno (1760-1775)[modifica | modifica wikitesto]

Premesse[modifica | modifica wikitesto]
Regno di Gran Bretagna
Casato di Hannover
Royal Arms of the Kingdom of Hanover.svg

Giorgio I (1714-1727)
Giorgio II (1727–1760)
Giorgio III (1760–1820)
Giorgio IV (1820–1830)
Guglielmo IV (1830–1837)
Vittoria (1837–1901)
Mezzotinto di Giorgio III del 1762, da un dipinto di Thomas Frye.

Anche se la sua ascesa al trono era stata in un primo tempo osannata dalla maggior parte dei capi partito della nazione[25], i primi anni del suo regno furono contraddistinti da un'instabilità politica notevole, soprattutto per le critiche rivoltegli a causa della partecipazione alla Guerra dei sette anni che, cominciata nel 1756, era ancora in corso[26]. Fu accusato di favorire il gruppo dei Tories, che consideravano il potere del monarca superiore a quello del parlamento, e fu per questo considerato un autocrate dagli Whigs, che invece affermavano la superiorità parlamentare[13].

Con la sua ascesa al trono affidò la gestione del patrimonio immobiliare reale al Parlamento, ottenendo in cambio i finanziamenti per coprire tutte le spese della casa reale e del governo, finanziamenti che sino ad allora avevano un tetto massimo di spesa annua[27]. I debiti che accumulò durante il suo regno ammontarono ad oltre 3.000.000 di sterline ed al pagamento provvide quindi il Parlamento[28].

Il governo Bute e la conclusione della Guerra dei sette anni (1762-1763)[modifica | modifica wikitesto]
Joshua Reynolds, Ritratto di John Stuart, terzo conte di Bute, 1773, olio su tela, National Portrait Gallery, Londra. Il conte di Bute fu una figura fondamentale per la giovinezza e i primi anni di regno di Giorgio III, sia per il suo ruolo di tutore, sia per aver rivestito la carica di Primo Ministro.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra dei sette anni.

Nel maggio del 1762, il governo del Whig Thomas Pelham-Holles, I Duca di Newcastle venne rimpiazzato da quello del Tory scozzese Lord Bute, il suo ex tutore[29]. Gli oppositori di Bute tentarono di screditarlo sia con pesanti dichiarazioni che coinvolsero la famiglia reale, sostenendo che il Lord avesse una relazione con la madre del re, sia facendo leva sui tradizionali pregiudizi degli inglesi nei confronti degli scozzesi[30]. John Wilkes, un membro del parlamento, pubblicò The North Briton, un pamphlet provocatorio e diffamatorio nella sua condanna di Bute e del governo. Wilkes fu denunciato per il suo articolo ma vinse la causa, ed il tentativo di criminalizzarlo fu visto come un attentato alla libertà di stampa[31]. In seguito, dopo una sua pubblicazione ritenuta oscena, Wilkes fu espulso dal parlamento e fuggì in esilio in Francia per scampare la punizione, al processo fu condannato in contumacia per blasfemia e oscenità[32]. Grazie alla strategia del grande politico Whig William Pitt il Vecchio, la guerra dei Sette anni si era vittoriosamente conclusa con la conquista del Québec a danno dei francesi, che erano stati sconfitti anche sul fronte europeo del conflitto. Con tale successo la corona britannica si assicurò l'egemonia coloniale in nord America ed in India[33].

Il governo Grenville e i primi dissidi con le Tredici colonie americane (1763-1765)[modifica | modifica wikitesto]

L'8 aprile 1763, dopo la conclusione del Trattato di Parigi che pose fine alla guerra, Lord Bute diede le dimissioni, permettendo agli Whigs di George Grenville di fare ritorno al potere[34]. Nello stesso anno venne emanato il Proclama Reale del 1763 che pose un limite all'espansione verso ovest delle colonie britanniche in America settentrionale. Il proclama intendeva spingere i coloni a negoziare la pace con i nativi americani, riducendo i costi delle guerre di frontiera, ma in realtà contribuì ad aumentare i motivi di contrasto tra gli stessi coloni (sempre in cerca di nuove terre per l'espansione agricola) ed il governo della madrepatria britannica[35]. Le tasse a loro carico erano molto basse ed il governo non poteva permettersi le grandi spese relative alla difesa di quei territori dalle rivolte degli indigeni e dalle possibili incursioni dei francesi[36]. Inoltre, la Guerra dei Sette anni aveva causato un deficit enorme nel bilancio, cosa che costrinse Lord Grenville ad imporre una tassazione nei confronti delle Tredici colonie[37], che fino a quell'epoca godevano un'ampia autonomia politica ed economica[38].

William Hoare, Ritratto di William Pitt primo conte di Catham. detto il Vecchio, 1754, olio su tela, National Gallery, Londra. Energico uomo politico, fu l'artefice della riscossa britannica nel Nord America durante la Guerra dei sette anni (1756-1763).

Nell'aprile 1764, pertanto, Grenville introdusse prima lo Sugar Act, decreto che stabiliva un incrimento della tassazione da sei pence ad un gallone sull'importazione di melassa e di altri prodotti[37]; dopo, nel 1765, lo Stamp Act, un decreto che stabiliva una tassa di bollo su ogni documento delle colonie americane, tassa che si estendeva anche ai giornali[39]. Le nuove imposte scatenarono una reazione tumultuosa tra i coloni, soprattutto nei loro giornali, che, venendo colpiti direttamente dai suoi effetti, promossero una violenta propaganda antigovernativa[40], promuovendo il concetto che non si poteva imporre loro nuove leggi senza un rappresentante nel Parlamento di Londra[41]. Il governo fu travolto ed il re, ormai stanco di sottostare allo strapotere di Grenville, tentò invano di convincere l'esperto William Pitt il Vecchio ad accettare l'incarico di primo ministro[42]. Dopo una breve malattia avvenuta nella primavera del 1765[43], primo sintomo dei gravi problemi che l'avrebbe avuto in seguito, Giorgio III affidò il governo a Charles Watson-Wentworth, II Marchese di Rockingham, obbligando Grenville a dimettersi[44].

Da Rockingham all'avvento di North (1765-1770)[modifica | modifica wikitesto]

Tutto l'anno durante il quale Lord Rockingham governò fu dedicato al tentativo di sedare gli infuriati animi dei coloni americani. Col supporto di Pitt e del re, Rockingham annullò lo Stamp Act di Grenville[N 1], e lo fece emanando il Declaratory Act nel febbraio del 1766, con cui si riaffermava però la piena dipendenza delle colonie da Londra in materia legislativa[45]. Questo decreto da una parte accontentava i coloni, ma era concepito in modo tale che lasciava trasparire la possibilità di imporre nuove tasse. Si crearono quindi malumori e le critiche furono tali che il suo governo si indebolì e venne rimpiazzato nel 1766 da un altro esecutivo retto dallo stesso Pitt, che Giorgio III nominò Conte di Chatham. Durante il breve governo di Pitt (questi si ammalò nel 1767 e, pertanto, si ritirò a vita privata) il cancelliere dello schacchiere Charles Thownshend emanò una serie di leggi (i cosiddetti Townshend Acts) che limitavano il commercio delle colonie, imponendo dei pesanti dazi doganali sui prodotti che vi venivano importati quali thè, vetro, carta e vernice[46]. I provvedimenti legislativi londinesi suscitarono una vastissima indignazione nell'opinione pubblica americana, che trovò il suo portavoce, in occasione dell'assemblea del Massachusetts, in Samuel Adans, che coniò la celebre espressione no taxation without representation, cioè nessuna tassazione senza rappresentanza[47].

Nathaniel Dance-Holland, Ritratto di Lord North, 1773-1774, olio su tela. Il lungo governo di North (1770-1782) vide l'intensificarsi della politica fiscale contro le tredici colonie, ponendo le basi così per la guerra d'indipendenza americana.

Il successore di Chatham, Augustus Henry FitzRoy, III duca di Grafton prese le redini del governo, anche se non divenne primo ministro sino al 1768, anno in cui Catham lasciò definitivamente l'incarico[48]. Quell'anno John Wilkes fece ritorno in Inghilterra presentandosi come candidato e vincendo le elezioni nella circoscrizione del Middlesex, ma venne nuovamente espulso dal parlamento. Wilkes venne rieletto e riespulso altre due volte prima che la Camera dei Comuni si risolvesse a dichiarare la sua candidatura non valida, dichiarando vincitore il suo avversario principale Henry Luttrell, II Conte di Carhampton[49]. Il governo di Grafton fu travolto dalle critiche riguardanti la sua politica estera e cadde sul finire del gennaio del 1770[48], permettendo ai Tories di Frederick North, Lord North di tornare al potere[50].

North e lo scoppio della guerra (1770-1775)[modifica | modifica wikitesto]

Anche il governo di Lord North fu orientato soprattutto a sradicare il crescente malcontento in America. Per ingraziarsi i coloni furono tolte tutte le tasse e fu lasciata solo quella sul a titolo simbolico. Ma gli animi americani erano ormai in ebollizione e, il 16 dicembre 1773, le navi cariche di tè ormeggiate nel porto di Boston furono occupate dai coloni che gettarono in mare tutto il carico[51]: tale evento passò alla storia col nome di Boston Tea Party. In Gran Bretagna l'opinione pubblica si scagliò subito contro questo gesto[52]. Con il totale appoggio del parlamento Lord North introdusse severe misure repressive con il decreto chiamato Intolerable Acts: il porto di Boston, nel marzo del 1774[51], venne chiuso e la costituzione del Massachusetts venne cambiata, per cui i rappresentanti della Camera dei Lord, anziché essere eletti dalla Camera dei Comuni, sarebbero stati scelti direttamente dal sovrano[53]. Inoltre, si riformò la giustizia in chiave centralistica, a discapito dell'autonomia giudiziaria di cui godettero le colonie fin dalla loro fondazione[54]. I provvedimenti attuati spinsero i rappresentanti dei coloni a riunirsi a Philadelphia nel primo congresso continentale (settembre-ottobre 1774), in cui si respinsero gli ultimi provvedimenti legislativi e si riaffermò il principio del no taxation without representation[55]. Dopo il rifiuto del re di accondiscendere alle richieste dell'assemblea legislativa coloniale, i coloni diedero vita al secondo congresso continentale (maggio-agosto 1775), durante il quale si procedette alla formazione di un esercito coloniale guidato dal generale George Washington e fu stabilita una rete di contatti diplomatici con la Francia[56]. Era l'inizio della guerra.

Robert Edge Pine e Edward Savage, Il congresso vota per l'indipendenza, olio su tela, 1784-1801.

La Rivoluzione americana (1775-1783)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra d'indipendenza americana.

I primi scontri armati tra le milizie britanniche guidate da Thomas Gage e gruppi armati di coloni nel Massachusetts avvennero nell'aprile del 1775[57]. Dopo un anno di combattimenti, le colonie proclamarono la loro autonomia con la dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d'America il 4 luglio del 1776[58]. La lunga lista delle accuse rivolte a Giorgio III sono precedute da un preambolo in cui si dichiara il re quale tiranno:

(EN)

« The history of the present King of Great Britain is a history of repeated injuries and usurpations, all having in direct object the establishment of an absolute Tyranny over these States. To prove this, let Facts be submitted to a candid world. »

(ITA)

« La storia dell'attuale Re di Gran Bretagna è una storia di ripetuti oltraggi e usurpazioni, indirizzati tutti nella creazione di una tirannia assoluta sovra questi Stati. Per provare ciò, si lasci che i fatti siano sottoposti al mondo imparziale. »

(Dichiarazione di indipendenza)
Mappa delle Tredici colonie nel 1775, prima dell'inizio degli scontri tra americani e britannici.

La reazione militare britannica alla dichiarazione non si fece aspettare: dopo una fase iniziale favorevole alle armate britanniche (1775-1776), durante i quali gli inglesi conquistarono New York e invasero il territorio fino al Delaware, vide poi un rovesciamento delle sorti della guerra grazie all'azione del generale George Washington, che il 25 dicembre del 1776 batté a Trenton gli inglesi[59]. La prima grande sconfitta britannica, però, fu quella subita nella Battaglia di Saratoga (17 ottobre 1777), nei pressi di New York: il generale britannico John Burgoyne, che aveva cercato di aiutare l'esercito impegnato nelle colonie aggirando gli americani con una controffensiva dal Canada, fu costretto ad arrendersi per mancanza di vettovaglie e a causa della guerriglia messa in atto[60].

Giorgio III viene tuttora, da certa storiografia, accusato di ostinazione nel voler proseguire la guerra in America, malgrado l'opinione contraria dei suoi ministri. Nelle parole dell'autore vittoriano Sir George Otto Trevelyan, il re «era determinato a non riconoscere l'indipendenza degli americani, e sosteneva di dover punire la loro ribellione con il prolungamento all'infinito di una guerra che prometteva di essere eterna»[61]. Alcuni storici recenti si trovano concordi nell'affermare che nessuno dei monarchi di quel tempo avrebbe rinunciato tanto facilmente alla perdita di un tale territorio e alle risorse che da esso derivavano[62]. Dopo Saratoga, il parlamento e la popolazione britannica erano entrambi favorevoli alla prosecuzione della guerra e il reclutamento di nuovi soldati fu imponente[63].

Con il fallimento delle operazioni americane, Lord North chiese di trasferire i poteri a Lord Chatham, che reputava maggiormente capace, ma Giorgio III si rifiutò di approvare tale scelta, suggerendo che Chatham prestasse invece servizio come ministro nel suo governo[64]. Chatham si rifiutò di cooperare, e morì poco dopo, l'11 maggio 1778[65]. Nello stesso anno, la Gran Bretagna dichiarò guerra alla Francia (sua principale nemica) quando questa siglò un trattato di alleanza con gli americani, e nel 1779 entrò in guerra anche contro la Spagna. George Leveson-Gower, II conte di Granville e Thomas Thynne, I marchese di Bath diedero entrambi le dimissioni dal governo, spingendo Lord North a chiedere nuovamente di essere sollevato dall'incarico, ma l'insistenza di Giorgio III lo convinse a rimanere[66]. Ci furono proteste da parte della popolazione contro i crescenti costi della guerra ed a Londra scoppiarono alcune rivolte[67].

Mentre la politica britannica versava in difficoltà a causa dell'esaurimento delle energie del governo North la guerra, grazie anche agli aiuti sostanziosi dei francesi, volse progressivamente a favore dei coloni: dopo la fine delle operazioni nelle colonie del nord, la guerra si spostò progressivamente a sud, nel South Carolina e in Virginia[68]. La conclusione delle operazioni belliche giunse col 19 ottobre 1781, quando giunse la notizia che il contingente del generale Lord Cornwallis aveva dovuto arrendersi all'Assedio di Yorktown, accerchiato dalla flotta francese e dall'esercito di Washington[68]. La reazione, sul piano politico, non si fece attendere: Lord North perse l'appoggio del parlamento e l'anno successivo si dimise[62][69]. Alla fine il re si risolse a dover accettare la sconfitta ed autorizzò i negoziati di pace: la Pace di Parigi che venne siglata nel 1783 stabilì che l'Inghilterra riconoscesse ufficialmente l'indipendenza degli Stati Uniti d'America e che cedesse la Florida alla Spagna[70]. Quando l'americano John Adams venne scelto come primo ambasciatore statunitense in Gran Bretagna nel 1785, Giorgio III si era rassegnato ad accettare di intrattenere relazioni con il nuovo stato sorto sulle sue ex colonie[71].

La resa del Generale John Burgoyne dopo la Battaglia di Saratoga, uno degli episodi di maggior rilievo della guerra d'indipendenza americana.

L'emergere di Pitt e Fox. I primi dissapori col figlio Giorgio[modifica | modifica wikitesto]

Con il collasso del governo di Lord North nel 1782, il Whig Lord Rockingham divenne Primo Ministro per la seconda volta, ma morì dopo pochi mesi di governo, il 1 luglio 1782[72]. Il re quindi nominò William Petty, II conte di Shelburne a rimpiazzarlo. Charles James Fox, il principale esponente degli whigs, si rifiutò di collaborare con Shelburne, e propose la nomina di William Henry Cavendish-Bentinck, III duca di Portland. Nel 1783, la Camera dei Comuni forzò Lord Shelburne a dimettersi dal suo incarico promuovendo la coalizione Fox (Whig) - North (Tory). Il duca di Portland divenne quindi Primo Ministro, con Fox e Lord North rispettivamente nelle cariche di ministro degli Esteri e ministro dell'Interno[73]: nomine che Giorgio III non gradiva affatto. Se North era il responsabile dello scoppio della guerra con le colonie, il re odiava Fox intensamente sia per la sua condotta politica, sia per il suo carattere[74]. Pensava inoltre che avesse una cattiva influenza su suo figlio, Giorgio principe di Galles[75], i cui rapporti col padre si stavano già velocemente deteriorando a causa della sua condotta privata, per le aperte simpatie nei confronti di Fox e delle sue proposte politiche[76].

Nonostante l'avversione per Fox, Giorgio III supportò l'operato del duca di Portland il quale costituì presto una solida maggioranza alla Camera dei Comuni. Fu ancora più contrariato quando successivamente il governo presentò un decreto riguardante il governo dell'India con cui trasferiva il potere politico dalla Compagnia Britannica delle Indie Orientali, nella quale Giorgio aveva profuso ricchezze e impegno personale, a una commissione parlamentare i cui componenti erano alleati di Fox[77]. Immediatamente Giorgio III autorizzò George Nugent-Temple-Grenville, I marchese di Buckingham ad informare la Camera dei Lords che egli avrebbe punito severamente quanti avrebbero votato a favore. La Camera superiore bocciò il decreto e tre giorni più tardi il Duca di Portland rassegnò le dimissioni. Difatti, il 17 dicembre 1783 il parlamento votò a favore di una mozione che condannava l'ingerenza del monarca sulle votazioni parlamentari come "alto crimine" e Lord Temple venne costretto a dimettersi[78]. William Pitt il Giovane, figlio dell'omonimo ex Premier e già membro del governo di Temple, venne nominato appena ventiquattrenne Primo Ministro il 19 dicembre da parte del sovrano e, nelle successive elezioni del 1784, l'elettorato britannico diede nuovamente a Pitt il mandato[79], mentre Fox subì una clamorosa sconfitta[80].

Il governo di William Pitt (1783-1801)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: William Pitt il Giovane.
La popolarità di Giorgio III[modifica | modifica wikitesto]
John Murphy, Giorgio III insieme alla Regina Carlotta con i loro tredici figli, 1794, mezzatinta, Royal Collection

Per Giorgio III, la nomina di Pitt a primo ministro rappresentava una grande vittoria. Gli diede la conferma di essere capace di nominare i primi ministri sulla base della propria interpretazione dell'umore popolare, senza aver bisogno di seguire le scelte della maggioranza della Camera dei Comuni. Giorgio III supportò la politica del governo di Pitt[81], basata sul risanamento del bilancio dopo la sfortunata guerra contro le colonie[82] e sul mantenimento dell'attuale sistema sociale e politico quale base per la sicurezza interna[83], e nominò un gran numero di Pari incrementando i suoi sostenitori alla Camera dei Lords[84]. Durante e dopo il governo di Pitt, Giorgio III fu estremamente popolare nel paese[85]. Il popolo lo ammirava anche per la sua religiosità e per la sua fedeltà coniugale[86]: era il primo re d'Inghilterra ad essere fedele alla moglie, la Regina Carlotta, e ciò rese ancor più prestigiosa l'immagine della monarchia. Fu duramente colpito dalla morte di due dei suoi figli nell'infanzia, nel 1782 (Alfredo) e nel 1783 (Ottavio)[87].

John Hoppner, Giorgio, Principe di Galles, olio su tela, 1790-96, Royal Collection, Londra. I rapporti fra Giorgio III e suo figlio furono contrassegnati da una serie di scontri e dissidi.
La crisi mentale del 1789[modifica | modifica wikitesto]

La salute di Giorgio III andava a quell'epoca deteriorandosi. Egli soffriva di problemi mentali, che studi abbastanza recenti ritengono probabilmente riconducibili alla porfiria, una malattia ereditaria[88]. Dopo una prima crisi passeggera nel 1765, ebbe una gravissima ricaduta nell'estate del 1788 e che afflisse il sovrano fino agli inizi della primavera dell'anno successivo[89]. Alla fine della sessione parlamentare si recò nella città termale di Cheltenham per rimettersi in salute, ma le sue condizioni andarono peggiorando. Nel novembre di quello stesso anno il suo stato mentale era seriamente compromesso, e le memorie dell'epoca raccontano come egli passasse ore ed ore a parlare senza pause, il che gli causava anche gravi problemi alla voce[90]. I trattamenti medici dell'epoca erano ancora rudimentali ed il suo staff medico, che includeva tra gli altri il celebre Francis Willis, tentò attraverso salassi di asportarne gli "umori maligni"[91]. In parlamento si aprì la causa per una possibile reggenza da affidare al primogenito di Giorgio, l'omonimo principe di Galles. Fox e Pitt furono concordi nel riconoscere che spettava al figlio di Giorgio l'incarico di reggente, ma Pitt, temendo di venire dimesso dall'incarico, propose di limitarne l'autorità[92]. Ne nacque una disputa con Fox che, forte della sua influenza sul giovane, intendeva affidargli pieni poteri[93]. Nel febbraio del 1789, il Decreto di Reggenza che nominava il principe fu approvato dalla Camera dei Comuni ma poco prima di passare al vaglio della Camera dei Lords il re si riprese[94].Col ritorno alla normalità la sua popolarità e quella di Pitt continuarono a crescere alle spese di Fox e del principe del Galles[95]. L'umano e commiserevole trattamento che riservò ai due pazzi che lo assalirono, Margaret Nicholson nel 1786 e John Frith nel 1790, contribuì alla sua popolarità[96]. Un fallito tentativo di regicidio ai suoi danni ebbe luogo il 15 maggio 1800 allorcé un reduce di guerra affetto da pazzia, James Hadfield, gli sparò nel Theatre Royal Drury Lane, senza però riuscire nell'intento[97]. Giorgio apparve imperturbato dall'incidente, a tal punto che riuscì a dormire nell'intervallo dello spettacolo[98].

Le guerre contro la Francia rivoluzionaria (1789-1801)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Guerre rivoluzionarie francesi.
Dalla neutralità alla prima coalizione. L'antigiacobinismo di Pitt (1789-1793)[modifica | modifica wikitesto]
Giorgio III nel 1799/1800 in un ritratto di Sir William Beechey.

La Rivoluzione francese del 1789, durante la quale la monarchia venne spodestata dal trono, con i suoi proclami di uguaglianza preoccupò notevolmente i sovrani europei che formarono una coalizione anti francese davanti alla minaccia costante che i rivoluzionari rappresentavano per Luigi XVI e la consorte Maria Antonietta. Il 20 aprile del 1792 il governo girondino impose al sovrano di dichiarare guerra all'Austria di Francesco II, conseguenza che vide la Prussia di Federico Guglielmo scendere in campo a fianco degli austriaci[99].

La Gran Bretagna, inizialmente, aveva visto con occhio favorevole lo scoppio della Rivoluzione, in quanto sperava che l'instaurazione di un governo formato da liberali avrebbe spinto la Nazione ad adottare una politica liberista. I politici whig, guidati da Charles Fox, inneggiavano alla presa della Bastiglia e alla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino quale modello di rinnovamento del sistema politico e sociale britannico[100]. Quando però la Francia rivoluzionaria cominciò ad adottare una politica aggressiva verso i governi dell'ancien regime e l'istituzione monarchica stessa, oltre ad occupare il Belgio (con cui intratteneva ottimi rapporti commerciali) e a ghigliottinare Luigi XVI il 21 gennaio 1793, il governo e la monarchia stessa ruppero i rapporti diplomatici con Parigi e l'Inghilterra si unì ad Austria e Prussia[101]. Alla prima coalizione si unirono vari altri stati tra cui l'Olanda, la Spagna, il Piemonte e l'Impero ottomano. Al fine di sostenere gli sforzi bellici, Giorgio III permise a Pitt di aumentare le tasse, di allargare il numero dei coscritti e di sospendere il diritto dell'habeas corpus per punire più celermente i simpatizzanti della Rivoluzione in terra britannica, instaurando quello che gli storici hanno definito "il regno del terrore di Pitt"[102]: furono proibite le associazioni sindacali delle Trade Unions e gli stessi Whig di Fox furono accusati di giacobinismo[103]. I provvedimenti concessi dal sovrano al suo primo ministro (che rivestì l'incarico di ministro della guerra dal 1793 al 1801[104]) erano dettati dallo stato in cui versava l'esercito e la flotta britannica. Se «la Gran Bretagna era impreparata. Il suo esercito contava solo 45.000 uomini; appena un decimo della flotta era in grado di prendere il mare»[105], ciò era dovuto alla necessità di mantenere sotto controllo l'esorbitante debito pubblico (130 milioni[106]) che affliggeva la Nazione fin dalla Guerra dei sette anni e che Pitt era riuscito a risanare in parte pagando 14 milioni di sterline nel solo anno 1793[107].

Le operazioni belliche (1793-1800)[modifica | modifica wikitesto]
James Gillray, William Pitt e Bonaparte si spartiscono il mondo, in una vignetta satirica del 26 febbraio 1805.

Grazie alle misure energiche di Pitt e alla politica economica attuata nel primo decennio del suo premierato[108], la flotta e l'esercito furono riorganizzati e riforniti di nuovi effettivi grazie alla leva forzata. Nell'ottobre del 1793 la flotta britannica comandata dall'ammiraglio Horatio Nelson bombardò e occupò la Corsica mettendo in fuga i francesi, ai quali l'isola era stata ceduta nel 1768 dalla repubblica di Genova. L'anno seguente fu istituito il regno di Corsica, un protettorato britannico di cui lo stesso Giorgio III fu nominato sovrano. Il regno ebbe vita breve: nel 1796 i francesi sarebbero riusciti a riprendersi l'isola. Nel contempo, le truppe di stanza in Gran Bretagna dovettero fronteggiare alcuni corpi di spedizione inviati per formentare rivolte a favor della Rivoluzione: il primo si avventurò nel Pembrokeshire, regione del Galles, ma non trovò sostegno da parte della popolazione e fu per questo vinto facilmente dalle forze regolari (1797); gli altri due eserciti francesi guidati dal generale Jean Joseph Amable Humbert, invece, sbarcarono a Killala, cittadina della regione irlandese del Mayo, trovando accoglienza da parte degli irlandesi che speravano di liberarsi così dal giogo britannico (1798)[105]. Solo dopo due settimane i francesi furono sconfitti dall'esercito britannico. I successi che la Francia ottenne nel continente sfaldarono la coalizione e nel 1795 Prussia e Spagna firmarono la pace[109], seguite due anni dopo dall'Austria che firmava a Campoformio la fine delle ostilità con la cessione della Lombardia alla Francia, vincitrice sullo scenario italiano grazie al giovane generale corso Napoleone Bonaparte. Nel frattempo, la Gran Bretagna, che nelle intenzioni di PItt doveva ottenere il dominio sui mari e finanziare gli alleati continentali[110], ottenne l'importante vittoria ad Abukir, località sita alle foci del Nilo, (1 agosto 1798), durante la quale la flotta inglese guidata da Nelson affondò quella francese[111].

Gainsborough Dupoint, William Pitt, olio su tela, 1788, Burrell Collection, Glasgow. William Pitt il Giovane fu uno dei più importanti statisti della storia della Gran Bretagna, sotto la cui guida oculata la Nazione riassestò le proprie finanze dopo la guerra d'indipendenza americana e fronteggiò con successo la minaccia napoleonica.
Il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e la caduta di Pitt (1801)[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo di tregua che intercorse tra la fine della prima coalizione e l'inizio della seconda (1799) consentì a Pitt di concentrarsi sull'Irlanda, dove vi erano state le sollevazioni e l'invasione del corpo francese prima ricordato[112]. I parlamenti britannico ed irlandese approvarono, su proposta dello stesso Pitt per tenere maggiormente sotto controllo gli irrequieti irlandesi cattolici[N 2], l'Act of Union con il quale, dal 1º gennaio 1801, i due stati si univano per formare un unico regno, che prese il nome di Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda. Giorgio III in questa occasione abbandonò ufficialmente le pretese dei sovrani britannici al trono francese, che reclamavano dall'epoca di Edoardo III[113]. Al monarca venne suggerito di adottare addirittura il titolo di Imperatore delle Isole Britanniche, ma egli rifiutò[73]. In Irlanda, nel frattempo, Pitt si propose di rimuovere certe limitazioni legali di cui soffrivano i cattolici locali, ma incontrò un netto rifiuto di Giorgio III sulla questione. Questi reclamò che la concessione dell'emancipazione ai cattolici andava contro il giuramento che fece al momento dell'incoronazione con cui si impegnava a mantenere l'anglicanesimo quale religione di Stato[114]. Constatata l'opposizione alla sua riforma religiosa del re e dell'opinione pubblica britannica, Pitt minacciò di dimettersi[115]. Quasi allo stesso tempo, il sovrano ebbe una ricaduta della sua malattia, che lasciò insoluta la questione religiosa[116]. Non appena re Giorgio si riprese, Pitt consegnò formalmente le sue dimissioni il 14 marzo del 1801: dopo quasi vent'anni di governo, il grande primo ministro dovette lasciare la sua carica[117].

Il periodo 1801-1806[modifica | modifica wikitesto]

La pace di Amiens (1802)[modifica | modifica wikitesto]
William Beechey, George III e il Principe di Galles mentre passano in rassegna le truppe, olio su tela, 1798, National Army Museum study collection, Londra.

Pitt venne formalmente rimpiazzato con il presidente della Camera dei Comuni, Henry Addington, I Visconte di Sidmouth. Addington si oppose all'emancipazione dei cattolici irlandesi, abolì alcune tasse e perseguì una politica di disarmo visti gli eccessivi costi di mantenimento dell'esercito. Nell'ottobre del 1801 fu concordata la pace con la Francia e nel 1802 firmò il Trattato di Amiens[118]. Giorgio non considerava stabile la pace e pensava che fosse solo un "esperimento"[119], nutrendo la stessa convinzione del nemico e ormai Primo console Napoleone, il quale intendeva relegare la Gran Bretagna in una posizione di isolamento oltre La Manica[120].

Nel 1803, difatti, la guerra riprese e l'opinione pubblica manifestò la sua sfiducia delle capacità di Addington di guidare la nazione in guerra, preferendogli Pitt. Napoleone aveva radunato 180.000 uomini nel porto di Boulogne e un'invasione pareva ormai imminente[121]. Innumerevoli furono i civili che si offrirono per difendere la patria, Giorgio III passò in rassegna i 27.000 volontari radunati ad Hyde Park tra il 26 ed il 28 ottobre 1803, cerimonia a cui assistette una media di 500.000 spettatori al giorno[122]. Il Times descrisse l'evento così:

«  ...un giorno glorioso per la Vecchia Inghilterra. Qui è spiegata la gioventù della prima città dell'universo, assemblata in squadroni militari attorno alla persona del loro beneamato e venerato sovrano, pronti a sacrificare se stessi sull'altare della patria ... L'entusiasmo della moltitudine andava oltre ogni espressione. quando sua MAESTA' entrò nel parco, un grido di esultanza uscì spontaneo dalla folla. »
(The Times, (27 ottobre 1803), p. 2)
«  ...un giorno glorioso per la Vecchia Inghilterra. Qui è spiegata la gioventù della prima città dell'universo, assemblata in squadroni militari attorno alla persona del loro beneamato e venerato sovrano, pronti a sacrificare se stessi sull'altare della patria ... L'entusiasmo della moltitudine andava oltre ogni espressione. quando sua MAESTA' entrò nel parco, un grido di esultanza uscì spontaneo dalla folla. »
(The Times, (27 ottobre 1803), p. 2)
Benjamin West, La morte di Nelson, olio su tela, 1806, Walker Art Gallery, Liverpool. Horatio Nelson fu l'artefice della Battaglia di Trafalgar, in cui la marina militare britannica riportò una brillante vittoria contro quella francese, permettendo alla prima di ottenere per tutto il conflitto il controllo sui mari.
Il breve ritorno di Pitt (1804-1806)[modifica | modifica wikitesto]

Mentre il paese si preparava a resistere all'invasione, nel 1804 Giorgio III ebbe una nuova ricaduta della sua malattia e dopo che si fu ristabilito Addington, il 2 maggio, diede le dimissioni[123]. A capo del governo tornò per la seconda volta Pitt. Il sovrano rifiutò la proposta di assegnare un dicastero a Fox che si mise così a capo dell'opposizione. Lo stesso fece William Wyndham Grenville, il quale trovò ingiusta la presa di posizione del re verso Fox, e si rifiutò di aderire al nuovo esecutivo[124]. Pitt, allora, si concentrò nel formare una nuova coalizione con Austria, Russia e Svezia, ma la terza coalizione antifrancese non ebbe miglior fortuna delle precedenti e collassò nel 1805.

Quando la situazione militare sembrava compromessa la vittoria della Royal Navy comandata dall'ammiraglio Horatio Nelson (che perse la vita durante la battaglia) nella famosa Battaglia di Trafalgar del 21 ottobre 1805 scongiurò il pericolo[125]. Dopo tale battaglia, svoltasi al largo delle coste atlantiche meridionali della Spagna, i britannici divennero gli incontrastati dominatori dei mari fino alla seconda guerra mondiale, mentre Napoleone rinunciò a guerreggiare con gli inglesi sul mare.

La seconda fase della guerra: dalla morte di Pitt a Waterloo (1806-1815)[modifica | modifica wikitesto]

Il "governo di tutti gli ingegni" e il ruolo di Giorgio III[modifica | modifica wikitesto]

Pitt, afflitto dalla cirrosi epatica e dal dolore per la vittoria di Napoleone ad Austerlitz, morì il 23 gennaio del 1806[126], causando un grande dolore nell'anziano sovrano[123]. La morte di Nelson e di Pitt a distanza di pochi mesi, secondo lo storico George Macaulay Trevelyan, segnò la fine della prima fase della lotta tra Londra e Parigi[127]: difatti, l'entrata in scena di uomini politici (Grenville prima, e poi Perceval e Castelreagh) e militari (Wellington) segnò anche scelte diverse nella gestione della guerra. Inoltre, la morte di Pitt e la situazione frammentaria in cui si trovavano le compagini parlamentari degli Whigs (indeboliti per le loro simpatie rivoluzionarie durante il "regno del terrore" di Pitt) e dei Tories (disorientati in fazioni dopo la morte del loro leader) permise a Giorgio III di riottenere quell'autorità decisionale che era in parte scemata sotto il ventennale governo dell'energico ministro[128]. La carica di Primo Ministro fu assegnata da Re Giorgio a Lord William Grenville che, nel suo governo di coalizione tra i Tories e gli Whigs, affidò i dicasteri ai migliori talenti politici del tempo, compreso Fox. Questo esecutivo passò alla storia come il governo di tutti gli ingegni[129], ma ad esso non aderì la fazione mista di Whig e Tories di cui aveva fatto parte Pitt. Il monarca si dimostrò conciliante e, benché riluttante, fu costretto dalla ragion di stato ad accettare la nomina di Fox[130]. Il vano tentativo di sottoscrivere un accordo di pace con la Francia e la crescente influenza della fazione di Pitt portò nel 1806 Grenville a chiedere nuove elezioni per rinforzare il suo governo. Durante la campagna elettorale Fox morì e ciò indebolì ulteriormente l'esecutivo e Grenville si assicurò una risicata maggioranza parlamentare.

Caricatura di Giorgio III che tiene in mano Napoleone. James Gillray, 1803.
La quarta coalizione e il blocco continentale (1807)[modifica | modifica wikitesto]

Fu intanto formata la quarta coalizione insieme a Prussia, Russia, Sassonia e Svezia. Nel novembre del 1806 un'ordinanza di Napoleone Bonaparte partita da Berlino istituì il blocco Continentale che, con l'intento di strangolare l'economia d'oltremanica, impediva l'attracco di navi britanniche nei porti europei; lo stesso fece da Milano l'anno successivo[N 3]. Il Blocco Continentale, però, si ritorse contro Napoleone stesso, in quanto il legame tra Londra e le sue colonie permetteva alla madrepatria di rifornirsi di quei prodotti che solitamente scambiava con gli Stati europei; l'Impero napoleonico, che aveva tra i suoi sostenitori interni la borghesia imprenditoriale, entrò in una fase di recessione a causa del dominio marittimo dell'Inghilterra, che non permetteva loro di continuare i lucrosi affari[131].

Nel 1807 fu approvata la storica legge con cui veniva abolita la tratta degli schiavi[132], ma subito si riaccese la disputa sulla questione religiosa: il re, difatti, entrò in conflitto aperto col governo, che contro la sua volontà intendeva reclutare i cattolici nell'esercito assegnando loro anche alti ranghi militari[133]. La ferma opposizione del sovrano portò alle dimissioni dell'esecutivo ed a capo nominale del nuovo governo fu posto il Duca di Portland, anche se il potere era effettivamente nelle mani del Cancelliere dello Scacchiere (equivalente del ministro del Tesoro) Spencer Perceval, entrambi della fazione di Pitt[134]. A seguito delle elezioni di qualche mese prima la maggioranza era composta dai loro oppositori quindi fu sciolto il Parlamento e vennero indette nuove elezioni che premiarono la linea anti-riformista di Giorgio III, Lord Portland e Perceval ottennero uno schiacciante successo. Giorgio III non prese altre importanti decisioni politiche fino alla fine del suo regno[135].

La battaglia di Copenaghen e l'emergere di Wellington (1808-1810)[modifica | modifica wikitesto]
Henry Bone e Thomas Lawrence, Il principe reggente, olio su tela, 1815. La reggenza del principe Giorgio vide la vittoria dell'Inghilterra su Napoleone e l'inizio del predominio mondiale della Gran Bretagna.

Le truppe britanniche attaccarono la Danimarca, sia per forzare il blocco Continentale che per evitare che la locale Marina Militare finisse nelle mani dei francesi, che avevano bisogno di ricostituire la flotta distrutta a Trafalgar. Forze di mare e di terra cinsero d'assedio la capitale nella battaglia di Copenhagen. La città capitolò il 5 settembre 1807 ed i britannici tornarono in patria portandosi dietro il grosso della flotta danese che avevano catturato[136]. Se a livello navale le forze britanniche avevano ottenuto il controllo dei mari, non altrettanto si poteva dire per quanto riguardava le battaglie campali (già nel 1805 l'Hannover, patria di Giorgio III, era stato occupato dai francesi[137]), tutti gli alleati vennero seccamente sconfitti dalle truppe francesi e la guerra della quarta coalizione si risolse in una disfatta con la capitolazione nel 1809 della Svezia che era rimasta l'unica alleata di Giorgio III. Nell'agosto del 1808 i britannici entrarono nella Guerra d'indipendenza spagnola per proteggere il Portogallo e la Spagna che erano state occupate dalle truppe napoleoniche, l'8 agosto le truppe comandate dal maggiore-generale anglicano irlandese Arthur Wellesley sbarcarono in Portogallo e nel giro di 13 giorni sconfissero e cacciarono i francesi dal paese[138]. Fu l'inizio della riscossa nelle battaglie campali, che avrebbe in seguito portato le truppe britanniche a liberare la penisola iberica e ad arrivare nel 1814 a conquistare Tolosa nel sud della Francia: tali successi sarebbero valsi a Wellesley il titolo di Duca di Wellington[139]. Nel frattempo nel 1809 Perceval prese formalmente anche la carica di Primo ministro.

Giorgio III nella vecchiaia

La Reggenza del Principe di Galles (1810-1820)[modifica | modifica wikitesto]

Il crollo psichico e la Reggenza (1810-1811)[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 1810, al culmine della sua popolarità[140], ma già quasi cieco e pieno di reumatismi, Giorgio III ebbe un decisivo tracollo delle sue condizioni psichiche. A suo dire il colpo di grazia lo ricevette con la morte della ultimogenita, la principessa Amelia, la sua preferita tra tutti i figli, che lo gettò nella disperazione[141]. Dovette inoltre accettare il Regency Act nel gennaio 1811[142], con cui fu nominato reggente il principe del Galles, suo figlio primogenito, che egli reputava inadatto a tale ruolo. Verso la fine del 1811, l'anziano sovrano fu dichiarato pazzo irreversibile e visse rinchiuso nel Castello di Windsor sino alla sua morte[143].

La sconfitta di Napoleone (1811-1815)[modifica | modifica wikitesto]

Assunta la reggenza, Giorgio del Galles portò avanti la politica di opposizione al sistema napoleonico perseguita dal padre e dai suoi collaboratori. L'assassinio di Perceval l'11 maggio 1812 (l'unico Primo Ministro britannico ad aver subito un tale destino) costrinse il principe reggente a mettere a capo dell'esecutivo Robert Banks Jenkinson, II conte di Liverpool, a fianco del quale fu nominato ministro degli esteri Robert Stuart, futuro Lord Castelreagh[144]. Il 1812 fu anche l'anno del declino della potenza napoleonica: la disastrosa campagna di Russia decimò l'esercito di Napoleone, fattore che spinse le potenze europee a riprendere le armi in mano e a batterlo prima a Lipsia (1813) e poi, dopo un breve ritorno in auge, a Waterloo nel 1815, dove le truppe coalizzate erano guidate da Wellington.

Henry Hoppner Meyer, Giorgio III, incisione realizzata nel 1817, durante la reclusione del sovrano a Windsor. L'incisione, attualmente conservata alla National Portrait Gallery di Londra, mostra lo stato trasandato del sovrano.

Lord Liverpool fu il Primo Ministro durante la vittoriosa fine delle guerre napoleoniche e il successivo Congresso di Vienna del 1815, assise in cui gli interessi della Gran Bretagna furono rappresentati dal Castelreagh. Tale congresso assegnò allo stato di Hannover, che dal 1714 era sotto il controllo britannico, consistenti annessioni territoriali, e da semplice Elettorato fu elevato al rango di Regno guidato nominalmente dall'infermo Giorgio[145]. In seguito al ruolo determinante che Londra svolse nelle guerre napoleoniche, il Regno Unito divenne l'assoluta padrona dei mari ed espanse notevolmente i suoi domini coloniali nel mondo[146].

Gli ultimi anni (1815-1820)[modifica | modifica wikitesto]

Mentre il Regno Unito si apprestava a diventare la prima potenza mondiale, la salute dell'ormai pazzo Giorgio III peggiorò ulteriormente: oltre alla demenza da cui era affetto, il quasi ottuagenario sovrano divenne completamente cieco e quasi del tutto sordo[147]. Giorgio non fu nemmeno cosciente di essere stato dichiarato re di Hannover nel 1814, mentre gli furono celate la notizia della morte della nipote Carlotta Augusta (figlia del principe reggente) nel novembre del 1817 e quella dell'adorata moglie Carlotta nel 1818 per non affliggerlo ulteriormente[148]. Poco dopo il Natale del 1819, egli parlò in maniera insensata per 58 ore di fila, e nelle ultime sue due settimane di vita non fu in grado di camminare[21]. Inoltre, nell'ultimo mese di vita, fu afflitto da violenti attacchi di gastroenterite che ne debilitarono definitivamente l'organismo, riducendo re Giorgio ad uno scheletro[149]. Il 29 gennaio 1820, l'ottantunenne sovrano morì al Castello di Windsor, sei giorni dopo la morte del suo quarto figlio, il Principe Edoardo Augusto, duca di Kent e Strathearn[150]. Il suo figlio preferito, Federico Augusto, duca di York ed Albany (già responsabile della salute del padre su richiesta del Parlamento dal 1818[150]), era con lui in quel momento[151], mentre il principe di Galles fu impossibilato ad essere al momento del trapasso del genitore a causa di una forte forma influenzale che lo lasciò in fin di vita[152]. Venne sepolto nella notte del 16 febbraio nella Cappella di San Giorgio nel Castello di Windsor[150].

La vita privata[modifica | modifica wikitesto]

La personalità[modifica | modifica wikitesto]

Vignetta satirica di James Gillray del 1786 in cui Giorgio III e la regina Carlotta, traboccanti di soldi, ricevono nuovi finanziamenti dal Primo Ministro Pitt il giovane, a sua volta con le tasche piene di monete, in contrasto con la miseria dell'accattone tetraplegico ai loro piedi

Giorgio III, come si poté evincere dal discorso d'inaugurazione, volle prendere le distanze dalla forte connotazione tedesca che caratterizzò le figure del bisnonno Giorgio I e del nonno Giorgio II. Forte della sua educazione inglese, Giorgio cercò di presentarsi ai sudditi quale simbolo dell'unità della Nazione, cercando anche di riparare agli scandali matrimoniali del predecessore conducendo una vita coniugale estremamente esemplare e morigerata e impregnata di una forte religiosità[21].

Giorgio III fu, insieme alla moglie Carlotta, un patrono delle arti e delle scienze, interessandosi soprattutto alla musica tedesca ed in particolare a Georg Friedrich Händel[153]. Tra le sue varie spese supportò la Royal Academy con propri fondi[154], e devolvette metà delle propria entrate in beneficenza[155]. Appassionato d'arte, si costruì una collezione invidiabile nella quale, tra i vari capolavori, figuravano la Ragazza al virginale di Vermeer e opere del Canaletto. La sua grande passione, però, furono i libri, di cui fu un avido collezionista[156]: passione che lo rese uno dei più colti sovrani britannici[13]. Non ne ereditò molti dal nonno e durante il suo regno arrivò ad averne 65.000 che riunì nella King's Library, una biblioteca aperta agli studenti che intendevano consultarli. Ancora oggi tali volumi possono essere consultati a Londra nella British Library, inaugurata nel 1973, dove occupano un'intera palazzina[157].

A fianco di questi gusti raffinati, Giorgio non amava il lusso e il fasto, conducendo una vita appartata insieme alla sua famiglia. Fu, per questo motivo, soprannominato "Contadino George" dalla satira del tempo, in confronto allo splendore mondano di cui si rese protagonista il successore, suo figlio Giorgio IV[158]. Ma si guadagnò questo nomignolo soprattutto per la sua grande passione per l'agricoltura e la zootecnica[13], durante il suo regno la rivoluzione agricola britannica raggiunse il livello massimo di sviluppo e grandi progressi furono fatti anche dalla scienza e dall'industria. Ci fu un ritorno alle campagne dei contadini, che furono anche i maggiori fornitori di forza lavoro della nascente rivoluzione industriale[159].

Il matrimonio con Carlotta[modifica | modifica wikitesto]

Allan Ramsay, Sua maestà la Regina Carlotta, olio su tela, 1762 ca, Newbury Town Hall, Berkshire, Inghilterra.

L'8 settembre 1761 sposò Carlotta di Meclemburgo-Strelitz nella Cappella reale del St. James's Palace a Londra, venendo poi incoronati nell'abbazia di Westminster il 22 settembre[160]. La regina Carlotta era una discendente di Margarita de Castro y Sousa, una nobildonna portoghese che visse nel XV secolo, la quale era a sua volta discendente del re di Portogallo Alfonso III (1210-1279) e della sua amante africana Mourana Gib, per cui alcuni notarono tratti somatici africani nella nuova regina inglese[21]. Malgrado le reticenze iniziali, Giorgio III si dimostrò un ottimo marito e condusse un'esemplare vita matrimoniale, guadagnandosi il rispetto della popolazione[21]. La sovrana, affezionatissima al marito, era estranea alla politica, dedicando il suo tempo a proteggere le arti (specie la musica), le scienze (specie la botanica)[153] e nel sorvegliare la moralità dei costumi di corte e l'educazione dei numerosi figli[160]. I due reali, difatti, diedero alla luce 15 figli, nove maschi e sei femmine, più di ogni altra coppia reale inglese, e due di loro diventarono sovrani britannici (Giorgio IV e Guglielmo IV), un altro diventò re di Hannovere(Ernesto Augusto I) una figlia diventò regina del Württemberg (Carlotta).

John Singleton Copley, Le figlie di Re Giorgio III, nello specifico (partendo da destra verso sinistra): le principesse Sofia (1777–1848), Amelia (1783–1810) e Maria (1776–1857), olio su tela, 1785, Buckingham Palace, Londra.

I rapporti famigliari[modifica | modifica wikitesto]

Il rapporto con i fratelli e il Royal Marraiges Act[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio era molto religioso e trascorreva diverse ore in preghiera[161], ma i suoi fratelli erano molto diversi. Nel 1770 uno di questi, Enrico Federico, Duca di Cumberland e Strathearn, si fece la fama di adultero, e l'anno seguente sposò la giovane vedova Anne Horton. Il re la considerava inappropriata come sposa di un membro della famiglia reale in quanto apparteneva ad una classe sociale inferiore e la legge tedesca vietò ai figli della coppia la possibilità di avere investitura regale. Giorgio fece emanare una legge che proibiva ai membri della famiglia reale di sposarsi senza il consenso del sovrano. Questo atto fu molto impopolare in parlamento anche tra i suoi stessi ministri, ma venne comunque approvato col nome di Royal Marriages Act nel 1772[162]. Poco dopo, un altro fratello, il principe Guglielmo Enrico, Duca di Gloucester e di Edimburgo, si sposò segretamente con la Contessa Maria Walpole, illegittima figlia di Sir Edward Walpole. Quando si venne a saperlo Giorgio III fu compiaciuto di aver promosso la legge del 1772: Maria era legata ai suoi oppositori politici e non venne mai ricevuta a corte[163].

George Romney ?, Ritratto di Mrs. Maria Fitzherber, moglie di Giorgio IV, olio su tela, fine del XVIII secolo. Il rapporto tra questa irlandese cattolica e il principe di Galles durò dal 1784 al 1795 quando, nonostante si fossero sposati in segreto, la loro unione non fu riconosciuta da Giorgio III.

I dissidi coll'erede al trono e i rapporti con gli altri figli[modifica | modifica wikitesto]

Non meno fortunati furono i rapporti con la numerosa prole. Benché amasse profondamente i suoi figli, Giorgio li sottoponeva ad un rigido regime educativo, costringendoli a frequentare le lezioni dalle 7.00 del mattino e a condurre una vita virtuosa ispirata a principi religiosi. Queste costrizioni furono probabilmente alla base della volontà di rivolta dei suoi figli nei suoi confronti una volta raggiunta l'età adulta, con in testa l'erede al trono Giorgio, principe di Galles, il quale condurrà vita dissoluta e sarà costantemente sommerso dai debiti con grande disappunto del padre[164].

Il futuro Giorgio IV, difatti, chiese ed ottenne dal Parlamento, grazie all'aiuto dell'amico whig Charles Fox, che i suoi debiti (che nel 1784 ammontavano a 160.000 sterline) fossero ripagati attingendo ai fondi statali[165]. Inoltre, il principe fu oggetto di vari scandali sessuali, cosa che provocò un grande disappunto nel padre che cercava, attraverso la sua condotta morigerata, di tenere alto il prestigio della monarchia. Tra le amanti dell'erede al trono vi furono l'attrice Mary Robinson e altre donne di tutte le condizioni sociali, ma la relazione più seria fu quella che condusse con l'irlandese cattolica Mary Fitzherbert, con la quale si sposò nel 1785 segretamente, visto il Royal Marriages Act del 1772[166]. La relazione, ostacolata con forza dal padre anche per via della fede religiosa della giovane[N 4], si concluse nel 1795, allorché Giorgio sposò la principessa Carolina di Brunswick: un'unione infelice ed improntata ad un'aperta ostilità, coronata dalla nascita dell'unica loro figlia (e unica nipote di Giorgio III fino alla nascita di Alessandrina Vittoria nel 1819), la principessa Carlotta Augusta, la quale morirà di parto nel 1817[167].

Il legame con gli altri figli non fu tanto burrascoso come quello con il primogenito: Federico Augusto duca di York, che era il figlio preferito di Giorgio, causò al padre grande dispiacere quando, nel 1809, venne a sapere della relazione extraconiugale del figlio con Mary Anne Clarke[168]. Invece, il sovrano fu molto affezionato alle figlie, specialmente all'ultimogenita Amelia, la cui morte prematura nel 1810 causò nel sovrano il crollo definitivo della sua già precaria salute[141].

Storiografia[modifica | modifica wikitesto]

I giudizi sul suo operato furono discordi, fu generalmente ammirato nei primi anni del suo regno ma perse l'appoggio dei coloni americani[169]. Le accuse che gli furono rivolte nella dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti furono gravi, gli furono attribuite angherie e vessazioni aventi lo scopo di instaurare una tirannia nelle colonie. Se da una parte fu visto come l'amato sovrano che con la sua attitudine al comando difese il paese dalla minaccia francese, dall'altra fu visto come un dispotico tiranno conservatore che rifiutava aperture al rinnovamento, posizioni queste che riflettono in sostanza gli schieramenti politici della sua epoca. Studi più recenti hanno preso le distanze da queste due posizioni, ritenendo il sovrano una vittima degli avvenimenti e della sua malattia. Nelle opinioni degli storiografi contemporanei durante il regno di Giorgio III la monarchia ha continuato a perdere potere politico diventando un'incarnazione dei principi etici della nazione[73].

Le scelte del governo tra il 1763 ed il 1775 tendono ad esonerare la figura di Giorgio III da qualunque responsabilità sulle cause che hanno portato alla Rivoluzione americana[170]. Sebbene gli americani lo descrivessero come un tiranno, in realtà in quegli anni si inchinò sempre alle decisioni dei suoi ministri[171].

Giorgio III visse sino a 81 anni e regnò per 59 anni e 96 giorni: nessuno dei suoi predecessori aveva vissuto o regnato così a lungo[172]. A superare questo primato saranno sua nipote, la regina Vittoria, con 63 anni e 216 giorni sul trono, e l'attuale regina Elisabetta II, attualmente da 64 anni sul trono, che il 6 febbraio 2012 ha compiuto 60 anni di regno, secondo sovrano britannico della storia a celebrare il Giubileo di diamante e con il regno più lungo della storia britannica.

Titoli, trattamenti e stemmi[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma di Giorgio, principe di Galles (1751-1760).

Titoli e trattamenti[modifica | modifica wikitesto]

In Gran Bretagna e in Irlanda[modifica | modifica wikitesto]

  • 4 giugno 173831 marzo 1751: Sua Altezza Reale il principe Giorgio
  • 31 marzo 175120 aprile 1751: Sua Altezza Reale il duca di Edimburgo
  • 20 aprile 175125 ottobre 1760: Sua Altezza Reale il principe di Galles
  • 25 ottobre 176029 gennaio 1820: Sua Maestà il Re

Dal 1760 al 1801 Giorgio III fu chiamato: "Giorgio Terzo, per Grazia di Dio, Re di Gran Bretagna, Francia e Irlanda, Difensore della Fede, etc.".

Dal 1801, quando la Gran Bretagna si unì con l'Irlanda, fu abbandonata la rivendicazione dei sovrani britannici al trono di Francia e l'utilizzo dell'"etc." che era stato aggiunto durante il regno di Elisabetta I e fu chiamato "Giorgio Terzo, per Grazia di Dio, Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, Difensore della Fede"

Il monogramma personale di re Giorgio III.

In Germania[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1760 al 1806 in Germania fu chiamato Duca di Brunswick e Lüneburg nonché Principe elettore del Sacro Romano Impero, di cui fu anche Arci-Araldo dal 1760 al 1777, e Arci-Tesoriere dal 1777 al 1806. Da quell'anno il Sacro Romano Impero cessò di esistere e, al Congresso di Vienna del 1814, fu istituito il Regno di Hannover di cui Giorgio III divenne il sovrano.

Stemmi[modifica | modifica wikitesto]

Durante il suo regno lo stemma subì due modifiche, la principale fu quella introdotta nel 1801 quando, con la rinuncia alla rivendicazione del trono francese da parte dei sovrani britannici, scomparve lo scudo reale francese con i tre gigli in campo blu. Lo scudo con il leone scozzese, che fino ad allora era affiancato a quello inglese nel primo quartiere andò a sostituire quello francese nel secondo quartiere. Lo scudo degli Hannover, che fu rimosso dal quarto quartiere e sostituito da un secondo scudo con i tre leoni inglesi, fu posizionato in pretensione al centro della figura. L'unico scudo che non subì modifiche in questo stemma fu quello d'Irlanda che rimase nel terzo quartiere.

La seconda modifica del 1816 riguardava la trasformazione dello stato di Hannover da ducato a regno, e nello scudo centrale il copricapo del principe elettore fu sostituito da una corona reale.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Giorgio III d'Inghilterra Padre:
Federico di Hannover
Nonno paterno:
Giorgio II d'Inghilterra
Bisnonno paterno:
Giorgio I d'Inghilterra
Trisnonno paterno:
Ernesto Augusto di Brunswick-Lüneburg
Trisnonna paterna:
Sofia del Palatinato
Bisnonna paterna:
Sofia Dorotea di Celle
Trisnonno paterno:
Giorgio Guglielmo di Brunswick-Lüneburg
Trisnonna paterna:
Éléonore d'Esmier d'Olbreuse
Nonna paterna:
Carolina di Brandeburgo-Ansbach
Bisnonno paterno:
Giovanni Federico di Brandeburgo-Ansbach
Trisnonno paterno:
Alberto II di Brandeburgo-Ansbach
Trisnonna paterna:
Margherita Sofia di Oettingen-Oettingen
Bisnonna paterna:
Giovanna Elisabetta di Baden-Durlach
Trisnonno paterno:
Federico VI di Baden-Durlach
Trisnonna paterna:
Cristina Maddalena del Palatinato-Zweibrücken-Kleeburg
Madre:
Augusta di Sassonia-Gotha-Altenburg
Nonno materno:
Federico II di Sassonia-Gotha-Altenburg
Bisnonno materno:
Federico I di Sassonia-Gotha-Altenburg
Trisnonno materno:
Ernesto I di Sassonia-Coburgo-Altenburg
Trisnonna materna:
Elisabetta Sofia di Sassonia-Altenburg
Bisnonna materna:
Maddalena Sibilla di Sassonia-Weissenfels
Trisnonno materno:
Augusto di Sassonia-Weissenfels
Trisnonna materna:
Anna Maria di Meclemburgo-Schwerin
Nonna materna:
Maddalena Augusta di Anhalt-Zerbst
Bisnonno materno:
Carlo Guglielmo di Anhalt-Zerbst
Trisnonno materno:
Giovanni di Anhalt-Zerbst
Trisnonna materna:
Sofia Augusta di Holstein-Gottorp
Bisnonna materna:
Sofia di Sassonia-Weissenfels
Trisnonno materno:
Augusto di Sassonia-Weissenfels
Trisnonna materna:
Anna Maria di Meclemburgo-Schwerin

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran maestro e cavaliere dell'ordine della Giarrettiera - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro e cavaliere dell'ordine della Giarrettiera
— 1749
Gran maestro dell'ordine del Cardo - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine del Cardo
Gran maestro dell'ordine di San Patrizio - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine di San Patrizio
Gran Maestro dell'ordine del Bagno - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'ordine del Bagno
Gran maestro dell'ordine dei Santi Michele e Giorgio - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'ordine dei Santi Michele e Giorgio
Gran maestro dell'Ordine reale guelfo - nastrino per uniforme ordinaria Gran maestro dell'Ordine reale guelfo

Note[modifica | modifica wikitesto]

Spiegazione[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Come si evince da Ayling, p. 137; Hibbert, pp. 123-124, le pressioni di Giorgio III e di Pitt per sopprimere lo Stamp Act fecero un'ottima impressione nell'opinione dei coloni, che dedicarono ai due statue a New York.
  2. ^ Trevelyan, 1973, p. 505. Si deve ricordare che, in base alla posizione dell'anglicanesimo quale religione di Stato, tutti coloro che non erano fedeli alla dottrina della monarchia dovevano rimanere esclusi dai pubblici uffici e dagli incarichi militari. Il parlamento irlandese, pertanto, era costituito soltanto da irlandesi anglicani o da quegli anglo-irlandesi discendenti dei coloni inglesi inviati da Londra con lo scopo di "anglicizzare" l'isola.
  3. ^ Trevelyan, p. 494. In seguito alla sconfitta della quarta coalizione e dei suoi membri, Napoleone assoggettò tra gli altri anche il Regno di Prussia, del quale ne occupò la capitale, Berlino. Milano, invece, era già capitale del Regno d'Italia.
  4. ^ In quanto l'anglicanesimo era religione di stato, per cui sia i dissenters (puritani o estremisti religiosi) che i cattolici, visti questi ultimi come "servitori" della potenza straniera del papato, erano esclusi da ogni carica pubblica e militare, relegandoli di fatto a cittadini di seconda classe (cfr. Lovera di Castiglione, pp. 47-53).

Bibliografiche[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dal 1º ottobre 1814.
  2. ^ Principe reggente dal 5 febbraio 1811.
  3. ^ Fino al 30 settembre 1814.
  4. ^ Joseph A. Schwarcz, Come si sbriciola un biscotto?, pag. 162.
  5. ^ Cox, pp. 332-335
  6. ^ Hibbert, p. 8
  7. ^ Galt, 1, p. 72
  8. ^ Galt, 1, p. 74
  9. ^ Hibbert, p. 78
  10. ^ Hibbert, p. 9
  11. ^ a b c Hunt, p. 172 § 2
  12. ^ Hibbert, pp. 11-13
  13. ^ a b c d George III (b)
  14. ^ Hibbert, p. 14. Secondo Galt, 1, p. 131 ad una forma di pleurite contratta pochi giorni prima mentre il principe passeggiava nel giardino.
  15. ^ Galt, 1, pp. 139-140
  16. ^ Hibbert, pp. 14-15
  17. ^ Galt, 1, p. 149
  18. ^ HIbbert, p. 124 e Hunt, p. 173, § 1
  19. ^ Hibbert, p. 25 e Watson, p. 6
  20. ^ Hunt, p. 173, § 1
  21. ^ a b c d e f g h i George III
  22. ^ Hunt, pp. 172 § 1 e 2
  23. ^ Galt, 1, p. 234
  24. ^ Hunt, p. 175 §1
  25. ^ Per esempio, Horace Walpole scrisse a quel tempo di essere entusiasta del nuovo re, anche se poi lo criticherà aspramente (Butterfield, pp.22, 115–117 and 129–130).
  26. ^ Hibbert, p.86; Watson, pp.67–79
  27. ^ The Crown Estate, Our history, 2004. URL consultato il 24 novembre 2010.
  28. ^ Medley, Dudley Julius (1902). A Student's Manual of English Constitutional History. p. 501
  29. ^ Galt, 1, p. 283
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  32. ^ Brooke, pp. 146-147
  33. ^ Hibbert, p. 122
  34. ^ Watson, p. 93
  35. ^ Watson, pp. 182–184
  36. ^ Un americano passava all'epoca un massimo di sei penny l'anno, comparati ai 25 scellini pagati in Inghilterra (50 volte tanto) (Cannon and Griffiths, p.505; Hibbert, p.122). Nel 1763, il totale delle tasse raccolte in america fu di 1.800 sterline, mentre la stima dei costi necessari per la difesa delle colonie era di 225.000 sterline, che salirono a 400.000 dal 1767 (Cannon and Griffiths, p.505).
  37. ^ a b Jones, p. 39
  38. ^ Bendiscioli, p. 285 §1
  39. ^ Hibbert, p. 122
  40. ^ Watson, pp.184–185
  41. ^ Bendiscioli, p. 285 §2
  42. ^ Ayling, pp. 122-133; Hibbert, pp.107–109; Watson, pp.106–111
  43. ^ Galt, 1, pp. 315-316
  44. ^ Ayling, pp. 122-123
  45. ^ Bendiscioli, p. 285 §1 e Jones, p. 40
  46. ^ Jones, p. 41
  47. ^ Jones, p. 42
  48. ^ a b Barker, p. 361
  49. ^ Ayling, pp. 154-160; Brooke, pp. 147–151
  50. ^ Ayling, pp. 167-168; Hibbert, p. 140
  51. ^ a b Barker, North, p. 160
  52. ^ Hibbert, p. 143
  53. ^ Watson, p. 197
  54. ^ Bendiscioli, p. 285 §2
  55. ^ Bendiscioli, p. 286 §1
  56. ^ Bendiscioli, pp. 286-287
  57. ^ Jones, pp. 44-45
  58. ^ Bendiscioli, p. 287 §1
  59. ^ Jones, p. 49
  60. ^ Bendiscioli, pp. 289-290 e Jones, p. 50
  61. ^ Trevelyan, p. 4
  62. ^ a b Cannon-Griffiths, pp. 510-511
  63. ^ Brooke, pp. 180-182; 192; 223
  64. ^ Hibbert, pp. 156-157
  65. ^ Barker, p. 364 §1
  66. ^ Ayling, pp. 275-276
  67. ^ Ayling, p. 284
  68. ^ a b Jones, p. 54
  69. ^ Brooke, p. 221
  70. ^ Treaty of Paris, 1783. U.S. Department of State. Consultato il 26 novembre 2010
  71. ^ Adams, pp. 255–257, riportato in Ayling, p. 323 e in Hibbert, p. 165
  72. ^ Hunt, p. 184
  73. ^ a b c John Cannon, George III (1738–1820), in Oxford Dictionary of National Biography, Oxford University Press, settembre 2004. URL consultato il 29 ottobre 2008.
  74. ^ Galt, 2, p. 1
  75. ^ Ayling, p. 281
  76. ^ Hamilton, p. 192
  77. ^ Brooke, pp. 250-251; Hibbert, p. 243; Pares, p. 120
  78. ^ Hunt, p. 185
  79. ^ Hunt, Pitt, p. 369
  80. ^ Morgan, p. 354
  81. ^ Morgan, p. 355
  82. ^ Morgan, p. 352:
    « Verso il 1765 già s'avvertivano i sintomi di una ripresa finanziariae commerciale, dovuta in maniera tutt'altro che insignificante all'incidenza delle iniziative politiche di Pitt il Giovane. »
  83. ^ Doyle, p. 482
  84. ^ Watson, pp. 272-279
  85. ^ Brooke, p. 316; Carretta, pp.262 and 297
  86. ^ Brooke, p. 259
  87. ^ Ayling, p. 218
  88. ^ L. J. Witts, pp. 479-480
  89. ^ Per un quadro generale, si veda Hunt, pp. 185-186
  90. ^ Farquhar, p. 188
  91. ^  Ayling, pp. 334–344; Brooke, p. 332; Fraser, p.282
  92. ^ Hunt, Pitt, p. 376
  93. ^  Ayling, pp. 338–342; Hibbert, p. 273
  94. ^ Ayling, p. 345
  95. ^ Ayling, pp. 349–350; Carretta, p. 285; Fraser, p. 282; Hibbert, pp. 301–302; Watson, p. 323
  96. ^ Carretta, p. 275
  97. ^ Hunt, p. 187 §1
  98. ^ Ayling, pp. 181–182; Fraser, p. 282
  99. ^ Bendiscioli, p. 310 §1
  100. ^ Bendiscioli, p. 320 §1
  101. ^ Morgan, pp. 368-369 e Bendiscioli, p. 312 §2
  102. ^ Morgan, pp. 369-370 e Trevelyan, 1973, p. 478
  103. ^ Trevelyan, 1973, p. 478
  104. ^ Trevelyan, 1973, p. 475
  105. ^ a b Morgan, p. 369
  106. ^ Doyle, p. 473
  107. ^ Hunt, Pitt, p. 371
  108. ^ Trevelyan, 1973, p. 485:
    « [Pitt] aveva preparato il paese e l'impero a questa prova suprema [cioè la guerra] con dieci anni di sana politica interna e con la legislazione canadese e indiana. »
  109. ^ Ayling, pp. 395-396 and Watson, pp.360–377
  110. ^ Trevelyan, 1973, p. 484
  111. ^ Trevelyan, 1973, p. 488 e Ferro, p. 271
  112. ^ Ayling, pp. 408–409
  113. ^ Weir, p. 286
  114. ^ Ayling, p. 411, Bihlmeyer - Tuechle, p. 177 e George III (b)
  115. ^ Hibbert, p. 313
  116. ^ Ayling, p. 414; Brooke, p. 374; Hibbert, p. 315
  117. ^ Hunt, Pitt, p. 379
  118. ^ Watson, pp. 402–409
  119. ^ Ayling, p. 423
  120. ^ Trevelyan, 1973, p. 489
  121. ^ Trevelyan, 1973, p. 490
  122. ^ Colley, p. 225
  123. ^ a b Hunt, p. 189
  124. ^ Hunt, Pitt, p. 382
  125. ^ Ferro, p. 283
  126. ^ Hunt, Pitt, p. 383
  127. ^ Trevelyan, 1973, p. 491
  128. ^ Trevelyan, 1973, p. 492
  129. ^ Trevelyan, p. 492
  130. ^ Hunt, p. 190
  131. ^ Ferro, p. 285
  132. ^ Trevelyan, p. 513
  133. ^ Pares, p.139
  134. ^ Hamilton, Perceval, p. 378
  135. ^ Ayling, pp. 441-442
  136. ^ Bendiscioli, p. 332
  137. ^ Bendiscioli, p. 330 §2
  138. ^ Lloyd, pp. 175-179
  139. ^ Lloyd, pp. 188
  140. ^ Brooke, p. 381; Carretta, p. 340
  141. ^ a b Hibbert, p. 396
  142. ^ Brooke, p. 383; Hibbert, pp. 397–398
  143. ^ Fraser, p. 285; Hibbert, pp. 399–402
  144. ^ Hamilton, pp. 199-200
  145. ^ Galt, 2, p. 374
  146. ^ Morgan, p. 372
  147. ^ Galt, 2, p. 374; p. 388 e George III
  148. ^ Galt, 2, p. 388
  149. ^ Galt, 2, pp. 395-398
  150. ^ a b c Hunt, p. 191 §1
  151. ^ Hibbert, p. 408
  152. ^ Hamilton, p. 201
  153. ^ a b Queen Charlotte
  154. ^ Ayling, p. 194; Brooke, pp. xv, 214 e 301
  155. ^ Brooke, p. 215
  156. ^ Ayling, p. 195
  157. ^ Ayling, pp. 196-198 e Mandelbrote-Taylor, pp. 296-317
  158. ^ Carretta,  pp. 92–93, 267–273, 302–305 e 317
  159. ^ Watson, pp. 10–11
  160. ^ a b Watt, p. 123
  161. ^ Brooke, p.260; Fraser, p.277
  162. ^ Hunt, p. 180 §2
  163. ^ Brooke, pp. 272-282; Cannon-Griffiths, p. 498
  164. ^ Ayling, p. 220
  165. ^ Hamilton, p. 193
  166. ^ Hamilton, pp. 193-194
  167. ^ George IV
  168. ^ Hunt, p. 190 §2 e Stephens, pp. 234-235
  169. ^ Carretta, pp. 99–101 and 123–126
  170. ^ Thomas, pp. 16-31
  171. ^ Ayling, p. 121
  172. ^ Galt, 2, p. 394

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Predecessore Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda Successore Royal Standard of the United Kingdom (1816–1837).svg
Se stesso come Re di Gran Bretagna e d'Irlanda 1º gennaio 1801 – 29 gennaio 1820 Giorgio IV
Predecessore Re di Gran Bretagna Successore Royal Standard of the United Kingdom (1714–1801).svg
Giorgio II 25 ottobre 1760 – 31 dicembre 1800 Se stesso come Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
Predecessore Re d'Irlanda Successore Royal Standard of Ireland (1542–1801).svg
Giorgio II 25 ottobre 1760 – 31 dicembre 1800 Se stesso come Re del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
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Se stesso come Elettore di Hannover 1º ottobre 1814 – 29 gennaio 1820 Giorgio IV
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Giorgio II 25 ottobre 1760 – 30 settembre 1814 Se stesso come Re di Hannover
Predecessore Re di Corsica Successore Flag of Corsica.svg
Possedimento della Prima Repubblica Francese 1794 - 1796 Possedimento della Prima Repubblica Francese
Predecessore Duca di Sassonia-Lauenburg Successore Flag of Lauenburg.svg
Giorgio II 25 ottobre 17601803 varie cessioni, poi a Federico VI di Danimarca
Predecessore Duca di Brema e principe di Verden Successore Sweden-Flag-1562.svg
Giorgio II 25 ottobre 1760-29 gennaio 1820 Giorgio IV
Predecessore Erede al trono britannico Successore Coat of Arms of the Hanoverian Princes of Wales (1714-1760).svg
Federico, principe di Galles Erede apparente
1751-1760
Edoardo Augusto, duca di York e Albany
Predecessore Principe di Galles Successore Prince of Wales's feathers Badge.svg
Federico, principe di Galles 1751-1760 Giorgio, principe di Galles
Poi sovrano col nome di Giorgio IV
Predecessore Duca di Edimburgo Successore Coat of Arms of the Hanoverian Princes of Wales (1714-1760).svg
Federico, duca di Edimburgo 1751-1760
1ª creazione
Titolo unito alla Corona
Predecessore Pretendente al trono di Francia Successore Royal Standard of the King of France.svg
Giorgio II 25 ottobre 1760 - 31 dicembre 1800
Per discendenza dai Capetingi e per la Guerra dei Cent'anni
Rinuncia alla pretesa del titolo


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