Giorgio Coda

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Lo psichiatra Giorgio Coda (foto tratta dal giornale La Stampa del 5 luglio 1974

Giorgio Coda (Torino, 21 gennaio 1924[1]) è uno psichiatra e professore universitario italiano.

Il suo nome completo è Giorgio Giuseppe Antonio Maria Coda, divenuto noto come "l'elettricista"[2] per il suo uso improprio dell'elettroshock. È stato vicedirettore dell'ospedale psichiatrico di Collegno[3] e direttore di villa Azzurra (struttura per bambini)[4], a Grugliasco (Torino).[5] Fu processato nel periodo 1970-1974 per maltrattamenti con relativa condanna a cinque anni di detenzione, al pagamento delle spese processuali e all'interdizione dalla professione medica per cinque anni[6][7].

Il trattamento medico consisteva nell'applicazione di scariche di elettroshock durature ai genitali e alla testa che non facevano perdere coscienza al malato pur provocandogli lancinanti dolori e che avrebbero dovuto, secondo Giorgio Coda, curare il paziente. Il trattamento era chiamato da Coda "elettroshock" o "elettromassaggio" a seconda che venisse praticato alla testa o ai genitali.[8] Altre volte, la parola elettromassaggio era usata come sinonimo di elettroshock. Il trattamento era praticato quasi sempre senza anestesia e, a volte, senza pomata e gomma in bocca, facendo così saltare i denti al paziente. Giorgio Coda, durante il processo, ha ammesso di aver praticato circa 5000 elettromassaggi.[9]

Il trattamento di cui sopra era praticato anche su alcolisti, tossicodipendenti, omosessuali[10] e masturbatori, e generava un fortissimo senso di paura, tale da far desistere i pazienti, perlomeno temporaneamente. Il processo e la sentenza, raccolti e analizzati nel libro Portami su quello che canta del giornalista Alberto Papuzzi, hanno messo in luce il carattere coercitivo e punitivo degli elettromassaggi, i quali non erano strumenti di cura ma atroci strumenti di tortura e punizione usati anche su bambini.

Alcune morti sospette durante l'elettroshock e alcuni suicidi verificatisi negli istituti hanno fatto nascere il sospetto che possano essere stati provocati (almeno in parte) dalla paura della sofferenza dei trattamenti.[11]

Il caso, ai suoi tempi, è stato interpretato da taluni in chiave politica, secondo le chiavi di lettura del Novecento. In quest'ottica, il medico "borghese" si accaniva contro le fasce più deboli del "proletariato".[12]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Torino nel 1924 in una famiglia benestante, Giorgio Coda è il figlio unico di Carlo Coda, un piccolo industriale torinese che "regolava la vita della famiglia come se fosse una fabbrica" e di Alda Vacchieri.[6] "A scuola Giorgio Coda eccelleva in condotta; quanto al profitto non era brillante, ma molto diligente. Qualche compagno lo ricorda sgobbone."[13]

Nel 1943 Giorgio Coda si iscrive alla facoltà di Medicina dell'Università di Torino e si laurea il 15 luglio 1948 con una tesi in antropologia criminale. Il 16 aprile 1955 sposa Giovanna Roviera. Dopo essere divenuto medico capo di sezione (equivalente all'odierno primario), il 3 aprile 1963 ottiene la libera docenza in psichiatria.[14]

La Certosa reale di Collegno, sede dell'ospedale psichiatrico di Collegno fino alla fine degli anni '70

Il processo che lo vide come imputato nacque a seguito dell'invio di un rapporto al Tribunale per i minorenni da parte dell'assistente sociale Maria Repaci del Centro di tutela minorile di Torino. Il rapporto riguardava i fatti di villa Azzurra. Il 7 settembre 1970, Giogio Coda viene incriminato per il reato di "abuso dei mezzi di correzione" e venne applicata l'amnistia (DPR n. 238 del 22 maggio 1970).[15]

Il 14 dicembre 1970 il giudice istruttore ricevette un esposto dell'Associazione per la lotta contro le malattie mentali, decisivo per far ripartire l'inchiesta e il processo[16]. L'11 luglio 1974 arriva la sentenza e Coda è dichiarato "responsabile del reato ascritto limitatamente ai fatti relativi all'ospedale psichiatrico di Collegno".[17] Successivamente, il difensore di Coda interpone appello contro la sentenza di primo grado.[18]

Il 2 dicembre 1977 alle 18.30 quattro uomini[4] facenti parte dell'organizzazione armata di estrema sinistra Prima Linea penetrano nell'appartamento dove Coda fa visite private e gli sparano alle gambe dopo averlo legato a un termosifone.[19]

Effetti[modifica | modifica wikitesto]

Il caso Coda ha scosso e fatto discutere l'opinione pubblica. Il dibattito che ne è scaturito ha portato alla cosiddetta Legge Basaglia (legge 13 maggio 1978 n. 180), che ha abolito i principali articoli della precedente legge (14 febbraio 1904, n. 36[20]) e istituito il TSO (Trattamento sanitario obbligatorio)[21], restringendo di molto il suo campo di applicazione e definendo procedure a più livelli per la sua attuazione.

In particolare, il provvedimento prevede l'intermediazione del sindaco e del giudice tutelare, la possibilità di richiedere la revoca o la modifica del TSO da parte di chiunque (anche del paziente stesso), la possibilità da parte di chiunque (anche del paziente stesso) di proporre "ricorso contro il provvedimento convalidato dal giudice tutelare", e la possibilità per il paziente di comunicare con chiunque durante il TSO[22] Il paziente ha anche diritto al cambio della struttura di cura.

Sebbene la legge non prevedesse esplicitamente che gli ospedali psichiatrici venissero chiusi, essa ha di fatto chiuso la maggior parte degli istituti psichiatrici in Italia, chiusura che è stata del tutto completata nei decenni successivi.[23]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Papuzzi 1977, pagina 6.
  2. ^ Alessandro Perissinotto, Portami su quello che canta, in Quello che l'acqua nasconde, Edizioni piemme, ISBN 978-88-585-1694-2.
  3. ^ http://www.infermieristicamente.it/articolo/7777/dalla-violenza-dell-eletttromassaggio-alla-violenza-dell-abbandono/
  4. ^ a b Stefano Caselli e Davide Valentini, Il processo deve ricominciare, in Anni spietati: Torino racconta violenza e terrorismo, Gius.Laterza & Figli Spa, 5 novembre 2014, ISBN 978-88-581-1782-8.
  5. ^ Alberto Papuzzi e Piera Piatti, Portami su quello che canta: processo a uno psichiatra, Einaudi, 1977, ISBN 978-88-06-09571-0.
  6. ^ a b https://collettivomakhno.noblogs.org/files/2014/04/Portami_Su_Quello_Che_Canta.pdf
  7. ^ http://www.crescita-personale.it/teorie-psicologia/947/giorgio-coda-la-persona-il-processo-e-l-elettroshock/2440/a
  8. ^ Papuzzi 1977, pagina 40.
  9. ^ Papuzzi 1977,  pagina 60.
  10. ^ Papuzzi 1977,  pagina 59.
  11. ^ Papuzzi 1977,  pagina 79.
  12. ^ Papuzzi 1977,  nota introduttiva XI e pagina 95.
  13. ^ Papuzzi 1977,  pagina 9.
  14. ^ Papuzzi 1977,  pagine 9-14.
  15. ^ Papuzzi 1977,  pagina 36.
  16. ^ Papuzzi 1977,  pagine 31-36.
  17. ^ Papuzzi 1977,  pagina 96.
  18. ^ Papuzzi 1977,  pagina 114.
  19. ^ https://agiscuola.it/schede-film/item/44-la-prima-linea.html
  20. ^ legge-36-1904.
  21. ^ legge-basaglia,  Estratto dall'articolo 2: "la proposta di trattamento sanitario obbligatorio può prevedere che le cure vengano prestate in condizioni di degenza ospedaliera solo se esistano alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, se gli stessi non vengano accettati dall'infermo e se non vi siano le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive ed idonee misure sanitarie extra ospedaliere".
  22. ^ legge-basaglia.
  23. ^ http://www.musei.re.it/collezioni/museo-di-storia-della-psichiatria/prima-sala-cronologia/la-legge-180-e-la-chiusura-degli-ospedali-psichiatrici/

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN64798739 · ISNI (EN0000 0000 1045 6424 · GND (DE118521357