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Karesansui

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Il karesansui del santuario Shitennō-ji a Osaka.

Il karesansui (枯山水?) è una tipologia di giardino giapponese e, per estensione, dei nihonga (dipinti di scuola giapponese) che lo rappresentano. In lingua italiana è indicato anche come giardino secco o, impropriamente, giardino zen.

La caratteristica principale del karesansui è l'assenza dell'acqua, ovvero uno dei quattro elementi base del giardino giapponese insieme alle rocce, alla crescita delle piante e agli elementi del paesaggio. Questo vuol dire che anche giardini in cui sono presenti alberi o muschi, ma non scorre acqua, sono considerati karesansui. Solitamente vengono usati sassi, ghiaia o sabbia per rappresentare corsi d'acqua o stagni al posto di usare l'acqua stessa, ad esempio allestendo distese di ghiaia bianca modellata per simulare le onde e affiancate da ponti o altre strutture tipicamente legate all'acqua.

I vassoi artigianali bonseki sono talvolta idealmente legati ai karesansui poiché entrambi lavorano sulla disposizione delle pietre, benché su scala e con scopi completamente diversi.

Nome[modifica | modifica wikitesto]

Il nome karesansui vuol dire letteralmente "natura secca", dove la parola usata per "natura" è sansui (山水? "montagne e acqua") che compare all'interno del trattato di giardinaggio Sakuteiki scritto nell'XI secolo.

Altri nomi meno comuni con cui viene identificata questa tipologia di giardino sono kasansui (仮山水? "natura provvisoria"), furusansui (故山水? "natura antica"), arasansui (乾泉水? "natura asciugata") e karesansui (涸山水? "natura docile"), che hanno un valore più filosofico e indicano i concetti che sono dietro l'ideazione e la progettazione di questi spazi.

Caratteristiche[modifica | modifica wikitesto]

I karesansui sono nati all'interno dei monasteri del buddhismo zen durante il Periodo Muromachi (1336-1573) come rappresentazione astratta della realtà. Benché questo tipo di giardino fosse presente in forma latente già da prima in piccole porzioni all'interno dei palazzi nobiliari shindenzukuri di Kyoto del Periodo Heian, lo sviluppo concettuale e l'emancipazione sia del senso sia dello spazio dei karesansui si è avuta per mano dei monaci zen, che ne hanno esplorato le possibilità espressive e l'hanno elevato a modello filosofico e di visione del mondo.

Il successo del karesansui è dovuto anche al fatto che elimina una delle necessità base dei giardini giapponesi, ovvero avere una fonte di approvigionamento di acqua; grazie al modello del karesansui è stato possibile costruire giardini anche in zone dove l'acqua era scarsa o difficile da convogliare.

Giardini famosi[modifica | modifica wikitesto]

Il karesansui del tempio Saihō-ji è composto da una composizione di rocce immerse nel bosco e ricoperte di muschio
Il nantei (南庭? "giardino sud") nel santuario Daitoku-ji è composto da uno specchio di ghiaia con formazioni coniche e un arbusto in fondo.
Il karesansui a 15 pietre del tempio Ryōan-ji a primavera.

In Giappone, i giardini solitamente considerati come i due poli del karesansui sono quello del Saihō-ji e quelli del complesso Daitoku-ji, entrambi costruiti a Kyoto durante il Periodo Muromachi.

Il primo fa parte dei 17 siti inseriti nel Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO denominato Monumenti storici dell'antica Kyoto, ed è celebre anche con il soprannome di "tempio del muschio" dato che il suo giardino è ricoperto da uno strato di muschio che ricopre l'intera superficie calpestabile (viali e ponti inclusi) ed è mantenuto costantemente florido tramite una specifica manutenzione e la limitazione degli ingressi turistici. Anche il karesansui è rivestito di muschio: il tappeto vegetale si adagia sulle rocce disposte a formare una scogliera da cui scende una cascata verde e immobile. Non c'è ghiaia, il punto di vista è unico, e lo spazio è organico e concepito per il godimento estetico.

Il Daitoku-ji invece è un grande complesso composto da 20 distinti edifici religiosi oltre a numerose pagode, stanze per la cerimonia del tè e altre costruzioni. Fra i vari templi interni al Daitoku-ji, i piū rilevanti per quanto riguarda i karesansui sono i monasteri Daisen-in e Zuihō-in. Il primo presenta un celebre karesansui circolare che gira intorno ai quattro lati dell'edificio: la parte iniziale di fronte allo shoin (書院? "sala di scrittura") è complessa e narrativa, ed è costruita come una cascata da cui si originano corsi d'acqua (di ghiaia) e pietre di evidente valore metaforico; la parte finale di fronte allo hōjō (方丈? "stanza dell'abate") invece è semplice e astratta, con un cortile completamente vuoto pavimentato a ghiaia bianca e due coni di ghiaia dal significato criptico che invitano alla meditazione. Il karesansui del Zuihō-in è stato realizzato nel 1961 dal celebre progettista di giardini del XX Secolo Mirei Shigemori ed è a forma di C: il primo lato lungo presenta un mare (di ghiaia) dalle onde impetuose provenienti da scogli (rocce) che partono dal lato corto, completamente ricoperto di erba e sentieri, fino al secondo lato lungo con una distesa di ghiaia da cui spiccano rocce che compongono una croce latina, a ricordo delle tombe lì presenti dei daimyō Oomoto di Bungo, che erano cristiani. I karesansui dei Daitoku-ji sono razionali, fortemente concettuali, articolati in spazi complessi e basati sull'uso della ghiaia bianca.

All'estero, il karesansui più celebre è quello di Ryōan-ji a Kyoto: è composto da un unico spazio grande 25×10 metri, recintato da un muro di argilla ristrutturato nel 1977[1], e pavimentato a ghiaia da cui spuntano 15 rocce disposte in gruppi (da sinistra) di 5, 2, 3, 2 e infine 3 elementi. Le pietre sono disposte in maniera tale per cui, una volta sedutisi sulla veranda che si affaccia sul giardino, non è mai possibile osservarle tutte e 15 contemporaneamente da qualunque punto di vista (se non dall'alto). Sono state proposte vari tentativi di spiegazione della enigmatica disposizione delle pietre: alcune sono metaforiche (la ghiaia rappresenta l'oceano e le pietre rappresentano le isole del Giappone, oppure le rocce rappresentano una mamma tigre con i cuccioli che nuotano verso un drago), altre grafiche (collegando le rocce si disegna il kanji di kokoro (? "cuore") oppure la costellazione Cassiopea[2]), e altre ancora matematiche[3], nessuna completamente soddisfacente[4]. A livello religioso, il giardino invita alla riflessione filosofica sull'imposibilità di comprendere a pieno la realtà del mondo, ed è stato di ispirazione al compositore statunitense John Cage per la scrittura di alcuni brani[5].


Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Gert J. Van Tonder, Michael J. Lyons e Yoshimichi Ejima, Perception psychology: Visual structure of a Japanese Zen garden, in Nature, vol. 419, nº 6905, settembre 2002.
  • (EN) Stephen Whittington, Digging in John Cage's Garden - John Cage and Ryoanji, in Malaysian Music Journal, vol. 2, nº 2, Tanjung Malim, UPSI Press, 2013, ISSN 2232-1020.
  • (EN) David Young e Michiko Young, The Art of the Japanese Garden, Tuttle Publishing, 2005, Vermont and Singapore, ISBN 978-0-8048-3598-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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