Giardini botanici di Singapore

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Giardini botanici di Singapore
Singapore Botanic Gardens Palm Valley.jpg
La valle delle palme
Ubicazione
Stato Singapore Singapore
Località Singapore
Indirizzo 1 Cluny Road
Caratteristiche
Tipo Orto botanico
Fondatori Stamford Raffles
Apertura 1859
Direttore Nigel Taylor
Visitatori 4 milioni (2012)
Sito web

Coordinate: 1°18′54.36″N 103°48′58.32″E / 1.3151°N 103.8162°E1.3151; 103.8162

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Giardini botanici di Singapore
(EN) Singapore Botanic Gardens
Tipo Culturali
Criterio (ii) (iv)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 2015
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

I Giardini botanici di Singapore (in cinese:新加坡植物园, Xīnjiāpō zhíwùyuán; in malese: Taman Botanik Singapura o Kebun Botani Singapura; in inglese Singapore Botanic Gardens) sono un parco botanico che si estende su 74 ettari[1] nella città di Singapore. Sono aperti e visitabili gratuitamente dal pubblico ogni giorno dell'anno dalle 5 del mattino a mezzanotte. Nel 2012 sono stati visitati da più di quattro milioni di persone.

Storia dei giardini[modifica | modifica wikitesto]

I primi giardini botanici di Singapore furono voluti e realizzati nel 1822 da Sir Stamford Raffles, universalmente riconosciuto come il fondatore dell'odierna Singapore, che subito dopo il suo arrivo nella zona realizzò un orto botanico a Fort Cunning che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto ospitare coltivazioni di cacao e di noce moscata. Tuttavia la mancanza di fondi non permise di sviluppare l'idea iniziale e i giardini, prima abbandonati, vennero chiusi dopo la morte dell'inglese nel 1829.[2]

I giardini furono trasferiti nel luogo ove si trovano adesso nel 1859 ed erano intesi come un parco per il tempo libero dove la Società che li aveva creati organizzava mostre floreali e ortocolturali. Nel 1874 la Società cedette la manutenzione dei giardini al Governo di Singapore che trasformò l'attività dell'orto assumendo botanici e orticoltori che amministrassero il parco.

Il primo periodo di ricchezza del parco coincide con l'arrivo del primo direttore, il botanico inglese Henry Nicholas Ridley: in carica dal 1888 al 1911, Ridley credeva fortemente nel successo delle piantagioni di alberi della gomma, di cui aveva affinato le tecniche di raccolta, e promosse con insistenza l'attività di estrazione industriale del lattice presso i proprietari terrieri malesi, che invece preferivano coltivare caffè. Il velocissimo sviluppo delle automobili e la conseguente grandissima richiesta di gomma per gli pneumatici diede un impulso straordinario alla coltivazione della gomma; Ridley, che aveva trasformato le foreste e i terreni incolti intorno ai giardini botanici in vivai di Hevea brasiliensis, sviluppò una grande ricchezza a favore dei Giardini, i cui alberi della gomma avevano prodotto grandi quantità di semenze che furono l'origine del boom del lattice in quella parte dell'Asia.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

I giardini sono suddivisi in aree di interesse:

Il centro botanico[modifica | modifica wikitesto]

Il lago dei cigni[modifica | modifica wikitesto]

Il palco della musica[modifica | modifica wikitesto]

Il giardino dello zenzero[modifica | modifica wikitesto]

Il giardino nazionale delle orchidee[modifica | modifica wikitesto]

È sicuramente l'area più interessante del grande orto botanico: si estende su 3 ettari di terreno collinoso e permette di vedere più di mille specie di orchidee e 2000 ibridi.

La valle delle palme[modifica | modifica wikitesto]

La foresta pluviale[modifica | modifica wikitesto]

Un'area commerciale[modifica | modifica wikitesto]

Il giardino dell'evoluzione[modifica | modifica wikitesto]

Il giardino per bambini Jacob Ballas[modifica | modifica wikitesto]

Le specie arboree[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Upcoming attractions, in Singapore Botanic Gardens, http://www.sbg.org.sg. URL consultato l'11 dicembre 2013.
  2. ^ (EN) Our History, in Singapore Botanic Gardens, http://www.sbg.org.sg. URL consultato l'11 dicembre 2013.

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