Gianpiero D'Alia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Gianpiero D'Alia
Gianpiero D'Alia daticamera.jpg

Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione
Durata mandato 28 aprile 2013 –
22 febbraio 2014
Presidente Enrico Letta
Predecessore Filippo Patroni Griffi
Successore Marianna Madia

Sottosegretario di Stato del Ministero dell'Interno
Durata mandato 23 aprile 2005 –
17 maggio 2006
Presidente Silvio Berlusconi
Predecessore Carlo Taormina
Successore Ettore Rosato

Presidente dell'Unione di Centro
Durata mandato 22 marzo 2014 –
2 novembre 2016
Predecessore Rocco Buttiglione
Successore vacante

Deputato della Repubblica Italiana
Legislature *XIV
Gruppo
parlamentare
Area Popolare (NCD-UDC)
Coalizione Casa delle Libertà
Con Monti per l'Italia
Circoscrizione Sicilia 2
Sito istituzionale

Senatore della Repubblica Italiana
Legislature XVI
Gruppo
parlamentare
Unione di Centro, SVP e Autonomie
Circoscrizione Regione Siciliana
Sito istituzionale

Dati generali
Partito politico DC (1987-1994)
CCD (1994-2002)
UDC (2002-2008)
UdC (2008-2016)
Centristi per la Sicilia (2016-in carica)
Titolo di studio Laurea in giurisprudenza
Professione Avvocato cassazionista

Gianpiero D'Alia (Messina, 22 settembre 1966) è un politico italiano, è stato Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione nel Governo Letta. Attualmente è presidente della commissione bicamerale per le questioni regionali.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Salvatore D'Alia, deputato della Democrazia Cristiana e poi del Centro Cristiano Democratico tra il 1987 e il 2001[1], Gianpiero D'Alia, inizia l'impegno politico come amministratore comunale di Messina, dapprima come consigliere comunale e poi come assessore e vicesindaco della città dello Stretto.

Viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati nel 2001, in virtù di una candidatura nel collegio maggioritario Messina Mata e Grifone. Durante il mandato è stato segretario del Comitato per la legislazione e della Giunta per le elezioni e componente delle commissioni Affari costituzionali; Antimafia; Esami di disegni di legge di conversione di decreti-legge, del Comitato per la legislazione e del Consiglio di Giurisdizione.

Nel governo Berlusconi III è stato Sottosegretario di Stato all'Interno, espresso dall'UDC (2005-2006).

Riconfermato alla Camera nel 2006, nella legislatura successiva in virtù di una candidatura nella lista dell'UDC per la circoscrizione Sicilia 2, è stato componente delle Commissioni Affari costituzionali e Personale e del Comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di Stato.

Nelle Elezioni Politiche del 2008 viene eletto al Senato della Repubblica nella lista dell'UDC. Diventa qui presidente del gruppo parlamentare Gruppo UDC, SVP e Autonomie al Senato: a questo gruppo hanno aderito anche i Senatori a vita Giulio Andreotti, Emilio Colombo e Francesco Cossiga.

In tale legislatura è stato membro della Giunta per il Regolamento; Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari; 2ª Commissione permanente (Giustizia); Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa e della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della mafia.

È stato inoltre membro della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi (2008-09).

Secondo il sito OpenParlamento, che supervisiona le attività di deputati e senatori, nella XVI legislatura, globalmente, Gianpiero D'Alia ha mostrato un indice di produttività molto alto (il terzo tra i senatori), ma un tasso di assenze del 43.54%, molto al di sopra della media (12.53%)[2].

Dal 2010 per un triennio ricopre la carica di segretario regionale dell'Udc in Sicilia, che riorganizza dopo la fuoriuscita dal partito di Saverio Romano e nel 2012 candida Rosario Crocetta alla presidenza della Regione Siciliana, sostenuto dal PD.

Nel 2013 è rieletto in Sicilia deputato nella lista dell'Udc diventando vicecapogruppo vicario alla Camera dei Deputati del gruppo Scelta Civica per l'Italia, gruppo unitario dei partiti centristi vicini a Mario Monti. Abbandona l'incarico quando viene nominato Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione nel Governo Letta. A Palazzo Vidoni si occupa del drastico taglio delle autoblu nella pubblica amministrazione, del varo del pacchetto di semplificazioni all'interno del decreto del Fare e dell'elaborazione e approvazione del piano nazionale anticorruzione. Con il decreto 101/2013 avvia la razionalizzazione della PA e consente, di fatto, la fine del precariato nelle pubbliche amministrazioni.

Il 22 marzo 2014 viene eletto per acclamazione presidente dell'Udc, al termine del congresso del partito, nel quale era stato in lizza come candidato segretario in alternativa all'uscente Lorenzo Cesa, poi rieletto per pochi voti.

L'8 gennaio 2015 è stato eletto alla prima votazione presidente della commissione bicamerale per le questioni regionali.[3]

Dal 16 dicembre 2015 aderisce al nuovo gruppo Area Popolare (NCD-UDC).

Il 2 novembre 2016 il segretario nazionale dell'UdC Lorenzo Cesa sospende D'Alia dal partito e lo deferisce ai probiviri per affermazioni altamente offensive nei confronti del partito stesso. L'accusa riguarda una dichiarazione di D'Alia di alcuni giorni prima ("L'UdC è morta"). L'indomani D'Alia rassegna le dimissioni dal partito[4], e il 9 novembre promuove la nascita di Centristi per la Sicilia[5].

La proposta di legge contro l'apologia di reato a mezzo internet[modifica | modifica wikitesto]

Gianpiero D'Alia, presidente della commissione bicamerale per le questioni regionali

Il 5 febbraio 2009, durante la seduta n. 143 del Senato della Repubblica, l'on. Gianpiero D'Alia ha promosso e ottenuto l'inserimento di un emendamento (Art. 50-bis, poi art. 60) nel disegno di legge 733 (cosiddetto "Decreto Sicurezza") da presentare alla Camera, nel quale si sancisce la "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet".[6]

Secondo D'Alia, in caso di apologia o istigazione a delinquere a mezzo internet,

« in presenza di questi contenuti il ministero diffiderà il gestore, e questi avrà due possibilità: o ottemperare e quindi cancellare questi contenuti oppure non ottemperare. Se non ottempera diventa complice di chi inneggia a Provenzano e Riina e quindi è giusto che venga oscurato[7]. »

L'iniziativa ha suscitato aspre critiche dal mondo dei blogger italiani, tra cui Beppe Grillo[8], oltre che delle aziende legate alla rete, tra cui quelle di Marco Pancini, responsabile per le relazioni istituzionali di Google in Italia[9].

Pochi giorni dopo l'introduzione dell'emendamento D'Alia nel disegno di legge "decreto Sicurezza", il deputato del PdL Roberto Cassinelli, già autore di diverse iniziative parlamentari in materia di rete, ha annunciato sul proprio blog la presentazione di un "controemendamento" che modificasse il testo del senatore D'Alia. Esso, secondo Cassinelli, "mette a rischio la libertà della rete"[10]. Il "controemendamento" di Cassinelli, come lui stesso ha annunciato sul proprio blog[11], è stato approvato dalle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia nella notte del 29 aprile, e l'articolo 60 introdotto dall'emendamento D'Alia è stato, quindi, abrogato[12].

Dopo la diffusione su molti siti e blog di una notizia relativa all'approvazione del pacchetto sicurezza e del "collegato" emendamento D'Alia, notizia diffusa anche da Marco Travaglio su "Passaparola" e poi smentita in un errata corrige[13], D'Alia ha voluto spiegare in un videomessaggio la sua posizione in merito, dicendosi contrario alla censura. Inoltre, D'Alia nello smentire ' queste fantasiose ricostruzioni' ha invitato tutti, blogger e giornalisti, a non distrarsi dal ddl intercettazioni, che così come è attualmente configurato comporterebbe una grave limitazione del diritto di cronaca e di indagine.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La corsa dei figli d'arte tra nepotismo e potere
  2. ^ Sen. Gianpiero D'ALIA - cosa fa in parlamento - OpenParlamento
  3. ^ Agenzia ADNKRONOS, PARLAMENTO: D'ALIA ELETTO PRESIDENTE BICAMERALE REGIONI, in Regioni.it, 8 gennaio 2015.
  4. ^ Gazzetta del Sud
  5. ^ Tempo Stretto
  6. ^ Il testo dell'Emendamento D'Alia
  7. ^ L'Espresso, Il governo contro Internet
  8. ^ Blog di Beppe Grillo - Il "Merda Wall" di D'Alia contro Internet
  9. ^ La Repubblica, Google Italia e l'emendamento D'Alia: “Una legge ad Aziendam che colpisce la libertà”
  10. ^ Roberto Cassinelli, L'emendamento D'Alia mette a rischio la libertà della rete. In realtà, come spiega in prima persona il capogruppo Udc al Senato, la notizia è errata perché nel maggio 2010 non c'è stata alcuna approvazione del suddetto provvedimento così come venne bocciato l'ormai celebre emendamento., robertocassinelli.blogspot.com, 17 febbraio 2009. URL consultato il 28 febbraio 2009.
  11. ^ Roberto Cassinelli, L'emendamento D'Alia non esiste più, robertocassinelli.blogspot.com, 29 aprile 2009. URL consultato il 29 aprile 2009.
  12. ^ Guido Scorza, La Rete ha vinto e resta libera, Punto Informatico, 29 aprile 2009. URL consultato il 29 aprile 2009.
  13. ^ Errata corrige Marco Travaglio: Marco Travaglio, Errata Corrige, voglioscendere.ilcannocchiale.it, 7 giugno 2010. URL consultato il 28 maggio 2013.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione Successore Emblem of Italy.svg
Filippo Patroni Griffi 28 aprile 2013 - 22 febbraio 2014 Marianna Madia
Predecessore Capogruppo dell'Unione di Centro al Senato della Repubblica Successore
Francesco D'Onofrio 12 maggio 2008 - 14 marzo 2013 non costituito
Predecessore Presidente commissione bicamerale per le questioni regionali Successore
Renato Balduzzi dal 16 dicembre 2014 in carica