Claudio Varalli e Giannino Zibecchi

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Claudio Varalli (Bollate, 1º luglio 1957 - Milano, 16 aprile 1975) e Giannino Zibecchi (Milano, 18 febbraio 1947 - Milano, 17 aprile 1975) erano due studenti rimasti uccisi durante gli scontri, acuitisi nel 1975, tra neofascisti e sinistra extraparlamentare.

Claudio Varalli, studente presso un Istituto tecnico milanese e aderente al Movimento Lavoratori per il Socialismo, fu ucciso da un militante di Avanguardia Nazionale che stava aggredendo assieme ad altri compagni in piazza Cavour a Milano. Giannino Zibecchi, militante del Coordinamento dei comitati antifascisti, morì investito da un camion dei carabinieri, guidato dal milite Sergio Chiarieri, in Corso XXII Marzo a Milano il 17 aprile 1975, durante i violenti scontri, avvenuti in città, in risposta alla morte di Varalli.

Il contesto storico[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Strategia della tensione.

Il 12 dicembre 1969 nel centro di Milano una bomba piazzata nella banca dell'Agricoltura provocò la strage di piazza Fontana. Gli inquirenti inizialmente seguirono la pista anarchica e in seguito la pista del neofascismo. Il 28 maggio 1974 a Brescia un'altra bomba provocò la strage di piazza della Loggia e anche in questo caso fu seguita la pista neofascista.

Scontri a Milano tra diversi gruppi politici di estrema destra e di estrema sinistra si susseguirono costantemente. In particolare il 13 marzo 1975, a Milano, studenti di medicina del servizio d'ordine di Avanguardia Operaia, dopo averlo atteso sottocasa, aggredirono con delle chiavi inglesi lo studente di destra Sergio Ramelli, che morì per i colpi ricevuti dopo 48 giorni di agonia. I gruppi di estrema sinistra legati all'antifascismo militante facevano frequente uso di chiavi inglesi "modello Hazet 36",[1]. per colpire gli avversari politici tanto che furono chiamati "gli idraulici"[2]. Solitamente le aggressioni erano precedute da minacce nei confronti dell'interessato.[3] In seguito la vittima designata, quando era trovata da sola, veniva circondata e colpita sul capo con le chiavi inglesi fino a farla cadere a terra priva di conoscenza.[4]

Le morti di Varalli e di Zibecchi[modifica | modifica wikitesto]

La morte di Varalli[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 aprile 1975 fu indetta a Milano una manifestazione per sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi inerenti al diritto alla casa; alla manifestazione parteciparono anche i sindacati degli inquilini e numerosi militanti dei gruppi "extraparlamentari" di sinistra.

Il cadavere di Claudio Varalli

Al termine della manifestazione alcuni militanti del Movimento Studentesco si diressero verso l'Università Statale di Milano dove erano fra le forze politiche maggioritarie fra gli studenti. Presso piazza Cavour incrociarono tre militanti del Fronte Universitario d'Azione Nazionale intenti a svolgere un volantinaggio. Gli studenti del FUAN furono riconosciuti ed aggrediti dai militanti di sinistra[5][6]. Due dei missini riuscirono ad allontanarsi mentre Antonio Braggion iscritto ad Avanguardia Nazionale, a causa di un impedimento fisico alla gamba[7] fu costretto a rifugiarsi nella propria macchina, una Mini Minor.

Rapidamente i militanti di sinistra circondarono la vettura e cominciarono a colpirla con oggetti contundenti mandandone in frantumi i vetri[8]. Braggion dall'interno della vettura esplose tre colpi di rivoltella di cui uno ferì a morte Claudio Varalli. Anche il quotidiano comunista l'Unità riferì la notizia dell'aggressione a Braggion da parte dei militanti della sinistra armati di oggetti contundenti:

« Dal gruppo degli studenti si è staccato un gruppo di cinque o sei giovani che, secondo alcuni con sassi, secondo altri con chiavi inglesi, hanno rotto uno dei vetri della portiera dell'auto, dal lato del posto guida. A questo punto uno dei tre fascisti ha estratto una pistola 7.65 e ha esploso tre proiettili contro gli studenti. Uno di questi proiettili ha raggiunto alla faccia il Varalli che è crollato con la faccia insanguinata.[9] »

Braggion riuscì così a fuggire ed a rendersi irreperibile. Al processo celebrato tre anni più tardi nel 1978 pur avendo stabilito la sentenza che contro Braggion "l'aggressione del gruppo dei giovani fu improvvisa, rapidissima, premeditata, violentissima"[10], fu condannato a cinque anni per eccesso colposo in legittima difesa e altri cinque per detenzione abusiva di arma. Pena ridotta in secondo grado a tre anni più tre sempre per le medesime accuse.[11]. Dieci militanti del Movimento studentesco che parteciparono all'aggressione contro Braggion furono anch'essi processati per lesioni e danneggiamento, ma infine prosciolti per prescrizione. Tra costoro anche Stefano Boeri, che divenne poi un noto urbanista e che a distanza di molti anni confermò come i fatti andarono "essenzialmente come dice la sentenza"[10], sottolineando come la responsabilità dell'aggressione fosse da attribuire ai capi del Movimento Studentesco[12].

Braggion nella sua testimonianza giustificò il ricorso alla pistola anche per il timore di essere ucciso a sprangate da estremisti di sinistra così come era accaduto circa un mese prima, il 13 marzo 1975, sempre a Milano, al militante missino Sergio Ramelli ad opera degli "extraparlamentari" di sinistra di Avanguardia operaia. Sergio Ramelli il giorno dell'aggressione a Braggion era ancora agonizzante in ospedale e morì il successivo 29 aprile. Come ricordato nelle dichiarazioni di Antonio Braggion nel processo d'appello:

« Ero in compagnia di due miei amici in piazza Cavour. Avevo la schiena appoggiata alla Mini Minor. Improvvisamente vidi arrivare una trentina di persone. Il gruppo non aveva intenzioni pacifiche. Pensai di rientrare nell'auto ma venni colpito ripetutamente alla testa da alcune sprangate. Era mia intenzione fuggire in macchina. Riuscii ad aprire la portiera, a entrare nell'abitacolo ma crollai sul sedile. Pensai alla fine che aveva fatto Ramelli. Istintivamente presi la pistola dalla tasca della portiera, mi girai e sparai verso l'alto. Mi pare due colpi, un terzo lo sparai uscendo dall'auto. Non mi accorsi di Varalli a terra, morto. »

(Dichiarazione di Antonio Braggion al processo di appello[13])

L'assalto al Giornale di Montanelli[modifica | modifica wikitesto]

La sera stessa i militanti di sinistra iniziarono il presidio della piazza. Qui, trovandosi la sede della redazione de Il Giornale di Indro Montanelli, i militanti di sinistra armati di spranghe irruppero nell'edificio per impedire la distribuzione del periodico. Il giornalista Indro Montanelli così ricordò l'assalto alla sede de Il Giornale:

« Verso mezzanotte, mentre eravamo impegnati nel nostro lavoro di tipografia, questa veniva assalita da un gruppo di dimostranti dell'extrasinistra, armati di pistole e di spranghe, che hanno distrutto le vetrate della portineria e di altri locali »

(Indro Montanelli il 18 aprile 1975[14])

Le violenze in città[modifica | modifica wikitesto]

Un momento degli scontri tra polizia e studenti nei presi della sede missina di via Mancini a Milano

La mattinata del 17 aprile 1975 inizia con l'assalto di alcune sedi cittadine del Movimento Sociale Italiano, gli uffici della Iberia L.A.E., e numerosi bar considerati abituali ritrovi della destra neofascista cittadina.[15] Vengono inoltre aggrediti e gravemente feriti il consigliere provinciale missino Cesare Biglia e il sindacalista Rodolfo Mersi.[16]

Il corteo intanto formatosi per la manifestazione è assai corposo e da Piazza Cavour si dirige verso la sede del Movimento Sociale Italiano di via Mancini. Qui i manifestanti trovarono un gruppo di missini schierati in strada a difesa della federazione del MSI. Tra i due si trovano schierati numerosi poliziotti e carabinieri che vogliono impedire il contatto tra i due gruppi. Migliaia di militanti di sinistra si accalcarono in Corso XXII Marzo in prossimità dell'incrocio con via Mancini, dove poco dopo iniziarono i tafferugli fra i manifestanti da una parte, e i poliziotti e carabinieri dall'altra. Nel contempo, da piazza Cinque Giornate arrivarono altri automezzi dei carabinieri a gran velocità che si divisero in due spezzoni, come risultò dal processo del 1980 inerente ai tragici fatti.

La morte di Zibecchi[modifica | modifica wikitesto]

Immagine di un camion dei carabinieri montato sul marciapiede

Il 17 aprile 1975, all'indomani dell'omicidio di Claudio Varalli, giovane appartenente al Movimento studentesco, ad opera di un avversario politico, la città di Milano fu sconvolta da una serie di episodi di violenza (aggressioni a privati cittadini, devastazioni di sedi del MSI, incursioni, vandalismi e incendi in esercizi pubblici e redazioni di giornali, attacco ad automezzi e reparti delle forze dell'ordine) verificatisi a margine di una manifestazione di protesta con comizio e corteo che aveva preso le mosse da piazza Cavour[17]. Gli incidenti di gran lunga più gravi si verificarono nell'area compresa tra via Mancini; dove le forze dell'ordine erano schierate a protezione della Federazione provinciale del MSI, corso XXII Marzo, piazza S. Maria del Suffragio e via Fiamma: qui numerosi automezzi della polizia e dei Carabinieri furono dati alle fiamme mediante il lancio di bottiglie incendiarie, mentre i reparti, pressoché esaurite le riserve di candelotti lacrimogeni, sotto la pressione di consistenti gruppi di dimostranti, erano costretti ad arretrare.

Alle ore 12:45 transitò per corso XXII Marzo, diretta da piazza 5 Giornate verso piazza S. Maria del Suffragio, una colonna di automezzi (alcune campagnole A.R., alcuni autocarri leggeri CL-51, alcuni autocarri pesanti CM-52) inviata d'urgenza dalla caserma dei Carabinieri di via Lamarmora con un contingente di uomini del III Battaglione Milano al comando del capitano Alberto Gonella, il cui intervento non era stato programmato in anticipo, ma deciso all'ultimo momento per il precipitare della situazione. Di fronte alla carica di automezzi pesanti, per sgomberare marciapiedi e strada, ai manifestanti non restò altro che arretrare nel miglior modo possibile per non subire danni.

Uno degli autocarri pesanti della colonna, un CM-52, targa E.I. 601206, guidato dal carabiniere diciottenne Sergio Chiarieri alla cui sinistra era seduto come capomacchina il sottotenente Alberto Gambardella, nell'imboccare corso XXII Marzo anziché immettersi subito – come gli automezzi che lo precedevano – nella corsia centrale riservata ai mezzi pubblici e delimitata da apposito cordolo in cemento, aveva percorso qualche decina di metri completamente spostato sulla sinistra, salendo ad un certo punto sul marciapiede gremito di dimostranti. Discesone, per evitare un pilone, aveva investito e sbalzato in avanti lo Zibecchi, che fuggiva dal marciapiede verso il centro della strada, e lo aveva quindi sorpassato, con la ruota anteriore sinistra schiacciandogli il cranio.

Lo stesso autocarro aveva anche urtato, contestualmente, altre due persone – Roberto Giudici e Fulvio Beltramo Ceppi – provocando loro lesioni. A pochi secondi di distanza un altro autocarro pesante, che nella colonna seguiva quello del Chiarieri, aveva a sua volta tagliato, salendovi, l'angolo destro del marciapiede del corso XXII Marzo su piazza 5 Giornate, dove si trovavano pure numerosi dimostranti, e aveva provocato una frattura bimalleolare ad un altro manifestante, costretto a un brusco spostamento per evitare di venire investito. L'automezzo era poi entrato anch'esso nella corsia centrale.

Il processo[modifica | modifica wikitesto]

Chiarieri, Gambardella e Gonella vennero sottoposti a processo. Il 28 novembre 1980, il Tribunale di Milano, Sezione Penale 8°, guidato da Francesco Saverio Borrelli, letto l'art. 79 c.p.p., assolve Gonella Alberto e Gambardella Alberto dai reati loro rispettivamente ascritti per non aver commesso il fatto. Assolve Chiarieri Sergio dal reato ascrittogli per insufficienza di prove[18]. I parenti delle vittime ricorsero in Cassazione con esito finale identico.

Manifestazioni e morti successive[modifica | modifica wikitesto]

La morte di Varalli e Zibecchi diede il via a nuove manifestazioni, praticamente ininterrotte, e spesso cruente, nel mese di aprile in varie città italiane. Il 18 aprile 1975, lo studio di Gastone Nencioni a Milano, fu assaltato e incendiato da "extraparlamentari" di sinistra. Fra le vittime di questi ultimi scontri vi fu un caduto fra i militanti di sinistra, Rodolfo Boschi, aderente al PCI[19], ucciso dai poliziotti durante uno scontro che segue una manifestazione a Firenze, e inoltre Tonino Micciché[20], militante di Lotta continua. Contro quest'ultimo una guardia giurata esplose diversi colpi di revolver ferendolo a morte a Torino, nel corso di una manifestazione per il diritto alla casa simile a quella che aveva dato l'inizio a questo tragico periodo.

Il ricordo[modifica | modifica wikitesto]

Monumento a Claudio Varalli e Giannino Zibecchi in Piazza Santo Stefano
  • Claudio Varalli e Giannino Zibecchi furono commemorati con un monumento posto in piazza Santo Stefano

« il coinvolgimento delle scuole milanesi nell'Adozione del monumento di Piazza Santo Stefano, dedicato a Varalli e Zibecchi, eretto nel 1976 ed entrato a far parte del patrimonio storico[21] »

  • Una lapide è stata posta all'incrocio di via Turati con piazza Cavour, dove è stato ucciso Claudio Varalli[22]
  • Una targa è stata apposta sul muro di corso XXII Marzo angolo via Cellini, dove è stato investito Giannino Zibecchi[23]
  • A Claudio Varalli a Milano fu dedicata inoltre una scuola[24] e presso l'aula magna dell'Università Statale vi è una lapide che ricorda Roberto Franceschi, Claudio Varalli, Giannino Zibecchi[25] posta accanto alla porta dell'aula magna dove sta scritto fra l'altro:

« Roberto Franceschi, Claudio Varalli, Giannino Zibecchi «morti per il diritto alla vita, alla democrazia, allo studio, al lavoro, al socialismo»[26][27] »

  • A Varalli è titolata la via di accesso all'ITCS "Primo Levi" di Bollate (MI), dove viveva, e l'Istituto Tecnico Statale per il Turismo di Milano, del quale era studente.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guido Passalacqua, Quando a Milano la chiave inglese faceva politica contro i fascisti, articolo su Repubblica del 20 settembre 1985:"Hazet 36, fascista dove sei". L'Hazet era la chiave inglese preferita dai servizi d'ordine dei gruppuscoli milanesi, un attrezzo d'acciaio lungo quanto un avambraggio. Lo slogan risuonava ossessivo nei cortei, scandito fino alla nausea...Per Milano la chiave inglese era il simbolo di quello che negli anni successivi al mitico sessantotto si chiamava Antifascismo militante.
  2. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 292:Li chiamano gli idraulici". Non certo perché siano pratici di tubi, lavandini o guarnizioni, ma perché hanno scelto come loro arma elettiva la Hazet 36, 40 centimetri di lunghezza, una delle più pesanti chiavi inglesi...
  3. ^ Maurizio Grigo e Guido Salvini, nell'Ordinanza di rinvio a giudizio: "Nel corso del 1974 il servizio d'ordine di AO, sino ad allora piuttosto debole, si era ristrutturato promuovendo altresì sul piano operativo, unitamente ai più cospicui servizi d'ordine degli altri gruppi, la campagna dell'"antifascismo militante" (in altri termini l'aggressione, ovunque fosse possibile, delle persone aderenti o simpatizzanti per la destra politica e la distruzione delle sedi e dei ritrovi da esse presuntivamente frequentate). Tali aggressioni erano per lo più precedute da scritte o cartelli minacciosi nei vari quartieri e da intimidazioni o espulsioni dalle scuole frequentate dalle persone individuate."
  4. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 293:"Tutte le aggressioni seguono una prassi, un protocollo, addirittura una sorta di "rituale" sacrificale di guerriglia urbana: la vittima viene raggiunta quando è isolata, circondata in gruppo, colpita con le Hazet fino a che non perde conoscenza."
  5. ^ Boeri: "Io un ex-picchiatore? Più che altro le ho prese" - IlGiornale.it
  6. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 290. Dal resoconto del giornale Lotta Continua «Il volantino concludeva con le parole "Italiani! Per dire no al comunismo, per dire sì alla libertà votate Msi-Destra Nazionale" Una provocazione delle più volgari, cui i compagni, tra cui Claudio hanno risposto circondando la Mini. Qualche vetro è andato in frantumi».
  7. ^ Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo, Rizzoli, Milano, 1991, pag. 252 «Braggion, oltretutto impedito nei movimenti perché zoppicava, s'era rifugiato nella sua auto, parcheggiata lì vicino».
  8. ^ Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo, Rizzoli, Milano, 1991, pag. 252 «Il gruppo gli era piombato addosso, ed aveva cominciato a tempestare con le aste delle bandiere o con altro la vettura, infrangendone il lunotto posteriore».
  9. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 292
  10. ^ a b Storie di estremisti: ecco Pisapia e Boeri negli anni di piombo - IlGiornale.it
  11. ^ "Legittima difesa? Oppure al momento di esplodere il terzo, decisivo colpo, i giovani del Movimento studentesco erano gia' in fuga? I giudici optarono per la prima soluzione, condannando Antonio Braggion a sei anni di carcere per eccesso colposo in legittima difesa e detenzione abusiva di arma." Michele BRAMBILLA, Dieci anni di illusioni. Storia del Sessantotto, Rizzoli, Milano 1994 Archiviato il 5 novembre 2013 in Internet Archive.
  12. ^ http://www.ilgiornale.it/news/storie-estremisti-ecco-pisapia-e-boeri-negli-anni-piombo.html: "La decisione dei nostri capi fu quella di andare all'attacco"
  13. ^ Michele BRAMBILLA, Dieci anni di illusioni. Storia del Sessantotto, Rizzoli, Milano 1994 Archiviato il 5 novembre 2013 in Internet Archive.
  14. ^ Luca Telese, Cuori neri, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 2006, pag. 291.
  15. ^ Antifascismo militante
  16. ^ Adalberto Baldoni, Noi rivoluzionari,La destra e il "caso italiano", edizione settimo sigillo, 1986, pag 252: "In questa settimana, che sarà ricordata come "la settimana rossa" vengono gravemente feriti, tra gli altri, il consigliere provinciale Cesare Biglia (giovedì 17), il sindacalista della CISNAL Rodolfo Mersi (sempre nella giornata di giovedì) nonché l'invalido Francesco Moratti (venerdì 18)"
  17. ^ ((Resoconto letterale della descrizione dei fatti, firmato dal Presidente Francesco Saverio Borrelli,tratto dagli atti della Cancelleria del Tribunale di Milano.Giannino Zibecchi, N. 4334/79 Reg. Gen.Ricorso. Sentenza, Addì 28 Mese di Novembre 1980 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Civile e Penale di Milano SEZIONE PENALE 8°. È la sentenza di Appello Confermata in Cassazione))
  18. ^ Tratto dagli atti della Cancelleria del Tribunale di Milano.giannino zibecchi N. 4334/79 Reg. Gen.Ricorso. Sentenza, Addì 28 Mese di Novembre 1980 REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Civile e Penale di Milano SEZIONE PENALE 8° Composto dai Sigg. Magistrati Dott. FRANCESCO SAVERIO BORRELLI Presidente Dott. ROSA IMMANO Giudice Dott. GIUSEPPINA D'ANTONIO Giudice Ha pronunciato la seguente sentenza nella causa penale contro 1) CHIARIERI SERGIO, 2) GAMBARDELLA ALBERTO, 3) GONELLA ALBERTO, IMPUTATI
  19. ^ Firenze 18 aprile 1975 una manifestazione antifascista organizzata dall'Anpi è attaccata dai poliziotti che han fatto fuoco.
  20. ^ 17 aprile 1975. Per non dimenticare Tonino Miccichè.
  21. ^ monumento di Piazza Santo Stefano, dedicato a Varalli e Zibecchi
  22. ^ ladipe a ricordo di Claudio Varalli via Turati 4 all'angolo con piazza Cavour)
  23. ^ Chi era Costui - Scheda di Giannino Zibecchi
  24. ^ istituto tecnico per il turismo_liceo linguistico Claudio Varalli
  25. ^ Statale, non c'è pace per l'aula magna La Repubblica — 27 marzo 2003 pagina 8 sezione: MILANO
  26. ^ Roberto Franceschi per lo specifico fu colpito alla testa da dietro da colpi di revolver esplosi da poliziotti e morì e l'operaio Roberto Piacentini che era assieme a Roberto Franceschi venne colpito alla schiena articolo dedicato a Fondazione Roberto Franceschi -O.N.L.U.S. Archiviato il 22 giugno 2009 in Internet Archive.
  27. ^ sito specificoFondazione Roberto Franceschi O.N.L.U.S. su cui scrivono anche Alberto Asor Rosa e Corrado Augias fra gli altri

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]