Gianni Santuccio

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Gianni Santuccio in Il poliziotto è marcio (1974)

Gianni Santuccio, all'anagrafe Giovanni (Clivio, 21 maggio 1911Milano, 29 settembre 1989), è stato un attore e regista italiano, attivo in teatro, cinema, radio e televisione.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Debuttò ai microfoni dell'EIAR (tra le sue prime prove, È passato qualcuno di Enrico Bassano, per la regia di Nino Meloni, 1941).

Nel 1942 si diplomò all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica ed esordì sulle scene con Donadio.

Lavorò con Ruggeri, Cimara e la Ferrati, poi al Piccolo Teatro di Milano, misurandosi su testi di Pirandello, Shakespeare, Čechov, Goethe, Ibsen, Betti, Alfieri e Sartre.

Decisivo, dal punto di vista sia professionale sia privato, l'incontro con Lilla Brignone con cui formò compagnia, prima con Memo Benassi, e poi con Salvo Randone e Lina Volonghi.

Lilla Brignone e Gianni Santuccio durante le prove del dramma radiofonico L'uomo al punto negli studi Rai (1960)

Indimenticabili le interpretazioni del biennio 1948-49, in cui, sotto la regia di Giorgio Strehler, Santuccio si cimentò nei grandi testi di Shakespeare (Riccardo II, La tempesta, Romeo e Giulietta, La bisbetica domata) e in alcuni capolavori della letteratura russa, come Il gabbiano di Anton Cechov e l'adattamento teatrale di Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij. La carriera teatrale di Santuccio continuò, sempre coronata da successo, fino agli anni ottanta (nel 1970 vinse anche il premio Riccione per la regia, con Danza di morte, di Strindberg).

Attore dalla recitazione classica, dotato di una voce inconfondibile, ma capace anche di interpretazioni segnate da un'inquieta ricerca psicologica, fu negli stessi anni uno dei protagonisti del teatro radiofonico, con Macbeth di Shakespeare (1951, regia di Ferrieri), La tragica storia della vita e della morte del dottor Faust di Marlowe (1951, regia di Fino), Casa di bambola di Ibsen (1953, regia di Convalli), L'allodola di Anouilh (1954, regia di Ferrero), I fratelli Karamazov di Dostoevskij (1954, regia di André Barsacq), L'ebrea di Toledo di Grillparzer (1956, regia di Benedetto), Il Tartufo (1956, regia dello stesso Santuccio), Carmosina di De Musset (1957, regia di Brissoni) e Poltava di Puškin (1959, regia di Colli).

Varie le sue partecipazioni anche negli anni sessanta, da L'aiuola bruciata di Betti (1960, regia di Masserano Taricco), a Brodo di pollo con orzo di Arnold Wesker (1963, regia di Virginio Puecher), a Il Passatore di Dursi (1964, regia di Puecher), a La signora delle camelie di Dumas (1968, regia di Morandi).

Negli anni settanta, oltre a proseguire con le interpretazioni di prosa radiofonica (Paesaggio di Pinter, 1970, regia di Sequi; Cesare e Cleopatra di Shaw, 1971, regia di Gian Paolo Serino; Il turno di Pirandello, 1972, regia di Morandi), recitò nelle memorabili Interviste impossibili (1974), interpretando Ponzio Pilato e Copernico, diretto da Luigi Santucci, Denis Diderot e Attilio Regolo, diretto da Umberto Eco, e Gabriele D'Annunzio, per la regia di Alberto Arbasino.

Tra le sue ultime interpretazioni per la radio, si ricorda Una donna, un impero: Maria Teresa d'Austria di Di Salle e Claudio Gregorelli (1980, regia di Dama).

Con il rinnovo dell'ex Teatrino di Via Sacco, a Varese, tale struttura gli è stata dedicata dal 2 marzo 2008, giornata della sua inaugurazione, con il nome di Teatro Santuccio.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Prosa radiofonica RAI[modifica | modifica wikitesto]

Prosa televisiva RAI[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Il Radiocorriere
  • Gli attori Gremese editore Roma 2003
  • Le teche Rai.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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