Giangirolamo II Acquaviva d'Aragona

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Giangirolamo II
Giangirolamo II acquaviva aragona.jpg
Ritratto del conte
(artista ignoto, castello di Marchione)
Conte di Conversano
Stemma
In carica 1626-1665
Predecessore Giulio I
Successore Giulio II
Nome completo Giangirolamo II
Acquaviva d'Aragona
Altri titoli Duca di Nardò
Nascita Conversano, 1600
Morte Barcellona, 14 maggio 1665
Sepoltura Monastero di San Benedetto (Conversano)
Dinastia Acquaviva d'Aragona
Padre Giulio I Acquaviva d'Aragona
Madre Caterina Acquaviva d'Aragona
Consorte Isabella Filomarino
Figli Cosmo, Giulio, Caterina, Anna, Tommaso
Religione Cattolicesimo

Giangirolamo II Acquaviva d'Aragona (Conversano, 1600Barcellona, 14 maggio 1665) è stato un politico, militare, nobile e mecenate italiano. Era detto il "Guercio delle Puglie" oppure il "Guelfo di Puglia", fu il 20º conte di Conversano e il 7º duca di Nardò. E secondo a portare questo nome che discendeva da suo bisnonno.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Il conte di Conversano[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Giulio I Acquaviva d'Aragona (1607-1626), conte di Conversano, e di Caterina Acquaviva d'Aragona, duchessa di Nardò, unificò le due linee di discendenza della famiglia. Succedette al padre nel 1626 e mantenne il suo ruolo di signore fino al 1665, anno della sua morte.

Sposò il 4 aprile 1622 la contessa Isabella Filomarino dei principi della Rocca (1605-1679). Donna singolarmente imperiosa, di carattere determinato e crudele, non meno del marito, Isabella dimostrò apprezzabili capacità di governo, tenendo la reggenza della contea per l'intero periodo della detenzione dello sposo a Madrid (1647-1665), coadiuvata dal figlio Cosmo, e, dopo la morte di questi e del "Guercio", in nome del nipote Giulio II (1665-1691), insieme alla nuora Maria di Capua.[1]

Detto il "Guercio" a causa di un difetto visivo (occhio strambo), Giangirolamo era considerato dai sudditi un uomo malvagio, vendicativo e, per questo, assai temuto: religioso e praticante (devoto ai SS. Medici Cosma e Damiano), coraggioso e mecenate, contribuì, peraltro a migliorare la vita dei contadini. Anche oggi sopravvivono cupe leggende su di lui, non sorrette da valide documentazioni, però. Pare - e non fu l'unico - che si avvalesse dello ius primae noctis, e, tuttora, i conversanesi si dicono tutti figli del conte. Ancora, si narra che, per esercitazione, sparasse dalla torre del castello alle povere donne che attingevano l'acqua dai pozzi; o facesse scuoiare i ribelli canonici di Nardò per tappezzare con le loro pelli le poltrone, che, nel casino di caccia di Marchione, potevano vedersi fino ai primi del Novecento.[2] Il conte aveva la passione per i cavalli del suo pregiato allevamento (razza Conversano), avviato dall'avo Giulio Antonio I nel 1456.

Giangirolamo ebbe cinque fratelli: quattro furono monache e una di queste, Donata, fu badessa mitrata del monastero di San Benedetto a Conversano; la Madre Superiora, infatti, esercitava il potere temporale (sul clero e a Castellana Grotte), caso unico per una religiosa. Dalle nozze con Isabella, nacquero cinque figli: Giulio, Cosmo (conte di Conversano per soli dieci giorni, morto in un famoso duello), Caterina, Anna e Tommaso.[3]

La residenza del conte era soprattutto il castello di Conversano, ma trascorreva alcuni periodi anche nel casino di caccia di Marchione e ad Alberobello nel palazzetto-taverna. Giangirolamo, invero, contribuì alla fondazione di quest'ultimo pittoresco e unico paese, attirando i contadini dei territori vicini a risiedervi, con promesse di privilegi. Questo, nonostante il divieto del re di Spagna, cui spettava un tributo per la nascita di un nuovo centro urbano. Per evitare il pesante onere, il "Guercio" fece costruire alcune casette a secco col materiale locale, non immaginando di avere "inventato" il trullo che, in caso di ispezioni, poteva essere subito demolito.

Avendo dunque violato il regolamento regio (Prammatica Reale) ad Alberobello, lo spregiudicato conte, nel 1643, fu arrestato e trasferito a Napoli, indi a Madrid: fu scarcerato nel 1646.[4]

Nel luglio-agosto 1647 il conte fu inviato dal re di Napoli a domare la rivolta di Nardò e Lecce a seguito della rivolta di Masaniello a Napoli del 7 luglio 1647. Dopo una trattativa di mediazione affidata al vescovo di Lecce, Pappacoda, dal 3 al 6 agosto 1647 invase le campagne di Nardò con 4000 armati e, oltre ad arrestare e processare i capi della rivolta, ne approfittò per eliminare alcuni avversari tra cui l'arciprete G. Filippo Nuccio e quattro abati che vennero archibugiati e decapitati il 20 agosto 1647.

Prigionia, reggenza della contessa Isabella e morte del "Guercio"[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1649, in seguito a nuovi e gravi abusi feudali, Giangirolamo fu di nuovo condotto a Madrid e rinchiuso in carcere, dove rimase per 16 anni, fino al 1665. In quell'anno, mentre si accingeva a rientrare in patria, morì, a 65 anni, forse per malaria (non sono documentate le cause del decesso). Il corpo fu imbalsamato e tumulato nella cappella del Rosario del monastero di San Benedetto a Conversano.[5]

La contessa Isabella, sua moglie, gli sopravvisse per 14 anni e continuò a tenere la reggenza per il nipote Giulio II, prima di raggiungerlo nella stessa tomba.

Il ramo degli Acquaviva di Conversano, originato come gli altri dalla Baviera, si estinse nel 1967 con la scomparsa della duchessa Giulia, ultima discendente di Giangirolamo e Isabella.

Il "Guercio", inoltre, era famoso per il piglio da combattente e la tendenza ad acuire le discordie, ma il suo nome viene associato anche a fatti culturali, poiché fu mecenate di letterati e pittori. Si ricorda tra questi Paolo Finoglio, pittore di scuola napoletana, che eseguì su incarico del conte dieci tele sulla Gerusalemme liberata: le tele sono attualmente custodite nella Pinacoteca comunale di Conversano.[6]

Questo ricco, nobile ed intelligente uomo aveva, tra i primi del Seicento, compreso che l'arte poteva essere un mezzo di comunicazione di alto livello, in quanto attraverso essa si sarebbero potuti trasmettere - quasi in modo subliminale - i messaggi che egli intendeva inviare a quanti ne usufruivano; non per nulla anche nelle commissioni religiose egli frapponeva il suo giudizio e la sua volontà.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Bolognini, p.41
  2. ^ De Mola, p. 45
  3. ^ Galiano, p. 32
  4. ^ Bolognini, p. 80
  5. ^ Di Tarsia, p. 71
  6. ^ Lavarra, Il ruolo...,p. 55

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Norbanus Appulus, Il castello di Conversano, Mongelli, Conversano 1935.
  • Giuseppe Bolognini, Storia di Conversano, Canfora, Bari 1935.
  • Pina e Michele D'Elia, I pittori del Guercio, Apicella, Molfetta 1970.
  • Antonella Demola, Il Guercio di Puglia, Istituto Italiano di Cultura, Napoli 2004.
  • Paolo Antonio Di Tarsia, Giangirolamo II d'Acquaviva, Congedo, Galatina 1999.
  • http://www.treccani.it/enciclopedia/acquaviva-d-aragona-giovan-girolamo_(Dizionario-Biografico)/ Voce su Dizionario Biografico degli Italiani Treccani online.
  • Angelo Galiano, Il Guercio delle Puglie, Mursia, Milano 1967.
  • Caterina Lavarra (a cura di), Il ruolo degli Acquaviva tra XV e XVI secolo, 2 vol., Congedo, Galatina 1996.
  • Caterina Lavarra (a cura di), La linea Acquaviva, Congedo, Galatina 2005.
  • Caterina Lavarra (a cura di), Stato e baronaggio, Congedo, Galatina 2008.
  • Giovanna Manetta Sabatini, Albero genealogico della Famiglia Acquaviva d'Aragona, Paper's World srl,Teramo 2009.
  • Mariano Marraffa, La storia dei trulli di Alberobello, tipografia della Pace, Roma 1980.
  • Giovanni Mongelli, Le Abbadesse mitrate di San Benedetto di Conversano, edizioni del Santuario, Montevergine 1960.
  • Sante Montanaro, Vescovi, Badesse e Conti di Conversano a difesa del proprio potere, Levante, Bari 2006.
  • Ubaldo Panarelli, Il Guercio delle Puglie, Associazione Arma Aeronautica, Conversano 1980.
  • Ubaldo Panarelli Il monastero e la chiesa di San Benedetto in Conversano, Associazione Arma Aeronautica, Conversano 1977.
  • Michele Viterbo, Storia della Puglia, vol. III, Schena, Fasano di Puglia 1987.
  • Vittorio Zacchino, Le rivolte del 1647 a Lecce e a Nardò, Panico, Galatina 1997.
  • Alessio Palumbo, Nardò Rivoluzionaria. Protagonisti e vicende di una tipica ribellione d'età moderna, Congedo, Galatina, 2015

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]