Gian Battista Macolino

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Giovanni Battista o Giambattista detto il Vecchio Macolino (Gualdera, 1604Chiavenna, 1673) è stato un pittore e notaio italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Battista Macolino nacque a Gualdera di Fraciscio, in Val S. Giacomo, ma cresce a Chiavenna svolgendo la professione di notaio dove divenne padre di quattro figlie femmine e un maschio che divenne meno conosciuto pittore, Giambattista detto "Il Giovane"[1][2]. Si recano entrambi con frequenza a dipingere a Lierna e sul lago di St. Moritz. Anche l'altro figlio Tomaso Macolino diverrà pittore. Macolino è stato il più noto pittore del Lago di Como e delle circostanti valli[3].

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Le sue opere sono presenti in numerose chiese e gallerie pubbliche sia in Italia che in Svizzera.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

La prima opera di "Macolino il Vecchio", e anche la più importante, è "La Beata Vergine del Rosario" conservata nella Chiesa di S. Ambrogio di Lierna, sul lago di Como e visibile al pubblico.

Si tratta di una tela a olio del 1628, raffigurante la Madonna del rosario, il bambino e i santi Domenico e Rosa da Lima, che sono incorniciati da quindici tondi con i misteri del rosario.[4]

Il quadro rappresenta la visione storica dei pittori dell'Ordine dei frati predicatori, fondato da San Domenico, detto de "La Corona di Rose di Nostra Signora", ritraendo oniricamente la Vergine Maria con il Bambino Gesù, che riceve dalle mani di un San Domenico inginocchiato un rosario. Il tema si lega alla tradizione medievale che vuole che i servi della gleba donassero ai loro padroni un rosario in segno di ossequio. Macolino del resto è impregnato dei temi della Controriforma, vivendo su terre di confine con paesi protestanti, ma ricevendo richieste di committenti di fede cattolica.[5]

Nostra Signora della Rosa[modifica | modifica wikitesto]

Secondo le fonti storiche il culto religioso verso Nostra Signora della Rosa ha origini nel medioevo quando alcuni naviganti portarono nel borgo l'immagine mariana, il forte legame della popolazione rivierasca verso tale effigie già in tempi più antichi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Simonetta Coppa, I Macolino: pittori chiavennaschi del Seicento, 1996
  • Archivio Parrocchiale di Lierna, Libri dei Legati
  • Archivio Storico della Diocesi di Como
  • Pitture in Alto Lario e in Valtellina dall'Alto Medioevo al Settecento a cura di Fondazione Cariplo, Cinisello Balsamo 1995
  • Atti presso l'Archivio di Stato di Sondrio
  • Storia del contado di Chiavenna G. B. Crollalanza, 1870
  • Simonetta Coppa, ‎Franco Monteforte, Civiltà artistica in Valtellina e Valchiavenna, 1998
  • Stefano Della Torre, ‎Tiziano Mannoni, ‎Valeria Pracchi, Magistri d'Europa: eventi, relazioni, 1996

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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