Giambattista Croci

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«Questa è la storia delle meta più bella del rugby italiano. Forse ce ne sono state di più belle ma questa è stata anche la più importante perché è quella che ha strappato il rugby italiano dalle parrocchie per consegnarlo alla BBC»

(Corrado Sannucci, Repubblica, sulla meta di Giambattista Croci alla Francia[1])
Giambattista Croci
Dati biografici
Paese Italia Italia
Altezza 201 cm
Peso 100 kg
Rugby a 15 Rugby union pictogram.svg
Ruolo Seconda linea
Ritirato 2000
Carriera
Attività di club¹
1983-1988 Sambenedettese
1988-1989 Rovigo
1989-1998 Milan
1998-2000 Amat. & Calvisano
Attività da giocatore internazionale
1990-1998 Italia Italia 24 (13)
Palmarès internazionale
Vincitore Coppa FIRA 1995-1997

1. A partire dalla stagione 1995-96 le statistiche di club si riferiscono ai soli campionati maggiori professionistici di Lega
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito

Statistiche aggiornate al 28 ottobre 2012

Giambattista Croci (San Benedetto del Tronto, 28 luglio 1965) è un ex rugbista a 15 italiano, il cui ruolo prevalente era quello di seconda linea.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Cresciuto nel calcio, fu dirottato alla Sambenedettese Rugby a 17 anni in ragione della sua altezza, nel ruolo di seconda linea, benché per diverso tempo rimase ignaro delle regole del gioco, per sua stessa ammissione[2]. Con tale squadra esordì in serie C e successivamente, durante il servizio militare, giocò per la rappresentativa Interforze di Napoli[2] (gruppo sportivo espressione di tutte le Forze dell'Ordine); durante una trasferta della squadra militare in Veneto fu notato dal Rovigo[2] che lo ingaggiò nel 1988 e lo portò alla ribalta nazionale.

Nel 1989 passò all'Amatori Milano, con il quale vinse tre titoli di campione d'Italia.

Nel 1990 esordì in Nazionale sotto la guida di Bertrand Fourcade, contro l'Unione Sovietica.

Il momento più rappresentativo della carriera sportiva di Croci è legato alla vittoria, ottenuta il 22 marzo 1997 a Grenoble, contro la Francia nella finale della Coppa FIRA 1995-97: egli fu autore di una delle quattro mete italiane dell'incontro, in particolare di quella che alterò l'equilibrio della gara, in quel momento ferma sul 20-20, al termine di un'azione corale partita dai 22 metri azzurri, che vide protagonisti nell'ordine Vaccari, Pértile, Domínguez, ancora Vaccari, Marcello Cuttitta, Troncon e infine Croci. Quello fu l'incontro che, di fatto, aprì all'Italia l'ingresso nel rugby d’élite e la meta di Croci, ritenuta decisiva non tanto per il punteggio (fu Paolo Vaccari a marcare la meta della sicurezza, che portava l'Italia sul 40-20 a quattro minuti dalla fine) quanto perché il passaggio finale provenne da un'azione alla mano che impegnò molti giocatori della squadra, fu presa a simbolo del passaggio del rugby italiano dal dilettantismo e semi-volontariato al professionismo e alla programmazione: come disse Corrado Sannucci nel 2005, «[la meta] che ha strappato il rugby italiano dalle parrocchie per consegnarlo alla BBC»[1].

Ritiratosi dal rugby attivo nel 2000, Croci vive a Roma e lavora per un istituto di credito; in occasione dell'incontro con Samoa tenutosi ad Ascoli Piceno durante la serie di test match autunnali della Nazionale italiana nell'autunno 2009, il comune di San Benedetto del Tronto conferì a Croci il premio "Una vita per il rugby"[3]; durante un incontro pubblico del febbraio 2010 in cui insieme ad altri compagni dell'epoca rivisitò la vittoria di Grenoble, alla domanda su cosa avesse provato nel momento di marcare la meta rispose «Avevo una paura che la palla mi cadesse…»[4].

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Corrado Sannucci, Momenti di gloria, in la Repubblica, 10 aprile 2005. URL consultato il 19 agosto 2008.
  2. ^ a b c Giambattista Croci, Galles -7: quel giorno a Llanelli, in la Gazzetta dello Sport, 3 marzo 2007. URL consultato il 27 febbraio 2017.
  3. ^ Alessandra Marcianò, Croci e Camiscioni, due miti dello sport sambenedettese, in Sambenedettoggi, 25 novembre 2009. URL consultato il 22 aprile 2010 (archiviato dall'url originale il 12 aprile 2010).
  4. ^ Riccardo d’Achille, A Roma gli eroi di Grenoble: noi che cambiammo il rugby [collegamento interrotto], in Solo Rugby, 18 febbraio 2010. URL consultato il 22 aprile 2010.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]