Giacomo Nani (sommergibile 1938)

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Giacomo Nani
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg
Tiposommergibile
ClasseMarcello
ProprietàRegia Marina
CantiereCRDA - Monfalcone
Impostazione15 gennaio 1936
Varo16 gennaio 1938
Entrata in servizio5 settembre 1938
Destino finalescomparso nel gennaio 1941
Caratteristiche generali
Dislocamento in immersione1313 t
Dislocamento in emersione1060 t
Lunghezza73 m
Larghezza7,2 m
Altezza4,7 m
Propulsione2 motori principali Diesel da 3000 HP
2 motori secondari Diesel da 1100 HP
Velocità in immersione 8 nodi
Velocità in emersione 17,4 nodi
Autonomiain superficie 7500 miglia a 9,4nodi
in immersione 120 miglia a 3nodi
Equipaggio7 ufficiali
50 sottufficiali e comuni
Armamento
Artiglieriaalla costruzione:
Siluri

informazioni prese da[1]

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Il Giacomo Nani è stato un sommergibile della Regia Marina. Fu la seconda unità a venire intitolata a Jacopo Nani (1725–1797) capitano e politico della Repubblica di Venezia; la prima fu un sommergibile della classe Barbarigo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu destinato al II Gruppo Sommergibili di Napoli per il quale fu impiegato per l'addestramento dal 1938 al 1940[2].

Con l'entrata in guerra dell'Italia svolse tre infruttuose missioni offensive in Mediterraneo, navigando per 3796 miglia in superficie e 927 in immersione[2]. Durante una di queste missioni, il 23 luglio 1940, lanciò due siluri contro un cacciatorpediniere in navigazione al largo del Marocco, ma le armi, difettose, non colpirono[2].

Se ne dispose poi l'invio in Atlantico. Il 29 settembre 1940 lasciò Napoli al comando del capitano di corvetta Gioacchino Polizzi e il 4 ottobre passò lo stretto di Gibilterra; durante l'attraversamento sprofondò sino a 140 metri a causa delle correnti[2].

Il 5 ottobre[2] lanciò quattro siluri contro il peschereccio armato HMS Kingston Sapphire (356 tsl), che, colpito da una delle armi, affondò[3] a circa cinquanta miglia da Capo Spartel[2]. In seguito si spostò nei pressi di Madera senza incontrare nessuna unità e intrapresa poi la rotta di rientro[2].

Il 23 ottobre intimò il fermo al piroscafo greco Sulliotis che – dopo un'ispezione – dovette lasciare andare perché neutrale; il 27 ottobre fermò il piroscafo svedese Maggie (1583 tsl), ispezionò anche questa nave e, avendo trovato che trasportava carbone destinato al Regno Unito, lo affondò a colpi di cannone, trainandone poi le scialuppe per circa 12 ore sino a portarle a 25 miglia dall'isola San Miguel[3]. Il 4 novembre il sommergibile attraccò a Bordeaux, sede della base italiana di Betasom[2][3].

Il 13 dicembre 1940 salpò da Bordeaux per la sua seconda missione, ma quattro giorni dopo un'onda ferì seriamente il comandante in seconda ed un artigliere, obbligando il Nani al rientro[2].

Nella notte del 17-18 dicembre, mentre era ormeggiato, subì un attacco da parte di aerei riuscendo però a distruggerne uno con le mitragliatrici[2].

Il 20 dicembre 1940 il Nani lasciò Betasom per portarsi nei pressi delle coste irlandesi, ma dopo il 3 gennaio 1941 non se ne ebbero più notizie[2].

Secondo gli inglesi il sommergibile sarebbe stato affondato con tutto l'equipaggio dalla corvetta HMS Anemone il 7 gennaio 1941, ma è da rilevare che l'azione di questa unità si svolse a 330 miglia dal settore d'agguato del Nani[4].

Con il sommergibile scomparvero il comandante, C.C. Gioacchino Polizzi, 6 altri ufficiali e 46 fra sottufficiali e marinai[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Giorgerini, Uomini sul fondo. Storia del sommergibilismo italiano dalle origini a oggi, Mondadori, 2002, ISBN 978-88-04-50537-2.
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