Giacomo Malatesta

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Giacomo Malatesta
Marchese di Roncofreddo Conte di Montecodruzzo
Stemma
In carica 1570 –
31 marzo 1600
Successore Carlo Felice Malatesta
Trattamento Don
Onorificenze Grande di Spagna
Altri titoli Marchese di Montiano
Nascita Roncofreddo, 1530
Morte Roma, 31 marzo 1600
Luogo di sepoltura Roncofreddo
Dinastia Malatesta
Padre Leonida Malatesta
Madre Cassandra Cini di Matteo
Coniugi Cleopatra Zampeschi
Medea Feretti
Figli Leonida Malatesta
Carlo Felice Malatesta
Francesca Malatesta
Camilla Malatesta
Laura Malatesta
Vittoria Malatesta
Paolo Malatesta
Religione Cattolicesimo
Giacomo Malatesta
NascitaRoncofreddo, 1530
MorteRoma, 31 marzo 1600
Luogo di sepolturaRoncofreddo
EtniaItaliano
ReligioneCattolicesimo
Dati militari
Paese servito
Forza armata
ArmaCavalleria
Galee
SpecialitàCapitano di Ventura
Anni di servizio15351594
Grado
ComandantiFerrante I Gonzaga
Ascanio della Corgna
Chiappino Vitelli
Guerre
Battaglie
Comandante diGiacomo Guerrieri Gonzaga
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Giacomo Malatesta (Roncofreddo, 1530Roma, 31 marzo 1600) è stato un condottiero italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Leonida Malatesta, nel 1535 fu mandato, ancora fanciullo, dallo zio Sigismondo I Malatesta, che militava al soldo della Repubblica di Venezia. Entrato tra i paggi di don Ferrante I Gonzaga, lo seguì nell'impresa di Algeri e a Milano.

Nel 1549, morto papa Paolo III, corse a Roma per aiutare Fabrizio Colonna a riconquistare lo Stato usurpatogli dal pontefice. A Roma sfidò uno spagnolo, il quale lo seguì a Milano e assalì il Malatesta con alcuni sicari verso porta Comancina e lo ferì, Giacomo si difese, e dopo aver ucciso uno degli aggressori mise in fuga gli altri che però per ordine del Gonzaga vennero presi ed impiccati.

Inviato alla corte Medicea, Giacomo la lasciò ben presto per seguire Giambattista del Monte, quando andò ad accamparsi attorno a Mirandola per partecipare all'assedio del 1551.

Un anno dopo guerreggiò agli ordini del marchese di Marignano contro Parma.

Passato al servizio di Ascanio della Cornia, onde rimettere i senesi sotto il dominio di Carlo V, prese parte all'occupazione di Chiusi.

Al comando di due compagnie di fanti, fu all'espugnazione di Monticello. Venuto a discordia col suo generale, sotto le mura di Montalcino, prese congedo ed andò a porsi all'ordine di Chiappino Vitelli, combattendo nella guerra di Corsica, quindi al soldo di Cosimo de' Medici, tornò contro i senesi, cooperando con le sue milizie alla presa di forte Comallia. Ebbe la guardia di Colle e della Valdelsa, con l'incarico di sottomettere tutti i castelli ligi ai senesi. Riuscito nell'impresa e fattosi conoscere per il suo valore, venne scelto per la difesa di Piombino, minacciato dagli eserciti di Francia. Dovette correre all'Isola d'Elba, da dove scacciò i turchi.

Nominato luogotenente generale del duca dello Stato di Piombino e nella Maremma senese, espugnò Massa, Monterotondo e Scarlino.

Fu con il marchese di Marignano alla battaglia di Marciano ed all'occupazione di pont'Ercole. Morto Giulio III, consenziente il duca Cosimo, andò in Romagna per riavere i suoi stati, e vi riuscì.

Per ordine di Papa Paolo VI prese servizio sotto le bandiere papali. Assistette i Carafeschi contro Gianfranco Guidi, in Romagna, e combatté in Abruzzo contro gli spagnoli, al comando del duca di Guisa, riconquistando ai nemici diverse terre.

Vinse in battaglia campale l'esercito del duca d'Alba, rimanendo ferito. Ritirandosi, presso il Tronto, mandò a sfidare nel campo nemico il conte Guidi di Bagno, ma questi evitò lo scontro.

Passò al servizio di Francia, combattendo contro Firenze nello Stato di Siena. Quale luogotenente generale del duca di Formia, assalì Montalcino e prese Pienza, ove venne gravemente ferito.

Nel 1557 tornò in patri e si stabilì a Roncofreddo.

Nel 1560 passò al servizio di papa Pio IV con una compagnia di cavalli leggeri. Quando il Pontefice istituì le milizie provinciali, Giacomo fu nominato colonnello delle bande stanzianti nel Patrimonio.

Caduto in disgrazia per non si sa quali calunnie, nel 1563 fu imprigionato in Castel Sant'Angelo. Liberato per intercessione del duca di Urbino, a patto di lasciare lo Stato, Giacomo passò al soldo della Repubblica di Venezia, da cui ebbe il titolo di colonnello.

Con milleduecento fanti, nel 1564, fu mandato a Famagosta come governatore delle armi nell'isola di Candia, ma per aver punito arbitrariamente coloro che riteneva uccisori di suo fratello, fu bandito dalla repubblica. Si rifugiò presso il duca di Urbino, ma per poco. Passò al comando di Filippo II di Spagna, a capo di duemila fanti, al soccorso di Malta assediata da Solimano, e durante il memorabile assedio diete prova della sua perizia e del suo valore.

Morto Pio IV, il successore lo riammise al proprio servizio, gli restituì i beni confiscati e lo mandò contro il di Bagno cui tolse Montebello, Ghiaggiolo e altre terre. Nel 1568 il pontefice lo inviò a presidiare Ancona, contro i turchi, col grado di governatore generale della Marca, e con la sopraintendenza alle fortificazioni.

Nel 1570 ebbe il titolo di marchese di Roncofreddo e Montiano e di conte di Montecodruzzo. Nello stesso anno, con il sonsenso del papa, ando a servire Venezia contro il sultano Selim II e venne eletto governatore generale dell'Albania. Avendo tentato un'impresa troppo rischiosa, presso Risano, fu assalito in una gola montana, ferito e fatto prigioniero dai turchi. Languì per undici mesi in una prigione di Costantinopoli. Per richiesta del re di Francia poté ritornare a Venezia, nel 1572, ove fu redarguito solennemente, ma poco dopo rimesso a capo di duemila fanti e mandato in Candia.

Ebbe il governo di Bergamo, che tenne per vari anni, nonché di altre città.

Era a Padova quando un suo fratello fu accusato di aver coniato moneta falsa, ma riuscì a vincere i sospetti che avevano gravato anche su di lui. Nel 1589 fu inviato nel Friuli per distruggere alcuni lavori idraulici fatti dagli austriaci sull'Isonzo, e vi tornò nel 1592 per scegliere il luogo più conveniente a costruire delle fortezze in difesa dalle aggressioni turche e austriache. Fortificò egregiamente Palmanova.

Nel 1594 fu nominato capitano supremo di tutto l'esercito della repubblica.

Mori a Roma il 31 marzo 1600.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ammirato Scipione. Storie fiorentine. Firenze. 1647;
  • Giovanni Berchet. I Malatesta a Venezia. Tipografia del Commercio, Venezia, 1862;
  • Castelli F. Origine e discendenza della nobilissima famiglia dei signori Malatesta. Mantova, 1650;
  • Zazzera F. Della nobiltà d'Italia. De Romanis, Napoli, 1628.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN89082897 · ISNI (EN0000 0000 6235 2870 · LCCN (ENno2010121432 · GND (DE140712259 · BNF (FRcb165188962 (data) · CERL cnp01220449 · WorldCat Identities (ENno2010-121432