Giacomo II di Borbone-La Marche

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Giacomo II
Joan II of Naples jamesII of Bourbon.jpg
Rappresentazione di Giacomo II con la moglie Giovanna II in una vetrata del XV secolo nella Cappella Vendôme della Cattedrale di Chartres (Francia)
Re consorte di Napoli
Stemma
In carica 14161419[1]
Predecessore Maria d'Enghien
Successore Isabella di Lorena
Conte di La Marche e di Castres
In carica 13931435
Predecessore Giovanni I di Borbone-La Marche
Successore Bernardo d'Armagnac
Nome completo Jacques II de Bourbon-La Marche (francese)
Altri titoli Duca di Calabria (1415–1419)
Principe di Taranto (1415–1419)
Nascita 1370
Morte Besançon, 24 settembre 1438
Dinastia Borbone-La Marche
Padre Giovanni I di Borbone-La Marche
Madre Caterina di Vendôme
Consorti Beatrice d'Évreux
Margherita di Blois
Giovanna II d'Angiò-Durazzo
Figli Isabella
Maria
Eleonora

Giacomo II di Borbone-La Marche (1370Besançon, 24 settembre 1438), figlio primogenito di Giovanni I di Borbone-La Marche e Caterina di Vendôme, successe al padre e fu conte di La Marche e di Castres dal 1393 al 1435. Sposò in terze nozze Giovanna II d'Angiò-Durazzo, regina di Napoli, divenendo il suo secondo marito senza però ottenere il titolo regio, ma solo quello di duca di Calabria e principe di Taranto dal 1415 al 1419. Costrinse la moglie a concedergli il titolo regio e così divenne re consorte nel 1416, ma, viste le pretese al trono, nel 1419 venne costretto dai baroni napoletani a rinunciare al titolo regio, e fu cacciato ed esiliato dal Regno.

Nel 1435 rinunciò ai titoli nobiliari e si fece frate francescano, morendo in convento tre anni più tardi.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1396 aveva accompagnato Giovanni di Borgogna che si recava in Ungheria a dar man forte al re Sigismondo nella lotta contro i Turchi. Ma nella sanguinosa battaglia di Nicopoli, il 28 settembre 1396, fu tratto prigioniero dai Musulmani e dovette pagare un cospicuo riscatto per liberarsi. Poté così accettare l'offerta del re Carlo VI di Francia, che gli sborsò l'enorme somma di 100.000 scudi d'oro perché potesse ingaggiare 800 uomini d'arme e 300 balestrieri da condurre a combattere gli Inglesi nel paese del Galles. Ma il bizzarro principe, una volta entrato in possesso della cospicua somma, la scialacquò allegramente in feste e spese personali e quando si decise a muoversi, temendo le reazioni del re di Francia, lo fece alla testa di un miserabile pugno d'uomini e non arrivò nemmeno in Inghilterra, perché ebbe paura del mare grosso, che lo obbligò ad invertire la rotta e a ritornare sul suolo patrio. Per lui venne coniata l'espressione latina Mare vidit et firmit, distorta dalla già esistente di Gaio Giulio Cesare, Veni vidi vici. Venne poi fatto prigioniero dai Borgognoni e, trovatosi senza denaro, non esitò a sequestrare il fratello Giovanni e chiederne il riscatto.

Nel 1407 partì per andare a dare man forte al re Ladislao, fratello della futura regina Giovanna II d'Angiò-Durazzo, che in quel momento si trovava a cingere d'assedio Taranto difesa da Maria d'Enghien, ma arrivò in ritardo all'assedio, quando Ladislao aveva ormai già sposato la nobildonna Maria.

Dopo il suo ritorno in Francia, gli fu affidato il comando di una forza da condurre in Inghilterra a sostegno della rivolta di Owain Glyndŵr; nel 1403 le sue truppe saccheggiarono Plymouth, ma fu sconfitto e al ritorno nel 1404 perse dodici vascelli in una tempesta.

Fu al fianco di Giovanni senza Paura e del partito dei Borgognoni nella guerra civile contro gli Armagnacchi del Duca di Orléans.

Giovanna di Napoli, dietro le pressioni della nobiltà che la voleva sposata e madre di un erede, lo scelse come marito, sposandolo il 10 agosto 1415, ma gli negò il titolo regio, attribuendogli soltanto i titoli di Principe di Taranto e Duca di Calabria.

Tuttavia le intenzioni dello sposo erano ben altre: subito dopo le nozze, Giacomo fece uccidere il favorito della regina Giovanna, Pandolfello, detto Alopo (cioè calvo) e stabilì il suo controllo diretto sulla corte attraverso funzionari francesi di sua fiducia, costringendo Giovanna a riconoscergli il titolo di re di Napoli. La prepotenza del sovrano consorte suscitò i malumori dei baroni napoletani.[2]

Nel settembre del 1416 la nobiltà scatenò contro Giacomo violenti tumulti nella capitale, finché Giacomo non si vide costretto a rinunciare al titolo regio e rispedire in Francia i funzionari che gli garantivano il controllo della corte di Napoli.

È in questo periodo che Giovanna diede inizio a quella che passerà alla storia come la più celebre e discussa delle sue relazioni. Favorito della regina diventò il giovane e ambizioso Sergianni Caracciolo, che acquisirà negli anni un enorme potere.

Estromesso dalle vicende di governo e frenato nei suoi propositi di potere, nel 1418 Giacomo di La Marche decise di abbandonare Napoli e di ritirarsi in Francia.[3]

Combatté con Carlo VII di Francia contro gli inglesi nel 1428 e fu governatore della Linguadoca, si dimise in cambio di una pensione e raggiunse la corte di Carlo VII.

Stanco della sua vita avventurosa, nel 1435 si fece frate francescano ed entrò nel convento di Besançon dove morì tre anni più tardi.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Giacomo sposò a Pamplona, il 14 settembre 1406, Beatrice d'Evreux (13921414), duchessa di Nemours e figlia del re di Navarra Carlo III il Nobile e di Eleonora di Castiglia, che gli diede tre figlie:

cosicché con lui si estinse la linea diretta dei Borbone-La Marche.

Vedovo di Beatrice, il 5 novembre 1412 sposò a Châteauceaux Margherita di Blois detta Margherita di Bretagna, che morì nel 1413 o nel 1414. Da Margherita Giacomo non ebbe figli.

Sposò in terze nozze la regina Giovanna II di Napoli, ma anche questo turbolento matrimonio rimase senza figli.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Giacomo II di Borbone-La Marche Padre:
Giovanni I di Borbone-La Marche
Nonno paterno:
Giacomo I di Borbone-La Marche
Bisnonno paterno:
Luigi I di Borbone
Trisnonno paterno:
Roberto di Clermont
Trisnonna paterna:
Beatrice di Borgogna-Borbone
Bisnonna paterna:
Maria d'Avesnes
Trisnonno paterno:
Giovanni II d'Avesnes
Trisnonna paterna:
Filippa di Lussemburgo
Nonna paterna:
Giovanna di Châtillon
Bisnonno paterno:
Ugo di Châtillon
Trisnonno paterno:
Giacomo I di Châtillon
Trisnonna paterna:
Catherine de Carency
Bisnonna paterna:
Giovanna de Dargies et de Catheux
Trisnonno paterno:
Renaud de Dargies et de Catheux
Trisnonna paterna:
Agnes de Bruyères
Madre:
Catherine de Vendôme
Nonno materno:
Giovanni VI di Vendôme
Bisnonno materno:
Bouchard VI di Vendôme
Trisnonno materno:
Giovanni V di Vendôme
Trisnonna materna:
Eleanore de Montfort-L'Amaury
Bisnonna materna:
Alice di Bretagna
Trisnonno materno:
Arturo II di Bretagna
Trisnonna materna:
Iolanda di Dreux
Nonna materna:
Joan di Ponthieu
Bisnonno materno:
Giovanni II Ponthieu
Trisnonno materno:
Giovanni I Ponthieu
Trisnonna materna:
Ide de Meullent
Bisnonna materna:
Caterina d'Artois
Trisnonno materno:
Filippo d'Artois
Trisnonna materna:
Bianca di Bretagna

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giacomo II, per le sue pretese al trono, fu cacciato ed esiliato dal Regno di Napoli ma non è chiaro se il matrimonio con Giovanna II venne annullato, è noto comunque che né lui né la regina si siano più sposati dopo questa data.
  2. ^ Boccia, p. 50
  3. ^ Cutolo, p. 80

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Lidya Boccia, Giovanna II una regina di paglia, Napoli, Società Editrice Napoletana, 1980.
  • A. Cutolo, Giovanna II, Novara, 1968.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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