Giacobbe di Edessa

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Giacobbe di Edessa
vescovo della Chiesa ortodossa siriaca
Incarichi ricoperti vescovo di Edessa (684-688 e 708)
Nato ca. 640 ad Aleppo
Deceduto 5 giugno 708 a Edessa

Giacobbe di Edessa (Aleppo, ca.640Edessa, 5 giugno 708) è stato uno scrittore e vescovo cristiano orientale siro. Appartenente alla Chiesa giacobita, fu vescovo di Edessa.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giacobbe di Edessa nacque ad Aindaba (nelle vicinanze della odierna Aleppo) nell'anno 640, o poco dopo. Studiò e si perfezionò nella cultura del tempo, dapprima nel famoso monastero di Ken-neshre (sulla riva sinistra dell'Eufrate) e poi presso l'altrettanto famoso Didaskaleion di Alessandria d'Egitto.

Ritornato nel suo paese e nel suo monastero, in cui aveva vestito l’abito monacale, spinto dall'amico Atanasio II, Patriarca di Antiochia, nel 684 circa accettò di essere nominato vescovo di Edessa, in cui però rimase soltanto quattro anni, costretto alle dimissioni per le critiche del suo clero che male sopportava l'osservanza delle severe norme canoniche volute da diversi concilii locali e ora ripristinate dal nuovo vescovo. Prima, però, di abbandonare la sua sede fece un gesto eclatante: bruciò una copia del codice di dirtto canonico davanti all'episcopio del patriarca di Antiochia, ora non più il suo amico Atanasio, ma Giuliano II, piuttosto tiepido nel sostenere l'opera riformatrice di Giacobbe. Dopo di ciò si ritirò nel monastero di Eusebona (Siria).

Qui, e in altri vicini monasteri, diede un grande impulso a studi scientifici di ogni genere. In questo monastero rimase 11 anni durante i quali compose un commento ai Salmi e insegnò la lingua greca e in particolare come interpretare il greco del Nuovo Testamento. Alla fine, però, l’antipatia dei monaci e dell’ambiente circostante verso il mondo greco e in particolare contro la lingua greca gli consigliò di cambiare monastero. Ed allora si stabilì in quello di Qenneshrin, sempre in Siria e sempre nelle vicinanze dell’Eufrate.

In questo monastero Giacobbe di Edessa completò la compilazione della revisione della Peshitta, la versione siriaca dell'Antico Testamento: lavoro realizzabile soprattutto per la possibilità di comparare ogni tratto siriaco con gli analoghi della lingua greca.

Nel 708 fu infine richiamato a riprendere l'attività di vescovo proprio in Edessa, ma morì quattro mesi dopo, il 5 giugno 708.

Pensiero teologico[modifica | modifica wikitesto]

Giacobbe è fedele al cristianesimo della tradizione siriana, la cui ortodossia (accordo con i dogmi della Grande Chiesa) è messa in crisi da una resistente inclinazione al Monofisismo. A qualche indagatore sulle convinzioni religiose di Giacobbe di Edessa, come all’Assemani[1] per qualche tempo parve che egli fosse più incline a concepire due nature in Cristo (quella umana e quella divina) anziché una sola (quella divina che assorbirebbe quella umana), ma dovette ricredersi davanti ad una attenta lettura di diverse sue opere.[2]

Opere di Giacobbe di Edessa[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte delle opere di Giacobbe di Edessa, ripubblicate soltanto nel 1911, sono riprese dalla Biblioteca Orientalis del Assemani e dalle ricerche dell’orientalista William Wright, i cui incartamenti si trovano presso il British Museum.

Traduzioni e commenti biblici ed altre opere[modifica | modifica wikitesto]

Giacobbe raccolse i molteplici testi della Peshitta (versione in lingua siriana del Primo Testamento) facendone alla fine una revisione completa giovandosi soprattutto della sua conoscenza del greco che gli permise di comparare i testi delle due lingue. Ne risultò un’opera che il menzionato Wright definì “stranamente eclettica”. Questa Peshitta si diffuse anche in Occidente: William Wright parla di cinque copie rimaste in diverse biblioteche d’Europa. Nella pubblicistica siriaca posteriore Giacobbe è menzionato come “l’interprete della Bibbia” per antonomasia.

Ancora riguardo alla Bibbia, egli compose un Hexaemeron - (i sei giorni della creazione) –. Manoscritti di quest’opera furono trovati in Lione e Leiden.

Tradusse in lingua siriaca anche un apocrifo greco di contenuto biblico, la “Storia dei Recabiti”.[3] Questa fu l’ultima fatica dell’autore perché la morte gliela fece lasciare incompiuta, completata poi dal suo amico Giorgio delle Nazioni.

Anch’egli, come negli ambienti biblici ebrei, volle creare la sua “massora” cioè l'introduzione delle vocali nella puramente consonantica scrittura siriana.

Canoni e Liturgia[modifica | modifica wikitesto]

Giacobbe creò una “collezione di canoni”, decreti dei vari concilii. In una lettera, giunta fino a noi, al prete Addai si legge di una serie di canoni, basandosi sui quali Giacobbe risponde alle domande dell’interrogante.[4] Creò anche testi liturgici, in prosa e poesia, a volte adattando traduzioni dal greco (Wright, Short History, p. 145 ss.).

Contributi filosofici[modifica | modifica wikitesto]

Con il monaco-vescovo. il monastero di Qenneshrin divenne centro di intensa attività culturale che toccò anche la filosofia e la scienza. Egli scrisse un “Trattato sui sillogismi”. Suo è anche un Enchiridion (un manuale di termini filosofici). A lui furono attribuite anche traduzioni di opere di Aristotele, come dell’Organon; ma la critica successiva trova che solo la traduzione delle Categorie è autentica.

Uno scritto, di tenore filosofico, circolante in Europa, De omnium causa causarum (Della causa delle cause), appartiene, sì, ad un vescovo di Edessa, ma di epoca posteriore.

Contributi relativi alla storia[modifica | modifica wikitesto]

Giacobbe scrisse anche un “Kronikon”, quasi una continuazione della Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea. Di questa, però, resta soltanto un foglio di un manoscritto ora conservato presso la “British Library”.

Contributi linguistici[modifica | modifica wikitesto]

Egli, come detto, elaborò la sua “massora”. Si ispirò alle vocali della lingua greca che applicò alla consonantica scrittura della lingua siriana. Le vocali andavano scritte sopra la riga. Il sistema piacque e fu ricevuto dall’ambiente colto. Egli tentò anche di far immettere le vocali nel corpo della parola – sulla stessa riga – ma l’innovazione non ebbe successo.

Teologia e scienza[modifica | modifica wikitesto]

Riguardo a questo tema Giacobbe non trattò espressamente, ma il suo pensiero al riguardo si può dedurre dai suoi interessi riguardo alle scienze naturali e astronomiche, che egli stesso aveva provocato nel monastero, e attorno ad esso, di ‘’Qenneshrin’’.

Egli concorda, ad esempio, con la tesi che la terra sia rotonda e sferica, anzi si preoccupa di fornire le prove di questo fatto non constatabile a prima vista. Scrive: "Da ‘’Est ad Ovest’’, le terre emerse dall’acqua sono una metà della sfera terrestre; da ‘’Nord a Sud’’ sono una sesta parte: dunque la terra è tre volte più lunga che larga [...]. Essa è lunga 13 000 miglia (circa 19 000 chilometri), ed è larga 4 500 miglia (6 700 chilometri)”, che fanno 38 000 chilometri di circonferenza. Giacobbe, partendo da questi dati, cerca anche di misurare il peso della terra. E conclude con questa informazione: “Si dice che di fronte [5] alla Spagna e alle Colonne d'Ercole, fino alla Cina si estende una terra sconosciuta e non abitata”.

Giacobbe intuisce anche che la luna e i pianeti non godono di luce propria, che le fasi della luna sono soltanto problema di prospettiva. Egli suggerisce un metodo per stabilire la lunghezza del giorno e della notte in diverse latitudini, sia d’inverno che d’estate anche di luoghi lontani e immaginari. [2]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ 1911, articolo=Jacob of Edessa [1]
  2. ^ Lamy, Syrorum de fide, pp. 206 ss.Testi da “il libro della conoscenza del bene e del male” o “La causa delle cause”, 1893
  3. ^ Vidu en Revue Semitique vi. 263, VII. 54, 136.
  4. ^ Sono pubblicati da Lagarde in Reliquiae juris eccl. syriace, pp. 117 ss. e da Jean Baptiste Lamy in Dissert. pp. 98 ss.
  5. ^ Per essere meno imprecisi, alcuni non traducono “di fronte” ma “dopo”

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anton Baumstark junior, Geschichte der syrischen Literatur mit Ausschluss der christlich-palästinischen Texte. Bonn 1922, pp. 248ff.
  • Gregorios Yohanna Ibrahim e George Anton Kiraz (a cura di), Studies on Jacob of Edessa. Gorgias Press 2010.
  • Bas ter Haar Romeny (a cura di), Jacob of Edessa and the Syriac Culture of His Day. Brill, Leiden/Boston 2008 (con bibliografia recente).
  • Karl-Erik Rignell, A Letter from Jacob of Edessa to John the Stylite of Litarab concerning ecclesiastical Canons. Lund 1979.
  • Giuseppe Furlani, GIACOBBE di Edessa in Enciclopedia Italiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1932. URL consultato il 9 novembre 2014.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


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