Gesù nell'Islam

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1leftarrow.pngVoce principale: Gesù.

Gesù e Maria raffigurati in un'antica miniatura persiana.

Nella religione islamica Gesù è riconosciuto come profeta. La sua menzione viene sempre accompagnata dall'eulogia "Su di lui la pace [di Allah])" (in arabo ʿalayhi al-salām), simile all'eulogia impiegata per il profeta Maometto (sallā Allāhu ʿalayhi wa-sallam, cioè "Dio lo benedica e gli dia pace"). Gesù è menzionato diverse volte nel Corano oltre che nella tradizione islamica, con il nome di "Gesù figlio di Maria" (in arabo: عيسى ﺑﻦ ﻣﺮﻳﻢ, ʿĪsā ibn Maryam).

Secondo una tradizione messianica islamica, Gesù tornerà sulla Terra dopo il Mahdi alla fine dei tempi, annunciando lo yawm al-dīn, ovvero il giorno del giudizio finale, e si afferma che egli apparirà lì dove si erge il "minareto di Gesù" (manār ʿĪsà) della moschea degli Omayyadi di Damasco.

Confronto tra tradizione islamica e cristiana[modifica | modifica sorgente]

Il minareto di Gesù della moschea degli Omayyadi a Damasco

Ci sono alcune somiglianze con i racconti evangelici, ma anche numerose differenze rispetto alla cristologia ortodossa, che in più punti viene criticata e viene proposta una versione della vita di Gesù rielaborata da diverse fonti eterodosse.

Nell'Islam Gesù non è il Figlio di Dio, ma un profeta che ha preparato la venuta di Maometto:

« Rifiutan fede a Dio quelli che dicono: "il Cristo, figlio di Maria, è Dio". Rispondi loro: "Chi potrebbe impedirlo a Dio, se Egli volesse annientare il Cristo figlio di Maria, e sua madre e tutti coloro che sono sulla terra?" »
(Cor., V:17)
« Dì: "Egli, Dio, e uno,
Dio, l'Eterno,
Non generò né fu generato
e nessuno Gli è pari" »
(Il Corano, intr. trad. e note di A. Bausani, Sura CXII "del culto sincero")

Ciononostante, viene accettata la sua miracolosa "nascita virginale" da Maria (in lingua araba Maryam), cui è dedicato spazio non esiguo sul Corano:

« E quando gli angeli dissero a Maria: - O Maria! In verità Allah t'ha prescelta e t'ha purificata e t'ha eletta su tutte le donne del creato... O Maria, Iddio t'annunzia la buona novella di una Parola che viene da Lui, e il cui nome sarà il Cristo, Gesù, figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell'altro e uno dei più vicini a Dio.

- O mio Signore! - rispose Maria - Come avrò mai un figlio se non m'ha toccata alcun uomo?
Rispose l'angelo: - Eppure Allah crea ciò ch'Egli vuole: allorché ha deciso una cosa non ha che da dire: "Sii!" ed essa è. »

(Cor., III:42, 45, 47)

Anche la sua grande sapienza e i suoi numerosi miracoli (karamāt), sono attribuiti dall'Islam alla volontà di Allāh.

Si nega invece la morte in croce di Gesù e la sua resurrezione:

« Hanno detto: "Abbiamo ucciso il Cristo, Gesù figlio di Maria, messaggero di Dio", mentre né lo uccisero né lo crocifissero ma così parve loro... ma Iddio lo innalzò a sé, e Dio è potente e saggio. »
(Cor., IV:157-158)

L'idea che Cristo non sia stato realmente crocifisso (in qualche modo assimilabile all'eresia cristiana del docetismo), e che il supplizio non sia stato in realtà da lui subito, potrebbe essere frutto di un'influenza dello gnosticismo, anche se la figura del "Gesù-profeta" dell'Islam non dà adito a discussioni articolate e complesse sulla propria natura e riveste comunque importanza minore rispetto al Cristianesimo che vede invece nella morte di Gesù il cardine della Salvezza ("Principio della Soddisfazione Vicaria"). L'argomento sull'apparente ma non reale crocifissione di Gesù viene letto nell'islam secondo diverse interpretazioni: vi è chi sostiene che esso debba essere vissuto in termini teologici e non storici, per cui l'argomento stesso sottolinea l'impossibilità per l'uomo di uccidere la "Parola di Dio", che è sempre "eterna e vittoriosa"; vi è invece chi sottolinea come la narrazione dei Vangeli contenga delle imprecisioni, errori e contraddizioni, per cui il supplizio inferto alla figura di Gesù narrato dai testi cristiani sia un falso storico (A.E. Smith, "Crocifisso?", Ed. Alethes).

Anche la trinità è negata dall'Islam:

« O Gente del Libro! non siate stravaganti nella vostra religione e non dite di Dio altro che la verità! Che il Cristo Gesù figlio di Maria non è che il Messaggero di Dio, il suo Verbo che egli depose in Maria, uno Spirito da lui esalato. Credete dunque in Dio e nei suoi messaggeri e non dite: Tre! Basta! E sarà meglio per voi! perché Dio è un Dio solo, troppo glorioso e alto per avere un figlio! A lui appartiene tutto quel ch'è nei cieli e quel ch'è sulla terra, Lui solo basta a proteggerci! »
(Cor., IV:171)

Il nome ʿĪsā, nell'onomastica araba, è retaggio dei musulmani. Gli Arabi cristiani chiamano Gesù Yasū` (يسوع), e normalmente non lo usano come nome di persona.

Gesù in India[modifica | modifica sorgente]

Il movimento islamico degli Ahmadi di Qādyān e di Lahore, in India - considerato eretico dalla maggioranza dell'Islam - sostiene che Gesù non sarebbe morto in croce, ma sarebbe fuggito dalla Palestina verso l'India, dove sarebbe vissuto ancora per molti anni fino a morire di vecchiaia (all'età di 120 anni)[1] a Srinagar, nel Kashmir: qui si trova infatti un monumento tradizionalmente indicato come «la tomba di ‘Īs» (nome simile a quello con il quale i musulmani chiamano Gesù, ʿĪsā ibn Maryam), il luogo dove si trovano le spoglie mortali di Yuz Asaf (nome indiano buddista), il profeta venuto dall'occidente.

Tale ipotesi è stata ripresa e divulgata in occidente in tempi relativamente recenti dagli scritti dell'ufologo Andreas Faber-Kaiser[2]. Questi si rifaceva, a sua volta, al contenuto di un preteso e mai mostrato manoscritto tibetano (che dunque con l'Islam non ha nulla a che fare), che il giornalista russo Nicolas Notovitch aveva riportato nel libro La vie inconnue de Jesus Christ pubblicato in lingua francese nel 1894. In tale manoscritto sarebbe stata contenuta la narrazione della vita di Gesù in Tibet. Notovich affermava di aver ricevuto il manoscritto dalle mani del superiore del monastero di Hemis nel Ladakh indiano ma, alle richieste degli studiosi occidentali, il superiore affermò di non aver mai incontrato Notovich, e lo denunciò come mentitore. Il manoscritto, non è mai stato visto né mostrato a nessuno. Della confutazione delle affermazioni di Notovich si occuparono, all'epoca, il teologo statunitense Edgar J. Goodspeed, l'orientalista tedesco Max Müller e un non meglio identificato professor J. Archibald Douglas.

La tesi di Gesù morto in India è sostenuta anche da Omraam Mikhaël Aïvanhov e, secondo il Paramhansa Yogananda, Gesù sarebbe vissuto in India dai 13 ai 30 anni circa (anni di cui i Vangeli non parlano), benché entrambi i maestri spirituali si limitino a citarla senza approfondire l'argomento.

I miracoli di Gesù[modifica | modifica sorgente]

Nella tradizione islamica, Gesù è considerato, tra tutti i profeti, quello cui si attribuiscono i miracoli più grandi e spettacolari, connessi in particolare col dare la vita a oggetti inanimati o col ridarla a persone defunte. A questi miracoli accenna già lo stesso Corano, il quale è molto influenzato dai racconti narrati nei vangeli apocrifi:

« "...O Gesù figlio di Maria, ricorda (...) quando plasmavi dal fango come una figura d'uccello, col Mio permesso, e vi soffiavi sopra e diventava un uccello, col Mio permesso, e quando tu guaristi il cieco nato e il lebbroso, col Mio permesso, e quando risuscitavi i morti, col Mio permesso (...)" »
(Cor., V:110)

Questa "caratteristica" di Gesù nell'Islam ha fatto sì che intorno alla sua figura si costituissero numerose leggende di tradizione popolare o semi-dotta incentrate su miracolose risurrezioni da lui operate. Un esempio è la "leggenda di Gesù e il teschio",[3] in cui si narra come Gesù, imbattendosi per caso in un teschio umano, lo avrebbe dapprima animato rendendolo capace di rispondere alle sue domande circa la persona cui il teschio stesso apparteneva in vita, e poi, appreso che si trattava di un sovrano, ai suoi tempi potentissimo e temuto ma miscredente e perciò condannato alle pene dell'inferno, avrebbe riportato in vita la persona cui il teschio apparteneva, che si sarebbe convertito all'Islam e avrebbe condotto una vita di santità, riuscendo così a sfuggire al castigo infernale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bausani, nota a Cor. IV, 157-59.
  2. ^ "Gesù visse e morì in Kashemir. La tomba di Gesù a Srinagar?", Milano, 1978
  3. ^ Sulla leggenda di "Gesù e il teschio" si può vedere, tra gli altri, Levi Della Vida 1959 e Pennacchietti 1995.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Il Corano, introduzione, traduzione e commento di Alessandro Bausani, Firenze, Sansoni, rist. BUR [1961], 1988.
  • Giulio Basetti Sani, Gesù Cristo nascosto nel Corano, Milano, Gabrielli Editori, 1994.
  • Giorgio Levi Della Vida, Gesù e il teschio in Aneddoti e svaghi arabi e non arabi, Milano-Napoli, Ricciardi, 1959, pp. 162-169.
  • Fabrizio Pennacchietti, Gesù e Bālwān bin Ḥafṣ bin Daylam, il sultano risuscitato in P. Branca, V. Brugnatelli (a cura di), Studi arabi e islamici in memoria di Matilde Gagliardi, Milano, ISMEO, 1995, pp. 145-171.

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