Gerrit Rietveld

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Gerrit Rietveld nel 1927

Gerrit Thomas Rietveld (Utrecht, 24 giugno 1888Utrecht, 25 giugno 1964) è stato un architetto e artigiano olandese. Fu uno tra i principali esponenti del neoplasticismo nel campo dell'architettura e del design.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gerrit Rietveld nacque il 25 giugno 1888 a Utrecht, nei Paesi Bassi, figlio di un falegname di umili origini. Fu proprio presso la falegnameria del padre che Rietveld intrattenne la sua prima esperienza lavorativa, la quale si rivelò particolarmente formativa in quanto gli consenti dì venire agevolmente a contatto con il mondo dei materiali da costruzione. Terminato il tirocinio presso il laboratorio di mobili paterno Rietveld proseguì la sua formazione seguendo i corsi serali di disegno architettonico al Museo delle Arti applicate di Utrecht, sotto la guida dell'architetto Piet Klaarhamer. Nel frattempo andò pure a lavorare presso un orafo locale, per poi dedicarsi a tempo pieno alla progettazione e fabbricazione di mobili, aprendo persino una propria bottega nel 1918.

La Rood Blauwe

La famosa Rood Blauwe, la sedia rosso e blu, fu realizzata proprio in questo periodo, tra il 1917 e il 1918. Come si vedrà in seguito nella sezione Stile questo manufatto era particolarmente vicino alla poetica del De Stijl, movimento al quale Rietveld aderì nel 1919, nello stesso anno in cui decise di consacrarsi definitivamente alla carriera architettonica. Ammiratore dell'opera di Frank Lloyd Wright, Rietveld diede i primi frutti architettonici licenziando i modellini dei progetti di van Doesburg e di van Eesteren e collaborando con Huszár alla realizzazione di un padiglione espositivo a Berlino (1923): fu solo nel 1924, tuttavia, che l'architetto realizzò il suo autentico capolavoro, la casa Rietveld Schröder, costruzione nella quale si trovano cristallizzati i principi più pregnanti del Movimento Moderno. Al 1922, invece, risalgono le nozze con Vrouwgien Hadders, donna con la quale Rietveld generò sei figli, fra i quali Wim, che seguì le orme paterne divenendo un acclamato designer industriale.

Durante gli anni trenta Rietveld si distaccò definitivamente dal gruppo De Stijl e si avvicinò a stilemi più razionalisti. Nel 1928 Rietveld partecipò alla fondazione del CIAM (Congrès Internationaux d'Architecture Moderne), dove discusse di problematiche di tempestiva attualità (tra cui l'edilizia popolare e lo spazio minimo),[1] e, a partire dagli anni trenta, intensificò le proprie energie creative, coltivando un'intensa attività progettuale (pregevoli la Sedia Zig-Zag, 1932-1934, le case a schiera per l'esposizione del Werkbund a Vienna, 1930-32, e il fabbricato del Van Gogh Museum ad Amsterdam, completato dopo la sua morte) e dedicandosi persino alla docenza, dapprima presso l'Accademia di Belle Arti de L'Aja e poi, a seguire, all'Accademia di Architettura di Amsterdam.[2] Rietveld, infine, morì a Utrecht il 25 giugno 1964.

Stile[modifica | modifica wikitesto]

L'oeuvre di Rietveld rappresenta una delle massime espressioni della poetica del De Stijl. A contatto con le esperienze di Mondrian e van Doesburg, cantori di una coscienza estetica che rifiutava quanto non si risolvesse in un rigido ricorso alle linee rette, ortogonali, e ai soli colori primari (rosso, giallo e blu) e ai non colori (nero, grigio e bianco), Rietveld divenne uno degli interpreti più sensibili del verbo neoplastico nei campi dell'architettura e nell'arredamento, attività nelle quali diede in ambedue i casi prove eccellenti:

La Rietveld Schröder House

« In Gerrit Thomas Rietveld [...] sembrano emergere due personalità, così ben definite da far sembrare la sua opera come non appartenente ad un unico artista. La prima, quella dell’ebanista artigiano del linguaggio primordiale, che reinventa sedie e mobili come se prima di lui nessuno ne avesse mai costruiti, seguendo un suo codice strutturale del tutto personale; la seconda, quella dell’architetto dalle formule eleganti, impegnato ad affermare nel contesto dell’architettura europea la tesi razionalistica e neoplastica. Le due attività si alternano, si sovrappongono e si fondono in una perfetta osmosi, dipanandosi in una logica sequenza »

(Cassina[3])

I rigorosi codici sintattici e ideali della metodologia neoplastica trovano espressione in Rietveld in una prosa architettonica finalizzata a enfatizzare l'esperienza dello spazio, finalmente emancipato dalla schiavitù del superfluo e dell'ornato. Lo spazio architettonico, secondo il giudizio di Rietveld, è perfettamente godibile dal fruitore solo se coerentemente modulato attraverso un'attenta scansione di piani geometricamente esatti, spogliati da quegli elementi futilmente decorativi e così finalmente apprezzabili nella loro integrità e pulizia. In questa composizione architettonica quasi astraente, dominata dal rigoroso intreccio di linee e superfici, interviene poi il «peso» dei vari colori fondamentali (nero, rosso, giallo, bianco e blu), i quali nelle costruzioni rietveldiane sembrano quasi estrapolati da un quadro di Piet Mondrian.[4] L'assoluta razionalità e purezza formale delle architetture di Rietveld, poi, trova espressione anche nella ponderata scelta dei materiali costruttivi (linoleum, compensato ...), anch'essi finalizzati a suggerire esperienze spaziali intatte, trasparenti e pulite.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Rietveld, Gerrit Thomas, in Enciclopedie on line, Treccani.
  2. ^ Schede Biografiche, Rietveld, Gerrit Thomas, Roma, MAXXI.
  3. ^ I maestri, Gerrit Thomas Rietveld, Utrecht/Utrecht, 1888/1964, su cassina.com.
  4. ^ Rietveld, Gerrit Thomas, Sapere.it.
  5. ^ (EN) Ida van Zijl, Marijke Kuper, Rietveld Gerrit: The Complete Works, Utrecht, 1992, pp. 16-17.

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