Germano Maccari

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Germano Maccari

Germano Maccari (Roma, 16 aprile 1953Roma, 25 agosto 2001) è stato un brigatista italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Roma nel popolare quartiere Prenestino, Maccari si avvicinò al mondo della politica ai tempi delle scuole superiori (liceo scientifico "Francesco d'Assisi" di Centocelle), partecipando al movimento studentesco. Aderì successivamente a Potere operaio dove svolse servizio d'ordine, decidendo di partecipare alle prime azioni di lotta armata. Fu proprio Germano Maccari, conosciuto come "Gulliver", ad eseguire il primo ferimento alle gambe della storia della lotta armata italiana, colpendo nel 1973 un capo reparto della FATME, la fabbrica di elettronica della capitale[1].

Amico e compagno di Valerio Morucci, Adriana Faranda e Bruno Seghetti, con questi militanti costituì il LAPP (Lotta Armata Potere Proletario), gruppo che confluirà nel 1976 nelle Brigate Rosse. Dopo molte esitazioni, Maccari infine decise, sollecitato in questo senso da Seghetti e Morucci, di entrare nelle Brigate Rosse nell'estate 1977.

Freddo, risoluto e militarmente esperto, Germano Maccari era ritenuto nell'ambiente dell'estremismo romano e delle Brigate Rosse, un militante affidabile e capace, tra i migliori della colonna romana[2]. Il suo amico Valerio Morucci, principale dirigente logistico-militare della colonna di Roma, lo ritenne quindi idoneo ad occupare e gestire la base di via Montalcini 8, con l'identità fittizia di "ingegnere Luigi Altobelli"[3].

Nel 1978 è tra coloro che partecipano al sequestro di Aldo Moro. Maccari, non condividendo la decisione dell'uccisione del presidente, si allontana dall'organizzazione terroristica dopo il tragico epilogo della vicenda. Per anni gli inquirenti si riferirono alla sua figura come a quella del "quarto uomo", quel sedicente ingegner Altobelli che aveva in affitto il covo di via Montalcini.

Nel 1993 Maccari viene arrestato. Contro di lui c'è la testimonianza di Adriana Faranda ma egli nega con forza ogni accusa. Dopo due anni di carcere preventivo torna in libertà per decorrenza dei termini, non essendo ancora iniziato il processo.

Il processo verrà svolto finalmente nel 1996. Maccari decide di ammettere il suo coinvolgimento nella vicenda, anche se afferma di non aver preso parte all'uccisione di Aldo Moro. Viene condannato a 30 anni di carcere, poi ridotti a 26.

La sera del 25 agosto 2001 Maccari muore all'età di 48 anni per un aneurisma cerebrale nel carcere di Rebibbia dove stava scontando la pena.

Processi ed esiti giudiziari[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 luglio 1996, sentenza del processo Moro-quinquies, i giudici della seconda Corte d'Assise condannano per concorso nel sequestro e nell'omicidio di Aldo Moro e nell'eccidio della scorta Raimondo Etro a 24 anni e sei mesi e Germano Maccari all'ergastolo. Il 19 giugno 1996, di fronte ai giudici Maccari ammise di essere lui il “quarto uomo” di via Montalcini, cioè dell'agguato. Il 19 giugno 1997, la Corte d'Assise d'appello riduceva a 30 anni la condanna per Maccari; confermava quella per Etro a 24 anni e sei mesi. Il 28 ottobre 1998, nel processo Moro quinquies la prima Corte d'Assise d'appello di Roma condannava Raimondo Etro a 20 anni e 6 mesi e Germano Maccari a 26 anni, riducendo le condanne precedenti[4].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A.Colombo, Un affare di stato, p. 32.
  2. ^ A.L.Braghetti, Il prigioniero, p. 97.
  3. ^ G.Bianconi, Mi dichiaro prigioniero politico, pp. 160-161.
  4. ^ Almanaccodeimisteri.info

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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