Gerardo Guerrieri

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« Ti credevamo una mente,

eri un orecchio
teso in segreti del cuore,
...ansioso, nel mutare delle immagini,
di ricostruire l'Immagine »

(Vittorio Gassman)
Gerardo Guerrieri

Gerardo Guerrieri (Matera, 4 febbraio 1920[1][2]Roma, 24 aprile 1986) è stato un regista, drammaturgo, sceneggiatore, traduttore, critico teatrale e saggista italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Michele, medico, e di Margherita Cristalli. Insieme alla famiglia si trasferisce a Milano ed inizia la sua carriera a Roma. Il debutto avviene nel 1940 come regista quando mise in scena Felice viaggio di Thornton Wilder al Teatro dell'Università di Roma, fondato da lui stesso. Perfettamente calato nel contesto sperimentale del teatro universiatrio, l'anno successivo portò in scena Tempesta e assalto di Friedrich Maximilian Klinger, Frana allo scalo Nord di Ugo Betti, La donna di nessuno di Cesare Vico Lodovici. Sempre nel 1941 entrò nel Teatro delle Arti di Anton Giulio Bragaglia in qualità di regista e assistente, e nel 1943 mise in scena I due fratelli rivali di Giovanni Battista Della Porta. In questi anni ebbe la possibilità di approfondire la cultura americana e quella russa.

Nell'immediato dopoguerra fondò e diresse insieme a Paolo Grassi la Collezione di teatro per l'editore Einaudi, introducendo in Italia gran parte della drammaturgia straniera. In questo periodo la sua attenzione si distolse dalla regia per concentrarsi di più sulla ricerca e la saggistica. Nel 1945 avviene il fatidico incontro con Luchino Visconti ed iniziò subito una intensa collaborazione, l'anno successivo, infatti, entra nella Compagnia italiana diretta da Visconti per cui svolse principalmente la funzione di drammaturgo, ossia ricercatore, traduttore ed adattatore di testi da portare in scena.

Il 1946 è anche l'anno della collaborazione con Vittorio De Sica per il film Sciuscià, collaborazione che continuerà anche nel 1948 per il capolavoro Ladri di biciclette. In questi anni inizia anche la sua attività giornalistica collaborando come critico per alcuni quotidiani come Voce Operaia', L'Unità e, successivamente, Il Giorno.

Nel 1950 è tra i primi collaboratori del Terzo Programma, canale culturale radiofonico, e negli anni diventerà un prolifico autore radiofonico scrivendo circa settanta radiodrammi. Negli anni cinquanta di dedicò intensamente alle sue traduzioni ed adattamenti per la scena, in particolare di Anton Cechov, Arthur Miller, Thomas D. Pawley, Tennessee Williams, August Strindberg, Eugene Gladstone O'Neill, William Saroyan e William Shakespeare. Gran parte di questi lavori rimasero inediti visto che raramente li considerava definitivi. A lui si deve anche la prima diffusione in Italia delle teorie di Konstantin Sergeevič Stanislavskij.

Il 1957 è l'anno in cui fondò, insieme alla moglie Anne d'Arbeloff, il Teatro Club che si proponeva di rivoluzionare la cultura teatrale in Italia. Fu in questo contesto che riuscì a portare in Italia i migliori spettacoli stranieri, sia della tradizione come la Comédie-Française, sia dell'avanguardia come il Living Theater di Julian Beck e Judith Malina, Peter Brook, Antoine Vitez, Tadeusz Kantor. Il Teatro Club dal 1969 istituì il Premio Roma e poté sempre contare anche sull'illustre sostegno di Michelangelo Antonioni, Alberto Moravia, Federico Fellini, Ennio Flaiano, Cesare Zavattini e soprattutto di Vittorio Gassman unito al G. da una profonda amicizia al punto che l'attore gli dedicò molti versi, oltre a commenti sulle sue opere e recensioni postume.

Nel 1958 organizzò una serata per omaggiare Eleonora Duse, in occasione del centenario della sua nascita. All'attrice, G. dedicò ricerche documentarie in tutto il mondo per oltre trent'anni allestendo tre mostre (nel 1969, 1974, 1985) e pubblicando diversi saggi. Il 24 aprile 1986 lasciò la sua casa e non diede più notizie di sé. Circa due settimane dopo (il 7 maggio), il suo corpo venne ritrovato nelle acque del Tevere vicino al Ponte Guglielmo Marconi. È sepolto nel cimitero di Grottole, comune di origine della sua famiglia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Profilo su Treccani.it
  2. ^ Profilo su gerardoguerrieri.com

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]