Geothlypis rostrata

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Golagialla delle Bahamas
Bahama Yellowthroat (Geothlypis rostrata) held in hand, side view.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Aves
Ordine Passeriformes
Famiglia Parulidae
Genere Geothlypis
Specie G. rostrata
Nomenclatura binomiale
Geothlypis rostrata
H. Bryant, 1867
Areale

Geothlypis rostrata map.svg

La golagialla delle Bahamas (Geothlypis rostrata H. Bryant, 1867) è un uccello della famiglia dei Parulidi originario delle isole omonime[2].

Tassonomia[modifica | modifica wikitesto]

Assieme alla golagialla comune (Geothlypis trichas), alla golagialla di Belding (Geothlypis beldingi) e alla golagialla di Altamira (Geothlypis flavovelata), la golagialla delle Bahamas forma una superspecie.

Se ne riconoscono quattro sottospecie[2]:

  • G. r. exigua Ridgway, 1902 - Andros (Bahamas centro-occidentali);
  • G. r. tanneri Ridgway, 1886 - Grand Bahama e isole Abaco (Bahamas settentrionali);
  • G. r. rostrata H. Bryant, 1867 - New Providence (Bahamas centro-occidentali);
  • G. r. coryi Ridgway, 1886 - Eleuthera e Cat (Bahamas centrali).

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La golagialla delle Bahamas misura 15 cm di lunghezza e pesa tra i 15,1 e i 17,3 g. L'ala misura 6-6,7 cm nei maschi e 5,7-6,3 cm nelle femmine. I maschi adulti della forma nominale hanno una maschera facciale nera che si estende attorno al becco, una banda bianco-grigia sulla fronte che corre fino alle copritrici auricolari e una corona grigia. Il collo è grigio-oliva; i lati del collo e le piume del dorso sono verde oliva. Le ali sono color marrone slavato con i margini oliva e la regione ventrale è di colore giallo, un po' più stinto sull'addome, che talvolta può essere bianco. Sui fianchi, il piumaggio sfuma nell'oliva. Il becco è nero; le zampe sono color carne. Con una lunghezza di 1,5-1,7 cm, il becco di questa specie è il più lungo e pesante tra quello di tutti i rappresentanti del genere Geothlypis.

La femmina adulta è priva della maschera facciale nera e della banda sulla fronte. La nuca e la corona sono di colore variabile dal grigio al grigio-oliva; i lati della testa sono di un grigio-oliva sfumato, in particolare sulle redini. Sotto l'occhio è presente una sottile striscia bianca. Anche il piumaggio del dorso è oliva, così come le penne delle ali e della coda, di un color oliva più chiaro. Le piume della gola e del petto sono di un color giallo scuro che sfuma nell'oliva sui fianchi, mentre l'addome e le copritrici del sottocoda sono biancastri. Le femmine delle varie sottospecie hanno tutte aspetto simile. I maschi della sottospecie G. r. coryi presentano di solito una banda bianco-giallastra sulla fronte, che è gialla in quelli della sottospecie G. r. tanneri.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

La golagialla delle Bahamas è endemica di alcune isole di questo arcipelago: Andros, New Providence, Eleuthera, Cat, Grand Bahama, Great Abaco (Abaco) e alcune più piccole isolette limitrofe. Vive da sola o in coppie nel fitto sottobosco e nelle boscaglie delle regioni aride e nelle aree ricoperte di felci.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

La sua dieta è costituita soprattutto di insetti e altri invertebrati. Il nido a forma di coppa viene costruito ben nascosto tra la fitta vegetazione sul terreno o nel troncone di un albero. Ogni covata è composta da due uova. Non abbiamo dati più dettagliati sulla sua biologia riproduttiva.

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

Le due sottospecie originarie di Andros e New Providence (rispettivamente G. r. exigua e G. r. rostrata) sono particolarmente rare e vengono avvistate solo di rado. Attualmente non esistono stime sul numero totale di individui di questa specie, ma l'organizzazione conservazionista BirdLife International non la considera in pericolo e la IUCN la classifica tra le «specie a rischio minimo».

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) BirdLife International 2012, Geothlypis rostrata, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ a b (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Parulidae, in IOC World Bird Names (ver 9.2), International Ornithologists’ Union, 2019. URL consultato il 23 dicembre 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jon Curson, David Quinn and David Beadle: New World Warblers. Helm Identification Guides, London 1994, ISBN 0713639326

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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