George Nelson (designer)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Bubble lamp, 1947

George Nelson (Hartford, 29 maggio 19085 marzo 1986) è stato un designer, grafico e architetto statunitense, insieme a Charles Eames, uno dei massimi esponenti del modernismo americano[1][2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Divano Marshmallow
Scrivania con lampada Anywhere, 1951
Orologio, 1953
Poltrona, 1956

«Un buon design, come una buona pittura, cucina, architettura o qualsiasi altra cosa che ti piace, è una manifestazione della capacità delle spirito umano di trascendere i suoi limiti.[2]»

(George Nelson)

George Nelson nacque ad Hartford nel Connecticut, il 29 maggio 1908.[1]

Fu insieme a Charles Eames, uno dei massimi esponenti del modernismo americano, definito come «Il creatore di cose belle e pratiche»,[1] contribuendo a trasformare con successo il product design, il graphic design e il design di interni.[2]

George Nelson studiò architettura presso l'Università Yale, dove si è laureato nel 1928, dopo di che ottenne una laurea in belle arti nel 1931.[1][3]

Un anno dopo vinse il premio Roma.[1]

Quando venne in Europa, pur soggiornando a Roma, viaggiò in numerosi paesi per incontrare e intervistare architetti pionieri modernisti.[1][3][4]

Pochi anni dopo è tornato negli Stati Uniti per dedicarsi inizialmente alla scrittura e attraverso la pubblicazione dei suoi articoli e saggi, introdusse Walter Gropius, Ludwig Mies van der Rohe, Le Corbusier e Gio Ponti nell'America del Nord.[1][4]

Ha difeso a volte con determinazione i principi modernisti e nel 1941 attirò l'attenzione popolare con diversi concetti innovativi.[1]

Esordì, dal 1935, alla redazione del Architectural Forum,[3] dopo di che il suo lavoro fu soprattutto legato alla Herman Miller, azienda per la quale progettò prodotti celebri, creato arredi per la casa e l'ufficio, oltre che curato il noto catalogo del 1941, con cui venne lanciata l'azienda.[2][4]

Sotto la sua direzione del dipartimento Design, dal 1947 al 1972 vennero creati prodotti che hanno fatto scuola, grazie alla collaborazione di maestri modernisti del design come Ray e Charles Eames, Harry Bertoia, Richard Schultz, Donald Knorr, Isamu Noguchi e Marino Collecchia.[2]

Dopo la seconda guerra mondiale, nel suo libro Casa di domani introdusse i concetti di "family room" e di "storagewall", approfonditi ed ampliati con i brillanti collaboratori.[1]

Stabilì nuovi standard per il coinvolgimento del design in tutte le attività della società, e così facendo ha aperto la strada alla pratica della gestione dell'immagine aziendale e ai programmi di grafica,[1]così come ideò un'immagine coordinata aziendale chiara, che andasse dalla progettazione degli arredi alla comunicazione fino all'allestimento.[4]

Come architetto realizzò numerose residenze private. La Sherman Fairchild House (1941), con il suo preciso razionalismo,[5] attirò un grande interesse e il suo modello di casa sperimentale (1957), con il quale si dedicò alla industrializzazione edilizia,[5] esemplificò la sua predilezione per i materiali più adatti alle nuove regole, per la progettazione con elementi modulari, per gli edifici prefabbricati, le planimetrie flessibili, le stanze quadrate componibili.[3][5]

Fu una delle voci più autorevoli sul design e sull'architettura negli Stati Uniti del XX secolo;[5] si dedicò all'insegnamento, scrisse numerosi saggi, organizzò importanti convegni.[1]

Tra i prodotti disegnati da George Nelson per la Herman Miller vi fu la Basic Cabinet Series,[4] prodotta dal 1946 al 1958, oltre all'Herman Miller's Action Office, e nel 1970 il Nelson Workspaces, un originale sistema per ufficio, costituito da una serie di elementi modulari che potevano essere liberamente combinati.[2]

Tra i suoi progetti più noti vi sono il Divano Marshmallow,[4] la Coconut Chair,[4] il gruppo di linee di contatto, i suoi orologi[4] e molti altri prodotti che sono diventati punti di riferimento nel design del XX secolo.[1][2]

Durante la sua carriera Nelson ha prodotto design per arredamento, costruzioni e grafica, una dozzina di libri, tra i quali Problemi di design (Problems of design, 1957)[5] e numerosi articoli per riviste.[4]

George Nelson morì a New York nel 1986.[1]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Slat Bench a/k/a Platform Bench # (1946);
  • Basic Cabinet Series # (1946);
  • Divani, sedie, divani e pezzi per la camera da letto (1946);
  • Bubble Lamp # (1947);
  • Ball clock # (1950);
  • Rosewood Group (1952);
  • Executive Office Group (1952);
  • Miniature Cases # (1954);
  • Steel-frame Group (1954);
  • Nelson End Table (e tavolino basso) # (1954);
  • Sedia Flying Duck (1955);
  • Coconut Chair # (1955);
  • Thin Edge Cases # (1956);
  • Kangaroo Chair (1956);
  • Swagged-Leg (a/k/a/ Swag Leg) Group # (1958);
  • Comprehensive Storage System (CSS) (1959);
  • Catenary Group (1963);
  • Action Office I (1964).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m George Nelson, su designindex.it. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale l'11 aprile 2019).
  2. ^ a b c d e f g Il design e le icone firmate da George Nelson, su arredativo.it. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale l'11 aprile 2019).
  3. ^ a b c d (EN) George Nelson, su vitra.com. URL consultato l'11 aprile 2019 (archiviato dall'url originale l'11 aprile 2019).
  4. ^ a b c d e f g h i Icone di Design – George Nelson [collegamento interrotto], su lacasainordine.it. URL consultato l'11 aprile 2019.
  5. ^ a b c d e George Nelson, in le muse, VIII, Novara, De Agostini, 1967, p. 241.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Stanley Abercrombie, George Nelson: The Design of Modern Design, MIT Press., 1995.
  • (EN) Kennith Ferhman e Cherie Ferhman, Post War Interior Design, Van Nostrand Reinhold Co., 1987.
  • (EN) John Harwood, The Wound Man: George Nelson and the "End of Architecture", in Grey Room, n. 31, 2008, pp. 90-115.
  • (EN) Clement Meadmore, The Modern Chair: Classics in Production, New York, Van Nostrand Reinhold, 1979.
  • (EN) George Nelson, How To See: Visual Adventures in a World God Never Made, Little, Brown, 1977.
  • (EN) Leslie Pina, Classic Herman Miller. Atglen, Pennsylvania, Schiffer Publishing, 1998.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN54265995 · ISNI (EN0000 0000 8383 4609 · LCCN (ENn79006998 · GND (DE119252600 · BNF (FRcb12572603x (data) · BNE (ESXX4868823 (data) · ULAN (EN500017574 · NDL (ENJA00524724 · WorldCat Identities (ENlccn-n79006998