Geografia del Pakistan

Il Pakistan confina a ovest con l'Iran, a nord-ovest e a nord con l'Afghanistan, a nord-est con la Cina e a est e a sud-est con l'India. A sud si affaccia sul mar Arabico.
Dal 1947 la regione del Kashmir, situata lungo il settore occidentale dell'Himalaya, è oggetto di una controversia territoriale. Pakistan, India e Cina amministrano porzioni distinte dell'area, sulla quale avanzano rivendicazioni in parte sovrapposte. Il territorio amministrato dal Pakistan comprende l'Azad Jammu e Kashmir, comunemente chiamato Azad Kashmir, con capitale Muzaffarabad. Esso possiede proprie istituzioni, fra cui un presidente, un primo ministro e un'assemblea legislativa, e gode di uno status semiautonomo nell'ambito dell'amministrazione pakistana; non costituisce tuttavia uno Stato indipendente riconosciuto internazionalmente né una provincia ordinaria del Pakistan. La restante parte del Kashmir amministrata dal Pakistan è formata dal Gilgit-Baltistan, denominazione ufficiale adottata nel 2009 per il territorio precedentemente noto come Aree Settentrionali.
Morfologia e idrografia
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Il Pakistan è situato all'estremità occidentale della grande pianura indo-gangetica. Circa tre quinti della superficie nazionale sono costituiti da aspre regioni montuose e altopiani, mentre i restanti due quinti comprendono vaste pianure. Il territorio può essere suddiviso in cinque grandi regioni: le catene montuose dell'Himalaya e del Karakoram, con i rispettivi sistemi secondari; l'Hindu Kush e le montagne occidentali; l'altopiano del Belucistan; la regione submontana, comprendente le pianure transindiane, l'altopiano di Potwar, la Salt Range e la regione di Sialkot; e la pianura dell'Indo. All'interno di queste grandi unità si distinguono numerose regioni minori, fra le quali vaste aree desertiche.
Le catene dell'Himalaya e del Karakoram
[modifica | modifica wikitesto]L'Himalaya, che da lungo tempo costituisce una barriera fisica e culturale fra l'Asia meridionale e l'Asia centrale, forma la grande bastionata settentrionale del subcontinente. I suoi rilievi occidentali occupano l'estremità settentrionale del Pakistan e si estendono per circa 320 km entro il territorio amministrato dal paese. Il sistema himalayano occidentale si articola, procedendo da sud verso nord, nella catena del Pir Panjal, nella catena dello Zanskar e nella catena del Ladakh. Più a nord si innalza il Karakoram, un sistema montuoso distinto ma contiguo all'Himalaya. Le altitudini variano generalmente da circa 4.000 m a oltre 8.000 m. Nel territorio amministrato dal Pakistan si trovano cinque delle quattordici montagne della Terra che superano gli 8.000 m: il K2, o monte Godwin-Austen, alto 8.611 m; il Nanga Parbat, di 8.126 m; il Gasherbrum I, di 8.080 m; il Broad Peak, di 8.051 m; e il Gasherbrum II, di 8.035 m. Numerose altre vette raggiungono o superano i 4.500 m.
Diversi importanti fiumi nascono o attraversano le montagne del Kashmir e del Gilgit-Baltistan prima di entrare nelle pianure pakistane. Il Jhelum attraversa la valle del Kashmir; l'Indo scorre fra le catene dello Zanskar, del Ladakh e del Karakoram; lo Shyok nasce nei ghiacciai del Karakoram e confluisce nell'Indo attraverso il sistema fluviale dell'alto Baltistan. A sud del Pir Panjal si estende il prolungamento nord-occidentale delle colline Siwalik, o Shiwalik, formato da rilievi relativamente bassi che interessano la parte meridionale delle regioni di Hazara e Murree e le alture circostanti Rawalpindi e Islamabad.
Oltre il Karakoram, all'estremo nord, si trova la Regione autonoma uigura dello Xinjiang, appartenente alla Cina. A nord-ovest, oltre l'Hindu Kush, si estendono i Pamir. Il Pakistan è separato dal Tagikistan soltanto dal corridoio del Wakhan, una stretta striscia di territorio afghano. La Karakoram Highway attraversa il sistema montuoso e collega Hasan Abdal e Gilgit con il passo di Khunjerab e con Kashgar nello Xinjiang. La strada fu completata alla fine degli anni Settanta e aperta al traffico pubblico nel 1986. Costituisce una delle più alte arterie internazionali del mondo e un collegamento strategico per gli scambi fra Pakistan e Cina.
La barriera montuosa settentrionale influenza profondamente la distribuzione delle precipitazioni, intercettando parte delle masse d'aria umida associate al monsone proveniente da sud. Le nevi e i ghiacciai alimentano inoltre l'Indo e numerosi suoi affluenti, garantendo una parte essenziale delle risorse idriche utilizzate nelle pianure. Il ghiacciaio Siachen, situato nel Karakoram orientale, è uno dei più lunghi ghiacciai montani delle regioni non polari e alimenta il Nubra, affluente dello Shyok. Fra la fine del XX e l'inizio del XXI secolo, numerosi ghiacciai del Karakoram centrale hanno mostrato una relativa stabilità, un lieve aumento di massa o periodiche avanzate, fenomeno noto come «anomalia del Karakoram». Questa tendenza non interessa tuttavia uniformemente l'intero sistema: le variazioni sono molto diverse da una regione all'altra e studi più recenti hanno rilevato perdite di massa in diversi settori.
Le regioni settentrionali e occidentali del paese sono soggette a frequente attività sismica, conseguenza della giovane età geologica delle catene montuose e della continua convergenza fra la placca indiana e quella eurasiatica. Le scosse di modesta intensità sono frequenti, ma nel corso della storia si sono verificati anche terremoti estremamente distruttivi, i cui effetti sono stati aggravati dalla fragilità degli edifici e dalla posizione precaria di numerosi insediamenti montani. Fra i principali eventi sismici recenti figurano i terremoti del 1935, del 1945, del 1974 e del 2005. Quest'ultimo ebbe l'epicentro nella regione montuosa compresa fra il Khyber Pakhtunkhwa e l'Azad Kashmir, provocò più di 70.000 vittime nel Pakistan e devastò numerosi centri abitati.
La popolazione di questa impervia regione settentrionale è generalmente rada, sebbene alcune valli fertili presentino densità relativamente elevate. Nei piccoli insediamenti montani l'orzo costituisce tradizionalmente una coltura importante, mentre la frutticoltura, in particolare quella dell'albicocco, riveste un ruolo considerevole. Le foreste, composte soprattutto da pini e altre conifere, sono distribuite in modo irregolare a seconda dell'altitudine e della quantità di precipitazioni. Numerosi versanti sono stati privati della copertura vegetale dall'eccessivo taglio degli alberi e dal sovrapascolo.
L'Hindu Kush e le montagne occidentali
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Nell'estremo nord del Pakistan, l'Hindu Kush si dirama verso sud-ovest a partire dal grande nodo orografico dei Pamir. Le sue dorsali si sviluppano generalmente da nord-est a sud-ovest, mentre quelle del Karakoram seguono prevalentemente una direzione nord-ovest/sud-est. L'Hindu Kush comprende una dorsale principale, attraversata da corsi d'acqua trasversali, e una catena spartiacque situata più a ovest, in Afghanistan, che separa il bacino dell'Indo da quello dell'Amu Darya, l'antico Oxus. Dall'Hindu Kush si diramano vari contrafforti che si estendono verso sud nelle regioni di Chitral, Dir e Swat, nel Khyber Pakhtunkhwa. Questi rilievi sono attraversati dalle profonde e strette vallate dei fiumi Kunar, Panjkora e Swat. Nella parte settentrionale le montagne sono ricoperte da nevi e ghiacci perenni; fra le vette principali figura il Tirich Mir, che raggiunge circa 7.708 m ed è la cima più elevata dell'Hindu Kush. I versanti delle valli più interne sono spesso aridi e spogli, poiché rimangono al riparo dalle masse d'aria portatrici di precipitazioni. Procedendo verso sud, compaiono foreste di deodar e pini, alternate a estese praterie.
La catena dello Spīn Ghar, situata a sud dell fiume Kabul e lungo parte del confine con l'Afghanistan, si sviluppa approssimativamente da est a ovest. Culmina nel monte Sikaram, alto circa 4.755 m. I suoi contrafforti si prolungano verso il distretto di Kohat. A sud dello Spīn Ghar si trovano le montagne del Waziristan, attraversate dai fiumi Kurram e Tochi; più a sud scorre il Gomal. Attraverso le montagne occidentali si aprono alcuni importanti valichi, fra i quali il Khyber, il Kurram, il Tochi, il Gomal e, più a sud, il Bolan. Il passo Khyber riveste una particolare importanza storica. Relativamente ampio e accessibile, ha costituito per secoli una delle principali vie di comunicazione fra l'Afghanistan e il subcontinente indiano ed è stato attraversato da mercanti, popolazioni migranti ed eserciti.
A sud del fiume Gomal, la catena dei Sulaiman si sviluppa approssimativamente da nord a sud. Il suo rilievo più noto, il Takht-i-Sulaiman, raggiunge circa 3.487 m, e non 5.633 m. La catena digrada verso sud nelle colline abitate dai Marri e dai Bugti. Insieme alla catena del Kīrthar, situata più a sud, separa l'altopiano del Belucistan dalla pianura dell'Indo.
L'altopiano del Belucistan
[modifica | modifica wikitesto]Il vasto altopiano del Belucistan presenta una notevole varietà di forme del rilievo. Nel nord-est, un bacino incentrato sulle città di Zhob e Loralai forma un'appendice circondata su tutti i lati da catene montuose e caratterizzata da un reticolo idrografico a graticcio. A est e a sud-est si innalza la catena dei Sulaiman, che si congiunge con il sistema centrale dei Brahui nei pressi di Quetta. A nord e a nord-ovest si sviluppa la catena del Toba Kakar, che verso ovest prosegue con il nome di Khwaja Amran. Il rilievo si attenua gradualmente verso sud-ovest nella catena del Ras Koh. Il piccolo bacino di Quetta è circondato da rilievi montuosi e l'intera regione assume l'aspetto di un nodo formato dall'intersezione di numerose catene. A ovest del Ras Koh, il Belucistan nord-occidentale è costituito da una successione di altopiani relativamente bassi, interrotti da rilievi collinari. A nord, le colline di Chagai delimitano una regione propriamente desertica, caratterizzata da drenaggio endoreico e dalla presenza di depressioni saline temporaneamente occupate dall'acqua, chiamate localmente hamun.
Il Belucistan meridionale è una vasta regione arida dominata da numerose catene montuose, fra le quali il sistema centrale dei Brahui costituisce l'asse principale. La catena del Kīrthar, situata più a est, è affiancata a occidente dalla catena del Pab. Fra gli altri sistemi montuosi figurano la catena centrale del Makran e la catena costiera del Makran, il cui ripido versante meridionale separa la stretta pianura litoranea dal resto dell'altopiano. La costa del Makran è formata da pianure fangose, terrazzi marini, promontori rocciosi e dorsali di arenaria. L'isolamento della regione costiera è stato parzialmente ridotto dal potenziamento delle strade e dallo sviluppo del porto di Gwadar, collegato a Karachi dalla Makran Coastal Highway.
L'altopiano submontano
[modifica | modifica wikitesto]A sud della grande bastionata montuosa settentrionale si estende una regione submontana suddivisa in quattro sezioni principali: le pianure transindiane, l'altopiano di Potwar, la Salt Range e la regione di Sialkot.
Le pianure transindiane, situate a ovest dell'Indo, comprendono i bacini di Peshawar, Kohat e Bannu, vere e proprie oasi agricole nel paesaggio prevalentemente arido e xerofilo del Khyber Pakhtunkhwa. Fra queste, la valle di Peshawar è la più fertile. Gran parte della superficie è ricoperta da depositi alluvionali di ghiaia e argilla, formati dai materiali erosi e trasportati dai rilievi circostanti. Le precipitazioni annue sono generalmente comprese fra 250 e 380 mm e buona parte delle terre coltivate è irrigata mediante canali.
La regione di Kohat è meno sviluppata rispetto alla valle di Peshawar. Le precipitazioni annue si aggirano intorno ai 400 mm. Soltanto una piccola parte dei terreni agricoli è irrigata attraverso canali e le risorse idriche sotterranee non sono sfruttate pienamente, sebbene la falda sia spesso relativamente superficiale. Il paesaggio è dominato da arbusti e pascoli poveri. Numerose dorsali calcaree frammentano la regione, mentre le depressioni del substrato sono colmate da argille lacustri, ghiaie e massi.
A Bannu le precipitazioni annue ammontano a circa 275 mm e soltanto una parte dei terreni coltivati è irrigata. Nelle regioni di Kohat e Bannu vengono allevati pecore dalla coda grassa, cammelli e asini; la lana costituisce un importante prodotto commerciale.
L'altopiano di Potwar si estende su circa 13.000 km² e presenta altitudini comprese generalmente fra 350 e 575 m. È delimitato a est dal fiume Jhelum e a ovest dall'Indo. A nord è chiuso dalla catena del Kala Chitta e dalle colline di Margalla, alte fra circa 900 e 1.500 m. Verso sud l'altopiano digrada nella Salt Range, che presenta una ripida scarpata rivolta verso la pianura dell'Indo. La parte centrale del Potwar è occupata dalla depressione strutturale attraversata dal fiume Soan. Il terreno generale del bacino è composto da un reticolo di burroni profondi, localmente noti come khaderas, incisi nei morbidi strati dello Shiwalik che costituiscono l'intera area. Il territorio è inciso da una fitta rete di burroni, localmente chiamati khadera, scavati nei teneri depositi del sistema Siwalik. La superficie è spesso ricoperta da loess, un limo trasportato dal vento che diviene più sabbioso e ghiaioso in prossimità dei versanti collinari. La piccola pianura di Rawalpindi, a nord, ospita le città contigue di Rawalpindi e Islamabad.
L'altopiano di Potwar riceve precipitazioni annue moderate, generalmente comprese fra 380 e 510 mm. I valori sono leggermente più elevati nel settore nord-orientale, mentre il sud-ovest è assai più arido. I corsi d'acqua incidono profondamente il terreno durante le piogge e provocano una forte erosione dei suoli. Essendo generalmente incassati in gole profonde, risultano di scarsa utilità per l'irrigazione. Nel complesso, la regione presenta condizioni agricole difficili e la popolazione esercita una forte pressione sulle limitate risorse disponibili.
La Salt Range è una regione arida che segna il passaggio fra l'altopiano submontano e la pianura dell'Indo. Il suo punto culminante è il monte Sakesar, alto circa 1.522 m. La catena riveste una notevole importanza geologica per la grande varietà e l'eccezionale esposizione delle sue successioni sedimentarie, che comprendono rocce di età compresa fra il tardo Precambriano e il Cenozoico. Vi si trovano inoltre importanti giacimenti di salgemma, fra i quali quelli di Khewra.
La regione di Sialkot è una stretta fascia submontana situata nel nord-est. A differenza dell'altopiano di Potwar, è una regione agricola fertile. Le precipitazioni variano generalmente fra 650 e 900 mm all'anno e la falda acquifera relativamente superficiale facilita l'irrigazione mediante pozzi tubolari. I suoli sono pesanti e produttivi, la densità della popolazione è elevata e le terre sono suddivise in aziende agricole di piccole dimensioni sottoposte a coltivazione intensiva.
La pianura dell'Indo
[modifica | modifica wikitesto]La pianura dell'Indo costituisce una vasta distesa di terre alluvionali fertili, dolcemente inclinata dalle pendici dell'Himalaya, a nord, fino al mar Arabico, a sud. La pendenza media è estremamente ridotta e, fatta eccezione per i microrilievi fluviali, la superficie appare quasi uniforme. In base alle caratteristiche fisiografiche, la pianura può essere suddivisa in due grandi sezioni: la pianura superiore e la pianura inferiore dell'Indo. La pianura superiore è drenata dall'Indo e dal sistema formato dai fiumi Jhelum, Chenab, Ravi, Beas e Sutlej. Questi corsi d'acqua delimitano una successione di interfluvî chiamati localmente doab. Il nome Punjab deriva dal persiano panj āb, «cinque acque», in riferimento ai cinque fiumi storici della regione. Nella pianura inferiore, l'Indo assume un carattere simile a quello del Nilo, poiché scorre come un unico grande fiume senza ricevere affluenti di dimensioni comparabili. La pianura si restringe presso Mithankot, dove la catena dei Sulaiman si avvicina al fiume e l'Indo riceve il Panjnad, formato dalla confluenza dei principali corsi d'acqua del Punjab. Le inondazioni costituiscono un problema ricorrente, soprattutto lungo l'Indo, e si verificano principalmente durante le piogge monsoniche di luglio e agosto.
La pianura superiore può essere suddivisa nel pedemonte himalayano, nei doab e nel pedemonte dei Sulaiman, noto localmente come Derajat. Il pedemonte himalayano, o fascia sub-Siwalik, è una stretta zona nella quale i fiumi abbandonano le valli montane ed entrano nella pianura. Il terreno presenta pendenze leggermente più accentuate ed è attraversato da numerosi corsi d'acqua temporanei, asciutti durante gran parte dell'anno ma trasformati dalle piogge monsoniche in torrenti impetuosi e fortemente erosivi.
I doab presentano microrilievi simili e comprendono quattro principali forme del terreno: le pianure alluvionali attive, le pianure di meandro, le pianure di copertura e gli interfluvî centrali sopraelevati. La pianura alluvionale attiva, chiamata localmente khaddar o bet, è situata accanto al fiume e viene frequentemente sommersa durante la stagione delle piogge. È soggetta a continui spostamenti degli alvei, sebbene in molte aree siano stati costruiti bund, ossia argini artificiali destinati a contenere le piene. Accanto alla pianura attiva si estende la pianura di meandro, situata a una quota leggermente superiore e caratterizzata da barre fluviali, lanche, canali abbandonati e argini naturali. La pianura di copertura è costituita da alluvioni più recenti che ricoprono forme fluviali precedenti. Le parti centrali e più elevate dei doab, chiamate localmente bar, sono costituite da antiche alluvioni relativamente uniformi. I loro margini sono delimitati da scarpate fluviali che in alcuni punti superano i 6 m. La superficie generalmente pianeggiante è interrotta da rilievi isolati presso Chiniot, Sangla Hill e le colline di Kirana. Queste ultime sono formate da antiche rocce cristalline che emergono al di sopra dei depositi alluvionali del Punjab.

Il più vasto e meno produttivo dei doab è il Sindh Sagar Doab, situato fra l'Indo e il Jhelum e caratterizzato in gran parte da condizioni desertiche. I doab più orientali comprendono invece alcune delle terre agricole più fertili del Pakistan. Prima dello sviluppo dell'irrigazione su vasta scala, avvenuto a partire dalla fine del XIX secolo, una parte considerevole della pianura era arida e scarsamente produttiva. La costruzione dei canali trasformò vaste superfici in terreni coltivati, ma determinò anche fenomeni di saturazione idrica e salinizzazione. Per affrontare questi problemi fu costruito il Left Bank Outfall Drain (LBOD), un grande sistema di drenaggio situato a est dell'Indo e destinato a convogliare le acque saline dalle pianure irrigate verso la costa del Sindh. Alcune componenti del progetto, in particolare il Tidal Link, causarono tuttavia gravi alterazioni ambientali. Acque saline penetrarono in terreni agricoli e zone umide d'acqua dolce, danneggiando raccolti e risorse ittiche. Gli effetti furono aggravati dal ciclone del 1999 e dalle piogge torrenziali del 2007, che provocarono vittime e lo sfollamento di decine di migliaia di persone.
Il pedemonte dei Sulaiman si distingue da quello himalayano per la maggiore aridità. È attraversato da numerosi torrenti temporanei e wadi e presenta un rilievo ondulato. I corsi d'acqua hanno pendenze relativamente ripide e pianure alluvionali strette; la sponda destra dell'Indo si innalza localmente poco al di sopra dell'alveo principale.
La pianura inferiore dell'Indo attraversa la provincia del Sindh ed è quasi perfettamente pianeggiante, con una pendenza estremamente debole. Il letto e gli argini naturali del fiume si sono progressivamente innalzati rispetto ai territori circostanti a causa dell'accumulo di sedimenti. Nonostante la costruzione di argini artificiali, i terreni sabbiosi e argillosi possono cedere durante le piene, provocando inondazioni e spostamenti dell'alveo. La superficie uniforme della pianura è interrotta pressoSukkur e Hyderabad da isolati affioramenti calcarei. Il delta dell'Indo ha il proprio apice nelle vicinanze di Thatta, a valle della quale il fiume si divide in numerosi rami distributori. A sud-est si estende il Rann di Kachchh, o Kutch, una vasta regione di paludi salmastre situata fra Pakistan e India. La costa è bassa e pianeggiante, fatta eccezione per il tratto compreso fra Karachi e Ras Muari, o capo Monze, dove le colline di Pabbi raggiungono il mare.
Il lago Manchar, situato a ovest dell'Indo, occupa una depressione la cui superficie varia notevolmente in funzione delle stagioni e delle piene. Storicamente considerato uno dei maggiori laghi d'acqua dolce del Pakistan, ha subito un grave deterioramento a causa dell'ingresso di acque saline e inquinate provenienti dai sistemi di drenaggio. La qualità delle acque sotterranee varia considerevolmente. Nel Sindh meridionale esse sono spesso saline e inadatte all'irrigazione. Sia nella pianura superiore sia in quella inferiore vaste aree sono interessate da saturazione idrica e accumulo di sali. Il delta dell'Indo, assai diverso da quello del Gange-Brahmaputra, è in gran parte arido, scarsamente popolato e coperto da paludi tidali e mangrovie. Quando le alte maree coincidono con le piene fluviali e le mareggiate, le acque possono penetrare per molti chilometri nell'entroterra.
Le regioni desertiche
[modifica | modifica wikitesto]La parte sud-orientale della pianura dell'Indo, dalla regione orientale di Bahawalpur fino al Tharparkar, è occupata da un vasto deserto che costituisce il prolungamento pakistano del Thar, condiviso con l'India. La regione è separata dalla parte irrigata della pianura dal letto asciutto del fiume Ghaggar, presso Bahawalpur, e dal canale orientale di Nara, nel Sindh. Il deserto assume denominazioni differenti: Cholistan, o Rohi, nella regione di Bahawalpur, e Thar nel Sindh. Il paesaggio è formato da un complesso labirinto di dune mobili, cordoni sabbiosi e depressioni interposte. Gran parte del Sindh Sagar Doab era occupata dal deserto di Thal prima della costruzione, nel 1946, dello sbarramento di Jinnah sull'Indo, presso Kalabagh. Il sistema di canali del Thal, alimentato dallo sbarramento, ha trasformato alcune porzioni dell'area desertica in terreni agricoli irrigati.
Suoli
[modifica | modifica wikitesto]I suoli del Pakistan appartengono in gran parte alle regioni aride e semiaride e sono tradizionalmente classificati nel gruppo dei pedocal, caratterizzati dalla presenza di carbonato di calcio e da un contenuto generalmente ridotto di sostanza organica. I principali gruppi comprendono i suoli alluvionali del bacino dell'Indo, i suoli montani e i suoli sabbiosi desertici. Le condizioni locali di formazione determinano tuttavia una notevole varietà di tessiture, composizioni chimiche, colori e contenuti organici anche su distanze relativamente brevi.
I suoli del bacino dell'Indo sono costituiti prevalentemente da spessi depositi alluvionali trasportati e deposti dai fiumi. Quelli situati presso gli alvei sono i più recenti e presentano tessiture variabili dalla sabbia ai terreni franco-limosi e franco-argilloso-limosi. Questi suoli hanno generalmente un contenuto ridotto di sostanza organica e sono chiamati collettivamente khaddar. Più lontano dai fiumi, verso il centro dei doab, si estendono antichi suoli alluvionali, chiamati bangar, di tessitura media o fine. Anch'essi sono poveri di sostanza organica, ma risultano molto produttivi quando vengono irrigati e fertilizzati. Nelle aree soggette a ristagno idrico possono svilupparsi elevati livelli di salinità. Suoli fortemente alcalini sono presenti localmente in depressioni circoscritte. Nelle regioni submontane più umide, i terreni sono meno calcarei e presentano un contenuto organico leggermente maggiore. Nel delta dell'Indo, i suoli estuarini sono spesso eccessivamente salini e scarsamente produttivi.
I suoli montani possono essere residuali, quando si sono formati direttamente sul substrato roccioso, oppure trasportati dall'acqua, dalla gravità o dal vento. Sui versanti e nelle regioni collinari sono generalmente poco profondi, pietrosi, calcarei e poveri di sostanza organica. Nelle zone più umide, tuttavia, possono risultare maggiormente ricchi di humus.
I suoli sabbiosi desertici ricoprono il Cholistan, il Thal, parti del Sindh Sagar Doab e il Belucistan occidentale. Comprendono sabbie mobili, depositi eolici e terreni argillosi delle depressioni alluvionali, generalmente da moderatamente a fortemente calcarei.
Clima
[modifica | modifica wikitesto]L'aridità costituisce il carattere climatico dominante del Pakistan, mentre la posizione continentale determina forti escursioni termiche stagionali e giornaliere. Il paese si trova al margine occidentale del sistema monsonico dell'Asia meridionale. Le precipitazioni sono generalmente irregolari e variano notevolmente da un anno all'altro. I venti monsonici provenienti da sud e sud-est apportano la maggior parte dell'umidità estiva, ma la loro intensità e la loro estensione verso ovest sono estremamente variabili. I cicloni tropicali provenienti dal mar Arabico possono portare piogge molto intense nelle regioni costiere, soprattutto nel Sindh e nel Makran, ma si verificano in modo irregolare.
L'efficacia delle precipitazioni monsoniche è ridotta dal fatto che esse si concentrano generalmente fra l'inizio di luglio e la metà di settembre, quando le temperature elevate determinano forti perdite d'acqua per evaporazione. Nel nord, le precipitazioni medie annue ammontano a circa 330 mm a Peshawar e possono raggiungere o superare i 950 mm a Rawalpindi e sui rilievi vicini. Nelle pianure diminuiscono generalmente da nord-est verso sud-ovest, passando da circa 500 mm a Lahore a meno di 130 mm lungo alcuni settori del medio corso dell'Indo. L'influenza marittima determina un lieve aumento delle precipitazioni in prossimità della costa, con valori medi di circa 150-200 mm a Hyderabad e Karachi.
L'isoièta dei 500 mm, che si estende verso nord-ovest a partire dalle vicinanze di Lahore, delimita l'altopiano di Potwar e una parte della pianura dell'Indo nord-orientale. Queste regioni ricevono generalmente precipitazioni sufficienti per alcune forme di agricoltura asciutta. A sud di questa fascia, prima della costruzione dei grandi sistemi d'irrigazione, le coltivazioni erano limitate soprattutto alle pianure fluviali. Gran parte dell'altopiano del Belucistan, in particolare i settori occidentale e meridionale, presenta condizioni estremamente aride.
Il clima continentale determina grandi variazioni di temperatura. Nelle montagne settentrionali le elevate altitudini producono inverni molto freddi e una lunga permanenza del manto nevoso. L'altopiano del Belucistan presenta forti escursioni termiche, con estati calde e inverni talvolta rigidi. Lungo la costa, le brezze marine moderano parzialmente le temperature. Nel resto del paese, le estati possono essere torride: nelle pianure la temperatura media di giugno si aggira spesso intorno ai 38 °C e le massime superano frequentemente i 45 °C. Il primato termico ufficialmente verificato per il Pakistan è di 53,7 °C, registrato a Turbat il 28 maggio 2017. Durante l'estate, venti molto caldi e secchi noti come loo attraversano le pianure nelle ore diurne. Molte piante perdono le foglie o riducono l'attività vegetativa per limitare la perdita d'acqua. Il caldo secco è occasionalmente interrotto da tempeste di polvere e temporali, che provocano temporanei abbassamenti della temperatura. Le notti possono risultare sensibilmente più fresche e l'escursione termica giornaliera raggiunge frequentemente 11-17 °C. Gli inverni sono relativamente freddi nelle regioni interne. Nelle pianure settentrionali, le temperature minime medie di gennaio possono avvicinarsi ai 4 °C, mentre nelle zone montuose scendono ampiamente sotto lo zero.
Flora e fauna
[modifica | modifica wikitesto]Le differenze di latitudine, altitudine, suolo e clima hanno favorito una notevole varietà di formazioni vegetali. La flora xerofila delle regioni desertiche è costituita soprattutto da arbusti bassi e spinosi, acacie, tamerici e graminacee resistenti alla siccità. Le pianure aride assumono spesso l'aspetto di una savana rada, con alberi sparsi. In alcune parti delle pianure si sviluppano formazioni arbustive secche chiamate localmente rakh. Nei contrafforti e nelle pianure settentrionali e nord-occidentali crescono boscaglie formate soprattutto da acacie, olivastri e altre specie adattate agli ambienti semiaridi. Nelle regioni più umide delle montagne settentrionali e nord-occidentali si sviluppano foreste sempreverdi di conifere. Fra le principali specie figurano l'abete rosso dell'Himalaya (Picea smithiana), il deodar (Cedrus deodara), il pino azzurro dell'Himalaya (Pinus wallichiana) e l'abete dell'Himalaya occidentale (Abies pindrow). Alle quote inferiori si incontrano foreste e boscaglie di latifoglie, nelle quali crescono querce, aceri, betulle, noci e ippocastani. Le conifere costituiscono un'importante risorsa forestale e forniscono legname da costruzione e da falegnameria. Nel paesaggio arido dell'altopiano di Potwar, soltanto alcune colline conservano una rada copertura boschiva. Nelle catene settentrionali del Belucistan sopravvivono boschi di ginepro, pino chilgoza e olivastro. Il babul (Vachellia nilotica, già Acacia arabica) è comune nella valle dell'Indo, insieme a tamerici, prosopi e numerose specie di alberi da frutto. La copertura forestale naturale è complessivamente scarsa ed è stata ulteriormente ridotta dal taglio eccessivo, dalla raccolta di legna da ardere, dall'espansione agricola e dal sovrapascolo.
La distruzione degli habitat e la caccia eccessiva hanno ridotto considerevolmente la fauna selvatica in ampie regioni del Pakistan, sebbene alcune zone montuose e protette ospitino ancora popolazioni importanti. Fra i grandi mammiferi delle montagne settentrionali figurano l'orso bruno (Ursus arctos), l'orso dal collare asiatico (Ursus thibetanus), il leopardo (Panthera pardus), il raro leopardo delle nevi (Panthera uncia), lo stambecco siberiano (Capra sibirica) e il markhor (Capra falconeri). Fra gli ovini selvatici sono presenti l'argali, comprese nelle regioni più settentrionali popolazioni della pecora di Marco Polo (Ovis ammon polii), e l'urial (Ovis vignei). Nel Belucistan vive inoltre la capra selvatica del Chiltan, tradizionalmente classificata come Capra aegagrus chialtanensis.
Il lago Manchar e le altre zone umide del Sindh ospitano numerosi uccelli acquatici, fra i quali germani reali, alzavole, mestoloni, spatole, oche, moriglioni, folaghe e varie specie migratrici. Nelle zone umide e nei corsi d'acqua del Sindh vive il coccodrillo palustre, o mugger (Crocodylus palustris). Il gaviale (Gavialis gangeticus), un tempo presente nel sistema dell'Indo, è invece considerato scomparso o funzionalmente estinto nel Pakistan. Pitone moluro, varani e cinghiali abitano diverse regioni della bassa valle dell'Indo e del delta. L'Indo ospita il delfino dell'Indo (Platanista minor, in passato spesso classificato come Platanista gangetica minor), un cetaceo d'acqua dolce minacciato dalla frammentazione dell'habitat, dall'inquinamento, dalle catture accidentali e dalla costruzione di dighe e sbarramenti. Lungo le coste del Sindh e del Makran nidificano tartarughe marine, soprattutto la tartaruga verde (Chelonia mydas) e, più raramente, la tartaruga olivacea (Lepidochelys olivacea).
Nelle regioni desertiche vivono la chinkara (Gazella bennettii) e, localmente, il nilgau (Boselaphus tragocamelus). Il muntjak (Muntiacus vaginalis) frequenta invece soprattutto le regioni collinari e boscose del nord-est. Sciacalli dorati (Canis aureus), volpi, caracal (Caracal caracal), gatti della giungla (Felis chaus), gatti pescatori (Prionailurus viverrinus) e linci eurasiatiche (Lynx lynx) sono presenti in habitat differenti, sebbene molte popolazioni siano frammentate e poco numerose. Nonostante occasionali segnalazioni non confermate, il ghepardo asiatico (Acinonyx jubatus venaticus) è considerato estinto nel Pakistan. A partire dagli anni Settanta è stata istituita una rete di parchi nazionali, riserve naturali e aree protette. Numerose specie rimangono tuttavia minacciate, fra le quali il delfino dell'Indo, il leopardo delle nevi, diverse popolazioni di orso, alcune tartarughe marine e vari avvoltoi.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Istituto Geografico De Agostini. Il Milione, vol. VII (Regione iranica - Regione indiana), pagg. 547-550. Novara, 1962.
- Sarina Singh, Pakistan and the Karakoram Highway, Lonely Planet (2008). ISBN 978-88-7063-784-7.
- Istituto Geografico De Agostini. Enciclopedia geografica, edizione speciale per il Corriere della Sera, vol. 8, pagg. 319-326. RCS Quotidiani s.p.a., Milano, 2005. ISSN 1824-9283.
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) CIA Factbook - Pakistan, su cia.gov. URL consultato il 24 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 24 maggio 2020).
- (EN) Pakistan: a country study (PDF), su cdn.loc.gov. URL consultato il 24 marzo 2015.