Geografia del Pakistan

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Pakistan.

Il Pakistan confina a ovest con l'Iran, a nord-ovest e a nord con l'Afghanistan, a nord-est con la Cina e a est e a sud-est con l'India. La costa del mare Arabico forma il suo confine meridionale.

Dal 1947 la regione del Kashmir, lungo l'Himalaya occidentale, è contesa da Pakistan, India e Cina, ognuna delle quali ne controlla porzioni del territorio. Il settore amministrato dal Pakistan comprende la regione del cosiddetto Azad Kashmir («Kashmir Libero») - che il Pakistan tuttavia considera uno stato indipendente, con capitale Muzaffarabad. La parte restante del Kashmir sotto amministrazione pakistana è costituita dal Gilgit e dal Baltistan, noti collettivamente come Territori del Nord.

Morfologia e idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Carta fisica del Pakistan.
Il K2, nel Karakoram, visto dal Gilgit-Baltistan.
Lo Shyok nel distretto di Ghanche (Gilgit-Baltistan).

Il Pakistan è situato all'estremità occidentale della vasta pianura indo-gangetica. Circa tre quinti della superficie totale del paese sono costituiti da aspri terreni montuosi e altopiani, e i rimanenti due quinti da una vasta area pianeggiante. Il territorio può essere suddiviso in cinque regioni principali: catene montuose dell'Himalaya e del Karakoram e loro diramazioni; Hindu Kush e montagne occidentali; altopiano del Belucistan; altopiano sub-montano (altopiano di Potwar, Salt Range, pianura del Trans-Indo e regione di Sialkot); e piana dell'Indo. Ognuna di queste regioni è a sua volta suddivisa in ulteriori sub-regioni, tra le quali alcune costituite da aree desertiche.

Le catene montuose dell'Himalaya e del Karakoram[modifica | modifica wikitesto]

L'Himalaya, da sempre barriera fisica e culturale tra l'Asia meridionale e l'Asia centrale, forma il bastione settentrionale del subcontinente, e le sue catene occidentali occupano l'intera estremità settentrionale del Pakistan, spingendosi per circa 320 km all'interno del paese. Entro i confini del Kashmir e del Pakistan settentrionale, l'Himalaya occidentale si suddivide in tre catene distinte, vale a dire, da nord a sud, i monti Pir Panjal, i monti Zaskar e i monti del Ladakh. Più a nord è situato il Karakoram, una catena montuosa a sé stante collegata all'Himalaya. Questa serie di monti ha un'altitudine che varia da circa 4000 a oltre 6000 m. Quattro delle vette della regione superano gli 8000 m, e molte altre oltrepassano i 4500 m. Tra le cime più alte figurano i picchi torreggianti del Nanga Parbat (8126 m) e del K2, detto anche Godwin Austen (8611 m), nei Territori del Nord.

Alcuni fiumi importanti nascono sulle montagne del Kashmir, o le attraversano, per raggiungere il Pakistan. Dai monti Pir Panjal nasce il Jhelum (che divide in due la celebre valle del Kashmir); l'Indo scorre tra i monti Zaskar e del Ladakh; e lo Shyok ha la propria sorgente sul Karakoram. A sud dei Pir Panjal si trova la propaggine nord-occidentale dei monti Shiwalik (che qui raggiungono un'altitudine compresa tra i 200 e i 300 m), che si estendono oltre il settore meridionale delle colline Hazara e Murree e comprendono le colline che circondano Rawalpindi e la vicina Islamabad.

Al di là del Karakoram, nell'estremo nord del paese, vi è la regione autonoma uigura dello Xinjiang (Cina); a nord-ovest, oltre l'Hindu Kush, vi è il Pamir, dove il solo Vākhān (o corridoio del Wakhan), una sottile striscia di territorio afghano, separa il Pakistan dal Tagikistan. Il massiccio himalayano è stato violato nel 1970, quando gli ingegneri cinesi e pakistani completarono la Strada del Karakoram, che collega la città di Gilgit nei Territori del Nord con Kashgar (Kashi) nello Xinjiang. L'autostrada, vera meraviglia della tecnologia moderna, costituisce un'importante via di commercio tra i due paesi, ma ha promosso solo un limitato scambio culturale.

La barriera montuosa settentrionale influenza l'andamento delle precipitazioni nel Pakistan intercettando i monsoni (venti apportatori di pioggia) provenienti da sud. Anche lo scioglimento delle nevi e dei ghiacciai montani alimenta i fiumi, compreso l'Indo, che sbuca da una serie di catene allineate da est a ovest per dirigersi verso sud. Il ghiacciaio Siachen, uno dei ghiacciai di montagna più lunghi del mondo, alimenta il Nubra, un affluente dello Shyok. I numerosi ghiacciai di questa regione, in particolare quelli del Karakoram, sono tra i pochi al mondo che sono aumentati di dimensione a partire dalla fine del XX secolo.

Le regioni settentrionali e occidentali del paese sono soggette a una frequente attività sismica - conseguenza naturale di un sistema montuoso geologicamente giovane. Piccole scosse sono comuni in tutta la regione. Tuttavia, alcuni terremoti possono trasformarsi in una seria minaccia ed essere estremamente devastanti, se si considera che molti edifici sono solo povere dimore e quelli di montagna sono spesso arroccati su ripidi dirupi. Tra i terremoti che in epoca recente hanno devastato il Pakistan ricordiamo quelli del 1935, del 1945, del 1974 e del 2005. Gli ultimi due colpirono l'estremità settentrionale del paese, e quello del 2005 - con epicentro situato nella montuosa regione di confine tra la Provincia della Frontiera del Nord-Ovest (ora Khyber Pakhtunkhwa) e l'Azad Kashmir - provocò la morte di 80.000-90.000 persone e devastò completamente l'intero distretto.

La popolazione di questa inospitale regione settentrionale è generalmente scarsa, ma in alcune aree favorevoli è piuttosto numerosa. Nella maggior parte dei minuscoli insediamenti di questa regione la coltura principale è l'orzo; anche la coltivazione degli alberi da frutta, specialmente albicocche, ha una speciale importanza. In alcune zone vi sono foreste, costituite in particolare da specie di pino, ma la loro presenza varia a seconda delle precipitazioni e dell'altitudine. Molti versanti sono stati spogliati della loro copertura originaria dall'eccessiva raccolta di legname e dal sovrapascolo.

L'Hindu Kush e le montagne occidentali[modifica | modifica wikitesto]

Veduta dell'Hindu Kush (distretto di Chitral).
Il passo Khyber, lungo il confine nord-occidentale con l'Afghanistan.

Dall'elevato nodo orografico conosciuto come Nodo del Pamir, a poca distanza dall'estremità settentrionale del Pakistan, l'Hindu Kush si distacca per dirigersi verso sud-ovest. Le creste dell'Hindu Kush assumono generalmente una direzione nord-est/sud-ovest, mentre quelle del Karakoram, che si dipartono anch'esse dallo stesso nodo, hanno un andamento sud-est/nord-ovest. L'Hindu Kush è costituito da due distinte catene, una dorsale principale attraversata da torrenti trasversali, e una catena spartiacque posta a ovest della catena principale, in Afghanistan, che divide il bacino dell'Indo da quello dell'Amu Darya (l'antico Oxus). Dall'Hindu Kush, alcune ramificazioni si allungano verso sud attraverso le regioni di Chitral, Dir e Swat, nel Khyber Pakhtunkhwa. Queste ramificazioni sono solcate da vallate strette e profonde lungo i fiumi Kunar, Panjkora e Swat. Nel settore più settentrionale, le catene sono ammantate da nevi e ghiacci perenni; tra le cime più elevate figura il Tirich Mir, che si innalza fino a 7690 m. I lati delle vallate sono generalmente spogli, poiché sono relativamente isolati dall'influsso delle precipitazioni. Verso sud la regione è in gran parte ricoperta da foreste di cedro dell'Himalaya e di pini, nonché da estese distese erbose.

La catena dei monti Safid, che a sud del fiume Kābul forma un tratto del confine con l'Afghanistan, si allunga grossomodo da est a ovest e si innalza quasi ovunque fino a circa 4300 m di quota. I suoi bastioni giungono fino al distretto di Kohat (Khyber Pakhtunkhwa). A sud dei monti Safid vi sono le colline del Waziristan, attraversate dai fiumi Kurram e Tochi, e poco più a sud scorre il Gumal. Passi di montagna relativamente ampi sono situati a sud del fiume Kābul. Essi sono, da nord a sud, il Khyber, il Kurram, il Tochi, il Gomal e il Bolan. Il passo Khyber ha giocato un ruolo prominente nel corso della storia: largo abbastanza da consentire il passaggio di un gran numero di truppe, è stato spesso il punto di ingresso per gli eserciti diretti alla conquista del subcontinente.

A sud del fiume Gumal corrono, all'incirca da nord a sud, i monti Sulaiman. La cima più elevata di questa catena, il Takht-e Sulaiman, ha due picchi, dei quali il più elevato raggiunge i 3374 m. I monti Sulaiman si assottigliano pian piano fino a formare le colline Marri e Bugti a sud. I Sulaiman e, più a sud, i meno elevati monti Kirthar separano l'altopiano del Belucistan dalla piana dell'Indo.

L'altopiano del Belucistan[modifica | modifica wikitesto]

Il vasto tavolato del Belucistan comprende una grande varietà di strutture fisiche. Nel nord-est vi è un bacino incentrato sulle città di Zhob e Loralai contornato su tutti i lati da catene montuose. A est e sud-est vi sono i monti Sulaiman, che si uniscono ai monti Brahui Centrali nei pressi di Quetta, e a nord e nord-ovest vi sono i monti Toba Kakar (che più a ovest divengono i monti Khwaja Amran). Il terreno collinoso diviene meno accidentato verso sud-ovest con i monti Ras Koh. Il piccolo bacino di Quetta è circondato su tutti i lati da montagne. L'intera area sembra rappresentare un nodo di catene elevate. A ovest dei monti Ras Koh, il Belucistan nord-occidentale è tutta una serie di altopiani non troppo elevati suddivisi da colline. A nord le colline Chagai delimitano una zona di deserto vero e proprio, formata da bacini endoreici e hamun (playas).

Il Belucistan meridionale è una vasta regione selvaggia di catene montuose, la cui spina dorsale è costituita dai monti Brahui Centrali. I più orientali monti Kirthar sono sostenuti dai monti Pab a ovest. Altre importanti catene del Belucistan meridionale sono i monti del Makran Centrale e i monti della Costa del Makran, le cui impervie pendici rivolte a sud dividono la pianura costiera dal resto dell'altopiano. La regione costiera del Makran è costituita da distese di fango sormontate da creste di arenaria. L'isolamento di questa arida pianura è stato interrotto dai programmi di sviluppo nella zona di Gwadar, tuttora in corso, collegata a Karachi da un sistema stradale che ha subito notevoli migliorie.

L'altopiano sub-montano[modifica | modifica wikitesto]

Posto a sud del bastione montuoso settentrionale, l'altopiano sub-montano presenta quattro distinte suddivisioni - le pianure del Trans-Indo, l'altopiano di Potwar, la Salt Range e la regione di Sialkot.

Le pianure del Trans-Indo, a ovest del fiume omonimo, comprendono gli altopiani collinosi della valle di Peshawar e dei distretti di Kohat e di Bannu, tutte quante oasi nell'arida distesa coperta da arbusti del Khyber Pakhtunkhwa. Di queste, la valle di Peshawar è la più fertile. Detriti alluvionali di ghiaia o argilla, originatisi da particelle libere o da frammenti separatisi dalle masse di roccia a causa dell'erosione o di altri fattori, ricoprono gran parte dell'area. Le precipitazioni annue sono generalmente limitate a 250-380 mm, e la maggior parte delle aree coltivate nella valle di Peshawar sono irrigate da canali.

Il distretto di Kohat è meno sviluppato della valle di Peshawar. Le precipitazioni si aggirano sui 400 mm. Solamente una piccola percentuale delle sue aree coltivate sono irrigate da canali, e le sue falde acquifere non sono state ancora adeguatamente sfruttate, nonostante il livello freatico sia generalmente poco profondo. Gran parte del distretto è ricoperto da arbusti e da magri pascoli. La regione è maggiormente segnata da affioramenti di creste di arenaria, e l'irregolare fondovalle calcareo è colmato da argille lacustri, ghiaia o massi.

Nel distretto di Bannu, circa un quarto delle aree coltivate è irrigato. Le precipitazioni annue sono scarse e ammontano a circa 275 mm. Nei distretti di Kohat e Bannu vengono allevati pecore dalla coda grassa, cammelli e asini; la lana è uno dei prodotti più importanti della regione.

L'altopiano di Potwar ricopre un'area di circa 13.000 km² ed è situato ad un'altitudine compresa tra 350 e 575 m. È delimitato a est dal Jhelum e a ovest dall'Indo. A nord ne formano il confine i monti Kala Chitta e le Margala Hills (di circa 900-1500 m di altezza). Verso sud esso si eleva gradualmente nella Salt Range, che più a sud raggiunge un'altitudine di circa 600 m. La parte centrale dell'altopiano di Potwar è occupata dalla conca del bacino del fiume Soan. Il paesaggio generale del bacino è tutto un intrecciarsi di burroni, noti localmente come khadera, formatisi nel soffice substrato prodotto dall'erosione degli Shiwalik dal quale l'intera area è ricoperta. Lo strato superficiale dell'area è formato da limo loessico trasportato dal vento degradatosi in sabbia e ghiaia verso le pendici delle colline. La piccola pianura di Rawalpindi, nel nord, ospita le città gemelle di Rawalpindi e Islamabad.

L'altopiano di Potwar riceve un modesto apporto di precipitazioni, tra i 380 e i 510 mm di media. Nonostante le precipitazioni siano un po' più elevate nel nord-ovest, il sud-ovest è molto arido. Il paesaggio è percorso ed eroso da torrenti che, durante le piogge, scavano la terra e trasportano via il suolo. I torrenti sono generalmente infossati e vengono poco sfruttati per l'irrigazione. Dal punto di vista agricolo si tratta di una regione poco favorevole, e i suoi abitanti ne hanno sfruttato fino al limite le risorse.

Quello della Salt Range è un territorio estremamente arido che delimita il confine tra la regione sub-montana e la pianura dell'Indo a sud. Il punto più elevato della Salt Range, il monte Sakesar, raggiunge i 1522 m. La Salt Range è di grande importanza per i geologi, poiché contiene la più completa sequenza geologica del mondo, nella quale si susseguono senza interruzione rocce che vanno dal Cambriano inferiore (circa 540 milioni di anni fa) al Pleistocene (all'incirca tra i 2,6 milioni e gli 11.700 anni fa).

La regione di Sialkot è una stretta area sub-montana nel nord-est. Diversamente dall'altopiano di Potwar, è una ricca regione agricola. Le precipitazioni variano tra i 650 e 900 mm all'anno, e il livello freatico è poco profondo, caratteristica che facilita l'irrigazione a pozzo (e a pozzi tubolari); il terreno è pesante ed estremamente fertile. La densità di popolazione è elevata e la terra è suddivisa in piccole fattorie in cui viene praticata un'agricoltura intensiva.

La piana dell'Indo[modifica | modifica wikitesto]

La piana dell'Indo è una vasta distesa di terra fertile, di circa 518.000 km² di superficie, che degrada dolcemente dal pedemonte dell'Himalaya a nord fino al mare Arabico a sud. Il gradiente della sua pendenza non supera un metro ogni 5 km. Fatta eccezione per alcuni micro-rilievi, la pianura è del tutto pianeggiante. Essa può essere suddivisa in due sezioni, superiore e inferiore, a seconda delle sue caratteristiche fisiografiche. La piana superiore dell'Indo è bagnata dall'Indo e dai suoi affluenti, il Jhelum, il Chenab, il Ravi, il Beas e il Sutlej, che formano un ben sviluppato sistema di interfluvi, noti localmente come doab, nella provincia del Punjab (dal persiano panj āb, «cinque acque», in riferimento ai cinque fiumi). Nella piana inferiore l'Indo assume un carattere nilotico, prendendo la forma di un singolo grande fiume privo di affluenti di una certa importanza. La pianura si restringe fino a formare un corridoio nei pressi di Mithankot, dove i monti Sulaiman si spingono fino alla pianura e l'Indo riceve il suo ultimo grande affluente, il Panjnad (che non è altro che il corso d'acqua formato dalla confluenza dei cinque fiumi del Punjab). Le inondazioni, provocate dalle forti piogge (generalmente in luglio e agosto) costituiscono un problema costante, specialmente lungo l'Indo.

La piana superiore dell'Indo comprende tre suddivisioni: il pedemonte himalayano, i doab e il pedemonte dei Sulaiman (noto localmente come Derajat). Il pedemonte himalayano, o zona dei sub-Shiwalik, è una stretta striscia di terra dove i fiumi fanno il loro ingresso nella pianura giungendo dalle montagne, incrementando così il loro gradiente. La zona è caratterizzata da numerosi rigagnoli, che conferiscono una topografia discontinua ad alcune parti della regione. Questi ruscelletti rimangono asciutti al di fuori della stagione delle piogge, quando si trasformano in torrenti gonfi d'acqua dal considerevole potere erosivo.

I doab tra i vari fiumi mostrano micro-rilievi simili, che comprendono quattro distinte formazioni - golene attive, golene meandriche, golene coperte e interfluvi smerlati. Una golena attiva (nota localmente come khaddar o bet), situata accanto a un fiume, viene spesso chiamata «il letto estivo dei fiumi», in quanto viene inondata quasi ogni stagione delle piogge. Essa è luogo di vari cambiamenti del corso dei fiumi, e per tale motivo in molti luoghi lungo il margine esterno del letto sono stati costruiti dei bund (argini) di protezione per contenere il flusso delle acque durante la stagione delle piogge. Accanto alla golena attiva vi è la golena meandrica, che occupa una posizione più elevata rispetto al fiume ed è costellata di barre, lanche, canali estinti e argini. La golena coperta è un tratto coperto da sedimenti alluvionali geologicamente recenti, conseguenza di ripetute inondazioni, nelle quali tali sedimenti ricoprono la passata morfologia della riva. Gli interfluvi smerlati, o barre, sono le parti centrali, più elevate, del doab, costituite da vecchi sedimenti alluvionali di grana relativamente uniforme. I margini degli interfluvi smerlati sono formati da scarpate scavate dal corso dei fiumi alte, in alcuni luoghi, più di 6 m. La superficie generalmente pianeggiante di questa sezione della pianura è interrotta in aree limitate del distretto di Chiniot e della Sangla Hill, in prossimità delle Kirana Hills, quasi completamente spoglie, che svettano dalla superficie sotto forma di frastagliati pinnacoli. Queste colline sono considerate un prolungamento dei monti Aravali dell'India.

Antiche rovine nel Sind.

Il più esteso, ma anche il più sterile, tra i doab è il Sind (o Sindh) Sagar Doab, in gran parte desertico e situato tra l'Indo e il Jhelum. I doab situati a est di esso, tuttavia, costituiscono la principale regione agricola del paese. Fino all'avvento dell'irrigazione, alla fine del XIX secolo, gran parte dell'area era una distesa desolata, a causa della scarsità delle precipitazioni. Ma l'irrigazione si è rivelata un'arma a doppio taglio; essa ha infatti causato anche idromorfia e salinizzazione in alcuni luoghi. Nel tentativo di fronteggiare questi problemi, il governo del Pakistan, col supporto finanziario di alcune agenzie internazionali quali la Banca Mondiale, provvide alla costruzione del cosiddetto sbocco di scarico della sponda sinistra (Left Bank Outfall Drain; LBOD) nel corso degli anni '80 e '90. Lo scopo era quello di costruire una estesa via d'acqua artificiale grossomodo parallela all'Indo e posta a est di questo per trasportare via le acque salate dalle pianure delle province del Punjab e del Sind (Sindh) fino alla costa del mare Arabico nella regione di Badin nel Sind sud-orientale. Il tratto terminale dell'LBOD consisteva nella costruzione di un «drenaggio a marea» a 42 km dal mare. Tuttavia, invece di scaricare acqua salata, tale struttura, mal progettata, provocò un vero e proprio disastro ambientale nel Sind sud-orientale: grandi estensioni di terra e laghi e pozze di acqua dolce vennero sommersi dall'acqua salata, i raccolti furono rovinati e le industrie ittiche d'acqua dolce furono distrutte. Il funzionamento del drenaggio a marea venne inoltre complicato da alcuni eventi atmosferici molto gravi che si abbatterono sulla regione costiera, come un devastante ciclone tropicale nel 1999 e una serie di piogge torrenziali che caddero nella regione e nel Belucistan nel 2007 - entrambe delle quali provocarono numerose vittime e costrinsero decine di migliaia di persone ad abbandonare la zona. Dopo le tempeste del 2007, gli abitanti di Badin chiesero al governo di cessare l'utilizzo dell'LBOD.

Il pedemonte dei Sulaiman differisce da quello himalayano per essere generalmente arido. Segnata da numerosi torrenti e uadi, la sua superficie è ondulata. Il gradiente dei torrenti è relativamente elevato, le golene sono strette e la sponda destra dell'Indo talvolta si innalza appena al di sopra del canale principale.


La piana inferiore dell'Indo, grossomodo equivalente alla provincia del Sind, è piatta, con un gradiente di appena un metro ogni 10 km. Il micro-rilievo è piuttosto simile a quello della piana superiore. La valle dell'Indo e le sue sponde sono divenute più alte del terreno circostante in conseguenza dell'opera di accumulo di sedimenti del fiume; e nonostante lungo il suo corso il fiume sia fiancheggiato da una serie di argini di protezione, le sabbie e le argille alluvionali tendono a cedere il passo prima delle inondazioni, il che spinge il fiume a mutare frequentemente il corso. La superficie pianeggiante della zona è interrotta a Sukkur e Hyderabad, dove vi sono affioramenti casuali di calcare. Il delta dell'Indo ha inizio nei pressi di Thatta, a valle della quale iniziano ad allargarsi nella pianura i vari rami deltizi. A sud-est di questa zona vi è il Rann di Kachchh (Kutch), una distesa di paludi salmastre. La linea costiera è bassa e piatta, tranne che nella zona in cui le colline Pabbi incontrano la costa, tra Karachi e il Ras Muari (capo Monze).

Il Manchhar, un lago paludoso a ovest dell'Indo, ha una superficie di 36 km² quando è in secca, ma quando è in piena ricopre un'area non inferiore ai 500 km²; in alcune occasioni diviene uno dei maggiori laghi d'acqua dolce dell'Asia meridionale. La qualità delle acque freatiche della piana dell'Indo è variabile, ma nel settore meridionale (il Sind) esse sono prevalentemente saline e inutilizzabili in agricoltura. Vaste aree, sia nelle zone settentrionali della piana che in quelle meridionali, sono andate incontro a idromorfia e salinizzazione. Nel sud, il delta dell'Indo (in netto contrasto con quello del Gange-Brahmaputra) è una distesa selvaggia. Quando l'alta marea e le piene dell'Indo sono in coincidenza, le acque dell'oceano possono spingersi fino a circa 30 km nell'entroterra.

Le aree desertiche[modifica | modifica wikitesto]

La parte sud-orientale della piana dell'Indo, dalla zona orientale del Bahawalpur fino alla regione del Thar Parkar a sud, è una vera e propria area desertica, propaggine del deserto di Thar che si estende tra Pakistan e India. Essa è separata dalle zone centrali irrigate della pianura dal letto in secca dal fiume Ghaggar nel Bahawalpur e dalla parte orientale del canale di Nara nel Sind. Tale deserto è noto come Cholistan o deserto di Rohi nel Bahawalpur e come deserto di Pat o di Thar nel Sind. La superficie del deserto è un selvaggio labirinto di dune e creste di sabbia. La maggior parte del Sind Sagar Doab, il più occidentale dei doab del Punjab, era una distesa sterile (nota come deserto di Thal) prima della costruzione dello sbarramento di Jinnah sull'Indo, nei pressi di Kalabagh, nel 1946. Il sistema di canali del Thal, che drena le acque a monte dello sbarramento, ha trasformato parte del deserto in fertili terreni coltivati.

Suoli[modifica | modifica wikitesto]

I suoli del Pakistan vengono classificati tra i pedocal, che comprendono un gruppo di suoli aridi con alte concentrazioni di carbonato di calcio e un basso contenuto di materia organica; essi sono caratteristici delle zone dove le precipitazioni sono scarse e discontinue. Tra i tipi di suolo più importanti ricordiamo quelli del bacino dell'Indo, quelli di montagna e quelli desertici sabbiosi. Tuttavia, la stessa modalità di formazione dei suoli dà luogo alla loro diversificazione anche entro i confini di piccole aree. Questi suoli variano in grana, composizione chimica, colore e contenuto organico da un luogo all'altro.

I suoli del bacino dell'Indo sono costituiti prevalentemente da uno spesso strato di sedimenti alluvionali depositato dai fiumi e hanno origine recente. I suoli in prossimità del corso dei fiumi sono quelli più recenti e variano in grana da sabbia a limo fino a terra argillosa. Hanno un basso contenuto organico e sono noti collettivamente come khaddar. Lontano dai fiumi, verso il centro dei doab, sono ampiamente distribuiti suoli alluvionali più vecchi (detti bangar). Questi suoli hanno grana medio-fine e basso contenuto organico e, se ben irrigati e fertilizzati, sono estremamente produttivi. In alcune aree acquitrinose, tuttavia, questi suoli sono spesso salini. Suoli marcatamente alcalini sono presenti in alcune aree. Nella fascia sub-montana dove il clima è sub-umido questi suoli non sono calcarei e hanno un contenuto organico leggermente più alto. Nel delta i suoli sono eccessivamente salini e sterili.

I suoli di montagna possono essere sia residui (cioè formatisi in loco) che trasportati. I suoli residui superficiali si sviluppano lungo i versanti e nelle zone collinari del paese. Questi suoli generalmente sono spiccatamente calcarei e hanno basso contenuto organico, ma in condizioni di sub-umidità il loro contenuto organico aumenta.

I suoli desertici sabbiosi ricoprono la regione del Cholistan nel doab di Sind Sagar e il Belucistan occidentale. Comprendono sia suoli sabbiosi instabili che suoli alluvionali argillosi. Questi ultimi includono suoli moderatamente calcarei ed eolici (trasportati dal vento).

Clima[modifica | modifica wikitesto]

L'aridità è l'aspetto che caratterizza maggiormente il clima del Pakistan, e la sua natura continentale è dimostrata dagli estremi della temperatura. Il Pakistan è situato ai margini del sistema monsonico (che alterna mesi umidi e mesi aridi). In tutto il paese le precipitazioni sono generalmente discontinue, e il loro volume è altamente variabile. I venti monsonici ricchi di pioggia, il cui andamento varia da un anno all'altro, soffiano a raffiche intermittenti e la maggior parte dell'umidità ricade sul paese in estate. Tempeste tropicali provenienti dal mare Arabico riforniscono di precipitazioni le aree costiere, ma anch'esse hanno carattere variabile.

L'efficienza delle precipitazioni monsoniche è bassa, poiché la loro concentrazione è massima nel periodo compreso tra i primi di luglio e la metà di settembre, quando le temperature più elevate rendono massima l'evaporazione. A nord la media annua delle precipitazioni a Peshawar è di 330 mm, e a Rawalpindi raggiunge i 950 mm. Nelle pianure, tuttavia, le precipitazioni medie annue generalmente diminuiscono procedendo da nord-est a sud-ovest, scendendo dai circa 500 mm di Lahore ai meno di 130 mm del corridoio dell'Indo e ai 90 mm di Sukkur. Sotto l'influsso del mare, le precipitazioni salgono leggermente a circa 155 mm a Hyderabad e a 200 mm a Karachi.

Entro l'isoieta dei 500 mm, che corre da nord-ovest nei pressi di Lahore, ricadono l'altopiano di Potwar e una parte della piana dell'Indo nel nord-est; queste aree ricevono abbastanza precipitazioni da consentire l'aridocoltura (agricoltura senza irrigazione). A sud di questa regione, le coltivazioni rimasero relegate alle strisce rivierasche fino a che non vennero terminate le opere di irrigazione. La maggior parte dell'altopiano del Belucistan, in particolare le regioni occidentali e meridionali, sono straordinariamente aride.

Il clima continentale del Pakistan è caratterizzato da un'escursione termica, sia stagionale che diurna, molto marcata. Le temperature elevate modificano il clima sulle fredde montagne settentrionali ammantate di neve; le temperature sull'altopiano del Belucistan, al contrario, sono un po' più alte della media. Lungo la fascia costiera, il clima subisce l'influsso delle brezze marine. Nel resto del paese, le temperature divengono roventi durante l'estate; nelle pianure le medie di giugno si aggirano sui 38 °C, mentre le massime possono superare i 47 °C. A Jacobabad, nel Sind, è stata toccata la temperatura massima più alta registrata in Pakistan, 53 °C. In estate, i venti caldi chiamati loo spazzano le pianure durante il giorno. Gli alberi perdono le foglie per evitare una perdita eccessiva di umidità. Il tempo caldo e asciutto viene interrotto occasionalmente da tempeste di polvere e temporali che abbassano temporaneamente la temperatura. Le serate sono fresche; l'escursione diurna della temperatura può raggiungere valori compresi tra gli 11 e i 17 °C. Gli inverni sono freddi, con temperature medie minime a gennaio di circa 4 °C.

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

Le differenze di latitudine, altitudine, tipo di suolo e clima hanno favorito lo sviluppo di una flora molto differenziata. La vegetazione xerofila del deserto è costituita da stentati arbusti spinosi, prevalentemente acacie. Le pianure presentano un aspetto a parco con alberi sparsi qua e là. Foreste cespugliose aride, chiamate rakh, si sviluppano in alcune zone secche di pianura. Sulle colline e nelle pianure settentrionali e nord-occidentali crescono foreste arbustive, costituite principalmente da acacie, e olivi selvatici. Nelle zone più umide delle montagne settentrionali e nord-occidentali si sviluppano foreste di conifere sempreverdi miste ad alcune specie di latifoglie. Abeti, deodar (cedri dell'Himalaya), pini dell'Himalaya (Pinus wallichiana) e pecci sono le specie di conifere principali. A quote più basse, al di sotto dei 900 m, predominano latifoglie quali querce, aceri, betulle, noci e castagni. Le conifere sono un'importante riserva di legname. Nell'arido paesaggio dell'altopiano di Potwar, solamente alcune colline sono ricoperte da stentati alberi. Sulle catene che cingono a nord l'altopiano del Belucistan vi sono alcuni boschetti di pini e olivi. Il babul (Acacia arabica) è comune nella valle dell'Indo, così come molte specie di alberi da frutto. La copertura forestale del paese, già ridotta per natura, si è ulteriormente rarefatta a causa dell'eccessivo prelievo di legname e del sovrapascolo.

La distruzione degli habitat naturali e la caccia eccessiva hanno portato alla riduzione della vita animale in gran parte del paese, ma in alcune aree è ancora possibile trovare fauna selvatica in abbondanza. Tra le varie specie di grandi mammiferi delle montagne settentrionali figurano orsi bruni, orsi dal collare (Ursus thibetanus, noti anche come orsi tibetani), leopardi, i rari leopardi delle nevi, stambecchi siberiani (Capra sibirica) e pecore selvatiche, quali il markhor, la pecora di Marco Polo (Ovis ammon polii, una sottospecie di argali) e la capra selvatica del Chiltan (Capra aegagrus chialtanensis).

Il lago Manchhar nel Sind ospita numerosi uccelli acquatici, tra cui germani reali, alzavole, mestoloni, spatole, oche, moriglioni e morette. Coccodrilli, gaviali (rettili simili a coccodrilli), pitoni e cinghiali abitano la regione del delta dell'Indo. Il fiume Indo offre a sua volta dimora al platanista dell'Indo, un delfino d'acqua dolce divenuto rarissimo a causa della caccia, dell'inquinamento e della costruzione di dighe e sbarramenti che ne hanno sconvolto l'habitat in maniera irreparabile. Almeno due specie diverse di tartarughe marine, quella verde e quella olivacea, nidificano lungo le coste del Makran.

Gli ungulati del deserto, tra cui nilgau, chinkara (Gazella bennettii) e muntjac, sono ampiamente diffusi. Anche sciacalli, volpi e vari felini selvatici (quali linci eurasiatiche, caracal, gatti pescatori e gatti della giungla [Felis chaus]) possono essere rinvenuti in tutto il paese. Nonostante le occasionali voci di presunti avvistamenti, il ghepardo asiatico è probabilmente scomparso dal Pakistan. A partire dagli anni '70 è stata istituita una serie di parchi nazionali e di riserve di caccia. Tuttavia, un certo numero di specie, tra cui il platanista dell'Indo, il leopardo delle nevi e il gaviale, si trova a rischio di estinzione.

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