Gens Caecina

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La gens Cecina (in etrusco Ceicna, in latino Caecina) era una nobile famiglia etrusca proveniente da Volaterrae (Velathri in etrusco), una delle antiche città dell'Etruria, stanziatasi a Roma.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Sembra che il nome derivi dal fiume Caecina (oggi conosciuto come Cecina), che scorre nella valle sottostante il colle di Volterra. Persone di questo nome sono menzionate per la prima volta nel I secolo a.C. e la loro provenienza da Volterra è espressamente riferita. Durante l'impero il nome è frequente ed è probabile che tutti questi Caecinae siano di origine etrusca. Nel tardo impero sotto il regno di Onorio, è attestato il poeta Decio Albino Cecina, che risiede nella sua villa in prossimità di Volaterrae. È stato scoperto nei dintorni di Volterra la tomba della famiglia dei Caecinae, la cui forma etrusca era Ceicna (talvolta Kaikna o Kaiknas). In questa tomba fu trovato un bel sarcofago, ora a Parigi. La famiglia era divisa in parecchi rami e si trovano di conseguenza nelle urne funeree i cognomina di Caspu e Tlapuni: nelle iscrizioni latine inoltre si incontrano anche i cognomina Quadratus e Pladdus; ed altri ancora[1].

Da numerosi ritrovamenti fatti a Felsina, l'attuale Bologna, e altrove, è noto che i Ceicna o Kaikna parteciparono alla colonizzazione etrusca della Val Padana, un possibile indizio del ruolo di Volterra in quel processo[2].

I Cecina più noti[modifica | modifica wikitesto]

  1. Aulo Cecina, di Volterra, difeso da Cicerone nel 69 a.C.
  2. Aulo Cecina, figlio del precedente, che pubblicò un libello contro Cesare e dovette andar in esilio dopo la battaglia di Farsalo. (Ces, B.C. 48). Per ottenere il perdono scrisse un altro libello, Querelae, citato in Cic. ad Fam. vi. 5-8.). Scrisse un trattato Etrusca disciplina.
  3. Un Cecina di Volterra, amico di Ottaviano (Cicerone: ad Fam. VI 5; Appiano di Alessandria, B. C. v. 60.)
  4. Aulo Cecina Severo, console suffectus militare nell'1 a.C. e generale sotto Augusto e Tiberio (Tacito, Annales I 64, III 33.).
  5. Cecina Peto, messo a morte dall'imperatore Claudio nel 42. La moglie era Arria. La figlia Arria minore sposò Trasea, che fu posto a morte da Nerone.
  6. Gaio Cecina Largo, console nel 42 con l'imperatore Claudio, abitò nella magnifica casa che era appartenuta a Scauro, il contemporaneo di Cicerone.
  7. Publio Cecina Largo, uno degli amici più stretti dell'imperatore Claudio, forse fratello del precedente.
  8. Cecina Tusco, il figlio della bambinaia di Nerone, nominato nel 56, secondo Fabio Rustico, prefetto della Guardia pretoriana al posto di Afranio Burro: non entrò nella carica, perché Burro fu reintegrato nella carica per l'intervento di Seneca. Cecina fu allora nominato governatore dell'Egitto ma fu esiliato per aver usato il bagno che era stato costruito per l'arrivo dell'imperatore in Egitto. L'esilio finì alla morte di Nerone.
  9. Aulo Cecina Alieno, uno dei generali dell'imperatore Vitellio, il più importante personaggio di questa famiglia.
  10. Licinio Cecina, un senatore del partito di Otone 69 citato da Tacito (Historiæ II 53).
  11. Aulo Cecina Tacito, un senatore e politico, fu governatore della Hispania Baetica nel III secolo.
  12. Decio Cecina Albino, prefetto dell'urbe nel 302[senza fonte], è uno dei protagonisti dell'opera Saturnalia di Macrobio.
  13. Decio Albino Cecina, uno scrittore romano, autore di satire sotto Arcadio e Onorio.
  14. Cecina Decio Aginazio Albino, praefectus urbi nel 414-15, compare nel De reditu suo di Claudio Rutilio Namaziano.
  15. Cecina Decio Aginazio Albino, console del 444, nipote del precedente.
  16. Cecina Decio Basilio, console nel 463 e prefetto del pretorio.
  17. Cecina Decio Massimo Basilio, console nel 480, scelto per la pars Occidentalis, e figlio del precedente.
  18. Cecina Mavorzio Basilio Decio, console nel 486, e fratello del precedente e figlio di Cecina Decio Basilio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Karl Otfried Müller. Die Etrusker, volume I. p. 416, &c.
  2. ^ Claudio De Palma. La Tirrenia Antica, vol. 2. Firenze, Sansoni, 1983, p. 214.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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