Gens Atilia

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La gens Atilia pone le sue origini (o quanto meno le commistioni) fra il popolo dei Volsci, implacabili nemici di Roma degli inizi, e definitivamente conglobati nello stato romano dal 345 a.C. dopo la spartizione delle sfere di influenza fra Roma e i Sanniti. Da ricordare che il primo Atilius a diventare console fu M. Atilius Regulus Calenus nel 335 a.C., dieci anni dopo. Analizzando l'elenco dei consoli romani si può vedere che la gens Atilia pose 19 volte dei consoli al servizio di Roma, di cui ben 12 nell'arco delle tre guerre puniche e solo tre in età imperiale. In età repubblicana la gens utilizzava prevalentemente i praenomina Marco, Gaio, Lucio, Aulo e Sesto.

Il nome italiano Attilio deriva da questa gens.

Membri illustri della famiglia[modifica | modifica wikitesto]

335 a.C. M. Atilius Regulus Calenus, Marcus Valerius Corvus IV
294 a.C. L. Postumius L.f. Megellus II (revocatus), M. Atilius M.f. Regulus
264 a.C. - Inizio della Prima guerra punica
267 a.C. Marcus Atilius Regulus, L. Iulius L.f. Libo
258 a.C. Aulus Atilius A.f. Calatinus, C. Sulpicius Q.f. Paterculus
257 a.C. C. Atilius M.f. Regulus, Cn. Cornelius P.f. Blasio II
256 a.C. Lucius Manlius A.f. Vulso Longus, Q. Caedicius Q.f. Suff. Marcus Atilius Regulus II
254 a.C. Gnaeus Cornelius Scipio Asina II, Aulus Atilius A.f. Calatinus II
250 a.C. C. Atilius M.f. Regulus II, L. Manlius A.f. Vulso II
241 a.C.Fine della Prima Guerra punica
245 a.C. M. Fabius M.f. Buteo, C. Atilius A.f. Bulbus
235 a.C. T. Manlius T.f. Torquatus I, C. Atilius A.f. Bulbus II
227 a.C. Publius Valerius L.f. Flaccus, M. Atilius M.f. Regulus
225 a.C. Lucius Aemilius Q.f. Papirius or Pappus, C. (Gaius) Atilius M.f. Regulus
218 a.C.Inizio della Seconda guerra punica
217 a.C. C. Servilius P.f. Geminus, C. Flaminius C.f. II, Suff.: Marcus Atilius M.f. Regulus II
202 a.C. – Fine della Seconda Guerra punica
170 a.C. A. Hostilius L.f. Mancinus, A. Atilius C.f. Serranus
149 a.C.147 a.C. - Terza guerra punica
136 a.C. L. Furius Philus, Sextus Atilius Serranus
106 a.C. Q. Servilius Caepio, C. Atilius Serranus
108 d.C. Ap. Annius Trebonius Gallus, M. Atilius Metilius Bradua
127 d.C. T. Atilius Rufus Titianus, M. Gavius Squilla Gallicanus
185 d.C. Ti. Claudius Maternus, M. Ap. Atilius Bradua Regillus Atticus

Tra mito e storia[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni esponenti della Gens Atilia portavano l'agnomen "Serranus". Secondo Virgilio, la forma in questione perpetuerebbe il nome di Serrano, uno dei giovani guerrieri rutuli sorpresi nel sonno da Niso durante la guerra tra italici e troiani, come è scritto nel nono libro della sua Eneide. Nel testo latino, Serrano è definito insignis facie - ovvero "bellissimo d'aspetto" - espressione che per molti traduttori andrebbe intesa in senso non solo fisico, ovvero chi è bello è anche buono (il concetto di Kalokagathia, mutuato dal mondo greco), e dunque benvoluto; il suo assassinio, che perdipiù è effettuato tramite decapitazione - al pari di altre tre vittime, il condottiero Remo e i commilitoni Lamiro e Lamo - sarà motivo di grande dolore per l'esercito rutulo. D'altronde il poema virgiliano celebra esplicitamente questa gens nel libro sesto, quando Anchise mostra al figlio Enea nei Campi Elisi i futuri protagonisti di Roma, tra i quali anche uno degli Atilii caratterizzati dall'agnomen.

" Così dice
a bassa voce, e intanto con la spada
sgozza il tronfio Ramnete che spirava
dal profondo del petto un quieto sonno,
disteso sopra un mucchio di tappeti.
Anch'egli re, era fra tutti gli auguri
il più gradito a Turno; ma purtroppo
la sua arte profetica non valse
a salvargli la vita. Uccide pure
tre servi suoi sdraiati accanto a lui
alla rinfusa in mezzo alle armature,
lo scudiero di Remo, ed all'auriga
che stava steso sotto i suoi cavalli,
squarcia col ferro il collo ciondolante,
poi spicca il capo al suo stesso padrone
abbandondando il tronco in un convulso
palpitare di sangue: il caldo e nero
fiotto inzuppa il terreno ed i giacigli.
È poi la volta di Lamiro e Lamo,
e di Serrano, baldo giovinetto
ch'essendo stato sino a notte tarda
occupato nel gioco, ora dormiva "

(Virgilio, Eneide, IX, traduzione di Enrico Oddone)

 " Chi te, o grande Catone, potrà passare sotto silenzio, e te, o Cosso? chi la stirpe di Gracco o la coppia - due fulmini in guerra - degli Scipiadi, rovina della Libia, e la frugale forza di Fabrizio, o te, che nel solco, Serrano, affondi i semi? "

(Virgilio, Eneide, VI, traduzione in prosa di Carlo Carena)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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