Gaza Freedom Flotilla

Le Gaza Freedom Flotilla (lett. "flottiglia della libertà di Gaza"), o Freedom Flotilla per Gaza, sono una serie di spedizioni navali (dette "flottiglie") che dal 2010, negli anni, hanno tentato di rompere il blocco della Striscia di Gaza imposto da Israele.
La prima flottiglia, composta da sei navi, fu varata da quella che sarebbe poi diventata la Freedom Flotilla Coalition e fu attaccata dalle forze israeliane,[1][2] come poi è quasi sempre avvenuto anche per le spedizioni successive: i tentativi della Freedom Flotilla II nel 2011, della Freedom Flotilla III nel 2015, della Women's Boat to Gaza nel 2016, della Just Future for Palestine Flotilla nel 2018 e delle flottiglie del 2025 sono stati tutti intercettati, razziati o attaccati dalle forze israeliane. Nell'agosto 2025, la Freedom Flotilla Coalition si è unita alla Global Sumud Flotilla per mandare navi verso Gaza.
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Premesse e contesto
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In seguito alla vittoria di Hamas nelle elezioni legislative palestinesi del 2006, Hamas e Fatah formarono un governo palestinese di unità nazionale guidato da Ismail Haniyeh. Fu proprio questo aspetto a far scattare le sanzioni economiche contro l'Autorità nazionale palestinese e contro la striscia di Gaza da parte di Israele, Stati Uniti, Unione europea, Russia e Nazioni Unite[3][4][5][6]. Nel 2007, Hamas ha preso il controllo della striscia di Gaza nel corso della battaglia di Gaza[7], costituendo le istituzioni di governo e sostituendo i funzionari di Fatah. La totale chiusura della striscia di Gaza portò presto ad uno stato di profonda indigenza della popolazione civile.
Le prime navi a violare il blocco israeliano della Striscia di Gaza furono varate dal Free Gaza Movement già nel 2008. Fondato durante la guerra del Libano del 2006, gli attivisti di questo movimento vararono 31 imbarcazioni dal 2008 al 2016, di cui cinque riuscirono a raggiungere Gaza[8].
2010: la prima Freedom Flotilla
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La Gaza Freedom Flotilla del 2010 era una piccola flotta di navi organizzata da Free Gaza Movement e Insani Yardim Vakfi. La missione aveva l'obiettivo esplicito di trasportare aiuti umanitari e materiali da costruzione con l'intenzione di rompere il blocco israeliano della Striscia di Gaza:[1][2] solitamente, gli aiuti venivano prima portati in Israele per essere ispezionati e poi trasferiti a Gaza.[9]
Il 31 maggio 2010, le forze israeliane abbordarono le navi con un raid condotto da motoscafi ed elicotteri. A seguito della resistenza opposta su una delle imbarcazioni, nove attivisti furono uccisi dalle forze israeliane. Il raid suscitò una diffusa condanna e reazione internazionale tanto che Israele allentò successivamente il blocco sulla Striscia di Gaza.
2011: Freedom Flotilla II
[modifica | modifica wikitesto]La Freedom Flotilla II – Stay Human[10] era una flottiglia a scopi umanitari che aveva progettato di rompere il blocco marittimo imposto da Israele sulla Striscia di Gaza. La flottiglia doveva salpare verso Gaza il 5 luglio 2011. Alla fine, la partenza non ebbe luogo[11].
2015: Freedom Flotilla III
[modifica | modifica wikitesto]La Freedom Flotilla III (#FF3) era una flottiglia che pianificava di rompere il Blocco della Striscia di Gaza imposto da Israele. Partì dalla Svezia il 10 maggio 2015 e fece tappa in diverse città europee lungo il tragitto verso Gaza. Partì ufficialmente da Atene, in Grecia, il 25 giugno 2015. Pochi dettagli furono resi noti in anticipo[12].
2016: Barca delle donne per Gaza
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La Barca delle donne per Gaza (lingua inglese: Women's Boat to Gaza - WBG) è stata un'iniziativa della Freedom Flotilla Coalition del 2016 per sfidare il blocco navale israeliano della Striscia di Gaza[13][14]. La WBG era composta da un equipaggio interamente femminile e da una nave, la Zaytouna-Oliva. L'imbarcazione partì da Barcellona il 14 settembre 2016 e Lugo il percorso toccò Ajaccio, in Corsica, e Messina, in Sicilia[15]. Il 5 ottobre 2016, la Marina israeliana intercettò la Women's Boat to Gaza al largo della costa palestinese, a circa 14 miglia al di fuori della "Zona di sicurezza" considerata da Israele di 20 miglia[16]. L'equipaggio fu arrestato e condotto al porto israeliano di Ashdod. Le attiviste sono state successivamente deportate nei loro paesi d'origine[16][17][18][19].
2018: Just Future for Palestine Flotilla
[modifica | modifica wikitesto]La Just Future for Palestine Flotilla, anche conosciuta come "Flottiglia JFP", fu un altro tentativo di sfidare il blocco israeliano della Striscia di Gaza. La flottiglia era composta da due navi, Al Awda ("Il Ritorno") e Freedom, e da due yacht, Mairead e Falestine. Il 29 luglio e il 3 agosto 2018, sia Al Awda che Freedom furono sequestrate dalla Marina israeliana. Gli attivisti furono arrestati e alcuni riferirono di essere stati colpiti con il taser e picchiati. La maggior parte di loro furono rimpatriati nei propri paesi d'origine.[20][21][22]
2023-2024: Handala: For the Children of Gaza e Break the Siege
[modifica | modifica wikitesto]Tra il 2023 ed il 2024 la nave Handala della Freedom Flotilla Coalition intraprese una lunga navigazione dei mari dell'Europa settentrionale in una missione di sensibilizzazione chiamata "Handala: per i bambini di Gaza" (lingua inglese: Handala: For the Children of Gaza)[23][24].
Nell'aprile 2024 partì invece dalla Turchia la missione "Break the Siege" (Rompere l'assedio) che aveva l'obiettivo di consegnare via mare 5.500 tonnellate di aiuti alla Striscia di Gaza durante la guerra di Gaza e la carestia derivata dal blocco[25]. In questa missione dovevano essere coinvolte tre navi[26], la nave cargo Anadolu e la nave passeggeri Akdeniz[27], battenti bandiera Guinea-Bissau, la nave passeggeri Conscience battente bandiera Palau. La partenza della flottiglia prevista per il 26 aprile fu ripetutamente ritardata. Gli organizzatori affermarono che la flottiglia non poté partire quel giorno perché Israele stava facendo pressione sulla Guinea-Bissau affinché ritirasse la bandiera da una delle navi della flottiglia[28][29], e affermarono anche che Stati Uniti, Regno Unito e Germania stavano cercando di fare pressione sulla Turchia affinché non consentisse la partenza delle navi[30][31]. Più avanti nel corso dell'anno, all'Anadolu fu permesso di salpare per l'Egitto per scaricare gli aiuti, ma al carico fu impedito di raggiungere Gaza[32].
2025: Le missioni del primo semestre
[modifica | modifica wikitesto]Nelle prime ore del mattino del 2 maggio 2025, un'imbarcazione organizzata dalla Freedom Flotilla Coalition, che trasportava da 16 a 30[33] attivisti per i diritti umani e aiuti umanitari destinati alla Striscia di Gaza, è stata attaccata da droni in acque internazionali al largo della costa di Malta. L'incidente è avvenuto a circa 14-17 miglia nautiche (26-31 km) da Malta, al di fuori delle sue acque territoriali[34][35]. Non vi fu alcuna conferma indipendente sulla natura dell'incidente[36], sebbene Cipro abbia risposto inviando una nave di soccorso e le Forze armate maltesi (AFM) abbiano inviato una motovedetta per aiutare a spegnere l'incendio[37][38][39].

Nel giugno 2025 salpò un'altra Gaza Freedom Flotilla, con una nave umanitaria organizzata dalla Freedom Flotilla Coalition (FFC) con l'intento di rompere il blocco israeliano della Striscia di Gaza e consegnare aiuti in risposta alla carestia e alla crisi umanitaria a Gaza[40]. La nave Madleen, salpò da Catania, in Sicilia, il 1° giugno 2025 e conteneva latte in polvere, 100 kg (220 libbre) di farina, 250 kg (550 libbre) di riso, pannolini, kit medici e stampelle. Nelle prime ore del 9 giugno, le forze israeliane intercettarono, attaccarono con uno spray chimico, abbordarono e sequestrarono la Madleen in acque internazionali, impedendole di raggiungere la Striscia di Gaza e deportando le dodici persone a bordo in un centro di detenzione in Israele[41]. Tra le persone a bordo c'erano l'attivista svedese Greta Thunberg[40] e l'eurodeputata francese Rima Hassan. I membri dell'equipaggio detenuti furono successivamente espulsi da Israele.
Nel luglio 2025 la Freedom Flotilla Coalition (FFC) organizzò un'altra Gaza Freedom Flotilla per sfidare il blocco navale israeliano di Gaza e consegnare aiuti umanitari. La nave Handala è partita il 13 luglio 2025 da Siracusa in Italia, trasportando un gruppo eterogeneo di attivisti, medici, avvocati, giornalisti e rifornimenti umanitari[42][43][44]. La nave ha fatto scalo a Gallipoli tra il 15 e il 20 luglio, prima di dirigersi a Gaza[45]. Il suo ingresso nelle acque territoriali di Gaza, inizialmente stimato tra il 27 e il 28 luglio[46], era previsto per le prime ore del 27 luglio. Israele abbordò e sequestrò la nave in acque internazionali nelle ultime ore del 26 luglio, prima che potesse raggiungere la sua destinazione, sequestrando i membri dell'equipaggio.
2025: La Global Sumud Flotilla
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La Global Sumud Flotilla è stata un'iniziativa marittima internazionale nata dalla società civile salpata a metà del 2025[47][48][48]. L'iniziativa è nata nel luglio 2025, organizzata dalla Freedom Flotilla Coalition (FFC), dal Global Movement to Gaza, dalla Maghreb Sumud Flotilla e dalla Sumud Nusantara, durante la guerra di Gaza. La flottiglia comprendeva oltre 40 imbarcazioni con 500 partecipanti provenienti da oltre 44 paesi, il che la rende il più grande convoglio civile del suo genere nella storia. Alcuni tentativi di rompere il blocco israeliano hanno avuto successo prima del 2010, ma da allora le navi sono state intercettate o attaccate dalle forze israeliane, tra cui un attacco con droni nel maggio 2025 e intercettazioni in acque internazionali nel giugno e luglio 2025. All'inizio del 3 ottobre, Israele aveva intercettato tutte le imbarcazioni della flottiglia, dopo che erano stati segnalati attacchi con droni, e le navi militari erano state inviate a fornire assistenza[49]. La flottiglia è stata la prima missione umanitaria navale non autorizzata ad avvicinarsi a meno di 70 miglia nautiche (130 km) dalla costa di Gaza dall'imposizione del blocco nel 2009.

La flottiglia ha iniziato a salpare a fine agosto 2025, con delegazioni e convogli in partenza da Otranto, Genova e Barcellona, seguiti da Catania, Syros e Tunisi all'inizio di settembre. Il 3 settembre, il convoglio italiano ha raggiunto la Sicilia e le navi tunisine hanno iniziato a convergere su Tunisi. Quattro giorni dopo, parte del convoglio spagnolo è arrivata nel nord della Tunisia, dove, nelle prime ore del 9 settembre, è scoppiato un incendio su una delle navi principali, sospettato di essere un attacco con un drone. Un secondo attacco incendiario è stato segnalato la notte successiva su un'altra nave. Il 19 settembre, i convogli spagnolo e tunisino, dopo essersi uniti in Sicilia, sono partiti diretti in Grecia. Il 22 settembre, il convoglio greco è poi partito da Milos in rotta per Creta, arrivando il giorno successivo. Nella notte del 24 settembre, undici navi sono state attaccate da droni. Il 28 settembre, con dopo aver riunito tutti i convogli a Creta, la flottiglia è partita per proseguire il suo viaggio verso Gaza. Tra l'1 e il 2 ottobre, la Marina militare israeliana intercettò le navi, sequestrando centinaia di persone. In risposta all'intercettazione della flottiglia, si svolsero proteste spontanee in diverse località europee. Tre giorni dopo, 42 detenuti iniziarono uno sciopero della fame per protesta e, entro il 6 ottobre, oltre un centinaio di attivisti erano stati espulsi da Israele. I partecipanti denunciarono maltrattamenti durante la detenzione, denuncia che fu respinta dal Ministero degli Esteri israeliano, e l'intercettazione fu condannata da diverse personalità politiche. L'8 ottobre, una successiva flottiglia composta da 9 navi, organizzata da FFC e Thousand Madleens to Gaza, fu intercettata e i partecipanti furono trattenuti a circa 120 miglia nautiche da Gaza.

Se tra gli equipaggi delle navi c'erano anche personaggi politici come i parlamentari italiani Marco Croatti del M5S e Arturo Scotto del PD e le europarlamentari Benedetta Scuderi di Europa Verde e Annalisa Corrado del PD[50], l'iniziativa ha ricevuto anche il sostegno di oltre una dozzina di ministri degli Esteri e politici europei e non solo, partiti politici italiani, parlamentari di Spagna e Portogallo, il presidente della Colombia Gustavo Petro e la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese. Al contrario, il ministro della sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir ha dichiarato che i partecipanti dovrebbero essere incarcerati come terroristi e il ministero degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha promesso di fermare la flottiglia. In risposta agli attacchi alla flottiglia, il ministero della Difesa italiano ha inviato navi della Marina Militare italiana per assistere la flottiglia e il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha inviato una nave della Marina spagnola in caso di un'operazione di salvataggio. Con le navi della Marina in ritirata mentre la flottiglia si avvicinava a Gaza, il ministero della Difesa nazionale turco ha confermato che avrebbe continuato a garantire la sicurezza della flottiglia, se necessario. La Commissione europea ha dichiarato di non sostenere flottiglie di aiuti umanitari a Gaza.
Fine settembre-ottobre 2025: Una nuova flottiglia
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Una nuova flottiglia di 9 navi[51], organizzata dalla Freedom Flotilla Coalition e da Thousand Madleens to Gaza, salpò tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre 2025. La flottiglia comprendeva in totale circa 150 partecipanti. Una delle navi era la Conscience[52], lunga 68 metri[53] che fu colpita da droni nel maggio 2025 vicino a Malta mentre trasportava aiuti verso Gaza[35].
La Conscience lasciò il porto di Otranto il 30 settembre[94] o il 1° ottobre[54], trasportando un centinaio di attivisti, tra cui medici, infermieri, altri operatori sanitari, giornalisti, avvocati, membri del parlamento turco e un monaco buddista[54]. Il 3 ottobre, la flottiglia di nove navi[51] si trovava vicino alla costa di Creta. Il 7 ottobre, il parlamentare italiano Marco Croatti, membro del Movimento 5 Stelle e partecipante alla Global Sumud Flotilla, ha chiesto al governo italiano di proteggere i partecipanti italiani all'iniziativa[55].
L'8 ottobre 2025, l'esercito israeliano attaccò, intercettò e abbordò tutte e nove le imbarcazioni a circa 120 miglia nautiche da Gaza, in acque internazionali, e trattenne i passeggeri. L'abbordaggio di una delle imbarcazioni fu trasmesso in diretta streaming, mostrando il momento in cui un soldato danneggiò una telecamera colpendola con una mitragliatrice[56][57]. Questa fu la seconda intercettazione di questo tipo nel giro di una settimana[58].
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ^ a b (EN) Colum Lynch, Israel's flotilla raid revives questions of international law, 1º giugno 2010. URL consultato l'8 ottobre 2025.
- ^ a b (EN) Ian Black e Haroon Siddique, Q&A: The Gaza Freedom flotilla, in The Guardian, 31 maggio 2010. URL consultato l'8 ottobre 2025.
- ^ (EN) Amid Gaza violence, a new task for Obama, su usatoday.com, USA Today, 29 dicembre 2008.
- ^ (EN) Israeli Troops Mobilize as Gaza Assault Widens, su abcnews.go.com, ABC News, 28 dicembre 2008.
- ^ (EN) Gaza Straining At Egypt's Door, su washingtonpost.com, The Washington Post, 18 giugno 2007.
- ^ (EN) Gaza aid groups recycle border wall rubble for water and housing projects, su haaretz.com, Haaretz, 5 dicembre 2008 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2009).
- ^ Hamas takes control of Gaza | World news | guardian.co.uk, su guardian.co.uk.
- ^ The Global Sumud Flotilla to Gaza: Everything you need to know, in Al Jazeera English, 31 agosto 2025. URL consultato il 31 agosto 2025.
- ^ Israel: Gaza aid convoy can unload cargo in Ashdod for inspection, in Haaretz.com. URL consultato l'8 ottobre 2025.
- ^ Saed Bannoura, German activists hold 'solidarity flotilla' in Berlin canals, in Al-Jazeerah: Cross-Cultural Understanding, IMEMC News, 27 giugno 2011. URL consultato il 16 agosto 2011.
- ^ Flotilla delayed until next week, in Jewish Journal, Jewish Telegraphic Agency, 1º luglio 2011. URL consultato il 2 luglio 2011.
- ^ Report: Freedom Flotilla III expected to set sail for Gaza, in The Jerusalem Post. URL consultato l'8 ottobre 2025.
- ^ Women's Boat to Gaza: A message of hope and solidarity, su Freedom Flotilla Coalition, 8 gennaio 2016. URL consultato il 28 aprile 2024 (archiviato dall'url originale il 24 settembre 2020).
- ^ The Women's Boat to Gaza will arrive Gaza on October the 1st, su Women's Boat to Gaza, 7 marzo 2016. URL consultato il 28 aprile 2024 (archiviato dall'url originale il 21 aprile 2021).
- ^ Frequently Asked Questions, su Women's Boat to Gaza, Freedom Flotilla Coalition, 6 febbraio 2016. URL consultato il 24 ottobre 2018.
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- ^ William Booth e Ruth Eglash, Israel sends female naval cadets to stop women's boat headed to Gaza, in The Washington Post, 5 ottobre 2016. URL consultato il 24 ottobre 2018.
- ^ Unite Union leader Mike Treen reportedly tasered repeatedly by Israeli military, New Zealand Herald, 31 luglio 2018. URL consultato il 26 ottobre 2018.
- ^ Israel seizes boat trying to break Gaza blockade, The Times of Israel, 4 agosto 2018. URL consultato il 26 ottobre 2018.
- ^ Oliver Holmes, Claims of violence as Israel deports crew of Gaza aid vessel, in The Guardian, Guardian News & Media Limited, 2 agosto 2018. URL consultato il 21 maggio 2019.
- ^ Gaza freedom boat arrives in Liverpool this weekend to raise awareness of Israeli blockade, su SKWAWKBOX, 30 giugno 2023. URL consultato il 22 luglio 2025.
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- ^ Turkish government blocks departure of pro-Palestinian aid flotilla to avoid a new crisis with Israel - Nordic Monitor, in nordicmonitor.com, 6 agosto 2024. URL consultato il 22 luglio 2025.
- ^ Islamist NGO purchases 3 ships to sail to Gaza, awaits Erdogan's approval - Nordic Monitor, in nordicmonitor.com, 16 aprile 2024. URL consultato il 22 luglio 2025.
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- ^ Enas Alashray, Gaza aid flotilla says Israeli forces intercepted its boats, su reuters.com, 8 ottobre 2025.
Voci correlate
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