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Gauḍapāda

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Scultura devozionale moderna di Gauḍapāda
(SA)

« bahiḥprajño vibhuḥ viśvo hy antaḥprajñas tu taijasaḥ
ghanaprajñaḥ tathā prājña eka eva tridhā smṛtaḥ »

(IT)

« [Quell'uno] (eka-) che pervade (vibhu-) [tutte le cose] è il tutto (viśva-), quando ha la coscienza di ciò che è esterno, è lo splendente (taijasa-), quando ha la coscienza di ciò che è interiore, è il saggio (prājña -), quando è dotato di coscienza concentrata. L'uno (eka-) è stabilito in tre forme. »

(Gauḍapādīyakārikā (Āgamaśāstra), I,1; traduzione di Icilio Vecchiotti, p. 91)

Gauḍapāda (V-VI secolo ? – V-VI secolo ?) è stato un teologo e filosofo indiano forse del V o del VI secolo d.C., originario forse del Bengala, noto per essere stato il primo autore conosciuto dell'advaitavedānta (anche kevalādvaita), oltre che a risultare uno dei primi pensatori del Vedānta; tradizionalmente considerato il maestro di Govindanātha (anche Govindapāda), a sua volta maestro di Śaṅkara, il quale espressamente lo cita nel suo Brahmasūtrabhāṣya (cfr. I,4,14 e II, 1, 9).

L'opera a lui attribuita, il Gauḍapādīyakārikā (anche Gauḍapādakārikā, Māṇdūkya kārikā o Āgamaśāstra), si compone di 215 versi suddivisi in quattro libri: Āgama prakaraṇa (29 versi), Vaitathya prakaraṇa (38 versi), Advaita prakaraṇa (48 versi), Alātaśanti prakaraṇa (100 versi).


Questa opera è, quantomeno nel primo libro che lo compone, un commentario alla Māṇdūkya Upaniṣad e, nel suo complesso, il primo trattato inerente al "dualismo assoluto" (kevalādvaita).

Quello che sappiamo della vita di Gauḍapāda riguarda esclusivamente congetture inerenti al suo nome.