Gatto mammone

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Il gatto mammone o gattomammone[1] è nome della lingua italiana anticamente dato a una specia di scimmia non bene identificata, forse una sorta di babbuino.[2] L'animale compare in testi antichi: «In questo luogo videro un nuovo animale quasi mostruoso, peré che haveva il corpo & il muso di volpe, & la groppa & li piedi drieto di gatto mammone, & quelli davanti quasi come la mano del huomo.» (Pietro Martire d'Anghiera, Libro primo della historia de l'Indie Occidentali, Venezia 1534)[3]

Nel mondo delle fiabe il gatto mammone è invece un mostro immaginario della tradizione popolare, con forma di un enorme gatto dall'aspetto terrificante.[4] Il suo nome deriva dall'incontro del termine gatto (animale nel Medioevo associato al diavolo) con un'altra parola come maimūn (che in arabo significa «scimmia»)[5] oppure Mammona, appellativo biblico di origine siriaca attribuito al demonio.[6] Tale gatto sarebbe stato dedito a spaventare le mandrie al pascolo e avrebbe avuto movenze ed espressioni demoniache.[7] Il suo verso sarebbe una via di mezzo tra un ruggito e un miagolio. Il mostro sarebbe tanto furtivo da assalire le vittime ignare e sbranarle senza lasciare neppure le ossa.[4]

In altre narrazioni, invece, ha funzione protettiva ed è uno spirito positivo, immune agli effetti nefasti degli incantesimi di altri spiriti (vedi strego). In alcuni casi, ha una “emme” bianca sul muso nero, talvolta è tutto nero e si nasconde negli angoli bui.

Origini, forme e interpretazioni[modifica | modifica wikitesto]

Secondo alcuni studi, la tradizione del gatto mammone affonderebbe le sue radici tra la civiltà dei Fenici: dio Maimone o nell'Antico Egitto, in cui i gatti erano animali sacri e simboli di fertilità (dio Amon). Con l'avvento del Cristianesimo questi antichi rituali pagani sarebbero stati prima demonizzati e poi racchiusi nel Carnevale che precede la Quaresima, ed i loro simboli trasformati in maschere.

Nell'isola di Sardegna è ricorrente il legame del termine in lingua sarda Maimone (con tutte le sue varianti) con numerosi toponimi relativi a fonti e/o sorgenti, legame forse derivante dall'antica parola fenicia "mem" (in ebraico, "mayim"), che significa appunto "acqua", e ad una divinità ad essa collegata, e che si ritrova anche in varie altre località del Mediterraneo (ad esempio, Fonte Maimonide a Paternò in provincia di Catania, Sicilia). A Sarule, in provincia di Nuoro, su Maimòne è un fantoccio fatto con stracci e pelli di gatto e con una testa dai tratti del gatto, personificazione del Carnevale, ma esiste anche una personificazione del Martedì grasso: Martiperra (contrazione dei termini sardi martis, ovvero martedì, e perra, derivante dallo spagnolo emperrarse "adirarsi, irritarsi"), concepita come un gatto malevolo che assume proporzioni gigantesche per punire chi osa lavorare in quel giorno.[8] Sempre in Sardegna, a Iglesias, esiste una fontana sormontata dalla statua di un personaggio di aspetto grottesco chiamato Maimòni la cui bruttezza è in quei dintorni proverbiale: "légiu cumenti su Maimoni in pracia" = "Brutto come (la statua di) Maimone che sta in piazza". In Puglia, in provincia di Bari e in generale nel nord barese, il termine "mamàun" è usato nel significato di "stupido" o anche "birichino". Infatti, secondo altre interpretazioni, la parola maimòne deriverebbe dall'arabo e avrebbe sia il significato di "benedetto, fausto, di buon auspicio" (il buon auspicio che sembrano chiedere i ragazzi che, durante il Carnevale, portano in giro una lettiga di rami e frasche verdi nel rituale per scacciare la siccità), che quello di "mandrillo, babbuino" e anche "scimmia".

Da non escludere infine il collegamento con l'antico culto della grande madre mediterranea (cfr. greco màmma) di cui la gatta, animale in grado di vedere nell'oscurità al pari della civetta, costituiva uno dei simboli. A testimonianza di questo ci sarebbe, nelle carte napoletane, la rappresentazione del gatto mammone sul 3 di bastoni, numero frequente nelle tante rappresentazioni della dea (come per es. la Trinacria in Sicilia).

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Il gatto mammone appare di frequente nelle fiabe di tradizione italiana, ad esempio nel Pentamerone di Giambattista Basile o nella Novellaja Fiorentina di Vittorio Imbriani, e spesso lo si menziona per spaventare i bambini (in questo simile al babau).

Compare spesso anche nelle letteratura italiana sin dalle sue origini, ad esempio ne Lo specchio della vera penitenza di Iacopo Passavanti ("animale a modo d'un satiro, o d'un gatto mammone"), nel Bisbio a magnificentia di messer Cane de la Scala di Immanuel Romano ("Qui sono leoni, e gatti mammoni"), nel Milione di Marco Polo, a volte anche col significato di leopardo. Un gatto mammone, che si accompagna ai cavalieri di Re Artù e narra in prima persona la propria vicenda, è anche il protagonista del Detto del gatto lupesco, di un anonimo toscano del Duecento.[9]

Anche nella letteratura tedesca, nel Faust di Goethe, viene descritta la famiglia di una Gatta Mammona che vive in una fucina di filtri magici, dove viene incaricata da Mefistofele di preparare una pozione alchemica in grado di ridare la gioventù al protagonista.[10] Il termine usato da Goethe, Meerkatze, traducibile letteralmente come «gatto di mare», indicherebbe in realtà una sorta di gatto-scimmione con una lunga coda,[11] ma nel poema è il famiglio fatato di una strega.[10]

Il gatto mammone ricompare a volte anche nella narrativa moderna quale animale fantastico, ad esempio ne La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Buzzati. Dello stesso autore troviamo Il gatto mammone, uno dei racconti contenuti nell'opera Per grazia ricevuta (I miracoli di Val Morel), pubblicata nel 1971.

Sono stati ripresi alcuni caratteri del gatto mammone in Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie per il Gatto del Cheshire (Stregatto nella versione italiana del cartone della Disney).

Sebbene non vi siano certezze, anche il personaggio di Tevildo, signore dei Gatti Mannari, dei Racconti perduti di J. R. R. Tolkien potrebbe derivare da questa figura.

Nel romanzo L'Inferno di Malinverno ovvero Diabolici e inutili tentativi di liberarsi di un gatto nero di Stefano Amadei il gatto mammone è coprotagonista del libro ambientato all'Inferno di Dante. Dello stesso autore troviamo il racconto intitolato Il gatto mammone. La storia, che riprende una novella della tradizione orale della Toscana e della Lombardia, è contenuta nella raccolta di fiabe per bambini Racconti Svolazzanti, pubblicata nel 2014.

Nell'arte e nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Tre di bastoni

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Francesco Sabatini e Vittorio Coletti, gattomammone, in Il Sabatini Coletti - Dizionario della Lingua Italiana, Corriere della Sera, 2011, ISBN 88-09-21007-7.
  2. ^ Gattomammone, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  3. ^ Pietro Martire d'Anghiera, Libro primo della historia de l'Indie Occidentali, Venezia, A. Pincio, 1534, p. 28.
  4. ^ a b Cresti 2012, p. 101.
  5. ^ Giacomo Devoto, Avviamento all'etimologia italiana, Milano, Mondadori, 1979, ISBN 88-04-26789-5.
  6. ^ Mammona, in Treccani.it – Vocabolario Treccani on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  7. ^ Gian Paolo Caprettini, Alessandro Perissinotto, Cristina Carlevaris, Paola Osso, Dizionario della fiaba italiana, editore Meltemi, 2000
  8. ^ Giuseppe Contu, Maimòne e mascara a gattu: note orientalistiche sulle maschere del carnevale di Sarule (Nuoro)
  9. ^ Igor Abbas, Massimiliano Minotti e Alessio Banini, Racconti di veglia: il Gatto Mammone, su lavaldichiana.it.
  10. ^ a b Andrea Casalegno, "Faust", prima parte della tragedia, su rodoni.ch, marzo 2018.
  11. ^ Maurizio Maravigna, Faust: una sinfonia in bianco, 24 febbraio 2020.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Matteo Cosimo Cresti, Fate e folletti della Toscana, a cura di Franco Cardini, Firenze, Lucia Pugliese Editore, 2012, ISBN 978-88-905892-3-2.