Garybaldi

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Garybaldi
Paese d'origineItalia Italia
GenereBeat
Rock
Blues
Musica psichedelica
Periodo di attività musicale1965 – 1973
1990 – in attività
Album pubblicati8
Studio6
Live2

I Garybaldi furono un gruppo musicale genovese degli anni settanta, di genere rock-blues con elementi progressive. Il leader del gruppo, nonché cantante e chitarrista, era Bambi Fossati[1]. I membri dei Garybaldi hanno dato vita ad altre formazioni correlate, quali I Gleemen, Acustico Mediterraneo e Bambibanda & melodie.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I Gleemen[modifica | modifica wikitesto]

La prima incarnazione dei Garybaldi si chiamava Gleemen (o I Gleemen). Fondati nel 1965 dal chitarrista Bambi Fossati, erano costituiti da Fossati, Maurizio Cassinelli (batteria e voce), Marco Zoccheddu (chitarre) e Angelo Traverso (basso)[2]. Dopo la pubblicazione nel 1967 del primo 45 giri', Vieni a Cavareno/Da Paolino, Zoccheddu abbandona il gruppo, sostituito da un tastierista, Nico Labirinto[3], e Fossati resta come unico chitarrista. Il gruppo ottiene un contratto con la Ri-Fi e pubblica un secondo 45 giri di discreto successo, Lady Madonna/Tutto risplende in te, con una cover in italiano di Lady Madonna dei Beatles con il testo di Mogol[4] sul lato A e un pezzo originale scritto da Nico Labirinto sul lato B[5] ma firmato da altri autori[6]. In seguito diedero vita a un'intensa attività concertistica, sfociata nella pubblicazione dopo il passaggio alla CGD e la sostituzione di Labirinto con Lio Marchi[7], dell'album omonimo Gleemen (1970).

Nel 1971 i Gleemen cambiarono nome in "Garybaldi". Sul primo singolo col nuovo nome, Marta Helmuth (1971) si legge "da oggi non ci chiamiamo più I Gleemen, siamo i Garybaldi".

Garybaldi[modifica | modifica wikitesto]

Al singolo Marta Helmuth/Corri corri corri seguì la pubblicazione del primo album del gruppo, Nuda, di chiara ispirazione hendrixiana ma con già evidenti influssi progressive, in particolare nei 7 minuti del brano Moretto da Brescia[1]. La copertina del vinile originale di Nuda, che fu realizzata da Guido Crepax, si apriva in un grande poster 90x30[1].

I Garybaldi furono uno dei gruppi di spicco del primo progressive italiano, nell'epoca dei festival. Suonarono anche come sostenitori di artisti già affermati come Bee Gees, Santana, Uriah Heep e Van der Graaf Generator. La loro fama giunse anche all'estero, soprattutto in Germania, Svizzera e Giappone.

Nel 1973 partecipano al Festival Pop di Viterbo insieme ad altri artisti come Alan Sorrenti, Mauro Pelosi e molti altri, lo stesso anno Marchi e Traverso abbandonarono; al basso subentrò Sandro Serra. Con questa nuova formazione il gruppo incise il secondo album, Astrolabio, di collocazione ancora più chiaramente progressive (significativa in questo senso già la struttura del disco, con due soli brani, Madre di cose perdute e Sette?)[1]. L'album fu comunque accolto in modo più tiepido rispetto al precedente e poco tempo dopo la pubblicazione il gruppo si sciolse.

Progetti alternativi[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1974 Fossati tornò sulla scena musicale con un nuovo gruppo, Bambibanda e Melodie, di cui faceva parte anche l'ex-Garybaldi Cassinelli; al basso c'era Roberto Ricci e alle percussioni l'indiano Ramasandiran Somusundaram. Il gruppo ebbe vita breve ma incise un album omonimo, Bambibanda e Melodie.

In seguito, Fossati si dedicò ad approfondire lo studio della chitarra, e (col nuovo gruppo Acustico Mediterraneo sperimentò l'uso dello strumento acustico).

Reunion[modifica | modifica wikitesto]

I Garybaldi tornarono insieme nel 1990 con il nuovo album Bambi Fossati & Garybaldi. Della formazione facevano parte, oltre a Fossati e Cassinelli, Marco Mazza (chitarra) e Carlo Milan (basso). Nel 1993 accompagnato dai musicisti genovesi Ricky Barbera al basso e Mario Giovanetti alla batteria, realizzano un album live Bambi comes alive, che include vecchi pezzi dei Gleemen, cover di Hendrix e Astrolabio 2 . Dopo un lungo periodo di silenzio e un ulteriore cambio di formazione con Fabrizio Nuovibri al Basso ed Emanuele Strano alla Batteria, nel 2000 hanno inciso l'ultimo lavoro, La ragione e il torto, un album di blues metal (così definito nel booklet a cura di Giordano Casiraghi) che si allontana in modo piuttosto netto dal progressive dello stile classico del gruppo.

Nel 2011, la formazione si riunì con Maurizio Cassinelli e Angelo Traverso ma senza Bambi Fossati, indisponibile per problemi di salute, sostituito dal chitarrista Riky Pelle. La formazione, con l'aggiunta di Marco Zoccheddu (Nuova Idea) alla chitarra e alla voce, partecipò alla seconda rassegna Prog Exhibition, tenutasi a Roma 21 e il 22 ottobre 2011 insieme a gruppi nazionali (Stereokimono, Oak, Saint Just Again, Balletto di Bronzo, Arti & Mestieri, Il Bacio della Medusa, New Goblin, Toad, Biglietto per l'Inferno.folk), ed internazionali (Maartin Allcock dei Fairport Convention, Richard Sinclair dei Caravan, Mel Collins dei King Crimson, Martin Barre dei Jethro Tull, Steve Hackett dei Genesis). [8].

Nel 2014, Bambi Fossati muore a seguito di una lunga malattia. Nel 2016 esce il disco Storie di un'altra città, in cui l'unico membro della formazione originale resta il batterista Maurizio Cassinelli[9].

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

1969/1972 (I Gleemen, Garybaldi)[modifica | modifica wikitesto]

1973 (Garybaldi)[modifica | modifica wikitesto]

  • Bambi Fossati (chitarra, voce)
  • Maurizio Cassinelli (batteria)
  • Sandro Serra (basso)

1974 (Bambibanda e melodie)[modifica | modifica wikitesto]

1990 (Garybaldi)[modifica | modifica wikitesto]

  • Bambi Fossati (chitarra, voce)
  • Maurizio Cassinelli (batteria)
  • Marco Mazza (chitarra)
  • Carlo Milan (basso)

1993 (Garybaldi)[modifica | modifica wikitesto]

  • Bambi Fossati (chitarra e voce)
  • Mario Giovanetti (batteria)
  • Riccardo Barbera (basso e cori)
  • Francesco Olivieri (dal maggio 1991 al settembre 1992)

2010/2011 (Garybaldi)[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizio Cassinelli (batteria , voce)
  • Angelo Traverso (basso)
  • Bambi Fossati (chitarra, voce)
  • Lio Marchi (tastiere)
  • Nico labinto (pianoforte)
  • Andrea Cervetto (chitarra e voce>)

2012 (Garybaldi)[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizio Cassinelli (batteria voce e percussioni)
  • Angelo Traverso (basso e chitarra acustica)
  • Ricki Pelle (chitarra solista)
  • Marco Jon Morra (tastiere e voce)
  • Alessandro Paolini (contrabasso)
  • Enrico Spigno (batteria, percussioni, chitarra)

2016 (Garybaldi)[modifica | modifica wikitesto]

  • Maurizio Cassinelli (batteria voce e percussioni)
  • Davide Faccioli (chitarra solista)
  • Marco Jon Morra (tastiere e voce)
  • Alessandro Paolini (basso e contrabasso)
  • Marco Biggi (batteria)

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

Come Gleemen[modifica | modifica wikitesto]

Come Garybaldi[modifica | modifica wikitesto]

Come Bambibanda e melodie[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Blow Up #190 pg. 65, marzo 2014, Piergiorgio Pardo: 20 Essentials: Prog Italia (1971-1978), Editore: Tuttle Edizioni
  2. ^ Danilo Sala, Intervista a Maurizio Cassinelli, pubblicata su Prog Italia n° 9, ottobre 2016
  3. ^ Danilo Sala, Intervista a Maurizio Cassinelli, pubblicata su Prog Italia n° 9
  4. ^ https://img.discogs.com/M7rycCE5N63xADUBt5jX5zNB3sE=/fit-in/600x594/filters:strip_icc():format(jpeg):mode_rgb():quality(90)/discogs-images/R-4699314-1591906737-7646.jpeg.jpg
  5. ^ Danilo Sala, Intervista a Maurizio Cassinelli, pubblicata su Prog Italia n° 9
  6. ^ https://img.discogs.com/81V0pr5gtbGdFfz_hT2uvFK9BmA=/fit-in/600x602/filters:strip_icc():format(jpeg):mode_rgb():quality(90)/discogs-images/R-4699314-1591906740-9545.jpeg.jpg
  7. ^ Danilo Sala, Intervista a Maurizio Cassinelli, pubblicata su Prog Italia n° 9
  8. ^ [1][collegamento interrotto], Prog Exhibition - Roma - 21-22/10/2011, di Gianluca Livi, 27 apr 2012 dal sito Artists and Bands ( Copia archiviata, su artistsandbands.org. URL consultato il 29 aprile 2012 (archiviato dall'url originale l'11 maggio 2012).)
  9. ^ Storie di un'altra città - BTF.IT, su www.btf.it. URL consultato il 19 luglio 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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