Gap (canzone)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Un gab o gap è un tipo di componimento d'intonazione autoelogiativa della poesia occitana medievale (1100–1350), dell tempo in cui i trovatori erano all'apice del successo. Viene spesso messa in rapporto alla tenso e al partimen, due tipi di poesie in forma di dibattito. Talvolta il gab non viene considerato un genere separato, ma semplicemente una vanteria all'interno di un altro genere, di solito il sirventes.[1]

La parola occitana gab (o gap) significa "vanto" e viene dal verbo gabar (aprire ampiamente la bocca, vale a dire sbadigliare).[2][1] La canzone è naturalmente competitiva e il vanto viene spesso presentato come una sfida, la quale può generare risposte poetiche. La vanteria, tuttavia, è fatta per puro divertimento, seguendo tipicamente una formula onde assicurare che sia ben accetta (diversamente da un vero vanto). Spesso è fortemente ironica e i vanti sono intesi specificamente a intrattenere il pubblico che li conosce bene.

Il primo gab che si conosca è "Ben vuelh", composto da Guglielmo IX d'Aquitania (morto nel 1126).[3] Il sirventes, "De mots ricos no tem Peire Vidal", di Uc de Lescura, inizia con un gab dove viene declamata la superiorità del compositore rispetto a otto altri trovatori suoi contemporanei, tra cui l'uomo del titolo, Peire Vidal, egli stesso un famoso compositore di gabs. Una dei più noti gab inizia così:

(OC)

« Drogoman senher, s'ieu agues bon destrier,
en fol plag foran intrat tuich mei guerrier:
qu'acqui mezeis quant hom lor mi mentau
mi temon plus que cailla esparvier,
e non prezon lur vida un denierm
tan mi sabon fer e salvatg'e brau. »

(IT)

« Signor Lettor, s'avessi un buon destriero,
sarian nemici miei 'n folle sentiero,
ché a sentir il mio nome menzionare
paura avrian come quaglia lo sparviero,
e la lor vita d'un soldo non apprezzare,
sì feroce mi san, selvaggio e fiero.[4] »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Veronica M. Fraser (2006), The Songs of Peire Vidal: Translation and Commentary (New York: Peter Lang, ISBN 0-8204-7922-5), 153.
  2. ^ L'etimologia della parola è germanica e sicuramente indeuropea; potrebbe essere stata importata nei paesi galloromanzi dai vichinghi nel corso delle loro incursioni, p.es. in Normandia; sembra collegata a un particolare tipo di discorso pronunciato in occasione di libagioni solenni, che ha dato origine anche al motivo etnico del vanto dei guerrieri riuniti alla tavola del banchetto attorno al loro capo: cfr. lo studio comparativo di Massimo Bonafin, Guerrieri al simposio, Alessandria, 2010;[1]
  3. ^ Don A. Monson (1999), "The Troubadours at Play: Irony, Parody and Burlesque", The Troubadours: An Introduction, Simon Gaunt and Sarah Kay, edd. (Cambridge: Cambridge University Press, ISBN 0-5215-7473-0), 199.
  4. ^ Fraser, 160–1.