Gaio Avidio Nigrino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Gaio Avidio Nigrino
Nome originaleGaius Avidius Nerinus
NascitaFaenza
Morte118
Faenza
ConsortePlautia
FigliTito Avidio Quieto (console suffetto nel 111), Avidia[1]
GensAvidia
PadreGaio Avidio Nigrino
Tribunato della plebenel 105
Consolatonel 110[2]

Gaio Avidio Nigrino (Gaius Avidius Nerinus; Faenza, ... – Faenza, 118) è stato un magistrato, politico militare romano, console suffetto nel 110 durante il principato di Traiano,[2] di cui era un parente. Venne ucciso all'inizio del regno di Adriano in 118. Egli era il nonno del futuro imperatore Lucio Aurelio Vero.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini famigliari[modifica | modifica wikitesto]

La sua famiglia era di Faventia (Faenza) della Regio VIII Aemilia, dove era nato. Suo padre, Gaio Avidio Nigrino fu proconsole di Acaia sotto Domiziano, forse nel 95.[3] Suo zio, Tito Avidio Quieto fu legatus Augusti pro praetore in Tracia nell'82, poi console suffetto nel 93 e governatore della Britannia tra il 97 e il 100,[4][5] e un figlio, Tito Avidio Quieto, fu console suffetto nel 111 e proconsole d'Asia nel 125/126.[6][7]

Plutarco riferisce più volte di essere stato amico di suo zio e suo padre, a cui dedicò una delle sue opere morali, «Sull'amicizia fraterna»:

« Così io voglio, miei cari Nigrino e Quieto, offrirvi questo mio scritto sull'amicizia fraterna. »

(Plutarco, Moralia - De fraterno amore)

La sua famiglia ebbe anche buoni rapporti con Gaio Plinio Cecilio Secondo.[3][4][8]

Ebbe una figlia nota come Avidia,[1][9] mentre sua moglie Plautia, potrebbe essere l'ex moglie di Lucio Ceionio Commodo, console nel 106.[9] E potrebbe esserci un'altra figlia di nome, Avidia, figlia forse di un precedente matrimonio, che non sembra essere stato combinato con una nobile romana.[9]

Una delle sue figlie sposò Lucio Ceionio Commodo, figlio del console del 106, più tardi noto con il nome di Lucio Elio Cesare,[9] che divenne il figlio adottivo dell'imperatore Adriano e morì pochi mesi prima del padre adottivo.

Tuttavia, il figlio di quest'ultimo, Lucio Aurelio Vero, divenne imperatore (tra il 161 e il 169), insieme a Marco Aurelio, che gli fu superiore però in auctoritas. Avidio Nigrino ebbe oltre a Vero, altri giovani nipoti come Caius Avidius Ceionius Commodus e due sorelle, Ceionia Fabia e Ceionia Plautia.

Gli Avidii e i Ceionii all'epoca della dinastia dei Flavi e degli Antonini (albero genealogico non esaustivo).

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Cursus honorum.
La provincia della Dacia, dove Nigrino operò contro Iazigi, Roxolani e Daci liberi.

Avidio Nigrino fu amico di lunga data dell'imperatore romano, Traiano, e della sua famiglia (gens Ulpia). Servi l'imperatore come tribuno della plebe nel 105, poi come suo legatus in Acaia, dove probabilmente partecipò alla riorganizzazione dell'amministrazione della provincia in difficoltà finanziaria. Sembra, inoltre, che sia stato promosso, subito dopo, proconsole della stessa provincia (governatore provinciale romano).[10]

Ottenne quindi il consolato, come suffetto, nel 110.[2] E prima della fine dell'anno, venne inviato a Delfi per una missione speciale,[11] come membro di un comitato consultivo per aiutare il politico e storico Arriano nella risoluzione delle dispute di confine fra il territorio sacro di Delfi e le città limitrofe.[12] Essa doveva prendere una decisione sulla base delle sentenze precedenti, dopo aver visitato il sito e ascoltato le parti in causa. Questo evento fu registrato a Delfi, dove ci sono iscrizioni onorifiche, dedicate a Nigrino in lingua greca e latina.[13][14][15][16].

In seguito ottenne il governo della provincia d'Acaia (come proconsole, nel 112) e poi della Dacia (come legatus Augusti pro praetore),[17] a partire dal 113/114 fino alla morte di Traiano nel 117.[18] La provincia rimase sotto scacco delle continue incursioni da parte della genti sarmati di Iazigi (ad occidente) e Roxolani (ad oriente) nonché dei Daci liberi,[19] tanto che Gaio Giulio Quadrato Basso fu inviato nell'estate del 117 in suo soccorso,[20] con l'aggiunta della legio XIV Gemina.[21]

Era considerato uno dei migliori membri del Senato, e quindi un degno avversario nella corsa alla porpora imperiale alla successione di Traiano, e che fu poi di Adriano.[22] Per ordine del Senato, Avidio Nigrino e altri presunti cospiratori furono giustiziati, tra questi Lucio Publilio Celso (console nel 113), Aulo Cornelio Palma Frontoniano (console nel 99 e nel 109) e Lusio Quieto (il braccio destro di Traiano durante la conquista della Dacia e poi governatore della Giudea),[23][24][25] perché sospettati di aver attentato la vita del nuovo imperatore[24] o per aver aspirato al trono.[26] Adriano, che si trovava ancora in Siria negò di aver ordinato le esecuzioni[25][26] di questi quattro influenti senatori.[24][25] Dietro a questo progetto sembra vi fosse il prefetto del Pretorio, Publio Acilio Attiano. Questi omicidi crearono un notevole danno d'immagine alla popolarità di Adriano, tanto che Attiano fu costretto a dimettersi dalla carica di prefetto (da sempre riservato all'ordine equestre, ed ora affidato ad un senatore, Tito Flavio Longino Marzio Turbone).[27] Avidio Nigrino venne giustiziato nella città natale di Faenza, nel 118.[27][28] Questo non impedì ad Adriano di adottare suo figlio nel 136, per diventarne il suo successore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Sito della LEGION VIII AUGUSTA, 64 Archiviato il 9 agosto 2014 in Internet Archive..
  2. ^ a b c AE 1964, 69a.
  3. ^ a b Jean-Claude Carrière, Dialogues d'histoire ancienne, 1977, À propos de la Politique de Plutarque, p.249.
  4. ^ a b PIR¹ A 1172.
  5. ^ Sito della LEGION VIII AUGUSTA, Titus Avidius Quietus Archiviato il 6 marzo 2013 in Internet Archive., voir aussi les notes et références 53-61 Archiviato il 9 agosto 2014 in Internet Archive..
  6. ^ Sito della LEGION VIII AUGUSTA, 62 Archiviato il 9 agosto 2014 in Internet Archive..
  7. ^ Jérôme Carcopino, Comptes-rendus des séances de l'Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, 1932, Note su un nuovo frammento dei Fasti Ostiensi, p.369.
  8. ^ Gaio Plinio Cecilio Secondo, Epistulae, VI, 29 e IX, 13.
  9. ^ a b c d Pierre Charneux, Bulletin de correspondance hellénique, 1957, M. Vettulenus Civica Barbarus, pp. 125-131.
  10. ^ Jean Colin, Revue belge de philologie et d'histoire, 1966, Un caso di disturbo notturno davanti all'imperatore Augusto, pp.21-23.
  11. ^ CIL III, 567.
  12. ^ CIL III, 7303 e AE 2002, 1332.
  13. ^ Gaston Colin, Bulletin de correspondance hellénique, 1903, Iscrizioni a Delfi. Atti relativi alle attività del tempio di Apollo e dei limiti del territorio sacro, p. 104.
  14. ^ Pierre Roussel, Bulletin de correspondance hellénique, 1932, Delphi e Anfizionia dopo la guerra d'Etolia, p. 11.
  15. ^ Jean Pouilloux, Collection de la Maison de l'Orient méditerranéen. Série épigraphique, 1986, Delfi e i Romani, p. 290.
  16. ^ Sophia Zoumbaki et Panagiotis Doukellis, Dialogues d'histoire ancienne, 1995, Da Flaminio agli Antonini. Conquista e struttura dello spazio extra-urbano in Acaia e Macedonia, p.223.
  17. ^ CIL III, 7904.
  18. ^ Ioan Piso, Fasti provinciae Daciae I, Die senatorischen Amtsträger (Antiquitas I, 43) Bonn, 1993, pp. 19-23.
  19. ^ Paul Petit, Histoire générale de l'Empire romain, tome 1 - Le Haut-Empire, éd. Seuil, 1978, p. 222.
  20. ^ Maurice Sartre, Le Haut-Empire romain, les provinces de Méditerranée orientale d'Auguste aux Sévères, Seuil, 1997, p. 49.
  21. ^ Ioan Piso, An der Nordgrenze des Römischen Reiches : ausgewählte Studien (1972-2003), Stuttgart, Franz Steiner Verlag, 2005, p. 205 et p. 219; Ioan Piso, Fasti provinciae Daciae I, Die senatorischen Amtsträger (Antiquitas I, 43) Bonn, 1993, pp. 23-29.
  22. ^ M.-A. Michel, « Juvénal et Héliodore », in Revue des Études Grecques, 1963, Actes de l'Association, p. 18.
  23. ^ Anthony Birley, Hadrian, Londinii 1997, pp. 87-88.
  24. ^ a b c Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXX, 2.
  25. ^ a b c Paul Petit, Histoire générale de l'Empire romain, volume 1 - Le Haut-Empire, Ed. Seuil, 1978, p. 169.
  26. ^ a b Historia Augusta, Vita di Adriano, 4.
  27. ^ a b Françoise Des Boscs-Plateaux, Un parti hispanique à Rome?, Casa de Velazquez, 2006, p. 611.
  28. ^ Historia Augusta, Vita di Adriano, 7.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]