Gabrio Serbelloni

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Gabrio Serbelloni
1508[1] – gennaio 1580
Nato aMilano
Morto aMilano
Dati militari
Paese servitoFlag of Cross of Burgundy.svg Impero spagnolo
Forza armataEsercito di Carlo V
ComandantiCarlo V
GuerreGuerra d'Italia del 1542-1546
Guerra d'Italia del 1551-1559
BattaglieAssedio di Perpignano (1542)
Battaglia di Lepanto (1571)
Conquista di Tunisi (1574)
Assedio di Maastricht (1579)
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Gabriele Serbelloni, meglio conosciuto come Gabrio Serbelloni (anche Gabrio Cerbellon in spagnolo) (Milano, 1508Milano, gennaio 1580), è stato un condottiero italiano.

Palazzo Serbelloni a Milano (1793).

Carriera militare[modifica | modifica wikitesto]

Come tenente di suo cugino, il condottiero Gian Giacomo Medici (detto Medeghino), nell'autunno del 1531 Gabrio Serbelloni combatté contro le milizie degli Sforza e le forze imperiali di Carlo V, poi diventato suo signore e datore di lavoro; un paio di settimane più tardi, prese parte alla difesa di Lecco insieme a Niccolò Pelliccione. Più tardi ancora seguì il cugino in esilio in Piemonte, al servizio del duca Carlo II di Savoia. Alla fine del 1536, fu imprigionato insieme al Medeghino nel Castello Sforzesco di Milano come sospetto di essere complice il ribelle Ludovico Birago. Dopo di che offrì i suoi servizi al Sacro Romano Impero e combatté in Ungheria. Con 300 fanti al suo comando, nel 1542 Serbelloni si distinse contro i turchi ottomani nella difesa di Esztergom. Quattro anni dopo, si riunì il cugino Gian Giacomo Medici per combattere contro la coalizione protestante in Germania.

Guerra d'Italia del 1551-1559[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Guerra d'Italia del 1551-1559.

Con 300 soldati, nel 1551 fu inviato da Ferrante Gonzaga per difendere Asti contro i francesi; conquistò la città di Saluzzo e fu nominato come suo governatore. Sempre con il suo feroce cugino, comandò l'artiglieria fiorentina nella guerra per Siena nel 1554; l'anno successivo prima prese d'assalto la fortezza di Porto Ercole dopo un fuoco di sbarramento di quattro giorni, poi con 700 lanzichenecchi difese Populonia contro un assalto dei turchi, ricevendo il sostegno della cavalleria fiorentina.

Guardia papale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver prestato servizio come sorvegliante delle fortezze per il duca Cosimo I de' Medici, la carriera di Serbelloni ebbe un impulso quando un altro dei suoi cugini venne eletto Papa Pio IV. Era ora (1559), capitano generale della guardia pontificia, governatore di Borgo e sorvegliante per tutte le fortezze della Sede Apostolica; fu particolarmente attivo nella ricostruzione di Civitavecchia. Dopo la morte del Papa, entrò al servizio di Filippo II di Spagna. Serbelloni entrò nei ranghi dei Cavalieri di Malta e contribuì a spezzare l'assedio turco e organizzare incursioni navali contro i musulmani. Dopo aver ricevuto il titolo di priore di Ungheria , Serbelloni curò la ricostruzione delle fortificazioni maltesi danneggiate o distrutte sotto l'assalto turco e agí come tramite tra Jean de la Valette, Gran Maestro del suo ordine, e il viceré di Sicilia, don Garcia de Toledo.

Rivolta fiamminga[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1567 Serbelloni seguì gli eserciti spagnoli in Belgio sotto il Duca di Alba durante la repressione della rivolta fiamminga e venne nominato due volte come governatore di Anversa. Prese parte alla battaglia di Lepanto (1571) e, due anni più tardi, catturò Tunisi. L'anno seguente forze ottomane sotto il comando di Sinan Pascià assediarono e, infine, ha presero di Tunisi; Serbelloni venne umiliato, trascinato per la barba per chiedere pietà in ginocchio al vincitore, mentre molti dei suoi uomini sopravvissuti furono uccisi. Lavorò fisicamente per ripristinare le fortificazioni. Portato a Costantinopoli come un prigioniero, fu riscattato nel 1575 dall'ambasciatore veneziano Antonio Tiepolo. Fu così in grado di tornare alla sua Milano attraverso Ragusa e Napoli. La sua ultima campagna militare fu contro i ribelli fiamminghi e olandesi: partecipò all'assedio spagnolo di Maastricht nel 1579.

La morte[modifica | modifica wikitesto]

Morì nella sua nativa Milano nel gennaio 1580, all'etá di oltre settant'anni.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN15822173 · ISNI (EN0000 0000 2045 334X · GND (DE128416106 · BAV ADV12387232 · CERL cnp00489418